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LETTERATURA: I fidanzati

20 Febbraio 2009

di Mariapia Frigerio

¬† ¬† Emanuele Arcuri era un ragazzone. Tutti in paese lo chiamavano ¬ęil fringuello ¬Ľ per la capacit√† – davvero straordinaria – che aveva nell’imitare il canto degli uccelli. Ogni mattina, con i calzoni calati sotto il sedere e le mutande a vista, prendeva il pullman che lo portava a scuola nella citt√† vicina. Vicina… erano sempre 45 minuti di viaggio. A scuola i compagni lo sfottevano perch√© veniva dalla campagna ¬† e da un paese che a loro, cittadini, pareva arretrato. ¬† ¬† ¬†
¬† ¬† Ma Emanuele era molto pi√Ļ intelligente e sensibile della massa mediocre dei suoi compagni. E anche pi√Ļ buono. Certo che ci volevano delle antenne un po’ speciali per riconoscerne le doti, tra gorgheggi e imprecazioni. ¬†

    Il pomeriggio, dopo la scuola, Emanuele suonava a casa di Sara. I genitori erano amici dei suoi. Gli apriva sempre la madre e lui le chiedeva, tirando fuori il meglio di sé, se poteva uscire con la figlia per una passeggiata.
¬† ¬† ¬ę Certo, ma non fate tardi ¬Ľ – era la solita raccomandazione.
    Emanuele dava la sua parola di bravo ragazzo.
¬† ¬† I due giovani camminavano l’uno accanto all’altro verso i prati che costeggiavano un breve corso d’acqua. Lui le parlava sommessamente. Le diceva delle sue lezioni e di certi film che aveva visto. Lei lo ascoltava ammirata. Avrebbe potuto anche lei parlargli della sua scuola, ma questo le sembrava di secondaria importanza rispetto a quello che diceva lui. In campagna, da loro, sembrava che tutto fosse rimasto immobile nel tempo. C’era anche l√¨ la droga e la tecnologia che aveva creato, come ovunque, una falsa democrazia, ma il rapporto uomo- donna si basava ancora sul rispetto da una parte e la sottomissione dall’altra.
¬† ¬† Man mano che proseguivano lungo l’erba, la mente di lui era occupata da un solo pensiero: sdraiare Sara sul prato e buttarcisi sopra. Ma lo annegava nel fondo del suo cuore e, nella realt√†, il massimo che si permetteva di fare era prenderla per mano. Quindici anni lui, quattordici lei. In citt√† avrebbero gi√† risolto tutto. L√¨ no. L√¨ esisteva il rispetto. Per la ragazza e per la sua famiglia.

¬† ¬† In paese erano per tutti ¬ęi fidanzati ¬Ľ. Loro si sentivano innamorati l’uno dell’altra e questo loro amore si concretizz√≤ – in un certo senso – quando trovarono un oggetto su cui farlo confluire. Era Gladys, una bastardina che veniva accompagnata a correre lungo la fossa dalla padrona che parlava con uno strano accento. Di et√† indefinibile. Per i due ragazzini una vecchia.
¬† ¬† ¬ę Gladys, Gladys, come here ¬Ľ – non faceva che ripeterle la donna.
¬† ¬† Ma la bestiolina non aveva nessuna intenzione di farsi mettere il guinzaglio e, correndo veloce, con quell’esuberanza tipica dei cani non di razza, raggiungeva Emanuele e Sara. ¬†

¬† ¬† L’incontro con Gladys era diventato un appuntamento quotidiano. Le carezze date al cane smorzavano, in parte, il desiderio represso di Emanuele. E poi c’erano le corse e le risate che si facevano alle spalle di Lucy Simms, perch√© Mrs. Simms era un personaggio. Con quel suo italiano inframezzato a parole inglesi. E poi con quel suo accento. Inconfondibile.
¬† ¬† ¬ę Niente mangiare, please. No good per mio cane. My little Gladys is too fat. No bene cane grasso ¬Ľ.
¬† ¬† La stagione era calda. La primavera preannunciava gi√† l’estate. I due ragazzi, in quei loro pomeriggi, indossavano solo t-shirt. La signora inglese, invece, ¬† non si scordava mai il suo cappellino (sempre lo stesso), lo strano soprabito (una specie di spolverino) e, cosa che pi√Ļ divertiva i due giovani, quei curiosi guanti di filo.
¬† ¬† ¬† ¬ę Te la vedi con quei guanti raccogliere la cacca del cane ¬Ľ? – ed Emanuele rideva e faceva un gorgheggio. Da fringuello. Sara sorrideva, anzi, per essere pi√Ļ compiacente, rideva.
¬† ¬† Poi correvano dietro al cane o, meglio, Gladys correva dietro a loro perch√©, da quando gli era stato proibito di darle da mangiare, si divertivano a lanciarle dei legnetti. Lei li riportava obbediente. Di nuovo carezze. Di nuovo il suo rotolarsi nell’erba. E la voce solita di Lucy Simms: ¬ę Gladys, Gladys, come here ¬Ľ – mentre le mostrava un vecchio guinzaglio di pelle intrecciata con legato in cima il sacchetto per raccogliere lo sporco.
¬† ¬† ¬† ¬ę Deve avere un baule di cose vecchie. O forse una borsa come quella di Mary Poppins da cui far uscire tutte quelle stranezze con cui si veste. Chiss√† se quando piove ha anche un ombrello col manico a testa di pappagallo ¬Ľ.

      Sara, come sempre, rideva. Era il suo ruolo. Il ruolo di una ragazza innamorata che annuiva a qualunque cosa dicesse il ragazzo. Forse era felice così, anche solo standogli vicina.

      La scuola era finalmente terminata. Emanuele poteva ora suonare anche il mattino a casa di Sara.
¬† ¬† ¬† ¬ę Certo, ma non fate tardi ¬Ľ – aveva risposto anche quella volta la madre della ragazza. Mai una parola in pi√Ļ n√© una in meno alla domanda del ragazzo.
¬† ¬† ¬† Raggiunsero la fossa calpestando, insieme, l’erba divenuta, per la stagione, di un verde intenso.
¬† ¬† ¬† Scorsero da lontano Mrs. Simms. Con cappellino, spolverino, guanti di filo. Come sempre. Cercarono con lo sguardo Gladys. Inutilmente. Di Gladys neanche l’ombra. Quando furono vicini alla signora le chiesero dove fosse la loro piccola amica, quell’oggetto d’amore che, senza che se ne rendessero conto, era diventata il vero legame tra loro.
¬† ¬† ¬ę Oh, mangiato veleno… veleno for mice. Gladys not well. Gladys male ¬Ľ. Allora si accorsero che la cagnolina era sdraiata nell’erba. Con le sue braccia robuste Emanuele la sollev√≤.
¬† ¬† ¬† Poi col cellulare ¬†– il nuovo Nokia, quello con un’infinit√† di funzioni, che aveva ricevuto per la promozione – chiam√≤ un suo amico e si fece inviare con un sms il telefono del veterinario. Intanto camminava in direzione del paese con a fianco Sara che non smetteva di accarezzare Gladys e, dietro, Lucy Simms che tra le lacrime diceva: ¬ę Mia unica friend, my poor Gladys ¬Ľ. ¬†

¬† ¬† ¬† Il dottor Mori non lasci√≤ speranze. Consigli√≤ l’iniezione. Mrs. Simms acconsent√¨ subito: ¬ę No soffrire my Gladys ¬Ľ.
¬† ¬† ¬† Fuori dall’ambulatorio si lasciarono. Lucy Simms se ne torn√≤ da so- la a casa. Si asciugava le lacrime col suo fazzoletto fucsia. Per Sara era tardi per il ¬†pranzo. Se ne and√≤ veloce senza neppure salutare il suo amico.
¬† ¬† ¬† Emanuele, rimasto solo, accompagn√≤ il suo passo pesante ¬† ¬†– pesante per quelle Nike dalle suole assurde e, forse, pesante anche per la tristezza – ¬†con il lamentoso verso dell’upupa. Dal giorno seguente non suon√≤ pi√Ļ a casa di Sara n√© la ragazza lo cerc√≤.
      Le stranezze di Mrs. Simms   non avrebbero potuta sostituire Gladys. La cagnolina era morta. E con lei il loro amore.


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5 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 20 Febbraio 2009 @ 12:53

    Un racconto che si fa leggere con piacere, anche perch√® niente della parte iniziale, dedicata a una storia lieve e di altri tempi, fa presagire il triste finale. Che √® una metafora dell’eterno conflitto tra amore e morte.

    Carlo Capone

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 20 Febbraio 2009 @ 16:49

    Pare una storia d’altri tempi, se non fosse per alcuni particolari tipici dei giorni attuali. Ed √® una storia vissuta in una realt√† che non ci appare contaminata da una modernit√† frettolosa, indifferente, spesso arida e distratta. √ą qui che sboccia la tenerezza e la bellezza di un duplice amore: quello fra i due ragazzi e quello per il grazioso animale. E non ti aspetti l’amara, sconsolata fine.
    Nella sua coerenza visiva, lo stile offre mobilit√† di spunti tematici, con ricchezza di immagini che liberano emozioni ed elementi figurali. Tutto l’intento narrativo tende a tradursi in un gesto di sottile, poetica delicatezza. Si respira una viva, fresca, positiva dimensione umana, che va oltre la realt√† del ‚Äúpersonale‚ÄĚ. E si fa vita, punto di partenza e d’incontro, ma anche, purtroppo, momento di abbandono e di triste separazione. Una fine che sembra voler cancellare un’utopia modulata sulla levit√† e la genuinit√† dei sentimenti. Specchio del nostro destino?
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I fidanzati — 20 Febbraio 2009 @ 18:05

    […] Link fonte: ¬† Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I fidanzati […]

  4. Commento by alex — 21 Febbraio 2009 @ 19:07

    Una storia ambientata nel mondo un po’ anacronistico della campagna fatto di passeggiate sui prati, di comportamenti rispettosi verso i genitori e dell’osservanza dei ruoli tra uomo e donna e parla dell’amore acerbo di due adolescenti che, in questa cornice dal sapore d’altri tempi, non riesce a maturare e diventare passione e si spenge quando l’unico elemento che lo faceva vivere viene fatalmente a mancare.

  5. Commento by wainer riccardi — 1 Marzo 2009 @ 19:38

    Una storia fuori dal tempo, come frequemente √® fuori dal tempo l’adolescenza. E’ pervaso di tenerezza l’incontro di due ragazzi che si perdono quasi subito ma non c’√® dramma e forse neppure tristezza… quanti altri incontri come questo li aspettano nella loro vita?

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