di Sergio Perosa
[da “La fiera letteraria”, numero 6, giovedì, 8 febbraio 1968]
HENRY JAMES
Romanzi
a cura di Agostino Lombardo
Sansoni, 6 volumi, lire 4500 ciascuno
Con sempre maggiore chiarezza, Henry James va definendosi come precursore e maestro del romanzo del Novecento, non solo anglo-americano. Lo si riconosceva qua e là per ac cenni, senza entrare troppo nei par ticolari; se ne accettava il nome, e magari la presenza nascosta fra le ri ghe, senza indagare troppo la natura dell’influsso. Nei suoi romanzi di co stume sembrava fornire grandi esem pi di realismo ottocentesco (sociale, psicologico e morale), il corrispettivo inglese d’una comédie humaine. Co me maestro di indagine psicologica, si legava il suo nome a quello di Proust, senza tener conto, anche per lui, della visione totale, della complessità del l’esperienza narrativa affrontata. Poi ché era stato uno dei primi a porsi nell’ambito del romanzo dal punto di vista del personaggio in esso coin volto e a sfruttare cioè il principio del « punto di vista circoscritto », si vedeva in lui il capostipite del sog gettivismo narrativo novecentesco.
Dall’uno all’altro estremo: ora Ja mes è tutto questo, Balzac inglese e Proust inglese, così com’è Flaubert inglese (se vogliamo restare alle for mule) per la volontà di rigore nar rativo con cui trasforma il romanzo d’intrattenimento in forma d’arte. Por ta con sé il peso della tradizione ame ricana nel momento stesso in cui si pone a testimone del declino di un mondo e di una società europei; sfio ra le secche dell’estetismo e del solip sismo, ma per dare perfezioni a una visione moralmente impegnata del suo tempo.
Il fatto è che i grandi romanzi di questo timido americano trapiantato in Europa non offrono soltanto sin goli esempi di eccellenza artistica, co sì come le sue non sono semplici in dicazioni di metodo. La sua lunga pa rabola narrativa risponde a una pre cisa logica di sviluppo interno. Sui te sti oggi disponibili anche in italiano (i saggi de L’arte del romanzo, le ce lebri Prefazioni, ora l’edizione in sei volumi dei suoi Romanzi, tutti a cura di un benemerito degli studi jamesiani come Agostino Lombardo) ci si rende conto di come essa esemplifichi anzi il vero e proprio passaggio dal romanzo dell’Ottocento al romanzo del Novecento, il rivolgimento inter no sperimentato dalla sensibilità e dalle strutture narrative fra i due se coli.
Il capolavoro degli anni giovanili
I romanzi giovanili (Roderick Hud son, L’americano, Gli europei, 1875-78) sono essenzialmente romanzi di co stume d’impianto tradizionale sul cosiddetto « tema internazionale » â—; il contrasto fra la sprovvedutezza so ciale degli americani e la raffinatez za europea, fra l’ignoranza del mon do dei primi, che configura però come innocenza morale, e l’esperienza del mondo che per gli europei si risolve in sottile forma di intima corruzione. Un tema che James avrebbe elabora to per tutta la vita, arrivando a una sempre maggiore duplicità e comples sità d’impostazione; così come infini te volte avrebbe ripreso il motivo del la condizione dell’artista, affrontato nella prima opera. I modelli sono qui quelli del realismo ottocentesco (Bal zac, la Eliot, il connazionale Hawthorne), ma con notevoli cedimenti al romance, al melodramma, talvolta al la caricatura. Con Washington Square (1880) l’indagine psicologica della pa tetica figura dell’eroina, costretta dal le circostanze a rifiutarsi alla vita, ac quista pari importanza del quadro di ambiente e di costume, mentre il capolavoro giovanile di James, Ritrat to di Signora, chiamava per così di re a raccolta le fila precedentemen te sparse, delineandosi come romanzo di costume sul tema internazionale che sfocia in romanzo della coscien za morale e della tragedia interiore.
La scelta dell’eroina americana che per amore di libertà sposa il princi pe italiano, e finisce prigioniera del suo stesso sogno di indipendenza, ac cettandone la tragica condanna, è pu re di rinuncia alla vita, ma anche di affermazione morale; mentre lo stile narrativo di James s’è qui fatto ma turo e raffinato, sia nella delineazio ne degli ambienti e dei personaggi, che nell’uso scaltrito di possibilità simboliche lievemente accennate.
Procedendo con i romanzi d’ambien te europeo del periodo successivo, che si fondano sui princìpi da lui esposti nel saggio L’arte della narrativa â— che richiedevano ampiezza di prospet tiva e inclusività rispetto ai problemi storico-sociali della scena contempo ranea, scrupolo di documentazione e verifica, postulando il principio del romanzo-quadro e dell’affresco illu strativo â— James finiva per compiere un’operazione per molti versi affine a quella dei Naturalisti francesi (a cui infatti si richiamava). Romanzi co me Le Bostoniane (o come La Prin cipessa Casamassima e La musa tra gica, 1886-90, qui non compresi, for se per ragioni di spazio) affrontavano problemi sociali del periodo â— quali la condizione della donna e il perver timento degli ideali femministi nella Nuova Inghilterra, ovvero le ultime contraddizioni del movimento anar chico, o ancora il contrasto fra ideale dell’arte e attività politica â— con il massimo scrupolo di oggettività e il lustrazione, riuscendo a proiettare il dramma degli animi in un preciso senso del luogo e del tempo, nel con testo di una società in declino minu ziosamente descritta.
Da questo punto di massima adesio ne agli ideali narrativi ottocenteschi, dopo una breve e sfortunata espe rienza come drammaturgo, James pas sava però a una decisa svolta. Appli cava al romanzo la tecnica specifica del dramma, il « metodo scenico », pro cedendo per rapida giustapposizione di scene significative (non più se condo il principio dell’affresco illu strativo): e nel far questo scopriva le possibilità â— e in effetti, la necessi tà â— del punto di vista circoscritto da cui presentare quelle scene. Mirava all’oggettività della presentazione sce nica, e la qualificava con la parteci pazione soggettiva dell’osservatore coinvolto nella vicenda. Limitava l’angolo di visione a quello del per sonaggio, accogliendone la mediazio ne, per ottenere la massima perspi cuità dello scorcio presentato. Una combinazione di tecniche quasi col ta per caso, e che si rivela di fondamentale importanza per il romanzo del Novecento. Ma non tanto per i motivi che si credevano: qui in ef fetti James otteneva una conciliazio ne delle due massime aspirazioni del romanziere â— una conciliazione fra l’oggettività della presentazione e la soggettività della visione, fra il di stacco e la partecipazione, fra scena in sé evidente e filtro dell’osserva tore.
Il principio di straniamento
Così avviene in quei gioielli di resa narrativa, oggi finalmente risco perti e apprezzati nel loro giusto va lore, che sono Le spoglie dì Poynton, Ciò che sapeva Maisie, L’età ingrata (la stessa Fonte sacra, 1896-1901). Qui per di più la tecnica scaturiva dal te ma stesso, e a esso perfettamente si adattava: la corruzione delle due gio vani in Ciò che sapeva Maisie e L’età ingrata avviene perché esse sono « esposte » alle scene dei grandi, coin volte nei loro incontri e scontri: e registrando quelle scene e quei brevi episodi giustapposti dal loro punto di vista, procede a un tempo la vi cenda intima ed esteriore del romanzo. Si insinuava, ovviamente, un prin cipio di straniamento vero e proprio e di ambiguità sul valore stesso del le vicende (come esemplarmente nel la Fonte Sacra, che forse registra pro prio lo scacco subito da un simile pro cedimento) â— che è forse il massi mo retaggio di James al Novecento. Ma con questa esperienza alle spalle e con questo bagaglio tecnico egli po teva trionfalmente giungere alla sua major phase, ai tre grandiosi romanzi Gli ambasciatori, Le ali della colomba e La coppa d’oro, che appartengono in ogni senso al Novecento (1902-4) e che rappresentano la summa del James romanziere.
In essi egli recuperava l’ampiezza dell’affresco illustrativo d’una realtà sociale e interiore e riprendeva il te ma del contrasto internazionale; ma faceva scaturire la prima dalla pro spettiva individuale del punto di vi sta circoscritto e l’intensificava sulle nervature dei momenti scenici in at to, mentre il contrasto Europa-America si approfondiva in conflitto fra due poli di un’esperienza morale. Si tra sformava cioè in tipica contrapposi zione simbolica, sostenuta da una com plessa intelaiatura di immagini signi ficative e da uno stile sempre più raffinato e complesso â— lo stile del James ultima maniera, che celebra in questi tre romanzi il trionfo non solo del suo metodo e del suo linguaggio, ma quasi di una mitologia che è an dato costruendo per tutta una vita: onde la scoperta dell’Europa che Strether compie ne Gli ambasciatori è scoperta dei valori del mondo quand’è troppo tardi per accoglierli; la sco perta della vita per Milly Theale av viene ne Le ali della colomba alla vigilia della morte; e solo il senso di riacquistati valori morali permette la riconciliazione e il ritorno in Ame rica dei protagonisti della Coppa d’oro.
James conchiudeva così la sua am plissima parabola di romanziere: ele vando il romanzo dell’Ottocento alle sue massime possibilità (come rico nosce F. R. Leavis), ma procedendo poi a darci i primi esempi e ad apri re la stessa prospettiva del romanzo novecentesco.