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LETTERATURA: Elisabetta Bucciarelli: Io ti perdono”, ed. Kowalski

2 Giugno 2009

di Stefania Nardini

Un villaggio di montagna. Una bambina scompare nei boschi. Un prete si rivolge all’ispettore Vergani. La conosce da quando, ragazzina, trascorreva le vacanze in quella valle. Silenzi, paura, accompagnano questa narrazione dove si affaccia il campionario umano prodotto dal nostro tempo. “Io ti perdono” (ed. Kowalski – Colorado Noir) è il nuovo libro di Elisabetta Bucciarelli, in cui rimette in gioco la protagonista delle sue storie: Maria Dolores Vergani.  

Chi é questa donna e come é cambiata nei tuoi romanzi?  

“Maria Dolores Vergani è una donna laureata in psicologia, che di professione fa l’ispettore di Polizia. E’ single, vive del suo lavoro, non fuma, non beve e non è trasgressiva. La racconto in uno spaccato di età tra il 35 e 40 anni, un momento delicato. Il corpo cambia, le emozioni si fanno più intense e le ideologie vacillano. La Vergani non ha ancora una famiglia, crede nella verità più che nella giustizia e cerca di attutire il male che la circonda con una ricerca etica del bello. Ha ideali e aspettative troppo alti, che si scontrano inevitabilmente e di continuo con il piano di realtà. Non è un personaggio fisso e immutabile, come spesso sono i seriali, ma si modifica come accade a tutti nella vita. Soffre e prende consapevolezza, entra in crisi e analizza le motivazioni. E’ in continua evoluzione. Per questo non riesco ad abbandonarla e continuo a pensare che sia interessante raccontare il mondo attraverso i suoi occhi. Dal primo romanzo, Happy Hour (Mursia) a Io ti perdono, la Vergani raggiunge nuove consapevolezze. Guarda la propria vita e gli altri, il presente e il passato sempre più da vicino, e forse riesce a ridurre le distanze tra lei e il mondo abbassando le difese e ricominciando a fidarsi del prossimo anche se con immensa cautela.”  

Il mondo maschile esce un po’ male dal tuo libro. Cosa sta succedendo?  

“Quello che mi preme raccontare in “Io ti perdono”, è l’assoluta mancanza di un’educazione emotiva e sentimentale adeguata per affrontare la complessità dei rapporti che ci troviamo a vivere ogni giorno. I protagonisti, spesso il centro vero e proprio del mondo femminile, sono gli uomini. Padri, fratelli, compagni, fidanzati, amanti e mariti. Quanto le donne sono disposte ad accettare? Quante promesse mancate? Fino a che punto possono arrivare per amore di un uomo? In Femmina de luxe (PerdisaPop) ho affrontato il tema della chirurgia plastica e della bellezza a tutti i costi, qui invece, cerco di mettere a fuoco le dinamiche degli amori impossibili e malati. Quello che mi pare di poter osservare è una fragilità maschile sempre crescente, l’incapacità di prendere decisioni, i desideri che vengono scambiati per diritti. E a pagare la maggior parte dei prezzi sono le donne. Mogli tradite, amanti abbandonate, fidanzate intercambiabili.”  

Cos’è per te il perdono?  

“Sto riflettendo sul perdono da un po’. E’ un concetto che sembra molto definito ma che sempre di più mi appare dai contorni incerti.
Una cosa penso di poter dire. Il perdono è una vera conquista, un traguardo che arriva dopo aver permesso alle emozioni negative di attraversarci completamente.
Non ci rende migliori, ci aiuta solo a liberare l’anima dalla gabbia della vendetta e ci permette forse, di proseguire l’esistenza meno infelici. Non è un concetto solo religioso, e non ci obbliga ad accogliere chi ci ha danneggiato. E’ una risposta di segno positivo che possiamo contrapporre alla banalità del male. Una possibilità che abbiamo.
Una risorsa che vale la pena di prendere in considerazione prima di farci annientare dalla rabbia e dal rancore. Io l’ho capito tardi. E sto imparando a perdonare. La Vergani ci sta arrivando a poco a poco.”  

Perché Elisabetta Bucciarelli ha scelto il noir?  

“Utilizzo il noir per indagare il lato oscuro del mondo delle donne. Le paure, le incertezze, la faccia in ombra. I desideri repressi, le aspettative disilluse. I mostri del cuore e le parole non dette. Madri buone e madri cattive. Figlie amate e rifiutate. E’ un genere e quindi mi obbliga a stare dentro una struttura narrativa precisa. Questo rende le mie storie capaci di vivere in modo autonomo rispetto ai temi che desidero trattare. La mia è un’epica delle piccole cose. E grazie al noir mi tengo a distanza di sicurezza dal mio ombelico, per quanto interessante possa essere”.

(dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Elisabetta Bucciarelli: Io ti … — 2 Giugno 2009 @ 12:01

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