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LETTERATURA: I MAESTRI: Giambattista Marino

16 Agosto 2014

di Vittore Branca
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 19 ottobre 1969]

Ancora a quattrocento anni dalla sua na ¬≠scita (18 ottobre 1569) Giambattista Marino non ha potuto scrollarsi dalle spal ¬≠le l’etichetta di ¬ę poeta della meraviglia ¬Ľ: cio√® di scrittore che all’ideale del bello so ¬≠stituiva la ricerca dello strano e dello stu ¬≠pefacente. Ancora oggi dalle storie lettera ¬≠rie e dal grande Dizionario enciclopedico di letteratura italiana, il reo √® presentato come confesso in un suo famoso sonetto, anzi quasi in un sadico atteggiamento di rifiuto della divina poesia per un’abilit√† da giocoliere. ¬ę√ą del poeta il fin la maravi ¬≠glia… – Chi non sa fa stupir vada a la striglia ¬Ľ. Ma questi versi non sono affatto ¬ęsintesi della poetica ¬Ľ sua propria: cam ¬≠peggiano invece in una presa in giro, in un’esaltazione antifrastica, alla rovescia, dell’odiatissimo rimatore Gaspare Murtola.

Quei due versi fraintesi e staccati dal contesto sono divenuti uno slogan storio ¬≠grafico sotto l’influsso delle condanne alfieriane (¬ę il Seicento delirava… ¬Ľ) e roman ¬≠tiche per la letteratura barocca; e sono rim ¬≠balzati fino a noi come una definizione cri ¬≠tica per la pigrizia culturale che rende spes ¬≠so la storia letteraria vittima di una serie di idola e di luoghi comuni.

Non la riusc√¨ a eliminare neppure il Cro ¬≠ce con la sua memorabile scelta di Poesie varie del Marino (1913). Egli puntava s√¨ a una rivalutazione della lirica, interpretan ¬≠dola attraverso il brillante binomio sen ¬≠sualismo-ingegnosit√†; ma respingendo mo ¬≠ralisticamente il secondo termine continua ¬≠va il rifiuto illuministico e romantico, e so ¬≠prattutto si precludeva la comprensione di quella psicologia e di quella sociologia del ¬≠l’espressione artistica che sono definibili come ¬ę manieristiche ¬Ľ. Nuove e ricche prospettive di lettura si sono ora aperte per il Marino proprio in questa dimensione manieristica, riconqui ¬≠stata sotto le sollecitazioni delle esperienze espressionistiche e surrealistiche, degli eser ¬≠cizi critici di tipo stilistico e strutturale, dell’ambiguit√† identificata ormai come fattore caratterizzante il linguaggio poe ¬≠tico. Malgrado le impostazioni e le me ¬≠todologie diverse, il Parnaso in rivolta de ¬≠scritto dal Calcaterra, la tipologia del Ri ¬≠nascimento in crisi identificata dall’Hauser, il labirinto scelto dallo Hocke come emble ¬≠ma del mondo seicentesco, il barocco come estrema ricerca di serenit√† nell’arte presen ¬≠tato dal Getto offrono interpretazioni con ¬≠vergenti nella nuova visione di questa si ¬≠tuazione spirituale nell’Europa delle rifor ¬≠me e delle nazionalit√†. Cos√¨, come nota il pi√Ļ acuto interprete delle inquietudini let ¬≠terarie fra Cinquecento e Seicento, Ezio Raimondi, anche la ¬ę sensibilit√† ¬Ľ diviene un problema che lo storico non pu√≤ igno ¬≠rare.

 

Proprio sotto angolazione manieristica, do ¬≠po decenni e decenni di silenzio edito ¬≠riale, sono stati presentati, negli anni Ses ¬≠santa e sulla scia della rinnovatrice anto ¬≠logia del Getto, alcuni importanti testi mariniani: anzi tutte le ricercate e rischiose Dicerie sacre e la Strage degli innocenti a cura di un esperto filologo come il Pozzi (ed. Einaudi), poi la silloge delle sorpren ¬≠denti Lettere accuratamente aggiornata da un giovane e valente specialista, il Guglielminetti, e il florilegio del Muscetta e del Ferrante nella loro Poesia del Seicento (ed. Einaudi), infine le Opere scelte a cura dell’Asor Rosa (ed. Rizzoli).

In questa ripresa di fortuna specialmente della lirica (recentissime le fini Ricerche intorno alla ¬ę Lira ¬Ľ del Besomi, ed. Ante ¬≠nore) colpisce l’assenza del capolavoro del Marino l’Adone, la massima realizzazione della avventurosa ingegnosit√† seicentesca. Dopo il grandioso successo fra Sei e Sette ¬≠cento, l’ultima solitaria e ormai introvabile edizione √® del 1921: delle 5625 ottave po ¬≠che centinaia sono accolte anche nelle otti ¬≠me antologie or ora citate. Eppure l’Adone √® il pi√Ļ grandioso poema del manierismo europeo, come testimoniano anche gli ampi e implicati riflessi nella musica, nel teatro, nelle arti figurative.

Sono soprattutto le aperture di sensibi ¬≠lit√† e di gusto alla nuova pittura √Ę‚ÄĒ tecni ¬≠camente spiegate nella Galeria √Ę‚ÄĒ che ap ¬≠profondiscono nell’Adone il senso delle fa ¬≠scinose rappresentazioni, ora allusive ora suggestivamente metaforiche. Gli stessi este ¬≠nuati abbandoni carnali, prolungamenti di languori tassiani, sembrano atteggiarsi in estatiche pose berniniane, sfumare in tene ¬≠ri colorismi correggeschi, allargarsi in mor ¬≠bide musicalit√† da madrigale monteverdiano (¬ęMusica e Poesia son due sorelle ¬Ľ).

 

Le sontuose e lussuriose fantasie dell’Adone riescono a librarsi cosi in una sot ¬≠tile e sublime ambiguit√†: la quale non va crocianamente o marxisticamente respinta, ma riportata e inserita nel quadro d’una storia della sensibilit√† manieristica dal Parmigianino fino, in certo modo, allo Shake ¬≠speare (e questo spiega il successo nel mon ¬≠do anglosassone prolungatosi recentemente col poderoso studio del Mirollo e colla tra ¬≠duzione del Priest).

√ą un’ambiguit√† che ¬ę si poneva come in ¬≠quieta, capziosa contestazione, capriccio ed allarme nei confronti di una societ√† fidu ¬≠ciosa nella repressione degli istinti e nella immobilit√† dei valori ¬Ľ. Rilievo giustissimo, questo, nell’intelligente accostamento all’Adoneoperato ora da Marzio Pieri (¬ęConvivium ¬Ľ, vol. XXXVI ¬Ľ, e avvalorato dalle rivelatrici analisi culturali e linguistiche della Colombo (Cultura e tradizione nel ¬≠l’Adone, ed. Antenore). Il Pieri stesso ci fa sperare che presto potremo finalmente avere il capolavoro del Marino in un’edizione ac ¬≠curata, quella che egli sta preparando per gli Scrittori d’Italia del Laterza. Sarebbe il pi√Ļ bel frutto di questo centenario.


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Bart