Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I Maestri: Diario tedesco: Come ci vedono

9 Ottobre 2012

di Arrigo Benedetti
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 3 agosto 1969]

L’italiano che in Germania si trovi a parlare coi tede ¬≠schi, e si lasci contagiare dal ¬≠la loro cordialit√†, e anche dalla tendenza che essi han ¬≠no a festeggiare l’uomo ve ¬≠nuto dai paesi del sole, ha spesso l’impressione d’essere frainteso. ¬ę Sarei quello ¬Ľ si chiede come se si vedesse in uno specchio. E dopo aver pensato che dev’esserci uno sbaglio, o che la lucida su ¬≠perficie sia deformante, segue il dubbio: ¬ę E se davvero avessero ragione a vedermi cos√¨? ¬Ľ.

¬ę Mi fa un curioso effet ¬≠to ¬Ľ dicevo ad alcuni durante il mio viaggio. ¬ę Non dico a Parigi o a Madrid, ma anche a Londra o in altri paesi an ¬≠glosassoni, non mi sento estra ¬≠neo. Invece, appena giungo nel vostro paese, un salto ae ¬≠reo da Milano, m’accorgo di essere differente ¬Ľ.

E succede infine, viaggian ¬≠do fra i tedeschi, di sentirci italiani di l√† dalle distinzioni regionali che a casa avvertia ¬≠mo, lo si voglia o no. Quante volte un toscano, aggirandosi nelle stazioni di Genova, di Milano, di Torino, circondato da gente salita dal nostro Mez ¬≠zogiorno, ha un senso d’estra ¬≠neit√†. Come se davvero dif ¬≠ferisse dalla sua, la vivacit√† napoletana o risultasse incom ¬≠prensibile la ieraticit√† sici ¬≠liana.

Invece, nelle scorse setti ¬≠mane, recatomi di domenica a cercare i quotidiani di Mi ¬≠lano e di Torino che si ven ¬≠dono in una edicola della Hauptbahnof di Monaco, quando ho scorto la siepe di uomini bruni e ieratici, simili a quelli che il giorno festivo si riuniscono sui sagrati, ho sentito somiglianze profonde, e mi sono mescolato volentieri alla folla di ex-contadini che per√≤ della campagna italiana, anzi mediterranea, avevano l’odore ancora acre.

*

Eppure, fra i tedeschi, se ¬≠guitavo ad avere l’idea d’un fraintendimento. ¬ę Ah, lei √® toscano ¬Ľ dicevano. Mi chie ¬≠devano se davvero si trovas ¬≠sero tanti inglesi e americani fra noi, e appena ribattevo che vi s’incontrano pure te ¬≠deschi illustri nell’editoria o nella musica o nelle ricerche artistiche e che a Firenze esi ¬≠ste un efficiente istituto ger ¬≠manico di studi, mi sorride ¬≠vano per√≤ quasi distratti. E’ un fatto: i tedeschi s’attengono ancora allo schema mentale che Goethe segu√¨ nel suo meraviglioso viaggio italiano. Goethe, nell’ ’86, passa le Al ¬≠pi da solo, con altro nome, tutto preso da un’ansia che dice quanto l’Italia (e l’Ella ¬≠de del nostro Mezzogiorno) fossero gi√† vive nel suo ani ¬≠mo. Verona, Vicenza, Venezia lo commuovono. Corre a Roma dove si estasia: poi, a Napoli, e in questa citt√† l’e ¬≠stasi s’attenua forse per il to ¬≠no europeo che vi avevano la mondanit√† e la cultura. Tro ¬≠vatosi a sedere a un pranzo accanto a Gaetano Filangieri, √® certo lieto d’avere un simile interlocutore, ma quasi lo si direbbe deluso. Filangieri √® l’Europa moderna a cui lui credeva d’avere voltato spalle. Giunto in Sicilia, scrive: ¬ęNon si pu√≤ capire l’Italia senza essere stati qui dove √® la chiave di tutto ¬Ľ. (Riassumo le sue parole, naturalmente).

Il resto dell’Italia non c’√®. Non contano il Piemonte,la Lombardiacol suo sviluppo culturale, i Ducati, le Lega ¬≠zioni. E nemmeno, caso cu ¬≠rioso, il Granducato di To ¬≠scana, dove, proprio in que ¬≠gli anni, un altro tedesco, ve ¬≠nuto dall’Austria, Pietro Leo ¬≠poldo di Lorena, scopriva i filoni scientifici non ancora esausti del nostro umanesimo scientifico e letterario insieme. Nemmeno lo sperimentalismo politico d’un principe interes ¬≠sa. Oggi, quasi si direbbe che l’atteggiamento del viaggiato ¬≠re tedesco in Italia resti im ¬≠mutato, bench√©, negli ultimi secoli il nostro Rinascimento, e in specie quello architetto ¬≠nico, abbiano ispirato molti mecenati e costruttori.

*

¬ę Ah, lei si meraviglia ¬Ľ eb ¬≠be a dirmi un professore di Stoccarda ¬ę quando a Mona ¬≠co, dov’√® il Teatro Nazionale, vede riprodotto, non sulla scena ma nella piazza, palaz ¬≠zo Pitti e il porticato del ¬≠l’Ospedale degli Innocenti e, dietro l’angolo,la Loggiadei Lanzi? Siamo noi a meravi ¬≠gliarci, viaggiando nel suo paese. Tra il Po e l’Arno √Ę‚ÄĒ non tutti saltiamo d’un balzo queste regioni – ci succede d’esclamare: guarda il nostro ufficio postale di C., guarda la caserma dei pompieri di L., la stazione ferroviaria di M., il ginnasio che frequentammo a D√Ę‚ā¨¬¶ ¬Ľ. E il professore rideva, gongolava, con una sofferenza nascosta, come succede ai tedeschi quando criticano se stessi.

¬ę La mattina m’accomodo in mezzo a questo lusso e il lavoro, e qui sta l’essenziale; giacch√© una mattina senza lavoro vuol dire una giornata infernale ¬Ľ. Lo scriveva Richard Wagner alla signora Ritter, e rivelava una costante tenden ¬≠za germanica a circondarsi di cose artistiche, e tuttavia co ¬≠mode, ricavandone una ala ¬≠crit√† creativa.

Un esempio di come c’in ¬≠terpretano l’ho avuto a Mo ¬≠naco, quando non ho resisti ¬≠to alla tentazione d’ascoltare il Rigoletto, cantato in italia ¬≠no da tedeschi, con la giunta d’un tenore spagnolo o sud ¬≠americano. Giunto in antici ¬≠po, mi ritrovai a godere nella sala del bel teatro, ricostrui ¬≠to con qualche giunta di pac ¬≠chianeria consistente in mar ¬≠mi e lumiere, il piacere della attesa, circondato da uomini e da donne compiti. L’orche ¬≠stra gi√† al completo s’eserci ¬≠tava in accordi che accenna ¬≠vano ai motivi dell’opera che stava per essere eseguita quel ¬≠la sera, abbandonandosi poi a capricciose improvvisazioni. A me hanno fatto sempre un certo effetto gli istanti prece ¬≠denti il buio in sala, il gra ¬≠duale attenuarsi delle luci, la luminosit√† persistente fra il legno del palcoscenico e la frangia del sipario, l’applauso improvviso dal quale si capi ¬≠sce che alcuni attenti spetta ¬≠tori hanno avvistato il diret ¬≠tore d’orchestra.

Quella sera, a Monaco, eb ¬≠bi il piacere di trovarmi fra gente pi√Ļ puntuale di me, e soddisfatta d’esserlo. Ma ecco il drappo di greve velluto si apre, e io constato che non siamo a Mantova bens√¨ in una generica lussuosa Italia. E il disagio crescer√† di quadro in quadro, non solo per l’inter ¬≠pretazione melliflua ma so ¬≠prattutto per le caratteristi ¬≠che amalfitane che avevano, per esempio, la casa di Gilda e l’osteria di Sparafucile, la quale addirittura la si sareb ¬≠be detta costruita su una sco ¬≠gliera di Capri. Certi vuoti e i tetti piatti, a terrazza, evo ¬≠cavano il Mediterraneo.

Al disagio visivo, s’aggiun ¬≠se quello auditivo. La trage ¬≠dia si stemperava nel bel can ¬≠to, come se si desse, invece di Verdi, Paisiello o Cimarosa. Il Verdi drammatico che, nei cuori italiani, suscita pro ¬≠fondi strazi, e sveglia energie sopite, come pu√≤ succedere ai tedeschi che odano Wagner, stentava a farsi sentire. Solo dopo il ¬ę cortigiani, vil razza dannata ¬Ľ la tragedia s’impo ¬≠se, di l√† dai propositi di dare un Rigoletto preverdiano. Per ¬≠fino l’orchestra, che a un pro ¬≠fano come me sembrava svo ¬≠gliata, acquist√≤ vigore. Resta ¬≠no da interpretare non gli ap ¬≠plausi finali ai bravissimi Ri ¬≠goletto e Sparafucile ma a Gilda che aveva cesellato, col canto e i modi, la sua parte, facilitando al pubblico soddi ¬≠sfatto un viaggio nel Mezzogiorno italiano, senza la pianura padana.

*

Neanche il turismo ha corretto questo modo di capirci. I tedeschi colti scappano verso sud (meno quelli che si fermano a Firenze) e agogna ¬≠no alla Grecia. Gli altri, cio√® l’esercito dei benestanti in aumento, s’accontentano dei bagni in quella provincia te ¬≠desca che √® ormai la costa romagnola. Lo stesso sviluppo economico italiano ha un li ¬≠mite in vecchi pregiudizi, in schemi tradizionali, finora u- sati per godersi l’Italia. Il triangolo Milano-Torino-Ge ¬≠nova ha i suoi estimatori; pe ¬≠r√≤ resistono il sospetto dell’imbroglio, l’abitudine a tro ¬≠vare gli italiani divertenti, e la convinzione che siano ama ¬≠bilmente oziosi, come se sul serio lavorassero solo quelli immigrati in Germania.

E’ probabile che i nuovi in ¬≠dustriali dell’Italia centrale ex-contadina non abbiano an ¬≠cora adottato appieno i meto ¬≠di che regolano i rapporti commerciali dell’Europa del MEC. Per√≤ basta il minimo errore e sono critiche. Gli si rimproverano il difetto di pun ¬≠tualit√†, le imperfezioni dei prodotti, magari la mancanza di segretarie che sappiano bat ¬≠tere pulitamente una fattura o una lettera. Ogni sbaglio, ogni goffaggine suscitano una diffidenza che si considera frutto non dell’immaturit√† ma d’un trucco necessario per poi imbrogliare, appena se ne of ¬≠fra l’occasione, l’onesto clien ¬≠te tedesco.

Hanno quasi l’aria di dirci: ¬ę E’ vero, costruite buone macchine √Ę‚ÄĒ certe addirittura troviamo conveniente venire a comprarle a casa vostra ma chi ha costretto, voi nati nel paradiso terrestre √Ę‚ÄĒ che solo noi sapremmo trasformare in una California, in una Florida √Ę‚ÄĒ a mettervi a questi cimenti? ¬Ľ. Coscienti o no, in ¬≠sistono in un pregiudizio: Rossini, perfino Verdi non possono avere il senso del tragico, e quasi non gli si per ¬≠dona d’averci dato tragedie senza la leziosaggine o la ma ¬≠gniloquenza preottocentesca, e nello stesso tempo senza quella problematicit√† esplicita e insistita che invece dovreb ¬≠bero sempre giustificare, in teatro, la tragicit√†.


Letto 1276 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart