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LETTERATURA: I MAESTRI: Due concetti di letteratura

6 Marzo 2014

di Carlo Bo
[da: ‚ÄúLa religione di Serra‚ÄĚ, Vallecchi, 1967]

Ogni scrittore ha una sua immagine di letteratura e tende ad annullare le immagini fissate da altri, screditando pro ¬≠poste e calcoli del passato. In tal modo egli finisce per avere due immagini distinte, anzi opposte di letteratura : due con ¬≠cezioni, una concezione di purezza e di rigore e l’altra ne ¬≠gativa che risponde all’idea di letteratura deteriore, di let ¬≠teratura vinta e dominata dalla rettorica. Inutile ripetere qui la carica peggiorativa che si da comunemente alla parola ¬ę letteratura ¬Ľ quando di un libro o anche di un’azione umana si dice ¬ę √® letteratura ¬Ľ. Cos√¨ quando si intende esal ¬≠tare un libro si dice : ¬ę non √® letteratura ¬Ľ o ¬ę non √® soltanto letteratura ¬Ľ, volendo alludere a una parte di verit√† eterna, a una zona di purezza. Ad ogni modo il difficile sta nel distinguere bene i due movimenti, vedere dove comincia la parte attiva, dove invece si stacca quella della ripetizione e delle amplificazioni rettoriche. Accade infatti di sbagliarsi e di definire rettorica quella che √® naturale, autentico quello che √® frutto di applicazione rettorica.

La lotta fra i due termini o meglio fra i due aspetti fon ¬≠damentali del termine letteratura √® vecchia di secoli, ma, come si sa, soltanto alla fine dell’ottocento √® stata ripresa con maggior attenzione e resta viva ancora oggi. Ora Claude Mauriac ha voluto centrare meglio il problema del supera ¬≠mento della letteratura dall’interno della letteratura stu ¬≠diando un certo numero di scrittori nuovi che obbediscono alla bandiera della aletteratura. Nel nostro caso, l’alfa privativa assume un valore del tutto inedito e sta a indicare una qualit√†, intende sottolineare lo sforzo di purezza intel ¬≠lettuale, di assoluto rigore, il bisogno di dare al lavoro let ¬≠terario un privilegio di incorruttibilit√†. In parole povere si tratterebbe di fare della letteratura senza letteratura, opere senza parti deteriori, senza debolezze, senza indulgere al gusto, alla moda, al peso morto della tradizione. Natural ¬≠mente si tratta di una questione piuttosto complessa, so ¬≠prattutto occorre vedere fino a che punto propositi e risultati coincidono : tutti a un certo punto hanno sentito il bisogno di rinnovarsi e sono andati contro un’immagine di lettera ¬≠tura stanca e abusata, ma poi col tempo anche le voci nuove hanno acquistato una patina d’usura, diventando ¬ę lette ¬≠ratura ¬Ľ nel senso spregiativo, per le nuove generazioni. Concludendo si potrebbe dire che la lletteratura non vuole essere una negazione della letteratura tout court ma al con ¬≠trario una purificazione, un’esaltazione della letteratura stessa.

A ben guardare, √® una forma pi√Ļ sicura, pi√Ļ agguerrita criticamente dell’eterno contrasto fra letteratura e vita. I fu ¬≠turisti tanto per tenerci a un esempio di casa nostra, pre ¬≠ferivano parlare di antiletteratura e si sa che nei loro pro ¬≠positi non tutto derivava da improvvisazione e da deside ¬≠rio di giuoco, almeno il centro delle loro insofferenze e delle loro proteste riguardava proprio l’usura delle vecchie formule e dei vecchi metodi della letteratura. Dada pochi anni dopo andava ancor pi√Ļ in l√†, faceva tabula rasa di tutto il passato e voleva ricominciare da zero. Infine venne il surrealismo, e il suo odio della letteratura √Ę‚ÄĒ nel senso negativo – era tale da rifiutare in pieno la definizione di ¬ęmovimento letterario ¬Ľ. Ma dal 1924 √Ę‚ÄĒ data del primo manifesto – – sono passati pi√Ļ di trent’anni e le cose non sono migliorate sulla scena della letteratura mondiale e penso che ai giovani d’oggi i tentativi fatti dal Breton per restituire un po’ di vita al surrealismo, in modo particolare i primi tre numeri della sua rivista ¬ę Le Surr√©alisme, m√≠¬™me ¬Ľ appaiono proprio come atti di un’accademia let ¬≠teraria, frutti di una rettorica molto datata e fitta di grosse rughe.

√ą la sorte di tutti gli scrittori che cominciano all’opposi ¬≠zione e con la polemica e del resto non potrebbe essere di ¬≠versamente. O finire nel silenzio e nel rifiuto (ma i casi si contano sulle dita di una mano) o arrivare al compromesso fra i primi desideri e i risultati.

Claude Mauriac per definire l’aletteratura contempora ¬≠nea si basa su diciassette scrittori d’invenzione, romanzieri sperimentali e saggisti. Troviamo Antonin Artaud, Michel Leiris, Georges Bataille, Camus Michaux e Simenon e tre stranieri Kafka, Miller e Beckett. L’indagine prosegue su Weidl√©, sul biologo Jean Rostand, su Caillois, Barthes, Mascolo, su Cooran e sui due profeti del nuovo romanzo astratto, scientifico, del romanzo di stretto rigore, A. Robbe-Grillet e Nathalie Sarraute. L’Italia, come al solito, √® dimen ¬≠ticata, eppure anche da noi questo problema del migliora ¬≠mento della purificazione della nozione letteraria √® stato sentito e calcolato dai migliori. Non si dimentichi inoltre che al tempo del fascismo l’accezione negativa di lettera ¬≠tura era aggravata in bocca ai teorici della rettorica del mo ¬≠mento. La letteratura veniva contrapposta alla vita e con ¬≠dannata come un inutile esercizio di vanit√†, se non come una prova di vilt√†. Non per nulla, proprio nel momento imperiale del regime, dopo l’avventura etiopica, un gruppo di giovani dette vita a Firenze a una rivista che si intitolava appunto ¬ę Letteratura ¬Ľ : ¬† ¬† era una protesta e insieme un atto di fede. Ora se Claude Mauriac avesse allargato le sue ricerche alla nostra letteratura, ¬† avrebbe trovato nei primi numeri della rivista il nome di uno scrittore che oggi √® conosciuto e tradotto anche in Francia, quello di Tommaso Landolfi.

Anche Landolfi ha cominciato √Ę‚ÄĒ sia pure nell’ambito della sua rettorica costruita secondo le regole classiche √Ę‚ÄĒ inseguendo un ideale di aletteratura e bene o male oggi, dopo tanti anni, non ha rinunciato o meglio non ha rifiutato quello che √® il dramma della sua vita, cercare di mettere d’accordo sentimenti, passioni e parole. L’ultimo suo libro, Ottavio d√¨ Saint-Vincent che riporta a una delle sue prove pi√Ļ alte, Le due zitelle, costituisce un piccolo problema di identificazione letteraria per il lettore. Fino a che punto c’√® giuoco e da che momento le parole in Landolfi acqui ¬≠stano un altro colore e toccano il senso stesso della nostra vita? Naturalmente Landolfi non tradisce la sua natura di giuocatore assoluto e in una stagione di avventure e di gra ¬≠tuite speculazioni al margine non perde il suo tono di di ¬≠stacco: probabilmente protesterebbe vedendosi messo in ¬≠sieme alla famiglia dei rinnovatori e degli sperimentatori. Chi legga certe sue cronache letterarie su un settimanale romano ha la riprova costante di quelli che sono i suoi gusti: un Mallarm√© lo disturba e non lo convince ma pu√≤ accettare il Diavolo di Papini e via di seguito. Ora anche questi suoi gusti √Ę‚ÄĒ pur facendo la dovuta tara al rispetto del personaggio che Landolfi ha costruito di s√© √Ę‚ÄĒ ripro ¬≠pongono i dati del suo dramma: in parole povere, Landolfi √® angosciato dall’insufficienza della letteratura, dalla fragi ¬≠lit√† dei mezzi di cui dispone lo scrittore, spesso √® a dirittura prostrato da un’accidia superiore di fronte al suo mestiere e allora o forza il giuoco o nei casi pi√Ļ fortunati batte alle ultime porte della conoscenza umana.

Non √® questo l’unico caso che denunci l’impasse in cui si trova la nuova letteratura: l’estraneo di Camus, la nausea di Sartre, la disperata solitudine di Beckett (√® uscito in italiano Molloy, nelle edizioni Sugar) il senso di colpa di Kafka, sono altrettanti termini, altrettanti nomi dello stesso male. Lo scrittore moderno si sente sprovvisto, a dirittura incapace di fronte al suo compito di restituire la realt√†: oggi sono scomparsi i gesti clamorosi di protesta (i colpi di rivoltella di Jarry) le chiassate dei futuristi, i processi dei surrealisti, anzi in apparenza la citt√† letteraria esterior ¬≠mente ha sposato la strada dell’ordine, ci√≤ non toglie che tutti avvertano il male e cerchino vie d’uscita, correzioni e miglioramenti. Il nostro Landolfi √® uno degli esempi pi√Ļ probanti di questa difficolt√† di composizione, di adatta ¬≠mento della letteratura alla realt√† quotidiana: Landolfi entra nel giuoco dell’aletteratura per la sua eccessiva ric ¬≠chezza di mezzi, per la dose eccezionale di ¬ę letteratura ¬Ľ il suo rigore nasce dalla stanchezza, dalla sfiducia, dalla mancanza di fede che ha nel mondo cos√¨ com’√® e nella sua letteratura, che √® pure la pi√Ļ bella, quella in cui √® stato edu ¬≠cato, la letteratura dei Nerval, dei Baudelaire e dei Gogol.

21 marzo 1958.


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Bart