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LETTERATURA: I MAESTRI: Il macrocefalo

11 Aprile 2015

di Piero Chiara
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 7 ottobre 1969]

Nei paesi di campagna del ¬≠l’alta Lombardia, che una volta venivano censiti per nu ¬≠mero d’anime e di capi di be ¬≠stiame, sussistono ormai solo le anime. I capi di bestiame sono scomparsi rapidamente in questi ultimi anni. Vi so ¬≠pravvive soltanto qualche mucca da latte, qualche vi ¬≠tello e, sempre pi√Ļ raro, il porco. Non pi√Ļ il bue, l’asino o il cavallo.

Per commemorare l’antica vita rurale che finisce quieta ¬≠mente di giorno in giorno, so ¬≠no andato a Cavona, dove non avevo pi√Ļ avuto occasio ¬≠ne di metter piede da alme ¬≠no quarant’anni: volevo vede ¬≠re l’ultima coppia di buoi del paese e forse dell’intera pro ¬≠vincia, prima che un nego ¬≠ziante la caricasse sul suo furgone per portarla al mer ¬≠cato.

Entrando nella piazzetta del paese, di colpo, mi venne in mente il Battista, un mio compagno di collegio uscito da quelle case e mandato dai genitori agli studi nella spe ­ranza, poi fallita, di farne un medico, un notaio o almeno un segretario comunale.

I buoi, per caso, erano di un suo parente, che me li la ¬≠sci√≤ stazzonare davanti alla stalla, mentre aspettavano il mercante legati per la cervice a un anello. Il contadino sta ¬≠va fra le due bestie, accarez ¬≠zandole sulla fronte, tra le corna, dove il pelo sembra la capigliatura corta di un bam ¬≠bino, un po’ crespa, con la frangetta e qualche ¬ę rosa ¬Ľ biondeggiante sopra gli occhi.

Al momento in cui i buoi salirono sul furgone, l’uomo, quasi con dispetto, si asciug√≤ gli occhi inumiditi. Gli do ¬≠mandai allora, per distrarlo, come fosse finito il Battista.

¬ę Quello cos√¨? ¬Ľ mi chiese facendo un cerchio con le mani intorno al capo.

¬ę S√¨ ¬Ľ ammisi ¬ę quello che aveva la testa un po’ gros ¬≠sa ¬Ľ.

¬ę Altro che un po’ ¬Ľ rispo ¬≠se. Poi, quasi che il parente gl’importasse meno dei buoi, aggiunse con indifferenza: ¬ę E’ morto in Russia, duran ¬≠te la ritirata ¬Ľ.

 

*

 

Morto in guerra, pensai, come tanti altri della mia et√†. E lo rividi ragazzo, nel col ¬≠legio di preti dove avevamo passato due anni insieme. Sta ¬≠va sempre fermo in un angolo del cortile, con la sua testa smisurata sempre coperta, per pudore, d’un berrettone pelo ¬≠so, estate e inverno. Il suo corpo era meschino, e il collo esile come uno stelo. Ave ¬≠va i pomelli rossi da conta ¬≠dino e gli occhi dolci ma mi ¬≠nacciosi, quasi temesse sem ¬≠pre qualche domanda sulla rarit√† della sua testa.

Bench√© fosse dei miei pae ¬≠si, non potei diventargli ami ¬≠co, tanto egli temeva in ogni compagno un dileggiatore. Mi divenne anzi nemico, reputan ¬≠domi l’ispiratore d’una beffa che gli tocc√≤ soffrire. Due nostri compagni pensarono di fargli credere che la sua testa, gi√† tanto grossa, fosse in aumento. Con aria preoccupa ¬≠ta, cominciarono a guardar ¬≠gliela tutt’intorno come per stimarne la nuova circonfe ¬≠renza, indicandosi tra di loro i punti di maggiore espansio ¬≠ne. Gli avevano infilato in ¬≠tanto, di nascosto, un listello di cartone nel giro interno del berretto, di modo che ap ¬≠pena il Battista se lo mise in testa, sentendo che gli anda ¬≠va stretto si convinse della crescita del suo cranio ed eb ¬≠be un momento di dispera ¬≠zione, che divenne odio per i compagni quando si accorse dello scherzo.

Rifiut√≤ da allora il mio aiu ¬≠to nei compiti che non riu ¬≠sciva mai a fare, e non mi rivolse pi√Ļ la parola per tut ¬≠to l’anno. Alla riapertura del ¬≠le scuole non torn√≤ pi√Ļ in collegio.

Lo rividi due anni dopo, inaspettatamente. Ero ¬ę avan ¬≠guardista ¬Ľ, come tutti gli studenti dai quattordici ai di ¬≠ciotto anni, quando si pas ¬≠sava tra i ¬ę giovani fascisti ¬Ľ per meritare poi, con la mag ¬≠giore et√†, l’entrata nei ranghi del partito. Gli ¬ę avanguardi ¬≠sti ¬Ľ e i ¬ę giovani fascisti ¬Ľ venivano solitamente impie ¬≠gati in servizio d’ordine pub ¬≠blico durante le corse motociclistiche. Un autocarro li disseminava lungo il percor ¬≠so di gara, perch√© presidias ¬≠sero in qualche modo gli sboc ¬≠chi delle strade di campagna gli incroci e le curve perico ¬≠lose.

Con le brache grigioverdi alla zuava, le mollettiere ai polpacci, la camicia nera, la fascia intorno ai fianchi e il fez in testa, insieme ad altri sei o sette abbigliati al pari di me da mezzi turchi in os ¬≠sequio al modello che il potere aveva imposto alle generazioni del ¬ę littorio ¬Ľ, fui collocato nei pressi di Cavona, vicino a un incrocio.

Pochi contadini erano spun ¬≠tati dalle siepi verso il paese, e si tenevano oltre il mar ¬≠gine della strada in attesa del passaggio dei bolidi. Erava ¬≠mo ancora in gruppo, quando dalla parte opposta, dove non c’erano sentieri e un bel bo ¬≠sco nereggiava al fondo di un prato, arrivarono alcune sas ¬≠sate. I ciottoli, evidentemente destinati alle nostre teste impennacchiate, sembravano pro ¬≠venire dal nulla, perch√© nes ¬≠suno appariva tra le piante. Ma il nostro caposquadra ca ¬≠p√¨ subito di che si trattasse. Raggiunse un altro gruppo di ¬ę avanguardisti ¬Ľ poco lonta ¬≠no e con loro comp√¨ una ma ¬≠novra di aggiramento. Presto, cacciati dal bosco, tre ragaz ¬≠zetti di campagna ci vennero a finire tra le mani. Soprag ¬≠giunse il caposquadra e li di ¬≠chiar√≤ in arresto, accusandoli di avere sediziosamente at ¬≠tentato all’incolumit√† delle for ¬≠ze nazionali.

I tre, energicamente trat ¬≠tenuti, si dibattevano invano, e uno di loro, che aveva un berretto in testa, come im ¬≠pazzito, si gett√≤ per terra na ¬≠scondendo la faccia nell’erba e coprendosi il capo con le braccia. Non c’era verso di rivoltarlo e di fargli mostrare il viso, quando, in cinque o sei, lo alzarono di peso e gli tolsero il berretto, riconobbi in lui il Battista.

Mi feci subito avanti dicen ­do che era un mio cugino, e chiesi che venisse liberato insieme ai suoi compagni.

¬ę Come? ¬Ľ intervenne il ca ¬≠posquadra ¬ę E’ un tuo cugi ¬≠no? Con quella testa? ¬Ľ

¬ę S√¨ ¬Ľ risposi. ¬ę E’ una di ¬≠sgrazia: si tratta di un ma ¬≠crocefalo ¬Ľ.

Quasi avessi pronunciato una parola magica, il capo ­squadra ordinò ai tre prigio ­nieri di andarsene di corsa e di ringraziare i loro santi che per quella volta li avevano sal ­vati.

Tentai di fermare il Bat ­tista un momento, ma torce ­va il volto pieno di lacrime, come alla vista del diavolo.

Appena fu mollato dalle ma ­ni che lo tenevano, si calò su ­gli occhi il berretto e fuggì dietro i compagni. Lo seguii con lo sguardo, finché lo vidi scomparire nel bosco.

 

*

 

Venni a sapere, alcuni anni pi√Ļ tardi, che suo padre, se ¬≠gnalato dai fascisti della valle come avverso al regime, era espatriato clandestinamente in Francia. Feci allora il propo ¬≠sito di andare a Cavona in cerca del Battista per dirgli che anch’io la pensavo come suo padre e forse come lui, per offrirgli la mia amicizia e fargli dimenticare lo scherzo del collegio. Un proposito che rinnovai pi√Ļ volte e poi di ¬≠menticai, fino all’altro giorno, quando con l’intenzione di vedere gli ultimi buoi tornai a Cavona, e venni a sapere che il Battista era morto in Rus ¬≠sia, che la sua povera testa si era reclinata sulla neve, in un giorno ormai cos√¨ lon ¬≠tano che neppure il suo pa ¬≠rente se ne doleva pi√Ļ, n√© al ¬≠tri, come d’un bue andato da gran tempo al suo destino.


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Bart