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LETTERATURA: Fabio Strafforello: “La verità del sentire”

4 Maggio 2010

In occasione della presentazione del terzo testo La verità del sentire,   presso la libreria Ragazzi in Imperia, svoltasi il 23 aprile 2010, furono relatori dei contenuti del libro stesso, la Dott.ssa Rambaldi Franca e Trincheri Natale, qui di seguito si pubblica la recensione di Franca Rambaldi.

                                             Nella prefazione che l’autore premette al suo nuovo volume, chiarisce subito una certa continuità tra il precedente “Pensieri senza tempo” e il volume che stiamo presentando “La verità del sentire”. Del primo l’autore sottolinea il valore nel riscoprire il senso del dolore come base insostituibile della nostra interiorità. In “La verità del sentire” l’autore si propone di evidenziare “ il mondo delle sensazioni che vive dentro di noi” “al fine di aiutarci a trovare la strada più importante della nostra vita”. I due temi cari alla ricerca condotta dall’autore sono ben definiti nell’introduzione: “il mondo dell’interiorità umana è sempre il terreno sul quale indirizzo le mie attenzioni… ma cercando altresì di porvi, attraverso sensazioni e segni, la ricerca del pensiero di Dio”. L’impostazione del discorso di fondo ricorda molto da vicino una formulazione di S. Agostino nei “Soliloqui”: “ Ecco ho pregato Dio. Che cosa dunque vuoi sapere? Tutte queste cose che ho chiesto nella preghiera. Riassumile in poche parole. Desidero avere scienza di Dio e dell’anima”. Sottolineando la storicità dell’uomo, per cui si incomincia a pensare partendo dall’eredità di chi ha pensato prima di noi, la riflessione sull’io e su Dio, che l’autore propone, diventa un prezioso messaggio da lasciare in eredità a che viene dopo di noi: “Figlio- scrive l’autore- conserva quel che ti lascio, come un dono che non appartiene all’uomo, ma di cui ci si serve   e   si   fa   partecipe   chi   verrà   dopo   di   noi”. In fondo si tratta di un aiuto ad osservare e conservare “i sentimenti più profondi che vivono nell’animo umano, perché- sottolinea l’autore- è da essi che si attingono le energie e le motivazioni per guardare avanti”. “ La verità del sentire” si articola in sette parti, per ognuna delle quali il teme proposto si sviluppa in una serie di aforismi, a tratti un po’ ermetici e bisognosi di interpretazione.

1)         Il primo argomento affrontato si intitola   “preparazione al pensiero”.

Chiarito che il pensare dell’uomo consiste soprattutto nell’interrogare se stessi, ecco la prima difficoltà, evidenziata dall’autore, che consiste nel dubitare delle certezze che diamo per scontate, ma che ad una attenta riflessione molte volte si configurano come intrise di incertezza. La presunzione del sapere si configura come uno dei rischi insiti nella riflessione umana che, per l’autore, è un
”ideale perso ai confini di ogni certezza, nel dubbio di quel che sai” e che ricorda molto da vicino l’espressione lirica di Montale: (Ossi di seppia) “Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo…” Si può comunicare solo quello su cui si è seriamente riflettuto, del resto “l’uomo che cerca il pensiero, senza ascoltare se stesso, fa i pensieri degli altri”.

Tuttavia gli altri sono importanti per accrescere il vigore del pensiero: nella diversità si accresce la conoscenza delle cose, allora non è importante che “ ragioniate come me”, ma l’autore si augura “che ragioniate con me”. Il dialogo con l’altro non è infatti solo capacità di ascoltare per cortesia, ma è un’autentica curiosità su quanto l’altro pensa di diverso, per arricchire quanto noi, riflettendo, siamo arrivati ad affermare sull’argomento in discussione. E l’autore giustamente conclude questo argomento con la constatazione: “E’ nel limite del pensiero umano, doversi paragonare agli altri”.

Il secondo argomento affrontato dall’autore è intitolato “Ritorno alle origini”, di fatto però si tratta di uno sguardo teso a valutare l’opera e il comportamento dell’uomo nella storia e di fronte alla natura. Premesso che “L’uomo osserva il mondo dal cielo, come ad imporne le regole di lettura…” vien subito dopo chiarito che il percorso storico è purtroppo deteriorato dal comportamento irresponsabile dell’uomo. “C’è un processo lento nei drammi dell’umanità. Costruire e distruggere il senso dell’uomo”. I comportamenti negativi hanno un riscontro pericoloso sulla natura: “L’uomo rende inesorabile il proprio percorso, quando compie atti che la natura curerà nei millenni a venire”. La natura infatti ha una prodigiosa capacità di ricostruirsi quando forze esterne o intrinseche alla natura stessa ne compromettono l’integrità infatti: “E’ inesorabile il percorso della natura… quel che essa distrugge, rinasce poi tra le sua braccia”. Nella crescita della propria autocoscienza l’uomo è aiutato proprio dalla natura: “Il contatto con la natura ti svela sottovoce il segreto della vita e della morte… come in un mistero che l’uomo vuole spezzare”. L’uomo lungo la sua vita non è solo in rapporto con la natura, ma, volente o nolente, è costretto a incontrarsi con l’altro, allora l’autentico bene dell’uomo non può egoisticamente essere cercato solo in vista del proprio interesse, legati come siamo agli altri; ogni comportamento positivo non può che riferirsi anche al vicino di casa: “Mi dici: l’opportunità che l’uomo ha di vedere nel sacrificio d’oggi il bene di domani, apre le porte alla speranza… sì, ma se non pensiamo solo a noi stessi”. Ci può tuttavia la tentazione di chiudersi in se stessi ignorando gli altri e i loro problemi. “… mi sono chiesto se cercare di non conoscere il dolore e tutte le sensazioni umane possa essere un modo per sentirsi sempre felici!”. Per contro è forse meglio porsi la domanda se non sia meglio “ tradurre il senso dell’amore di tutti gli uomini, condiviso nell’abbraccio della sofferenza?”.

In continuità in qualche modo con quest’ultima domanda, il terzo tema affrontato dall’autore è intitolato: “Amare … il gusto del dolore”.

L’autore non intende con questo titolo, un po’ ad effetto, esaltare il gusto quasi masochista del dolore, si propone invece di mostrare come l’amore degli altri può aiutare ad affrontare i drammi della vita: “E’ necessario conoscere il dolore non solo fine a se stesso… conoscere il dolore per alleviare agli altri qualche sofferenza, è una sorte di amore universale”. Il primo modo per aiutare gli altri in difficoltà sta nel far prendere coscienza che il dolore è una realtà ineludibile nell’oggi: “Non posso dire agli uomini che soffrono il dolore, di attendere un’altra vita per gioire, appartiene al nostro corpo il limite della comprensione della sofferenza…”. L’egoismo in fondo sta all’origine di tutti i momenti difficili della nostra vita, solo superandolo si potrà migliorare la nostra esistenza. “L’uomo che negli anni ha operato solo per se stesso, piange ora il proprio male… colui che vuole cercare la guarigione è nel donarsi che troverà sollievo”. In questo dono riuscirà forse a capire meglio se stesso e la propria sofferenza: “E’ nel non vedere il dolore degli altri che non capisci la tua rabbia… scava, scava, c’è un dolore nascosto anche dentro di te”. La presenza del dolore nella vita umana non può essere, a giudizio dell’autore, solo una presenza negativa, può anzi dar luogo ad un miglioramento del rapporto con gli altri: “C’è un dolore che lega tutti noi, ma dal quale non sappiamo uscire, per trasformarlo in comprensione verso gli altri”.

Intimamente collegato al tema del dolore, che costituisce quasi un filo rosso che attraversa tutto il libro, è il quarto argomento affrontato dall’autore: “Quando non possiedi la tua vita”. Possedere la propria vita significa scoprirne il senso che normalmente si costituisce soprattutto nel nostro rapporto con gli altri. Scrive l’autore: “Ho trovato tanta umanità in chi va oltre se stesso… forse è un modo per dare un senso alla propria vita”, solo la partecipazione e comprensione del dolore dell’altro mi consente in qualche modo di trovare un significato alla mia esistenza: “Ho visto occhi immersi in un corpo che provava dolore… ora so che la strada più importante della mia vita non è nelle mie mani”. La scoperta di se stessi passa anche attraverso il rapporto positivo con gli altri, solo a questa condizione si apre il mondo dei valori che illumina la vita: “L’uomo scoprendo se stesso riscrive i valori del mondo: è solo amando gli altri che scriverà le stesse cose”. Ma tutto ciò non risulta facile, perché in fondo l’uomo è impastato di egoismo e l’amore per gli altri viene fuori a fatica: “L’amore degli uomini è nascosto nella polvere di quel che siamo… volto amaro di egoismo”.

Il dolore, l’amore del prossimo, la coscienza della nostra precarietà sono tutte realtà che l’uomo vive nella dimensione temporale, dimensione che l’autore illustra, in modo un po’ enigmatico, nella quinta parte del libro, intitolata “Vincere il tempo”. L’approccio al tema è formulato con i toni di una aspettativa tesa a superare i limiti del tempo: “Forse un giorno… di un’alba lontana… un giorno senza confini, dove la gioia ci potrà sfiorare dove, l’amore non potrà morire”.

Si tratta di un sogno ad occhi aperti, ben lontano dalla sua realizzazione: “Così mi dici: non so dove mi porterà il mio destino… sai, è una risposta sospesa, chiusa nell’angolo della speranza, fin che giungerai al tuo traguardo”. Questa impossibilità di sfuggire ai limiti del tempo si configura come possibilità di approfondire la realtà dei nostri limiti: “… è nel senso della nostra precarietà che avverti quel che siamo”. Tutto ciò però non si risolve in un mesto ripiegarsi egoisticamente su se stesso. Proprio da questa drammatica realtà nasce, per un futuro che non ci appartiene, un impegno morale: “In questa terra colma di ulivi e faticosa da conquistare, altri uomini ci hanno donato il senso del sacrificio e della rinuncia, c’è un messaggio da consegnare dove ogni uomo prepara la vita degli altri…”. La conclusione logica è dunque che “il mondo ha bisogno di uomini pronti a donare se stessi per lasciare un messaggio di speranza e per non pensare che tutto un giorno finirà nel nostro egoismo”.

“ Sensazioni” è il titolo della sesta parte del libro e vorrebbe rappresentare forse un po’ l’interpretazione del titolo dell’opera: “La verità del sentire”. Ritorna in qualche modo il tema degli altri come occasione per rivelare sé a se stesso: “Ti accorgi di te stesso allo specchio degli altri… la sensazione che qualcosa ti sia passato accanto”. Il diverso non sempre è il contrario infatti è sufficiente “guardare oltre se stessi, per capire che all’uomo appartengono cose comuni, sia pur con interessi diversi”. Tuttavia la domanda di fondo resta sempre quella di trovare un senso alla totalità delle esperienze: “Cerco il senso della vita, il senso delle cose, il senso del senso…” ecco allora la valorizzazione del sentire. “Senti passare l’emozione dentro di te, come in un crescere di sensazioni, non lasciartela sfuggire, forse è solo per oggi… ma essa serve a dare un senso alla tua vita”. Siamo sulla linea delle ragioni del cuore, di pascaliana   memoria, ragioni che la ragione non conosce, ma non per questo sono meno rivelative. E su questa interiorità rivelatrice, l’autore ritorna a più riprese come in questo passo: “C’è un legame nell’uomo così da unirlo nella spiritualità e nel bisogno di sentire l’ignoto…” Il sentire infatti è più ricco di informazioni più di quante la ragione ne possa esprimere: “Sento di poter spiegare tutto, ma so di non poterlo fare”. Il sentire tuttavia rappresenta un’occasione preziosa per sfuggire alla illusioni e alle apparenze della vita: “Entrare nel mondo delle sensazioni è come esserne parte, ti allontani così dalla vita che appare, fino a volertene disfare”, infatti “ quando il punto di osservazione delle cose è in ciò che muta, capisci l’illusione di quel che sembra”.

Il passaggio finale è da quel che sembra a quel che è e sta a fondamento della totalità: il tema di Dio. L’ultima parte del volume è infatti intitolata: “Mi interrogo su Dio e ascolto il suo pensiero”. L’apertura è costituita da un frammento molto bello: “Mi interrogo su Dio, su quel che dirà sul vario modo di pensare. Sulle diverse opportunità degli uomini, sulla breve vita che talvolta ci concede… sai l’uomo non deve dubitare del suo amore, sentirà così di non esserne escluso”. L’affermare l’esistenza di Dio non è impresa facile, anche se basta guardare il cosmo e i suoi limiti per capirne l’insufficienza ad esistere in modo autonomo. Ma i ragionamenti posseggono, pur nel loro vigore, una freddezza che non sempre viene incontro alle nostre esigenze e allora l’autore si interroga: “Mi si dice: ma come dimostriamo Dio?” la risposta è ancora sulla linea pascaliana: “Non ragionare sulle cose dell’uomo, ascolta nelle tue profondità… un segno ti condurrà lontano”. Il tema del dolore, che attraversato un po’ tutto il libro, non poteva non trovare posto nell’ambito di un discorso su Dio. L’autore non offre soluzioni, ma suggerisce solo una preghiera: “Signore se non ci dai la forza di accettare un dolore… almeno dacci un dolore da poter accettare”. Quest’ultima parte è molto ricca di osservazioni sulle quali val la pena riflettere, è sostanzialmente un invito a prendere sul serio il tema di Dio. Mi piace concludere con una formula orante che chiude, aprendolo, il discorso su Dio come essenziale per la nostra umanità, formula che, ad un tempo, rivela l’atteggiamento dell’autore su questo tema: “Pregate Dio nel vostro cuore… pregate il vostro cuore di amare Dio”.

            Imperia 23/04/2010                      Rambaldi Franca


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