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LETTERATURA: I MAESTRI: Gide oggi, a cento anni dalla nascita

5 Aprile 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 20 novembre 1969]

Si ricorda in Francia il cen ¬≠tenario della nascita di Andr√© Gide (22 novembre 1869) ma con un certo ri ¬≠serbo. Ed √® facile capirne la ragione: troppe cose sono cambiate dagli anni della particolare dittatura gidiana che aveva trovato nell’am ¬≠biente della Nouvelle Revue Fran√≠¬ßaise la sua sede natu ¬≠rale. Eppure non manche ¬≠rebbero i motivi per un ri ¬≠scatto nell’attualit√†: basti pensare a tutte le battaglie d’ordine morale che lo scrit ¬≠tore fece nel nome della li ¬≠berazione dell’uomo dai pre ¬≠giudizi, dalle superstizioni e dalle consuetudini. Gide √® stato uno dei primi a met ¬≠tere in luce gli errori e le insidie di un certo spirito familiare, a battersi per una migliore organizzazione del ¬≠la giustizia, a denunciare le colpe e i crimini del colo ¬≠nialismo: a suo modo √® sta ¬≠to un contestatore, ma a vo ¬≠lerlo giudicare da questo punto di vista si coglie im ¬≠mediatamente ¬† ¬† la diversit√† della sua protesta e il rap ¬≠porto essenzialmente uma ¬≠no dei suoi interventi. Oggi, in fondo, lo si accuserebbe di non aver mai voluto far par ¬≠te di una chiesa o di un par ¬≠tito politico e di aver rego ¬≠lato la sua vita sull’unica guida dell’autonomia e del ¬≠l’indipendenza della persona.

*

La sua stessa natura reli ¬≠giosa che, peraltro, ha nu ¬≠trito la parte pi√Ļ nobile del ¬≠la sua ricerca spirituale e in ¬≠tellettuale obbediva soprat ¬≠tutto a un’accentuazione del tutto intima e segreta della propria anima e per molti anni, fino a quando cio√® non gli riusc√¨ di rompere tutti i legami con la memoria del Cristo, credere o cercare di credere aveva significato per lui speculare sulla possibilit√† di perfezionare e migliorare il senso della propria vita. Comunque, non and√≤ mai ol ¬≠tre la lettura dei Vangeli, anche se il continuo confron ¬≠to con l’insegnamento di Cri ¬≠sto, vagliato secondo gli in ¬≠teressi del momento e alla luce delle sue esperienze vi ¬≠tali, lo differenziava forte ¬≠mente dagli altri, diciamo pure da quasi tutti gli scrit ¬≠tori del suo tempo che non si erano formati su quei te ¬≠sti. Ci fu solo un momento in cui credette di poter final ¬≠mente uscire dall’inferno del ¬≠la dilettazione interiore ed egoistica ma si tratt√≤ di una brevissima illusione: fu quan ¬≠do ritenne opportuno aderire al comunismo, inteso piutto ¬≠sto come aspirazione alla co ¬≠munione universale fra gli uomini che non come dot ¬≠trina politica.

Gide che era meticoloso e sospettoso pens√≤ di andare nell’Unione Sovietica per ve ¬≠rificare sul posto l’applicazio ¬≠ne della verit√† comunista ma gli bast√≤ un viaggio di pochi giorni per stabilire che fra ambizioni e realt√† c’era un abisso e con la stessa rapidit√† con cui si era schierato dalla parte dei Barbusse e dei Rol-land (vale a dire, di scrittori che per natura ed educazio ¬≠ne non gli erano certo con ¬≠geniali), fece la sua brava contrizione e ritorn√≤ nella grande famiglia borghese, l’unica del resto che gli con ¬≠sentisse la posizione del ri ¬≠belle e dell’oppositore. Fu ac ¬≠cusato di ingenuit√† ma pro ¬≠babilmente si trattava di una diagnosi di comodo: in effet ¬≠ti Gide anche sulla questione del comunismo non aveva fat ¬≠to altro che regolarsi secon ¬≠do le sue norme di indipen ¬≠denza. Appena avvertiva di legarsi troppo a un’idea o a una persona, ricorreva al ri ¬≠medio della rottura e del ¬≠l’analisi critica.

Soltanto cos√¨ si spiega e si giustifica la lunga operazio ¬≠ne dialettica che ha segnato la sua vita: Gide ha voluto provare tutto e il contrario di tutto, e perfino come scrit ¬≠tore aveva scelto come nor ¬≠ma quella di mettere i suoi libri in contrasto o in con ¬≠traddizione fra di loro, qua ¬≠si si fosse trattato di stabi ¬≠lire un dialogo fra le varie occasioni della sua vita di grande dilettante. A ben guardare, era piuttosto una regola d’ordine estetico e in fondo, se lo giudichiamo alla luce degli avvenimenti pi√Ļ recenti della letteratura, il suo vero proposito era quello di costruirsi un’immagine il pi√Ļ possibile accettabile e de ¬≠gna della propria opera. Ec ¬≠co perch√© molte delle sue pa ¬≠gine denunciano lo sforzo della ricerca obbligata, ecco soprattutto perch√© non gli durava il fiato per scrivere un vero romanzo o per af ¬≠frontare un genere letterario ben preciso: le cose migliori restano i racconti brevi, i r√©cits, cio√® quei componimen ¬≠ti di misura in cui riusciva a presentare nella luce mi ¬≠gliore un’idea o un atteggia ¬≠mento morale o soltanto un interrogativo.

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Qui forse stava il suo se ¬≠greto: interrogare, porre del ¬≠le domande imbarazzanti, in ¬≠quietare lo spirito, non con ¬≠cedere pace al bisogno tutto umano di assestamento e di compiacimento. E va detto che sotto questo profilo la sua presenza ha avuto una grandissima importanza. Nel campo letterario, dove Gide per moltissimi anni ha soddi ¬≠sfatto con grande prestigio la funzione di correttore del gu ¬≠sto che gli era stata ricono ¬≠sciuta da Curtius, e in quello pi√Ļ vasto dell’esistenza, dove Gide √® stato un ascoltatore disinteressato delle incertez ¬≠ze altrui e un consigliere di grande forza morale (questo cristiano in rotta col Cristo pu√≤ vantare molti successi come apostolo e infatti gli amici che grazie a Gide han ¬≠no ritrovato la fede furono molti e fra gli spiriti pi√Ļ alti del suo tempo, basti ricorda ¬≠re Ren√© Schwob).

C’√® stato un momento in Europa in cui Gide sembra ¬≠va l’unico maestro possibile e noi che abbiamo passato quelle acque non possiamo neppure oggi tacere un gros ¬≠so debito di riconoscenza: Gide ci aveva insegnato a non barare con noi stessi, a non illuderci delle nostre ra ¬≠gioni, soprattutto ci aveva raccomandato di non pecca ¬≠re contro lo Spirito. Cosa cu ¬≠riosa, poich√© proprio la sua storia d’uomo era un esem ¬≠pio contrario, di come cio√® si possa tradire per una scel ¬≠ta del male, per una voca ¬≠zione rovesciata, nel tentati ¬≠vo di sostituire a Dio l’ordi ¬≠ne naturale dell’istinto. Si pensi a una delle sue grandi battaglie, quella che pi√Ļ del ¬≠le altre lo ha reso famoso, in nome della libert√† sessuale.

Sarebbe ingiusto dire che Gide non abbia vissuto fino in fondo questa tragedia, cos√¨ come sarebbe falso negare che egli non abbia rinchiuso in quel grido di libert√† tut ¬≠ta la parte superstite del ri ¬≠morso e della contrizione mo ¬≠rale. Ma anche questo atteg ¬≠giamento rischia di apparire agli spettatori d’oggi come ipocrita o ridicolo e ci√≤ do ¬≠vrebbe servirci a capire qua ¬≠le distanza passi fra il tem ¬≠po gidiano e il nostro, legato all’esaltazione del puro istin ¬≠to animale. Gide fino all’ul ¬≠timo e nonostante le sue professioni di tranquillit√† sent√¨ nella carne il peso del suo errore e a ben poco gli serviva il tentativo di tra ¬≠durre la sua colpa su un altro terreno o dire di averne fat ¬≠to uno strumento di riscatto. A volte lo scrupolo √Ę‚ÄĒ por ¬≠tato al massimo √Ę‚ÄĒ di voler apparire sincero lo costrin ¬≠geva a guardare il mondo in un certo senso e a dimenti ¬≠care le ragioni degli altri (il suo distacco da Claudel o da Charles du Bos va spiegato cos√¨).

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Ugualmente prezioso il suo insegnamento letterario: il Journal non √® davvero un li ¬≠bro morto n√© sono morte le pagine del critico. Anche qui, oggi, verrebbe fatto di obiet ¬≠tare che la regola del ‘gusto’ non √® pi√Ļ sufficiente, ma √® un’obbiezione del tutto gra ¬≠tuita e che ottiene l’effetto contrario. Tutt’al pi√Ļ si do ¬≠vrebbe dire che il gusto di Gide ha rappresentato il mo ¬≠mento culminante di una par ¬≠ticolare civilt√† di √©lite e che il suo apparente disordine, la sua inquietudine avevano come unico oggetto finale una ben precisa idea di uma ¬≠nesimo classico. Oggi di quel ¬≠la civilt√† non rimane quasi pi√Ļ nulla e quindi si spiega √Ę‚ÄĒ almeno in parte √Ę‚ÄĒ il lun ¬≠go purgatorio in cui √® en ¬≠trato da molti anni Gide. Ma, si badi bene, non si trat ¬≠ta di una sentenza definiti ¬≠va: Gide √® stato un maestro e torner√† ad esserlo, quan ¬≠do anche la letteratura avr√† riconquistato i suoi poteri e i sentimenti avranno riotte ¬≠nuto il diritto di ascolto.


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Bart