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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Il viaggio della rondine. Estratto dal mio romanzo CELESTE (storia di una rondine)

24 Novembre 2016

di Bartolomeo Di Monaco
(Si può acquistare qui; c’è anche una versione in inglese)

Dovunque andrai Celeste, porta un messaggio di amore al mondo. Non so come tu possa fare, ma te lo chiedo. Io mi sento così impotente! Non conosco di quale strumento possa utilmente servirmi per diffondere l’amore nel mondo. Ho un pessimo carattere, sono un solitario, perfino un’ombra può infastidirmi. Sono tra tutti gli uomini il meno adatto. Ma desidero tanto che si diffonda l’amore in tutto il mondo, soprattutto verso chi soffre, chi vive nella povertà, verso i bambini malnutriti, che nessuno o pochi aiutano.
Non capisco le troppe cose che non vanno. Mi aiuta solo la fede, altrimenti la mia mente si smarrirebbe. Vedo dominare la cattiveria dappertutto, le stesse leggi della natura mi paiono sovvertire la legge principale che dovrebbe essere quella dell’amore. Si uccide, si ruba, si offende, non si perdona mai, ci si vendica. Noi stessi, gli uomini, ci nutriamo dando la morte a tutto ciò che può costituire del cibo per noi. Capisci? Noi viviamo grazie alla morte di altri esseri! Tutto ciò non può che sconvolgere la mente, ottenebrarla. Verrebbe voglia di diventare una pietra, con il cuore che non sanguina più. E di inasprire i sentimenti, renderli anch’essi pietra inanimata.
Fa’ che il tuo volo diffonda l’amore. Se il mondo ricco riuscisse a capire che non si può gioire se un essere umano soffre, allora potrebbe accadere l’impossibile: che l’uomo corra a soccorrere un altro uomo, che si sorrida tra chi dà e chi riceve, e chi riceve sia pronto a donare. Il tuo volo dovrà andare oltre l’Africa, affrontare altre immensità, giacché devi sapere, mia piccola Celeste, che la povertà, la sofferenza, il dolore, sono diffusi nella maggior parte del mondo. Tu sei nata qui, in una zona felice della Terra, hai vissuto la tragedia dei tuoi fratellini, ma oltre non sai; non ti è mancato nulla, abbiamo provveduto con amore. Ma l’amore che è in me, non si esaurisce con il dono che te ne faccio e che faccio ai miei cari. Ne sono stracolmo, e Dio me lo ha chiuso in me stesso, mi ha fatto un uomo rude, un uomo scontroso, un uomo solitario! Perché? Conosco vite che sono andate a donarsi in giro per il mondo. Volti sorridenti che hanno diffuso l’amore, si sono sacrificati per donare. Ma io sento che occorre fare di più, perché l’amore che è stato offerto finora non ha saputo espandersi, non ha incrinato la cattiveria che confonde ed opprime la parte ricca del mondo. Dunque, mi aiuterai? Capisci davvero ciò che desidero? Volerai e diffonderai l’amore.

Andrai in Africa, il tuo primo viaggio. Non ti arrestare per ritornare da me. Non ti voglio subito alla prossima stagione, ma solo quando l’intero viaggio sarà completato. Spingiti oltre l’Africa del nord. Quando l’amore s’irradierà tra quei popoli sempre in guerra e sempre perseguitati dalla miseria, vai oltre, fermati ai tropici, passa l’equatore, spingiti a sud, vola in Madagascar, in Tanzania, nel Sudafrica. Non correre, vola adagio, plana, osserva ogni angolo del dolore, poi scendi, fatti conoscere, nessuno ti farà del male. Capiranno chi sei. Capiranno anche me. Mi sentiranno, mi riconosceranno in qualche modo come uno di loro. Poi riprendi la via del mare, dell’oceano e vai a farti conoscere dai popoli dell’Asia; li troverai differenti da noi, e dagli altri che hai incontrato. Siamo una babele di razze e di lingue, dovrai imparare tutto, ricominciare ogni volta da capo; ma non scoraggiarti. Io sono qua. Sebbene sia impossibile spiegartelo, io ti vedrò, io ti sorveglierò, io ti aiuterò, io alimenterò il tuo amore. Ci sono anche là popoli che soffrono, che vivono in case malandate, in preda ad ogni sorta di malattie. Fiumi neri percorrono i villaggi. Le madri spesso al mattino trovano i figli morti nel loro giaciglio senza un lamento, morti per fame, per inedia, per malattie sconosciute qui dove io vivo. In molte terre non si conosce Dio. Non devi prendertela più di tanto, perché ogni creatura è figlia di Dio. E Dio non dimentica nessuno, nemmeno chi lo ha scordato, chi lo ha tradito. Non essere pigra, non ti lasciare lusingare da qualche comodità che puoi trovare in quei luoghi di miseria. I ricchi si trovano anche lì, sebbene circondati dalla sofferenza più atroce. Potrebbero approfittare di una tua debolezza, offrirti ristoro, conforto, allettarti con squisitezze alle quali non ti ho abituato; ma ricordati che io sono qua, legato a te da un lungo invisibile filo d’amore. Non ti perderò di vista. Sentirai il pungolo che ti do, una pizzicatura sotto le ali, o su quel tuo collo gracile. Sono io, sappilo, che ti avverto che il tuo viaggio non è ancora finito. Anzi, vi è urgenza che tu riparta.

Rammenta che in ogni continente che visiterai, non dovrai tralasciare di scendere nelle molte isole che occupano il mare. Qui ci sono popoli dimenticati. Alcuni sono felici. Approfittane per prendere da loro nuova energia e una dose in più di coraggio. Ma molti soffrono ignorati dagli uomini. Scendi su di loro, non ti faranno del male. Ti capiranno, anche se sembrano popoli rozzi. Li paragonerai a me, e ti domanderai se siano esseri umani; se in qualche modo mi somiglino. Sì, sono come me, esattamente come me; una mia copia fedele. Perché ciascuno di noi è negli altri. Se li guarderai negli occhi, come in questi giorni guardi me, mi ritroverai. Sappi anche questo, Celeste, che tutti gli esseri, anche quelli che ora tu vedi infelici, nascono col desiderio della felicità, non pretendono nulla dalla vita se non di vivere. Al di là delle razze che incontrerai, al di là delle religioni, al di là del colore della pelle, degli abiti che indossiamo, ricordati di questa uguaglianza che abbiamo sin dalla nascita e che è costituita dal desiderio di vivere. Vi è una dignità in questo, ed anche una inesauribile sorgente di amore. Sul mare, sull’oceano immenso, incontrerai delle tempeste. Hai forti le ali, non rinunciare. A questo scopo sono rivolti gli esercizi che ti faccio intraprendere nella pinetina. Ho in mente per te esaltanti progetti, e quando sarà tempo, vedrai, mi rivolgerò a Dio e mi ascolterà, perché tu ed io vogliamo fare cose grandi, vincere l’inedia che ci attanaglia, superare le barriere che dividono i buoni dai cattivi, la miseria dall’agiatezza, l’infelicità dalla gioia. Noi annienteremo questi assurdi confini. Poi vola verso le Americhe. Non pensare di saltare gli Stati Uniti o il Canada. Ci sono ingiustizie e patimenti anche nei luoghi più opulenti di questa Terra. Lì si annida il seme della cattiveria, come si annida nell’Europa del benessere. Poi scendi al Sud. In ogni parte del mondo non tralasciare il Sud, perché è il Sud la parte di gran lunga più sofferente. Sono terre che celebrano la grandezza di Dio, ma sono piene di dolore. Gli uomini che comandano pensano a se stessi, si arricchiscono e lasciano morire i loro popoli. Non sentirti stanca, non trovare scuse. Non le ascolterò, non le accetterò. Ti ho fatto vivere, ricordalo. Senza di me saresti finita sottoterra come i tuoi fratellini. Si meraviglieranno nel vederti arrivare; giungerai anche in luoghi dove nessuno conosce la tua specie. Ma sarà il segno di un messaggio straordinario. E proprio per questo lì sarai accolta. Ci sono isole che sembrano paradisi. Gli uomini dicono che ci si vive bene, ma sono gli uomini dell’occidente opulento che lo dicono. Non ti far accecare dai loro discorsi. Anche lì c’è bisogno di seminare l’amore. Anche lì dobbiamo scuotere i cuori induriti dall’egoismo e dall’avidità. Se volerai poco lontano da quei bei villaggi dove la gente è allegra e appare felice, troverai gli stessi volti macilenti che hai visto in Africa, che hai visto in Asia, che hai visto nelle isole dimenticate nel dolore. Sii instancabile, sii ostinata, non ti lasciare illudere da false promesse. Cerca di leggere nel cuore degli uomini, e di intendere la verità delle loro parole. Io farò di tutto per aiutarti. Dio mi darà il modo, ancora non so come e quale, ma non può lasciarci soli. Ci stiamo impegnando seriamente, ci metteremo tutta la nostra volontà e la nostra passione. Credi che Dio possa ancora volgere il capo altrove? No, questa volta; si volterà verso la Terra e guarderà me e guarderà te. Si compiacerà.

Quando il tuo viaggio sarà finito, non mi dimenticare, non fermarti per sempre nel primo posto che ti piacerà. Sarebbe facile, una volta diffuso l’amore per il mondo, accogliere la prima allettante opportunità che ti venga offerta nel tuo viaggio! Sappi che la tua meta è qui, da me. Voglio rivederti. Non so come potremo riconoscerci, quando saranno trascorsi alcuni anni e tu sarai diventata ancora più grande, sarai mutata nell’aspetto e anche nella voce. Avrai fatto conoscenza con tutto ciò che si trova su questa Terra, ti sentirai tanto superiore a me. Ma io sono qua che ti attendo. Devi farmi il rendiconto di tutto il bene che sei riuscita a creare. Sarà per me il più bel racconto tra quelli che ho ascoltato nella mia vita. Ti terrò qui sulle mie ginocchia, come ho fatto in questi giorni. Il tuo capino nero, l’accarezzerò, non ti mancheranno le mie dolcezze, se ancora le vorrai, ma devi raccontare, raccontare e raccontare. Voglio essere sazio dell’amore che sento dentro di me, voglio essere sicuro che l’hai distribuito a tutti, ai buoni e ai cattivi, ai sofferenti e agli uomini felici. Allora, dopo averti ascoltato, tornerai ad essere libera, come ho sempre desiderato che fossi. Ti farò salire sul palmo della mano, e ti dirò addio.
Se poi ancora ci rivedremo, questo lo sa solo il Signore; io lo vorrei tanto, ma, vedrai, in qualche modo, in un mondo che ancora non conosciamo, tu ed io torneremo ad incontrarci.
Voglio che tu compia una tale impresa, Celeste; non credere che io ponga su di te tutta questa attenzione per niente. Non ho mai fatto alcunché per il prossimo, credi che possa allevare te così per il solo piacere di farlo? No, da te esigo che tu realizzi il mio sogno. Allora, quando lo avrai fatto e ti lascerò volare libera nel cielo, che ha il colore del tuo nome, vorrò sentirmi in pace, e conoscere finalmente la gioia che un uomo prova dentro di sé quando nel mondo non c’è più dolore.

(Si può acquistare qui; c’è anche una versione in inglese)


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart