Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: I paesi

9 Aprile 2015

di Piero Chiara
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 23 settembre 1970]

Nelle gite della domenica, vedendo spuntare tra il verde delle vallate lombarde i vil ¬≠laggi rurali, vien fatto di chie ¬≠dersi come si siano formati, chi ne abbia deciso la costru ¬≠zione in quel posto preciso, quale comune volont√† li ab ¬≠bia fatti sorgere a giuste di ¬≠stanze, cos√¨ compatti e unifor ¬≠mi, eppure diversi l’uno dall’altro e ciascuno dotato di una propria fisionomia. Ci si do ¬≠manda, davanti ad alcuni dei pi√Ļ armoniosi e ben riusciti, chi ne sia stato l’autore, tanto sembrano composti secondo un gusto ben definito e den ¬≠tro un ordine stilistico ricono ¬≠sciuto dalla storia.

Invece si sa che sono sorti a caso, per infinite sovrappo ¬≠sizioni e giustapposizioni, for ¬≠mando un primo cerchio in ¬≠torno a uno slargo o piazza, e poi un altro, fino al termi ¬≠ne di una crescita predetermi ¬≠nata dalle possibilit√† di vita che le terre d’intorno consen ¬≠tivano.

Quando il coltivo e l’arativo non bastavano pi√Ļ e l’uni ¬≠t√† rurale era al completo, al ¬≠cuni abitanti si spostavano di qualche chilometro, sceglieva ¬≠no un posto adatto, con giu ¬≠sta parte di bosco e di pasco ¬≠lo, e fondavano un nuovo pae ¬≠se che non era mai la ripeti ¬≠zione di quello che avevano lasciato, perch√© in presenza di una pur minima variazione del paesaggio le case e le vie assu ¬≠mevano altro aspetto.

*

Le aggiunte o le sostituzio ¬≠ni, di secolo in secolo ricorren ¬≠ti, si innestavano sul corpo architettonico primitivo di cia ¬≠scun paese senza palesi rottu ¬≠re o dissonanze, rispettando i profili e inserendosi nel moti ¬≠vo dominante del villaggio con un accordo perfetto. E tutto questo senza bisogno di leggi e di regolamenti edilizi, ma per semplice buon senso e gusto innato di muratori o magistri, tutti uomini venuti all’arte muraria dall’agricoltu ¬≠ra, e quindi educati alla pro ¬≠porzione naturale, che √® rispetto spontaneo delle forme vicine, inserimento logico di volumi minori in volumi mag ¬≠giori.

Nessuno di quegli artefici pens√≤ mai di elevare una casa al di sopra delle pi√Ļ alte chio ¬≠me arboree, n√© di porne alcu ¬≠na √Ę‚ÄĒ sulla curva di un colle o al margine d’un pianoro √Ę‚ÄĒ che occupasse tanto spazio da falsare la forma dell’altura o la funzione prospettica del piano.

Fu cos√¨ che gli agglomerati rurali mantennero il loro vol ¬≠to, divenuto nel giro degli anni severo e nobile con l’inse ¬≠rimento di alcune case patri ¬≠zie fornite di portali ritagliati nel granito, di colonne, di log ¬≠giati, di finestre inquadrate da sinuosi rilievi, di grondaie dentellate o incurvate come la cornice d’un quadro. Erano le case dei signori, delle pi√Ļ vec ¬≠chie famiglie del paese, che avevano prevalso per l’intra ¬≠prendenza di qualche rampollo in tempi di fortuna o di rapi ¬≠na. Riscattate dal lavoro dei campi, le loro prosapie si era ¬≠no solidificate nel tempo con l’acquisto di terre e con l’en ¬≠trata dei discendenti nelle pubbliche magistrature.

Sei o sette portali per paese, in genere secenteschi, testimo ¬≠niano il ¬ę salto ¬Ľ di alcune fa ¬≠miglie e il loro inserimento a un punto pi√Ļ alto nella com ¬≠pagine sociale del paese e del ¬≠la regione. Gli altri, i conta ¬≠dini, sempre legati all’econo ¬≠mia agricola che √® povera per destinazione, continuaro ¬≠no a far dipendere la loro esistenza dall’andamento delle stagioni e dalle calamit√† na ¬≠turali, diligentemente scaglio ¬≠nate dalla sorte lungo il cam ¬≠mino degli evi: pestilenze e carestie, guerre e invasioni, inondazioni e nubifragi.

*

Cinquecento, Seicento, Set ¬≠tecento, Ottocento, i secoli dei quali rimane traccia nel ¬≠la struttura dei paesi, hanno composto i nostri abitati cam ¬≠pestri in una forma inconfondibile, tanto che due o tre automobili, ferme nella piazzetta di un villaggio, danno l’idea precisa di che cosa sia una ¬ę crisi di rigetto ¬Ľ.

E ancora di pi√Ļ, al margine dei campi, lo chalet o la villetta di qualche cittadino in cerca d’aria buona, oppure nella piazzetta del Municipio il piccolo condominio di al ¬≠cune famiglie stanche della carenza di servizi igienici e decise a mettersi sulla strada del benessere.

Codeste ¬ę rotture ¬Ľ, i pic ¬≠coli cubi dei gabinetti soste ¬≠nuti in mensola da due mon ¬≠coni di putrelle tra archivolti e muri di pietra viva o le aggiunte recenti di un loca ¬≠le, di una autorimessa, di una tettoia traslucida di plastica, sono, insieme agli archi e ai Portici accecati, le ferite che il paese ostenta quasi per invocare una tregua.

Meglio, quando gli aggior ¬≠namenti avvengono fuori dal nucleo, verso le strade provinciali. Ne soffre il paesaggio costel ¬≠lato da casettacce minime quasi tutte con la scala esterna, di piccoli stabilimenti sorti per godere i benefici delle ¬ę aree depresse ¬Ľ e di stazioni di servizio; ma in grazia di codesti dilagamenti il pae ¬≠se, annidato al piede di un monte o allo sbocco d’un valloncello, √® salvo per altri an ¬≠ni. Silenzioso e spettrale, sem ¬≠bra una scenografia, un falso costruito per l’ambientazione di un film su ¬ę I promessi sposi ¬Ľ o un abitato dissepol ¬≠to. Viene in mente Piuro, a monte di Chiavenna, che √® una specie di rustica Pom ¬≠pei del Seicento riapparsa da sotto il drappo di terra sce ¬≠sa a coprirla in una notte, oppure il paese di Malvaglia, nella valle svizzera di Blenio, che nel 1515 fu sommerso da un lago di frana e qualche anno dopo, al rompersi dello sbarramento, riemerse dilava ¬≠to e pallido come il cadavere di un annegato.

*

Per snaturare i paesi di campagna, per svuotarli d’uo ¬≠mini, e d’animali e farli risul ¬≠tare inutili e fuori mano do ¬≠po essere stati lungo i secoli delle arnie umane collocate al posto giusto, √® occorso il mutamento delle condizioni di vita, cio√® il trasferirsi delle fonti del reddito dalla cam ¬≠pagna alla citt√† e dalla agri ¬≠coltura al commercio e all’in ¬≠dustria. Una lenta evoluzione, per cui i vecchi abitati di pie ¬≠tra, arenati nei campi, sem ¬≠brano ormai delle navi in di ¬≠sarmo. Vi abitano ancora i discendenti degli antichi con ¬≠tadini, ma solo di notte. Al mattino ne escono, come topi, con le automobili che aveva ¬≠no ricoverato la sera prima nelle stalle e nei cortili, infi ¬≠lano le strade e corrono al la ¬≠voro in citt√† o negli stabilimenti sorti in mezzo ai pra ¬≠ti. Anche alla domenica fuggono di buon’ora in direzio ¬≠ne dei fiumi e dei laghi o verso le autostrade, dimenti ¬≠chi della loro vecchia casa che sognano di abbandonare presto per una villetta o un condominio lungo la provin ¬≠ciale o alla periferia della citt√†, col termosifone e i dop ¬≠pi servizi.

*

Come salvarli, i vecchi pae ¬≠si? Quali interventi di tute ¬≠la, di ripristino o di restau ¬≠ro sono possibili per mi ¬≠gliaia di villaggi che si av ¬≠viano a diventare macerie? E’ difficile difendere un tem ¬≠pio rinascimentale, un palaz ¬≠zo barocco o una villa ve ¬≠neta: come sarebbe possibile fare di intere vallate un mu ¬≠seo, coi paesi, le chiese, le cappelle, le fontane, i ruscelli, gli alberi e le strade di una volta?

Poveri paesi; sopravvissuti alla loro storia, che sembra ¬≠no invocare dagli embrici gobbi, dai comignoli smozzi ¬≠cati, dalle torrette che innal ¬≠zano di qualche metro sopra tetti e dai campanili fioriti di altoparlanti, la piet√† del tempo e degli uomini. Sono ormai svuotati per sempre di quella che fu la loro vita, senza pi√Ļ galli che cantano nei cortili o sulle logge, sen ¬≠za pi√Ļ i carri di fieno che scomparivano dentro i porto ¬≠ni donde fuggiva il gatto, sen ¬≠za pi√Ļ il muggito dei buoi dal chiuso delle stalle.

Di domenica o di Ferrago ¬≠sto si pu√≤ andare a contem ¬≠plare i villaggi che affondano nel verde e nel disamore, a seguirne l’agonia, ad evocare l’immagine di altre et√† e a rimpiangere, per gioco, la fi ¬≠ne di un’epoca felice, in ve ¬≠rit√† mai apparsa tra quelle pietre squadrate dove fu sem ¬≠pre dura e faticata la vita. E’ un romantico esercizio, un tributo gentile alle forme che cadono nel baratro oscuro del tempo.


Letto 1357 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart