di Franco Nencini
[da “La fiera letteraria”, numero 21, giovedì, 23 maggio 1968]
Le « bocciature » di Gianfranco Contini, delle quali tutti parlano, sono nate in montagna, in un villone nei pressi di Domodossola dove l’autore è nato, non a Pian dei Giullari, dove egli vive in mezzo ai suoi clas sici e lavora circondato da quadri di De Pisis e Morandi. Sei mesi di lavoro, dall’estate scorsa. Mille- cento pagine, cento autori da capire, da salvare, da riscoprire. I rimasti fuori, da questa « Letteratura del l’Italia Unita-1861-1968 », sono appunto i bocciati. Il libro, uscito da pochi giorni, già ha provocato recen sioni non sempre benevoli, ha messo a rumore le cer chie degli amici e quelle dei nemici. Anche se l’opera nasce formalmente fra i testi scolastici d’avanguardia dell’editore Sansoni, è la prima importante antologia che esce in vista dei nuovi programmi. Il fatto che uno studioso della sua autorità abbia momentanea mente lasciato i rimatori dugenteschi per entrare su materia contemporanea (nell’antologia, con una pun ta di civetteria, si arriva a parlare anche di « Ferrovia locale » e de « Il ballo angelico ») con dichiarata « mancanza di neutralità » e anzi con tutta la passio ne e talvolta il divertissement e l’inquietudine dell’e sperimento di laboratorio, è parso insomma infran gere le regole del gioco. Neppure è servita la premessa fatta da Contini nell’introduzione. Qualcuno è stato stimolato, anzi, a compilare una polemica « lista dei bocciati »: De Roberto, Deledda, Bontempelli, Pra tesi, Corazzini, Bassani, Loria, Piovene, Parise, Delfini, Quarantotti-Gambini… L’elenco potrebbe seguitare. Ma a che servono i nomi? Le motivazioni semmai che finora non erano state date. Siamo andati a cer carle nei dintorni di Firenze, a Pian dei Giullari.
Fiera – Professore, questa sua anto logia così importante e organica nel tessuto della critica militante, rappre senta forse uno choc per chi era abi tuato a considerarla chiuso in una spe cie di torre d’avorio, Dante, gli studi filologici…
Contini – Direi semmai che si tratti di un ritorno alle origini. Ho iniziato con la critica militante, certo negli ul timi anni gli interventi si sono dirada ti, se si eccettua qualche cosa su Para gone. Ma direi che si è persa un po’ anche una certa funzione delle riviste. L’impegno alla lettura, all’applica zione di un certo metodo critico, ov viamente non si è mai perso…
Fiera – Avrà visto come la critica ha parlato di esclusioni, di bocciature. Co me pensa che certe preferenze, certi stimoli critici, certi amori sperimenta li trovino la loro collocazione nel tes suto di una linea maestra, tradizio nale?
Contini – Più che di esclusioni, par lerei di assenze. Non ho deliberata- mente voluto escludere nessuno. Vede, un classico lascia tracce memorabili, suscita calore e reazione. Dove la mia memoria non è rimasta per così dire solcata, non ho trascritto. Nella so stanza, le tavole di presenza sono quelle del gusto della gioventù, vocia no, post-rondistico… Riusata questa bi lancia a un quarto di secolo di distan za, m’è parso che gusti e valori pesas sero ancora. Cito a titolo di esempio il recupero alla funzione militante di un Pascoli, la necessità di riportarlo a un valore attuale, quotidiano, non tradi zionale… l’esigenza di vagliare filologi camente il pluristilismo di un D’An nunzio e di rivalutare il complesso della sua produzione, di storicizzare Croce e i suoi precedenti…
Fiera – Pare tuttavia di veder trape lare nelle recensioni la contestazione di un certo « gusto privato », a parte le pagine che lei ha citato e molte al tre (ad esempio quelle dedicate a Car ducci e al De Sanctis) e che certo co me è stato notato resteranno all’attivo della storiografia letteraria italiana, « Quintessenza di attenzione, di ascol to, di sensibilità alla storia della cultu ra e all’invenzione formale ».
Contini – Non credo sia poi così vero come sembra. Certo, cinquant’anni fa chi leggeva Dossi o Faldella poteva ben essere considerato un maniaco. Ma oggi non è più così. Quella che io chiamo « la funzione Gadda » conta, può e deve essere recuperata. In fon do parlo di eventi che rappresentano la massima punta della contempora neità, che sono legati da un gioco di influenze e risonanze che ben si pre stano all’indagine filologica. E’ Pizzuto che spiega Marinetti, e non il contra rio. Che dire? Se mi si contesta trat tarsi di inclinazione personale, vorrà dire che qualcosa mi ha spinto a leg gere e a capire Gadda trent’anni pri ma degli altri…
Fiera – Parliamo, se non le dispiace, di certe esclusioni. De Roberto, ad esempio, Bassani, e anche Trilussa dal momento che un intero capitolo è dedicato agli scrittori dialettali…
Contini – A mio avviso, De Roberto è scrittore certo stimabile, ma più va lido per doti morali o di laboriosità che per autentica illuminazione. In- somma, quando c’è un Verga toccato dalla luce della grazia, in un’antologia che impone per forza di cose certi li miti di spazio, si può sacrificare ciò che al confronto può apparire secondario. Semmai, ecco, mi sarebbe pia ciuto mettere più Capuana, certe pagi ne de Il marchese di Roccaverdina.
Lo stesso discorso di De Roberto si può fare per la Deledda. Ho cercato di fare un’antologia il più vasta e rappresentativa possibile. Escludendo la Deledda non sento insomma di avere escluso aspetti dello spirito o ricerche formali che non abbiano avuto altre superiori manifestazioni… A mio avvi so un’antologia deve mettere a contat to non con dei nomi, ma con dei tipi di esperienza… Quanto ai meridionali sti mi sembra che abbiano perso già molta per strada… Altre volte i motivi sono stati di ordine diverso: per Bas sani non mi è riuscito di isolare una pagina, di strapparla dal contesto, o l’editore; di Pavese alcune cose tra le più importanti non potevano essere ci tate per motivi di circolazione scolasti ca…
Fiera – Ma lei, professore, ha avuto sempre presenti i destinatari dell’anto logia, cioè gli studenti? Non ritiene, in altre parole, che molti presupposti per la piena comprensione dei contenuti critici più importanti o più originali di questa antologia possano mancare a un ragazzo di diciotto anni?
Contini – Si trattava di far circolare anche valori che non hanno mai avuto
un avallo amministrativo-scolastico di fiducia. Forse fino a ora gli studenti sono stati sottovalutati. Ho procurato, prima con le schede critiche e poi con una scelta adeguata dei testi, di dar modo di usare questi strumenti. Del resto gran parte di questa letteratura, che è stata di élite, oggi penso che possa benissimo circolare ed essere compresa nell’ambito di quella che si suol chiamare cultura di massa, e anzi forse acquistare un valore ancora più pregnante…
Fiera – Che immagine ha di questi giovani?
Contini – Mi sembra che abbiano un controllo della loro avventura esisten ziale e intellettuale assai più forte di quello che avessimo noi. Riscontro in loro un grande impegno su tutti i va lori formali del ragionamento. Sono molto suscettibili di essere educati, meno istintivi della generazione prece dente. Non a caso â— mi pare â— la filo logia è anzi diventata di moda, come studio: anche questo conferma l’esi genza di un controllo razionale eserci tato sui Valori formali. Che circoli Saussure, passi, ma quando vedo cir colare fra i giovani anche gli struttu ralisti di Praga vuol dire che non è so lo una moda…
Fiera – Non pensa che sia anche una reazione a un certo passato?
Contini – Non direi, è talmente ar cheologico quel passato cui lei si rife risce… Direi semmai che bisogna por tare questi giovani a recuperare Cro ce. In fondo prima di ossificarsi è sta to l’idealismo crociano a esercitare questa funzione di reazione…
Fiera – In una antologia che arriva fino al 1968, e che presenta testimo nianze e sensibilità così attente a ogni anche lontano sperimentalismo, non le sembra di avere in qualche modo « sa crificato » la presenza dell’avanguardia?
Contini – Definirei la mia posizione a questo riguardo come di attesa. Ciò che conosco mi sembra al momento che rappresenti solo moduli invecchia ti, o che per altre componenti e opere sia al di sotto del livello dei grandi sperimentalismi, presenti di contro in maggior misura in un Gadda o in un Pizzuto. Sperimentare per sperimenta re, meglio i più illuminati…
Fiera – Esistono anche dei fattori formali più generali che provocano questo suo giudizio?
Contini – Ecco, guardi, mi vado sem pre più convincendo che letteratura e poesia siano un fatto vocale, destinato all’esecuzione. Questi nascono e muoiono nello scritto di matrice stret tamente tipografica o grafica… Insomma, in un Mallarmé c’è bene una dop pia gestione, sia vocale che scritta, in questa nostra avanguardia mi sembra che i testi non resistano alla lettura…
Fiera – Ma in alcuni proprio il segno o il collage hanno valore espressivo, si è parlato di poesia visiva…
Contini – Avranno forse queste ope re legittimità altrove. Ma allora nella mia antologia avrei dovuto mettere anche pittori, grafici, architetti… Vede, ad esempio il teatro di Beckett o di Jonesco è un tentativo riuscito di « lettrisme » portato a realtà di esecu zione…
Fiera – Ci siamo forse allontanati dal centro dell’argomento. Quali sono i metodi di lavoro che ha seguito?
Contini – Le dicevo prima dell’im portanza del segno nella memoria. Non ho schedari, non sottolineo i li bri… Sarebbe un violare la loro unità… Mi creda, i libri hanno un imene che non deve essere infranto… Ho cercato comunque una unità di dettato: si trat tava infatti di considerare letture di trenta o quaranta anni fa come se fos sero contemporanee, come se questi si gnificati critici li avessi scritti o senti ti per la prima volta… Non direi che vi siano stati grandi scossoni. Gadda mi è parso che nel tempo crescesse ancora, Roberto Longhi l’ho ritrovato un punto centrale, un caso limite di grande prose « per sé », e insieme di rapporto mentale illuminante…
Fiera – Pensa, di contro a questi va lori stabili e certi, che oggi in Italia ci sia un po’ una corsa a non perdere i treni, oggi lo strutturalismo, domani chissà…
Contini – Guardi, io non sono avver so agli snobismi culturali. Anche per ché penso che in fondo, dove c’è fumo c’è anche un po’ di arrosto. Certo, ve dere strapazzati, portati per strada i nostri silenziosi idoli di laboratorio può dare fastidio… Semmai il pericolo che si sta correndo è un altro: metodologizzare invece di divulgare, un gioco fine a se stesso, un allontanamento dalla vita, un ragionare sulle moda lità… E alcuni di questi giochi diven tano di fatto pericolosi, certa sociolo gia, certe antropologie, le cosiddette comunicazioni di massa, grammatica lizzano il senso vitale in termini non di rado irrazionali… La morte di Cro ce, è vero, ha liberato l’Italia da un controllore perpetuo, ma oggi si assi ste a un libertinaggio corrente, come quelli di figli adolescenti troppo a lun go vigilati e repressi che oggi impazzi no dietro alla vaga venere…
Fiera – Un’ultima domanda sull’an tologia: non le sembra, nell’economia generale, di aver avuto eccessiva pre dilezione per gli scrittori toscani?
Contini – Quasi sempre, in qualche clausola o modulazione, trovo la gran de impronta di Tozzi. Se la narrativa oggi ha un senso, mi sembra che più degli altri questi toscani abbiano sen tito la realtà, non siano corsi dietro a elaborazioni per sillogismi…