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LETTERATURA: I MAESTRI: Brignetti. Le navi, i delfini, i fari, i gabbiani

21 Giugno 2016

di Geno Pampaloni
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 30, gioved√¨ 27 luglio]

RAFFAELE BRIGNETTI
Il gabbiano azzurro
Einaudi, pagg. 200, L. 2000

Dei sette brani che compongono Il Gabbiano azzurro Raffaele Brignetti ne aveva gi√† pubblicati quattro, pi√Ļ uno ora rifiutato, molti anni fa, nel 1952, in un volume della ¬ę Biblioteca di Paragone ¬Ľ, sotto l’etichetta di ¬ę rac ¬≠conti ¬Ľ e con il titolo eliotiano di Mor ¬≠te per acqua.

Due di essi, (¬ę Il grande mare ¬Ľ e ¬ę Altri equipaggi ¬Ľ ) avevano vinto il Premio ¬ę Taranto ¬Ľ per inediti, rispettivamente nel ’49 e nel ’57: e, al dire delle cronache, avevano acceso d’en ¬≠tusiasmo il presidente di quella giu ¬≠ria, Giuseppe Ungaretti. Eppure que ¬≠sto romanzo marino sembra arrivato soltanto ora alla maturit√†, a rivelare la pienezza e la favolosa continuit√† della sua realt√† poetica. Sotto questo aspetto, che naturalmente √® fonda ¬≠mentale, si tratta quindi di un libro nuovo. E non tanto per i ritocchi, peraltro accorti e coerenti, apportati qua e l√† alla pagina. Quanto per una sorta di pi√Ļ fervida consapevolezza dello scrittore rispetto alla sua mate ¬≠ria, un dominio pi√Ļ intenso, ma una pi√Ļ lucida e penetrante partecipazio ¬≠ne della fantasia.

Un temperamento romantico

Sembra che il Brignetti abbia riauscultato dall’interno il suo mondo, ne abbia colto le risonanze pi√Ļ segrete, i nessi pi√Ļ sottili, i riverberi, e sia riuscito a conquistarne a pieno il senso romanzesco e l’emozione essenzia ¬≠le di fondo. E’ un’operazione critica e musicale al tempo stesso, da vero scrittore, che se pure ha, come ve ¬≠dremo, una sua tendenziale contropartita manieristica, √® nel complesso sicuramente positiva.

Il mare, che appariva nei suoi vec ¬≠chi testi come un’immagine, ora si ri ¬≠vela come un universo poetico, uno spazio possente e libero, alla misura non pi√Ļ soltanto della letteratura ma della vita. Quasi per una misteriosa stagionatura (che ai nostri occhi, per necessit√† miopi, di contemporanei, as ¬≠sume l’ipotesi della ¬ę classicit√† ¬Ľ ) sem ¬≠bra essersi prosciugata dalla pagina del Brignetti ogni nevrosi immagina ¬≠tiva, ogni luccicante compiacenza spet ¬≠tacolare, per dare luogo a una rap ¬≠presentativit√† compatta, grandiosa e virile, √Ę‚ÄĒ che √® quanto di meglio pos ¬≠siamo oggi chiedere a uno scrittore di onesta estrazione romantica che non intende risolversi del tutto nella ri ¬≠cerca sperimentale.

Sul piano della letteratura d’imma ¬≠gine, il Brignetti aveva dato almeno due altre prove di un certo interesse (dico ¬ę almeno ¬Ľ perch√© non conosco, e mentre scrivo non riesco a procurar ¬≠mi La riva di Charleston, 1960, ma spero che questo non sia troppo diri ¬≠mente per il mio discorso).

In entrambi i casi, egli si muoveva in direzione dell’analisi, dell’artificio mimetico portato sino all’oltranza e al parossismo: un temperamento ro ¬≠bustamente romantico che si estenua ¬≠va, o si acuiva, si sfogava, o si impi ¬≠gliava nel gioco, psicologico in un ca ¬≠so, verbale nell’altro. La deriva (1955) narrava una festa di fine estate, al mare, con l’intreccio labile delle il ¬≠lusioni, la malinconia e i destini che si sfrangiavano verso il caos dei sen ¬≠timenti. Era un libro vivido, intelli ¬≠gente, ma con poca presa di verit√†. La realt√† sfuggiva dalle mani del nar ¬≠ratore come il tempo sfuggiva ai suoi protagonisti nella nostalgia di fer ¬≠marlo. Sentivi nello scrittore la forza di intuire un mito del vivere (il ro ¬≠manzo anticip√≤ in qualche misura i temi della Dolce vita), ma cogliendone appena l’immagine in un flusso, in un brivido di materia vitale pronta a corrompersi.

Pi√Ļ amaro e provocatorio ma delusivo fu poi Allegro variabile (1965), una satira del linguaggio intellettua ¬≠le e del mondo delle Public Relations: l’invenzione era scaltra e ag ¬≠gressiva, ma di pura applicazione in ¬≠tellettuale, e non poggiava su un’ispi ¬≠razione creativa, su un profondo sen ¬≠timento della lingua e della societ√†. La verve dello scrittore, ambiziosa ¬≠mente protesa verso un virtuosismo di fantasia mimetica, era appena suf ¬≠ficiente a cementare un mosaico, ma non a imporre uno stile.

Qualcosa di medianico e disperato

Ben altra voce hanno i racconti di mare de Il gabbiano azzurro. Nei due libri precedenti, l’oltranza era auten ¬≠tica, ma il ¬ę tempo ¬Ľ non era il suo: il suo tempo vero non √® l’allegro, ma l’adagio, o l’andante-adagio. C’√® nella sua prosa un forte residuo o risen ¬≠timento lirico che deve avere un len ¬≠to spazio per riassorbirsi senza eson ¬≠dare. E c’√® al tempo stesso una ten ¬≠sione, un rilievo analitico che solo in prospettiva, nel senso della profon ¬≠dit√†, trova la giusta luce. La forza poe ¬≠tica del Brignetti scocca all’incrocio delle coordinate (se cos√¨ posso espri ¬≠mermi) tra lirismo e referto, tra fa ¬≠vola e cronaca, tra arcana trasparenza del destino e spessore cieco dei fatti. Solo allora, nei momenti felici, la sua spinta mimetica si fa medesimez ¬≠za. La sua materia marina non ha per lui pi√Ļ segreti, ma solo il sicuro prodigio di esistere.

Non si tratta di uno scrittore né immediato, né cordiale, né semplice.

Nel suo mondo egli non tende mai a cogliere la realt√† frontalmente, da scrittore realista, ma la segue per co ¬≠s√¨ dire prendendo l’onda lungo i suoi frastagliati approdi, in un andirivie ¬≠ni al tempo stesso meticoloso e feb ¬≠brile. C’√® nella sua prosa lo stupore di un lirico, la pazienza di un cro ¬≠nista, l’indugio di uno scrittore sen ¬≠tenzioso, e in pi√Ļ il delirio possessi ¬≠vo e inesorabile ( ¬ę qualcosa di me ¬≠dianico e disperato ¬Ľ ha scritto benis ¬≠simo Enzo Fabiani) dello scrittore di avventura. Un simile impasto stili ¬≠stico si cristallizza facilmente nella maniera, proprio perch√© a una sostan ¬≠ziale unitariet√† d’ispirazione corri ¬≠sponde una smaniosa complessit√† let ¬≠teraria, un’incertezza (per molteplici ¬≠t√† di sollecitazioni) del gusto.

C’√® un’acuta analisi di Pietro Citati che conforta il precedente giudizio: ¬ę La sua ispirazione √® grave, la sua immaginazione grandiosa, le sue qua ¬≠lit√† rappresentative robuste. Gli erro ¬≠ri che compie avvengono tutti, mi sembra, nella fase dell’ultima esecu ¬≠zione, quando cosparge la sua prosa di rozzi e impropri lirismi e non rie ¬≠sce a sciogliere qualche faticoso im ¬≠paccio di ritmo ¬Ľ. Non si tratta forse esattamente di ¬ę prosa cosparsa ¬Ľ, pi√Ļ probabilmente, il Brignetti sta fuori solo a met√† dalle ambigue e minute velleit√† espressive che sostanziano la cultura letteraria italiana del Nove ¬≠cento minore, e per l’altra met√† rima ¬≠ne fatalmente uno scrittore post-er ¬≠metico. Ma √® da dire subito che quel ¬≠la prima met√† √® sufficiente.

Come scrittore di mare, Raffaele Brignetti rifiuta sia le macroscopiche mitologie ottocentesche, sia il colore aneddotico dei post-naturalisti; farei molte riserve sulla ¬ę densa carica sim ¬≠bolica gravante sulle avventure mari ¬≠ne ¬Ľ di cui parla il risvolto einaudiano, giacch√© i suoi modi non sono epici, cos√¨ come non sono forzosamente popolareschi, cos√¨ come sono estranei, se vogliamo accennare anche al pi√Ļ recente riferimento, alla gentile e ca ¬≠valleresca nobilt√† delle storie di ma ¬≠re dell’ultimo Tobino.

Il suo universo-mare, secondo una intuizione squisitamente lirica e no ¬≠vecentesca, √® solitudine, luogo del de ¬≠stino, sovrana e indifferente realt√† esi ¬≠stenziale: una sorta di ineffabile (di ¬≠vinit√† in negativo, per assenza) nel quale si collocano con capriccio e con angoscia, le avventure umane. I rilie ¬≠vi dei registri marittimi, che lo scrit ¬≠tore adopera con musicale sapienza, non servono a darci informazioni, ma a misurare le distanze dell’inconosci ¬≠bile. Ogni episodio, ogni frammento d√¨ cronaca, rimanda al mare come realt√† totalizzante, cieca e onnicom ¬≠prensiva: quasi un mostruoso e ciclo ¬≠pico orecchio di Dioniso che molti ¬≠plica il suono dei moti esistenziali e li scarica fragorosamente nel desti ¬≠no, tra morte e vita. Si ricordi il lun ¬≠go racconto ¬ę Altri equipaggi ¬Ľ. All’ini ¬≠zio c’√® una rissa, di cui non si d√† motivo, tra i due guardiani di un fa ¬≠ro; vino di essi, per sfuggire all’altro, spegne la lanterna; ecco allora che nella dimensione mare, nell’universo mare, entra d’imperio una causalit√† gigantesca e ferrea: un transatlantico andr√† a sbattere sulla scogliera, un ammalato grave di una nave da cari ¬≠co non arriver√† all’appuntamento con il medico che potrebbe salvarlo, due marinai non toccheranno mai il porto sul loro battello che imbarca acqua…

¬ę Il mare era ancora la stagione del caso: vi si producevano misteriosa ¬≠mente attimi benigni e funesti, mor ¬≠te e vita ¬Ľ. Ecco la ¬ę poetica ¬Ľ marina del Brignetti. ¬ę Vivo e inerte ¬Ľ, il ma ¬≠re √® dedalo ansioso ¬Ľ non soltanto per il delfino incappato nel banco di nafta, ma, in generale, per ogni creatura vivente, e per l’uomo. Nella sua sconfinata superficie di solitudine, il battello dei carbonari ¬ę non vi rin ¬≠tracciava altre linee all’infuori di quella che esso stesso creava con la sua scia, che si cancellava nell’ac ¬≠qua ¬Ľ (p. 68).

E ancora: il mare, ¬ę per gli uomi ¬≠ni era ignorare il presente ¬Ľ (p. 49); ¬ę Neppure fra gli astri l’uomo si per ¬≠de come qui, nel tempo ¬Ľ (p. 123).

La radice poetica dello scrittore con ¬≠siste proprio, mi sembra, in codesto tempo-spazio, tempo-universo, ¬ę perdu ¬≠to ¬Ľ in accezione esattamente antiprou ¬≠stiana perch√© senza appiglio di me ¬≠moria, prememoriale ( ¬ę solo nell’esserci era la sua realt√† ¬Ľ p. 182), ove le storie umane affiorano r√≠¬≥se e sman ¬≠giate come relitti. Le navi, i delfini, i fari, i gabbiani, i marinai, le boe, le isole, i naufraghi, i banchi di pe ¬≠sci, i cadaveri alla deriva tornano da un racconto all’altro per misteriosi rintocchi di allusione come portati da una risacca. Circola in queste pa ¬≠gine un senso di allarme continuo, di attesa inquieta e senza speranza, co ¬≠me di un mondo in bilico tra libert√† solare e minaccia, angoscia e felici ¬≠t√† della vita in s√©. E’ questa, cre ¬≠do, la vera dimensione romanzesca de Il gabbiano azzurro.

Diamo quindi un’ultima immagine, meno professorale e pi√Ļ generosa del ¬≠l’ambiguit√† del narratore Brignetti: passione lirica e rigore descrittivo, puntiglioso cronista e fedele del mare.

 


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