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LETTERATURA: Giovanni Agnoloni: “Sentieri di notte” (Galaad edizioni)

4 Giugno 2013

di Franz Krauspenhaar
(dal “Corriere Nazionale”)

In questo romanzo ucronico, “Sentieri di notte” (Galaad edizioni) di Giovanni Agnoloni, giovane scrittore fiorentino alla prima prova narrativa, e studioso di mille materie diverse, siamo alle prese con device elettronici di ultima generazione, tutti interconnessi tra loro. Il Connettivismo, disciplina tutta italiana che è motore ispirativo del libro, appunto ci connette con l’immediato futuro, un futuro per così dire non anteriore. Il Connettivismo serve proprio a svelare, proiettando tutto attraverso un’analisi fictionaria di fatti eventi e contraddizioni ambientati nel “a tra poco”, le innumerevoli contraddizioni e la schiuma spesso torbida del presente, di queste nostre contraddizioni, del nostro mondo virtuale basato spesso sul nascondimento mascherato da comunicazione. Gli scenari del romanzo sono ambientati “tutti in una notte”, come in “Fuori orario” di Scorsese., in un viaggio nell’abbastanza prossimo 2025 attraverso l’Europa di uno studioso irlandese alla ricerca di se stesso, probabile alter ego dell’autore. E poi, tra i tanti personaggi, un androide del tipo “Blade Runner”, un programmatore cieco, e l’organizzazione Macros, sorta di SPECTRE che fornisce energia a tutta l’Europa, e questa la mette poi sotto scacco, togliendone la spina energetica d’improvviso. Pertanto, una proiezione nel buio dell’assenza d’energia in un mondo improvvisamente tornato al Medioevo.

In questo mondo fosco e angosciante c’è una nebbia quasi solida che sta circondando Cracovia e impedisce di vedere. Solo bianco e solo nero, contrapposti, ma anche uno vittima dell’altro, se è vero che il nero gli altri colori li contiene tutti e dunque di colore è totale assenza. Il tutto e il nulla (perlomeno alla visione) posti allo stesso modo, che alla fine non consentono di vedere ogni esterno. La vittoria del “nero”, dunque? Cioè dell’assenza d’ogni luce? Allegorie, simboli, richiami a Tolkien, a Dante Alighieri, e a tanti altri per un romanzo ambizioso, primo di una trilogia – molto ben scritto con uno stile asciutto – e decisamente appassionante. Finale apocalittico, che si svolge sull’antenna della tv della DDR, in un pieno frastornante di emozioni. Ma anche romanzo estremamente colto, pieno di rimandi e di segni, un’opera prima narrativa di sicuro spessore.


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Bart