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LETTERATURA: I MAESTRI: Eccessi

4 Settembre 2013

di Riccardo Bacchelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 13 giugno 1969]

Le bravure politiche del Generale de Gaulle son pi√Ļ d’una e diverse, e due sin ¬≠golari.
Una √® l’arte di ritirarsi dal potere in modo da farcisi de ¬≠siderare e richiamare, l’arte d’appartarsi e di tacere in mo ¬≠do che il suo silenzio e la sua sparizione dalla scena lo rendano pi√Ļ che mai presente e influente, o almeno incom ¬≠bente.

Tacere pu√≤ sembrar facile a dirsi, ma significa che la passione, l’orgoglio, la super ¬≠bia di lui, tutt’altro che alie ¬≠no da mostrarsi passionato, orgoglioso, superbo, sanno superare il risentimento, la boria, la vanit√†. Grande at ¬≠tore, anzi gran virtuoso della televisione come scanno e sce ¬≠na, cattedra e pulpito e tri ¬≠buna del suo magistero ditta ¬≠toriale, egli ha una cogni ¬≠zione tecnica di tal mezzo e strumento d’azione e di per ¬≠suasione, cos√¨ profonda e si ¬≠cura e geniale, che ne ha ca ¬≠pita e adoperata l’efficacia non solo in senso positivo, ma an ¬≠che in senso negativo. Il ca ¬≠polavoro del de Gaulle televi ¬≠sivo √® non solo nell’apparir- vi, faccia e voce, gesto e pa ¬≠rola, imperiosamente effica ¬≠ce, ma nello sparirne, in un silenzio ed assenza non me ¬≠no efficaci e imperiosi e imperatorii, come quelli suoi odierni, che, se i successori dovesser fallire, propongono il ritorno al potere, con una vigoria pi√Ļ forte e pi√Ļ con ¬≠vincente d’ogni parola e pro ¬≠posta esplicita. Sicch√© il si ¬≠lenzio e la scomparsa di de Gaulle √® il capolavoro di quel capolavoro televisivo, ch’√® de Gaulle sullo schermo.

Del resto, l’arte di lui, vi √® grande e ¬ę virtuosa ¬Ľ anche nel fatto stesso ch’egli non cu ¬≠ra di comparirvi attenuando o mascherando o raddolcendo o ombrando l’acre ed aspra antipatia estetica della sua grinta e pronuncia e mimica sprezzante, della sua stessa madornale struttura corporea che ricorda quella di certi madornali animali antidilu ¬≠viani. E’, lasciando da parte la burla, un’antipatia potente e cosciente, non ultimo dei fattori su cui egli ha costruito il fatto storico del suo suc ¬≠cesso.

Ma, se √® lecito cavar dalla burlesca metafora, un pensie ¬≠ro, in Europa, dal 1914 al 1945, un diluvio c’√® pure sta ¬≠to, un diluvio storico, rispetto al quale e riguardo all’Euro ¬≠pa e alla sua unione, unitaria o federativa abbia ad essere, la dottrina, la convinzione, l’azione di de Gaulle sono an ¬≠tidiluviane, o diciamo anacro ¬≠nistiche. Infatti esse perpetua ¬≠no la disgrazia capitale e l’er ¬≠rore esiziale della pace di Versailles, fallita e mentita e tradita dal non aver potuto n√© saputo n√© voluto costitui ¬≠re una unione o federazione o concerto europeo valido, ef ¬≠ficiente, sincero. Colpa di tut ¬≠ti e di nessuno, dice la storia, ma disastro e catastrofe per tutti gli europei, troppo cer ¬≠tamente, bench√© sia dovere non disperarne, anche se quel ¬≠l’unione appare ancor diffi ¬≠cile, contrastata, certo, non solo da de Gaulle, ma in non piccola parte da lui e da quel che la politica europea del Generale ha serbato di ana ¬≠cronistico nella ambizione di acquisire al suo paese un pre ¬≠stigio e un’autorit√†, larvata ¬≠mente egemoniche, palese ¬≠mente prevalenti, e politiche e colturali, fra gli altri e sugli altri europei.

A questo punto, a rende ¬≠re pi√Ļ evidente e incongruo e dannoso il contrasto, mi par che intervenga la considera ¬≠zione della seconda bravura e capacit√† di de Gaulle, politi ¬≠co, per quanto non riguarda l’Europa e le cose e il proble ¬≠ma unitario europeo, realisti ¬≠co, capace di proporre e por ¬≠re le questioni in modo di chiarirle e di risolverle.

Cos√¨, per dirne una diffici ¬≠le, egli pose e risolse, reali ¬≠sticamente quanto mai, la questione dell’Algeria, scabro ¬≠sa e penosa quanto mai. E capacit√† di risolvere, quest’al ¬≠tra bravura del Generale, spic ¬≠ca insomma in un’epoca della storia mondiale in cui la po ¬≠litica, la diplomazia, la guerra stessa, sembrano capaci di in ¬≠tricare e sospendere, moltipli ¬≠care e rimandare sia i pro ¬≠blemi sia le soluzioni.

Orgoglioso e sprezzante, passionato e superbo, risoluto e trattabile, sono le qualità sotto le quali ha operato in capitali circostanze la sua astuzia politica con esiti diversi e discutibili, ma decisivi.

Nella questione europea in vece, l’influenza e l’azione di de Gaulle sono riuscite in ef ¬≠fetti contrarie e contrastanti alla e con la decisione e ri ¬≠soluzione. Non han fatt’altro che intricare, oscurare, accrescere le difficolt√†, finch√© il referendum √® venuto a sancire cotesto fallimento: il quale √® derivato dal fatto che orgoglio e boria, superbia e sprezzo, potenza e prepotenza, vo ¬≠lont√† ed arbitrio, ossia le qua ¬≠lit√† e i loro difetti, che, le une e gli altri, hanno servito al successo di de Gaulle, non sono i difetti e le qualit√† utili e convenienti a porre nei giusti e sani termini il problema dell’unione europea, e a dargli soluzione, o almeno ad avviarla.

Questo perch√© essendo l’Europa una civilt√†, un aggregato antico, e nobile, quanto delicato e sensitivo di lingue e nazioni, di colture e stirpi, di tradizioni e produzioni pri ¬≠ma politiche che economiche e prima ed oltre che politiche, umane e umanistiche, religio ¬≠se e spirituali, anche l’ombra e il sospetto della boria, del ¬≠l’albagia, dello sprezzo, a cui il Generale indulge non senza compiacimento altezzoso e perfino insolente, sono affatto contrarie e dannose, incompa ¬≠tibili e avverse a un fine unificatorio, all’ideale stesso di una unione europea.

 

 

*

 

 

 

Che a questo fine giovi, che cotesto ideale viva, non che d’entusiasmo, di critica e di autocritica, √® certo ed eviden ¬≠te. Ma questo non vuol dire che giovino critica ed auto ¬≠critica presuntuose acremente, cio√® presuntuose a rovescio, denigratorie. Stando al caso nostro, √® un fatto antico che noi italiani, generalmente, su questo punto passiamo da un eccesso all’altro. In particola ¬≠re e recentemente, un’epoca di infatuazione nazionalistica co ¬≠me quella degli anni del fa ¬≠scismo, doveva naturalmente produrre un’infatuazione oppo ¬≠sta e contraria. Questa si nota cos√¨ nel tono delle critiche pi√Ļ serie, come nelle pi√Ļ futili manifestazioni di snobistica esterofilia, ma penso che val ¬≠ga la pena di rilevarlo, per ¬≠ch√© tale stile e tale inclina ¬≠zione sono non meno dannosi che la boria e l’alterigia, alla desiderabile unit√† europea.

Se questa ha da farsi e da esistere, unione, federazione, concerto che sia, prima che politica dovr√† essere coltura ¬≠le e spirituale unione, a cui la boria nuoce e l’avvilimento non giova. E non comporti pretese a primati, prevalenze, prestigi, egemonie, incompatibili con ogni unit√† ed unione, per definizione.

Unione di spiriti, e la conse ¬≠guente unione politica, esigo ¬≠no rispetto degli altri non pi√Ļ n√© meno che rispetto di se stessi. Un eccesso in un senso √® dannoso quanto un eccesso in senso opposto: e in un sen ¬≠so e nell’altro si tratta d’in ¬≠fatuazione retorica.

 


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Bart