È morto André Maurois

di Carlo Bo
[dal “Corriere della Sera”,martedì 10 ottobre 1967]

Parigi 9 ottobre, notte.

Lo scrittore André Maurois è morto alle 7.10 di stamane in una clinica parigina. Egli vi era stato ricoverato e sot ­toposto ad un’operazione, in seguito ad occlusione intestinale, il 26 settembre. Dopo qualche giorno le sue condi ­zioni erano andate peggioran ­do, presumibilmente per complicazioni polmonari. Aveva ottantadue anni.

Maurois, uno dei più noti scrittori francesi, lascia una ricchissima produzione: oltre centoventi libri di narrativa, biografia, storia, saggistica, e innumerevoli articoli. Dal 1938 era accademico di Fran ­cia. (ANSA – Reuter – UPI)

Scompare una delle quattro M famose della letteratura francese (le altre sono quelle di Mauriac, Morand e Montherlant). Maurois, del grup ­po, era senza dubbio lo scrit ­tore più popolare, quello do ­tato di una straordinaria fa ­cilità che nei momenti mi ­gliori gli consentiva di salda ­re insieme le esigenze dei let ­tori comuni e le richieste di una famiglia intellettuale più severa.

Figlio della grande borghe ­sia (suo padre era un indu ­striale alsaziano che, dopo la guerra del 1870, si era tra ­sferito in Normandia), il Maurois per molti anni fu in ­certo sulla strada da scegliere. Soltanto dopo i primi suc ­cessi seppe prendere la sua decisione e abbandonane il mondo dell’industria. Oltre al padre, che è rimasto per lo scrittore una figura essenziale per la sua formazione, suoi maestri sono stati il filosofo Alain, che aveva incontrato come studente a Rouen, e il grande saggista cattolico Charles du Bos: amicizia, quest’ultima, nata nel clima degli incontri di Pontigny, al tempo della grande fortuna di Gide.

Se aggiungiamo, a questi elementi, l’altro della costan ­te simpatia per il mondo an ­glosassone, abbiamo definito il terreno su cui sarebbe nato lo scrittore di romanzi e quel ­lo famosissimo delle vite ro ­manzate. Per Maurois la dif ­ferenza fra invenzione e re ­stituzione storica era minima e, convinto di ciò, ha illu ­strato in una serie di lezioni tenute in Inghilterra il regi ­me di vasi comunicanti che vige fra biografia e romanzo.

I suoi romanzi nascevano dall’osservazione della realtà e su un’esile trama intende ­vano raggiungere una piccola filosofia della vita che po ­tremmo far rientrare in una accezione ottimistica. Il la ­voro, la serietà, la fedeltà agli impegni morali, questi sono stati i punti vitali della lun ­ga ricognizione del Maurois. Qualsiasi tema gli serviva per rendere testimonianza, in maniera assai umile e semplice, a     quella     che     egli     reputava l’unica     verità     concessa     agli uomini.   Questo   ci   spiega   la varietà     dei     suoi     gusti,     la estrema disponibilità con cui regolava i suoi incontri     (da Disraeli a Shelley, da Byron a Turgenev,     da       Chateaubriand     ai     tre     Dumas,     da Proust alla Sand).

Nessuno può negare che nel lungo esercizio di interprete, di biografo di grandi perso ­naggi egli sia riuscito a rag ­giungere un alto livello di dignità: soprattutto nelle ul ­time ricostruzioni â— penso alla vita di Hugo e a quella della Sand â— egli ha saputo fondere in un unico movimento la scoperta critica, la valutazione nuova e inedita di particolari importanti e un modo di raccontare che gli veniva per l’appunto dalle prove dei primi tempi dedi ­cate al racconto e al romanzo. Per quanto riguarda il ca ­pitolo dell’invenzione, certi libri come Climats, Le cercle de famille, conservano ancor oggi, a distanza di quasi quarant’anni, un sapore partico ­lare e trovano la loro giusta sistemazione nel quadro del romanzo francese fra le due guerre. Troppo deboli per avere una voce autonoma, ne hanno però una che potrem ­mo definire di completamento e di accompagnamento. Un panorama di quel tempo esi ­gerebbe pertanto che il nar ­ratore Maurois non fosse di ­menticato fra Mauriac e Lacretelle.

Ad ogni modo, di queste due soluzioni ispiratrici il Maurois finì per adottare, dopo il se ­condo conflitto mondiale, quella delle biografie. Torna ­to a Parigi nel 1946 e rien ­trato nella sua bella casa sac ­cheggiata dai tedeschi, il Maurois riprese con serenità e umiltà il suo cammino, sen ­za dare eccessivo peso alla nuova situazione intellettuale e senza irrigidimenti. Fedele alla sua natura, Maurois sep ­pe con molta elasticità ri ­prendere il suo posto di scrit ­tore famoso, di accademico, e fornire quasi quotidiana ­mente la prova della sua ec ­cezionale abilità.

Come accade spesso con questi grandi impresari della cultura, non tutto del suo lavoro era buono, anzi spesso certi lavori tradivano la fret ­ta o erano il frutto della redoutable facilité contro cui l’aveva messo in guardia il suo grande maestro Alain. Ciò non toglie che egli non ri ­spettasse un limite di dignità e non fornisse del materiale utile, fra la meditazione mo ­rale e le grandi storie di uomini illustri che esigevano una lunga e minuziosa pre ­parazione. Chi avesse la pazienza di confrontare le pri ­me biografie (quando il Mau ­rois fu addirittura accusato di servirsi con troppa disin ­voltura del lavoro altrui) con le ultime, non potrebbe non riconoscere una grande di ­versità di tono, una maggiore sapienza di costruzione e in ­fine il segno di una partico ­lare misura. Né vale dimenticare che Maurois seppe sfruttare con intelligenza uno strumento che negli anni Venti era stato per molti altri scrittori soltanto l’occasione di un divertimento.

Proprio     perché     dotato una   sottile   intelligenza pratica     egli     vide     qualcosa che gli altri non avevano saputo distinguere   o     avevano   ignorato:     capì   che,     rifacendo il cammino     degli     uomini illustri, si poteva rendere un servizio alla cultura di massa e nello stesso tempo fissare alcuni punti generali di notevole valore per la definizione dei problemi letterari.

In tal modo egli si riagganciava a una grande famiglia francese â— da Sainte-Beuve a Jules Lemaître â— che ha saputo illustrare per tanti lettori una storia viva, riportandoli a contatto diretto con spiriti segreti e difficili. Direi che questo è stato il suo grande merito che poi consisteva nell’aver un’esatta coscienza dei suoi mezzi e delle sue possibilità. Il saggista e il critico di innumerevoli interventi «quotidiani », estremamente semplici, hanno portato il loro contributo a questo che resterà il suo miglior capitolo di scrittore.

Trascurare questi dati, volerlo diminuire e ridurre alle proporzioni di un abile illustratore di cose esteriori sarebbe fin troppo facile ma non risponderebbe alla verità. A suo modo, André Maurois in cinquant’anni di professione ha servito onestamente quella grande letteratura che il suo amico du Bos gli aveva insegnato a venerare.

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