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LETTERATURA: Emozioni

26 Dicembre 2009

di Gian Gabriele Benedetti

Mio padre ed io scendemmo dal treno a vapore che ci aveva portato fino al capoluogo. Da lì, per raggiungere il paesello d’origine, dove ancora vivevano i nonni, bisognava proseguire a piedi lungo una mulattiera che saliva, quasi ininterrottamente per sei-sette chilometri, in un tormentato rapporto con l’aspro elevarsi del monte.

In quella Vigilia di Natale il buio prematuro dell’inverno ci avvolse, non appena ci staccammo dalle fioche lampade della piccola stazione. Rare persone sgusciavano svelte e si allontanavano rasentando i muri, baveri alzati e mani nelle tasche di capaci cappotti.

Ci fasciammo pure noi, stringendoci il più possibile nei nostri indumenti pesanti, e affrontammo con passo sollecito la ghiaia ed i sassi della via, muovendoci fianco a fianco, mano nella mano, i fiati fumanti. Procedevamo silenziosi nel silenzio che dominava intorno e che inghiottiva prontamente il nostro rapido scalpicciare.

Qualche stella precoce si sforzava di dipingere con lieve luce inquieta la solitudine del cielo appena abbrunato. La luna, tuttora assonnata, non aveva lasciato il suo giaciglio, là dietro i monti, ma già, pur prigioniera ed invisibile, marcava le creste più elevate di un misterioso chiarore d’oro slavato, pallido.

Qua e là da sparsi casolari pulsava il lume invitante e rassicurante di qualche finestra a sottolineare l’intimità del focolare e, di tanto in tanto, si sperdeva l’affannoso singulto di un cane, simile a monologo solitario.

Camminavamo taciturni nel freddo di quella sera, mano nella mano, nel fascino arcano che carezzava certi silenzi e rivestiva l’intimo di vellutati abbracci.

Sembrava di vivere in un immenso presepio in attesa trepida, come a dar forma e sostanza ad un sogno, all’irreale. Ancora, però, era assente la luna ad offrire brividi accesi all’indugio dell’aria e ad intenerire lo sguardo. E la luna non tardò ad arrivare, non appena fummo a metà del monte. Spuntò decisa, come lì fosse avvenuto un incendio, da una cima innevata e fissò il suo sorriso pieno nell’oscurutà della terra. Tutto, a quell’albore diffuso, parve fasciato mitemente di malia. E luci ed ombre s’intrecciarono delicate con dita di seta. Presero coraggio anche le stelle, che si moltiplicarono a vista d’occhio nel girotondo alla luna. Il laghetto sottostante fotocopiò la volta blu punteggiata d’avorio e la rimandò imprigionandola nel suo tremore delicato, senza vento, per timore di sciuparla.

Si profilava, in quella giovane notte, l’avverarsi di chissà quale prodigio: l’intimo lo percepiva e si riempiva di quei segni che rispecchiavano grafie di Angeli tese a legare inscindibilmente Cielo e Terra. La mente non sapeva più tracciare la linea di delimitazione tra miracolo e realtà.

Camminavamo taciti, mano nella mano (grande, ruvida di lavoro, calda, quella di mio padre; piccola, di bambino, fiduciosa, la mia).

Era il nostro come il salire verso il firmamento, nell’avvicinarci all’altura. Lassù il paese, nella massa scura, confusa, compatta delle sue vecchie case, ci guardava con deboli, sparpagliate occhiate luminose, suadente voce di cose senza confine e di memorie dai morbidi amplessi.

Il cuore, penetrato da un molle abbandono, si scioglieva sempre più in una felice comunione con lo splendore di quella tenera notte e si sbriciolava in mille rivoli di benessere nella poesia penetrante che scaturiva e si espandeva dallo scenario intessuto di magiche pulsioni.

Anche il passo si era fatto più leggero, più sensibile, come a sentirsi sollevati da braccia eteree.

Assaporavo la sensazione di chi si sente rassicurato e protetto e, accanto a mio padre, in quell’assoluto respiro di vita, mi figuravo invincibile padrone del mondo: niente avrebbe potuto scalfire il tripudio di letizia e di serenità che m’avvolgeva in tal frangente. La mia era la prima vera percezione di una vibrante gioia di vivere che traboccava in amore schietto verso tutti e tutto. Ed avrei voluto che quel piacere fisico e quella ineffabile dolcezza di spirito fossero durati eternamente, infrangendo i limiti del tempo, come nota infinita di un diapason divino ed umano allo stesso modo…

 

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Gli anni se ne sono andati, gli eventi hanno mostrato di volta in volta volti diversi e gli affanni hanno inasprito non di rado il cammino dell’esistenza, ma nello scrigno dei ricordi è rimasta la fragranza, ancora folgorante, di quei momenti irripetibili, a consolare la frequente carestia dell’animo.


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12 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 26 Dicembre 2009 @ 23:10

    “…….ma nello scrigno dei ricordi è rimasta la fragranza, ancora folgorante, di quei momenti irripetibili, a consolare la frequente carestia dell’animo.”

    una metafora straordinaria, Gian Gabriele, riassume il ciclo di una vita.
    Per il resto   ti confermi magnifico  descrittore  della natura.

    Saluti

    Carlo

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Dicembre 2009 @ 23:59

    E’ vero, Claudio, quel profumo che scaturisce da certi ricordi, piantati con fonde radici nel cuore e nella mente, inonda gli anni, li rende meno duri, arriva ad addolcirli, specie adesso quando cominciano a pesare di più e si diviene più “teneri”. Paiono lì dinanzi, sempre pronti a riportarci brani essenziali di vita.

    Un grazie sincero, Carlo, del tuo sempre puntuale e toccante intervento. Mi conforta non poco, sapendolo provenire da una persona colta e sensibile come te.

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 27 Dicembre 2009 @ 00:13

    Caro Carlo, ti chiedo scusa se all’inizio del mio piccolo intervento ho scritto “Claudio”, anziché “Carlo”. Ciò è successo soprattutto, perché avevo preparato una risposta anche a Claudio Grosset. Ho fatto un po’ di confusione. Spero non sia una conseguenza della… vecchiaia!

    Gian Gabriele

  4. Commento by claudio grosset — 27 Dicembre 2009 @ 22:33

    Forse Gian Gabriele ‘legge nel pensiero’ se già aveva ‘preparato una risposta’ ad un mio scontato intervento su questo suo – come dice Carlo Capone – ‘magnifico’ Scritto. Forse ha imparato a conoscere le mie debolezze, cioè le mie “Emozioni” che nascono e muoioni dentro di me ma, grazie solo ed anche a composizioni letterarie che possono ambire a questo titolo e titolarsi ‘Emozioni’, appunto.  Grazie all’uso sapiente della parola, al suo ripetersi, ad esempio “mano nella mano”, ne emerge l’amore filiale del Padre, presenza discreta ma indispensabile.E… La poesia della natura.  Poi “… silenziosi nel silenzio”  cosi semplice ma cosi esaustiva. E molti altri esempi, ogni lettore avrà i suoi. La pagina è “sublime” – non mi vengono altri aggettivi! – nella forma e nella sostanza di un intimità voluttuosa – di quel momento vissuto – cosi impegnativa da afferrare e condividere con gli altri.

  5. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 27 Dicembre 2009 @ 23:38

    Claudio, nel ringraziarti ancora, debbo dire che sei riuscito a commuovermi. Sapere che altri, cioè persone sensibilissime, riescano a condividere emozioni che scaturiscono dall’animo, dall’osservazione, dai ricordi, non solo ti consola, ma anche ti gratifica non poco. Il compenetrarsi, il ritrovarsi, il muoversi sulla via dei sentimenti, che l’animo ritrova e riproduce, cerca e traduce, culla e fa affiorare dà un senso vero alla vita, ci fa rinascere nei giorni, anche in quelli a volte grigi, ci aiuta  e sostiene. Il ricordo soprattutto è complice di questo incontro significativo, forte, edificante, sul quale possiamo costruire meglio il nostro mondo.

    Grazie infinite ancora, Claudio

    Gian Gabriele

  6. Commento by Felice Muolo — 28 Dicembre 2009 @ 18:47

    Non c’era altro titolo più azzeccato.

  7. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 28 Dicembre 2009 @ 23:43

    Il titolo mi venne spontaneo, quando terminai questo raccontino. Mi sembrò appropriato. Ora ho anche la tua gradita approvazione.

    Grazie anche a te, Felice. Che l’Anno Nuovo ti conceda ogni bene!

    Gian Gabriele

  8. Commento by Maria Antonietta Pinna — 8 Gennaio 2010 @ 19:40

    REFUSI:
    oscurutà! Cos’è?
    Per “malia” si intende un paese di 6.212 abitanti, a nord est della prefettura di Candia?

    CONTENUTO:

    Noioso.

    p.s. Chi è che usa più “frangente”?

  9. Commento by Maria Antonietta Pinna — 8 Gennaio 2010 @ 19:42

    Ho sperato fino alla fine che morisse qualcuno ma ciò che è sopra è uguale a ciò che è sotto… Elettroencefalogramma piatto…

  10. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 8 Gennaio 2010 @ 20:34

    Di persone astiose e velenose ne ho conosciute diverse, ma che arrivassero, perché punte sul vivo, a tanto, è la prima volta che mi succede. C’è sempre una prima volta! Ma a me ciò non può fregar di meno e mi fa un baffo!

    Riguardo le due parole segnalate sul mio raccontino “sciapo”, preciso quanto segue: “malia” è una parola che esiste in Italiano ed ha un significato ben preciso: scruti bene il vocabolario. Sappia che le parole in Lingua Italiana non vanno accentate all’interno, tranne che uno non voglia specificare appositamente (impari, perché ne ha tanto bisogno!);

    “oscurutà” è un evidente refuso, mentre i suoi sono veri e propri errori ortografici.

    Sul termine “frangente”, niente da dire: è Italiano o no? Se non lo usa più nessuno, come crede lei, lo uso io. Che gliene importa? Ha mai sentito dire: “Nel frangente?”, io sì. Si vede che lei è distratta alquanto dalla sua supponenza.

    Il raccontino è noioso? E perché si perde a leggerlo. Mi auguro che almeno la faccia dormire con tutta la sua stizza. Anche qui del suo giudizio non me ne può fregar di meno. Anzi! Lo considero un complimento, visto da che parte viene.

    E sarà bene che si sottoponga lei all’elettroencefalogramma, per misurare se per lei è piatto o al di sotto della piattezza.

    Io, per sua norma, non auguro la morte a nessuno. Anzi auguro il bene!

    Tanto dovevo

    Gian Gabriele Benedetti

  11. Commento by ENZO FERRARI — 21 Gennaio 2010 @ 12:47

    il passo leggero e sensibile … la luna assonnata  … lo scalpicciare … la volta blu punteggiata d’avorio … : immagini, tra le tante, formidabili, coinvolgenti. Parole poco usate nel linguaggio comune, ma non per questo meno valide ed esistenti. Non intendo entrare nella polemica di cui sopra. L’unica cosa che chiedo alla lettura di una pagina, è trovare il ritmo, le emozioni, la malia.

    Grazie all’autore per le sue belle parole.
    A presto
    Enzo Ferrari.

  12. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 21 Gennaio 2010 @ 13:42

    Ti ringrazio immensamente, Enzo, per questo tuo apprezzamento al mio modesto lavoro. Le tue parole contano per me ancor di più, conoscendo la tua bravura indiscussa nello scrivere e nel raccontarti e nel raccontare. Più volte ho apprezzato non poco i tuoi lavori, che riescono a darci emozioni e sensazioni indelebili e ci coinvolgono appieno.

    Grazie anche per avermi concesso di “addolcire” l’amarezza che mi cova dentro in questi giorni.

    Un caro saluto ed un augurio sincero per la tua notevole attività di artista a tutto tondo

    Gian Gabriele

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