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LETTERATURA: Gabriela Adamesteanu: “Verrà il giorno”(ed. Cavallo di Ferro)

5 Febbraio 2013

di Marisa Cecchetti
(dal “Corriere Nazionale”)

Il canale che collega il Danubio al Mar Nero, di 65 km, iniziato nel 1949, è simbolo del gulag rumeno, sotto il regime di Ceausescu, e il padre di Letitia ha trascorso proprio lì lunghi anni di lavori forzati. Lo zio Jon invece ha perso il posto di docente all’Università ed è stato cacciato dal partito, lei è stata cresciuta nel rispetto del dovere. Con- divide spazi ristretti che le rubano la vita privata. È il contesto in cui vive la protagonista del romanzo Verrà il giorno di Gabriela Adamesteanu, (ed. Cavallo di Ferro) scrittrice rumena, esponente di spicco del mondo culturale post-decembrista. Letitia non fa domande, del resto non le risponderebbero, non conosce le ragioni delle sventure di famiglia, la paura è la sua compagna. Sa che basta poco per cadere in disgrazia, per essere cacciata dall’Università e dal Partito: è sufficiente prendere le difese di qualcuno in un processo, o non compi- lare bene il modulo di iscrizione, tenendo nascosto qualcosa di sé. Loro, quelli del Partito, sanno e ve- dono tutto, alla Securitate non sfugge niente, tutti si sentono inquisiti. Un senso perenne di colpa grava sulle sue spalle, senza aver commesso alcun reato. L’Università di Bucarest allarga gli orizzonti, la apre a nuovi incontri e alla speranza. Il primo desiderio è quello di pubblicare i saggi a cui lo zio Jon

ha lavorato per anni, uomo mite e senza pretese. Ma Letitia ha un sogno, si chiama Petru Arcan, un docente rispettato, uomo misterioso di cui subisce il fascino. Quello che fa la differenza tra lei e le altre ra- gazze della Casa dello Studente è la fiducia nel futuro, nell’evolversi lento degli eventi e del cuore umano. Una fiducia sgorgata dal pro- fondo, moto di ribellione segreta, fuga dallo squallore. La sua cittadina, la capitale, ogni strada, ogni in- terno ed esterno, i luoghi dell’incontro, i mezzi di trasporto, gli abiti, le persone, tutto è logoro, vecchio, maleodorante, brutto. I par- chi, di notte, sono gravi di ombre paurose, uomini stanno in agguato di ragazze sole. Simbologia da fiaba, il bosco che si carica di terrore, quasi prova iniziatica, ma an- che correlativo oggettivo, insieme a tutti gli altri elementi, a rappresentare quella Romania di Ceausescu, povera, arretrata, stato di polizia in preda alla corruzione, alla menzogna, alla negazione dei diritti umani.

Secondo lei c’è qualcosa che manca ancora al paese di Letitia? Quali sono stati gli aspetti più complessi del cambiamento dopo il dicembre del 1989?

Al momento, la stabilità economica è il problema principale per molte famiglie, così come la disoccupazione. I momenti più delicati e complessi che il nostro paese ha vissuto dopo il dicembre 1989 sono stati i tumulti politici e sociali, che sono diventati sempre meno frequenti in seguito all’ingresso nell’Unione Europea, ma hanno sicuramente contribuito a diffondere un’immagine della Romania ben più negativa di quella reale.

Pensa che in qualche modo la formazione  culturale  precedente al dicembre del 1989 e la politica, continuino a incidere sulle modalità e le scelte letterarie in generale?

Può influire in modo maggiore o minore, a seconda della generazione a cui appartieni. Coloro che so- no cresciuti in quegli anni, possono ora leggere sui libri esperienze che hanno vissuto in prima persona. Ovviamente le nuove generazioni hanno delle priorità diverse, ma, allo stesso tempo, nutrono un interesse crescente per il periodo comunista, che viene visto come qualcosa di esotico e insolito.

La Romania che emerge dal romanzo “Verrà il giorno”, è un paese di un momento storico ormai lontano. Quanto le esperienze della protagonista, Letitia, coincidono con quelle della scrittrice?

Verrà il giorno non è un libro autobiografico. La vicenda narrata è di mia invenzione: i miei genitori non hanno mai divorziato, al contrario sono stati una bellissima coppia; mio padre non era un prigioniero politico, all’Università non ho sedotto un professore e co- sì via. Ma è vero che ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza in una piccola città, ero una studentessa durante gli anni ’60 e vivevo nel campus. Numerosi detta- gli riguardanti l’ambiente, Bucarest e le ossessioni caratteristiche di quell’età derivano dalla mia esperienza, ma spero che possano essere lette come tratti comuni ad ogni ragazza che si affaccia al mondo degli adulti.


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