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LETTERATURA: I MAESTRI: √ą morto lo scrittore Giorgio Scerbanenco

16 Ottobre 2018

di Alfredo Berberis
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 31 ottobre 1969]

Dopo una brevissima malat ¬≠tia si √® spento l’altra mattina nella sua abitazione milanese di piazza della Repubblica 25, lo scrittore e giornalista Gior ¬≠gio Scerbanenco. Nato a Kiev cinquantotto anni fa, era ve ¬≠nuto giovanissimo in Italia in ¬≠sieme con il padre, un inge ¬≠gnere che aveva lasciato la Russia dopo gli avvenimenti del 1917. Proprio recentemente Scerbanenco si era recato a Parigi per discutere la realiz ¬≠zazione di alcuni film che avrebbero dovuto essere tratti dalla sua fortunata serie di romanzi polizieschi. Tornato a Milano, aveva accusato una serie di leggeri malesseri ai quali tuttavia non aveva dato alcun peso: luned√¨ purtroppo, un improvviso collasso lo ha stroncato. Per suo espresso desiderio i funerali si sono svolti ieri mattina, in forma sem ¬≠plicissima alla sola presenza dei suoi parenti pi√Ļ stretti.

Per anni il ritratto di Gior ¬≠gio Scerbanenco, lo scrittore stroncato improvvisamente da un collasso cardiaco luned√¨ scorso nella sua casa milane ¬≠se, era stato falsato da una sfumatura: il ¬ęrosa rotocal ¬≠co ¬Ľ. Le pagine che ospitavano i suoi romanzi a puntate, quel ¬≠le dei settimanali femminili, bastavano, da sole, a confinar ¬≠lo, senza appello, nella riserva dei facili autori ¬ęper donne ¬Ľ, in cui i visi pallidi della cri ¬≠tica ufficiale non mettevano mai piede. Ed era un errore, perch√© in certi suoi libri avreb ¬≠bero trovato un’aderenza alla vita contemporanea da croni ¬≠sta attento e raffinato, uno sti ¬≠le asciutto, senza troppi ara ¬≠beschi sentimentali, un serio lavoro di scavo nella psicologia d’ogni personaggio. Qualit√† che gli sono state poi ¬ę scoperte ¬Ľ nelle storie poliziesche pubbli ¬≠cate a partire dal 1966: Venere privata, la prima avventura del medico-detective Duca Lam ¬≠berti, Traditori di tutti, I ra ¬≠gazzi del massacro e I milanesi ammazzano al sabato, storie cos√¨ fortunate da essere subito fagocitate dal cinema, che ce le proporr√† tra breve.

Nato a Kiev, nel 1911, da ma ¬≠dre romana e da padre russo che, professore di latino e gre ¬≠co all’universit√†, scomparve al tempo della rivoluzione, Scerbanenco aveva raggiunto l’Ita ¬≠lia da bambino. La miseria l’aveva costretto ad abbando ¬≠nare la scuola (non era riusci ¬≠to ad agguantare neppure la licenza elementare…) ed a met ¬≠tersi a bottega, dapprima come fattorino, poi come magazzinie ¬≠re. Ma aveva collezionato, per guadagnarsi la pagnotta, altri mestieri, prima di scoprire quello di scrivere: tornitore, manovale, uomo delle pulizie, rappresentante di macchine calcolatrici, venditore di pub ¬≠blicit√† per riviste. Fu, questo, il suo primo contatto con il mondo editoriale. In seguito diventer√† collaboratore e diret ¬≠tore responsabile di periodici ad alta tiratura, risponder√†, con vari pseudonimi, da Adrian a Valentino, a milioni di cuorinfranti, pubblicher√† pi√Ļ di settanta romanzi e un migliaio di racconti, da auten ¬≠tico macinatore di trame, alla Balzac, alla Simenon.

L’avevo incontrato pochi me ¬≠si fa, nel suo grande apparta ¬≠mento di piazza della Repub ¬≠blica. Per raggiungere il sog ¬≠giorno, dove era solito lavorare √Ę‚ÄĒ la macchina per scrivere elettrica appoggiata su un tavolinetto basso, da t√®, tutto tra ¬≠ballante √Ę‚ÄĒ avevo dovuto sca ¬≠valcare un campionario di gio ¬≠cattoli, pericolosamente sparsi per terra dalle sue due bambi ¬≠ne, Cecilia di cinque e Germa ¬≠na di sei anni.

¬ę Scusi, sa, ma io sono abi ¬≠tuato a questa baraonda. Molti si domandano come faccia a produrre tanto. Forse √® perch√© posso scrivere senza difficolt√† in qualunque condizione mi trovi. Posso lavorare in mezzo a una spiaggia affollata, al caf ¬≠f√®, allo stadio; scriverei in tram, sulla metropolitana… ¬Ľ Era sereno, felice. Aveva appe ¬≠na ricevuto il Gran Premio In ¬≠ternazionale della letteratura poliziesca, a Parigi, aveva terminato un romanzo di guerra (che uscir√† postumo da Lon ¬≠ganesi), registi cinematografici e televisivi si contendevano i suoi soggetti. Mi parl√≤ del viag ¬≠gio in Francia. L’aveva com ¬≠piuto in automobile, con la gio ¬≠vane moglie e le due figlie.

L’automobile era il suo unico ¬ę hobby ¬Ľ. Aveva la patente, ma non voleva guidare, prefe ¬≠riva affidare il volante a un autista di fiducia. Domenica sera, tornato da una clinica dove s’era sottoposto a una se ¬≠rie di controlli per un lieve di ¬≠sturbo che l’aveva colpito alle gambe, aveva chiamato l’auti ¬≠sta. Voleva che fosse pronto per portarlo, con la famiglia, a Lignano, in una casetta che s’era comprato. Le bambine, pregustando la vacanza, avevano riempito una valigia di giocattoli e delle loro solite cianfrusaglie ed avevano pre ¬≠gato la mamma di metterla gi√† in macchina. E’ rimasta in anticamera.

 


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