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LETTERATURA: I MAESTRI: Il capitano Contreras

29 Gennaio 2013

di Leonardo Sciascia
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 8 agosto 1969]

¬ę Sono nato nella nobilissi ¬≠ma citt√† di Madrid il 6 gen ¬≠naio 1582… I miei genitori si chiamavano Gabriele Guill√©n e Giovanna Roa y Contreras; quando andai al servizio del Re avrei voluto assumere il cognome di mio padre, ma poi ¬≠ch√© nelle mie carte figurava il nome di Contreras, che ho portato fino ad oggi e col qua ¬≠le sono conosciuto da tutti, non fu possibile correggere l’errore che era stato commes ¬≠so. Cos√¨, nonostante sia stato battezzato come Alonzo de Guill√©n, mi chiamo Alonzo Contreras ¬Ľ. Al nome che sa ¬≠r√† del pi√Ļ puro e sottile poeta spagnuolo del nostro secolo, le ¬ę carte ¬Ľ avevano dunque sostituito un nome corrusco e guerriero. Avevano deciso, di ¬≠rebbe Savinio. Avevano se ¬≠gnato un destino.

Alonzo Contreras, dunque; e poi (non ci voleva molto) de Contreras. Ma del suo no ¬≠me lampeggiante e dell’av ¬≠venturosa sua vita non avrem ¬≠mo saputo nulla, se intorno ai cinquant’anni l’uomo di spa ¬≠da non avesse impugnato la penna per lasciarne memoria: questa Vida del capitan Alon ¬≠zo de Contreras che, scoper ¬≠ta da un erudito spagnuolo al principio di questo secolo e pubblicata in una rivista ac ¬≠cademica, ebbe la ventura di essere riscoperta da Ortega y Gasset (sulla cui edizione con ¬≠dusse la traduzione in italia ¬≠no Ettore De Zuani: Avven ¬≠ture del capitano Alonzo de Contreras, recentemente ri ¬≠stampata in edizione econo ¬≠mica da Longanesi).

Il libro s’appartiene da un lato alla letteratura picaresca spagnuola; e dall’altro, anche se in tono minore, a quella linea segnata dalla Vita del Cellini, dalle Memorie del Ca- sanova, dai romanzi e dai testi autobiografici di Stendhal. E’ insomma uno di quei libri che, pur nella sfera di una simpatia irresistibile, suscita dapprima nel lettore una spe ¬≠cie di antagonismo, quasi il sentirsi destinatario di una sfi ¬≠da a distanza: la sfida a rag ¬≠giungere la verit√† del docu ¬≠mento (l’altra verit√† del do ¬≠cumento, dopo Pirandello) al di l√† della mistificazione di cui lo scrittore sembra avver ¬≠tirlo. E cos√¨ al piacere della lettura si accompagna, ad accrescerlo, una velleit√† di indagine, un puntiglio, per cos√¨ dire, archivistico: che nei pi√Ļ si spegne a lettura finita, e restando soltanto un’ombra di insoddisfazione (e in questo caso il fenomeno ha analogia con quello che si verifica nel ¬≠la lettura dei romanzi polizieschi); mentre a un livello pi√Ļ alto e meno numeroso di let ¬≠tori, la sollecitazione non fini ¬≠sce con la prima lettura, si fa passione e in certi casi ma ¬≠nia, e specialmente quando ad un certo punto inevitabilmen ¬≠te si converte da antagonismo in complicit√† (e aquesto pun ¬≠to il lettore-detective arriva quando i riscontri documentari lo convincono che la mistificazione dello scrittore sol ¬≠tanto consisteva nel fargli in ¬≠travedere una mistificazione; e vinta dunque la sfida, o al ¬≠meno pareggiata, niente pi√Ļ lo trattiene dal cedere alla simpatia: ed √® proprio il mo ¬≠mento in cui diventa vittima, ma felicemente, della mistifi ¬≠cazione).

*

Ecco dunque il capitano Alonzo de Contreras, parente un po’ picaro di Benvenuto Cellini, di Giacomo Casano ¬≠va, di Henry Beyle. E’ un uo ¬≠mo di natali poveri ma non ignobili, dice. E c’√® da cre ¬≠dergli, se a quei tempi i suoi genitori ebbero cura di man ¬≠darlo a scuola. E sapeva gi√† leggere e scrivere quando am ¬≠mazza a colpi di coltello, co ¬≠me per giuoco, un compagno di scuola. Condannato a un anno di confino, se ne va ad Avila in casa di uno zio. Pas ¬≠sato l’anno, torna a Madrid.
Il padre morto, la madre con otto figli a carico di cui lui era il maggiore. E subito si arruola tra le truppe che van ­no in Fiandra.
A tredici anni abbraccia dunque il mestiere delle armi. Lascia Madrid all’alba del 7 settembre 1595: e da quel mo ¬≠mento la sua vita √® quella del soldato; ma con una paren ¬≠tesi ascetica, di romitaggio, che non si d√† la pena di mo ¬≠tivare se non con una certa stanchezza e una generica de ¬≠vozione alla Madre di Dio.

Parte della sua vita avven ¬≠turosa e tempestosa il Contreras la pass√≤ scorrendo i mari, e il Mediterraneo prevalentemente: con lunghi soggiorni a Malta, a Palermo e in altre citt√† portuali. Ed √® appunto il suo soggiorno a Palermo che ci muove al puntiglio del riscontro, in particolare riguar ¬≠do a due fatti che nelle sue memorie hanno rilievo. Il primo √® un avvenimento storico: la spedizione che possiamo dire punitiva della squadra navale spagnuola e maltese con ¬≠tro una citt√† della costa ber ¬≠bera. Secondo Contreras, la squadra approd√≤ alla spiaggia africana, sotto le mura di una citt√† chiamata Maometta, ¬ę la vigilia della Madonna di ago ¬≠sto del 1605, all’alba ¬Ľ: secondo i cronisti siciliani l’anno √® il 1606, e il giorno √® proprio quello della Madonna di mezzagosto.

Per quanto riguarda lo svol ¬≠gimento dei fatti, non c’√® di ¬≠scordanza tra il racconto di Contreras e le annotazioni dei cronisti. Pi√Ļ drammatico e ricco di dettagli il capitano; il quale, da vero figlio della fortuna, per un caso non pe ¬≠r√¨, come tanti altri, nella scia ¬≠gurata spedizione: aveva ad ¬≠dosso un’armatura a maglie d’acciaio che gli aveva pre ¬≠stato il nostromo della sua ga ¬≠lera, e perci√≤ costui si adopr√≤ a salvarlo. Ma nessuno tent√≤ di salvarel’adelantado di Castiglia, che comandava la spedizione, e il gran mae ¬≠stro di campo Andrea de Sil ¬≠va. Particolare curioso: come il Contreras per l’armatura fu salvato, l’adelantado per l’armatura per√¨.

La sera del 18 agosto, le galere entravano nel porto di Palermo con i fanali coperti in segno di lutto. ¬ę Soprag ¬≠giunta la notte ¬Ľ, dice il Con ¬≠treras, ¬ę vennero a prendere il corpodell’adelantado e lo portarono in una chiesa di cui non ricordo il nome, con molte torce, e l√† lo lascia ¬≠rono in attesa di trasportar ¬≠lo in Spagna ¬Ľ; e il cronista siciliano: ¬ę sbarcaro il cor ¬≠po dell’adelantado loro gene ¬≠rale e lo posero nella chie ¬≠sa di S. Maria della Catena. E l’istesso giorno and√≤ a sep ¬≠pellirsi alla Casa Professa del collegio, con pomposa com ¬≠pagnia di cavalieri e titolati ¬Ľ. L’unico punto di discordan ¬≠za: e c’√® da domandarsi co ¬≠me mai il Contreras abbia di ¬≠menticato il solenne funerale dell’indomani, e che il co ¬≠mandante fu sepolto in una chiesa palermitana.

*

Il secondo avvenimento, nel soggiorno a Palermo del capitano, √® del tutto perso ¬≠nale ma non privo di impli ¬≠cazioni pubbliche: stava, con la sua compagnia ricostitui ¬≠ta, acquartierato a Monreale; e ogni giorno scendeva a Pa ¬≠lermo montando ¬ę una caval ¬≠lina grassa e robusta ¬Ľ che un fornaio gli prestava. ¬ę In quel tempo io ero proprio un bel giovanotto, che facevo in ¬≠vidia a tutti. Nella strada per dove passavo venendo da Monreale abitava una signora spagnuola, oriunda di Madrid, vedova di un uditore. Era bella e non povera, e tutte le volte che passavo la vede ¬≠vo alla finestra; io la saluta ¬≠vo e mi parve che ella ri ¬≠spondesse. Seppi chi era e le mandai un’ambasciata… ¬Ľ. La bella vedova non avea prete ¬≠se: ¬ę si sarebbe accontentata di una sedia, di due servi e di due serve ¬Ľ.

Il capitano, senza perder tempo, se la sposa: ma in segreto, poich√© il vicer√© du ¬≠ca di Feria aveva gettato l’oc ¬≠chio sulla vedova per darla in moglie al duca d’Arcos. Nientedimeno. Ma qui insor ¬≠ge qualche dubbio sulla ve ¬≠ridicit√† del racconto: tenen ¬≠do presente che la disgraziata spedizione avvenne a me ¬≠t√† agosto, calcolando il tem ¬≠po che ci sar√† voluto a rico ¬≠stituire la compagnia e quel ¬≠lo che sar√† trascorso in sguar ¬≠di, ambasciate e visite alla bella vedova, fino alla deci ¬≠sione di sposarsi, arriviamo certamente a una data che va ben oltre l’8 settembre di quell’anno, giorno in cui il duca di Feria lascia definiti ¬≠vamente Palermo. Comunque, dopo appena un anno e mez ¬≠zo di matrimonio, il capita ¬≠no acquista certezza che la moglie lo tradisce; si mette alle poste e ¬ę una mattina la loro mala fortuna volle che li sorprendessi assieme; e mo ¬≠rirono. Che Dio li abbia in gloria se in quell’estremo istante si pentirono ¬Ľ

Stranamente, e s√¨ che era ¬≠no attenti a quello che gli spagnuoli facevano in citt√†, i cronisti palermitani non re ¬≠gistrano l’avvenimento. Un cos√¨ bel delitto d’onore non poteva poi sfuggire, se vera ¬≠mente si fosse verificato. O il capitano si sbaglia d’anno; o il suo delitto d’onore non c’√® stato. D’altra parte, sa ¬≠rebbe curioso che uno spa ¬≠gnuolo di allora si qualificas ¬≠se marito tradito soltanto per raccontare la spacconata dei due omicidi e dell’impunit√†. Perch√© dopo l’omicidio, e non per fuggire, il capitano se ne and√≤ in Spagna: ad illustra ¬≠re certe sue pretensioni a Corte.

Tornato a Palermo qualche anno dopo, sente dire che il vicer√© d’Ossuna vuol farlo arrestare. ¬ę Senza curarmi di sapere se ci√≤ era vero, e non lo era, mi imbarcai alla vol ¬≠ta di Malta… Correva l’anno 1611 ¬Ľ. Altre avventure lo at ¬≠tendono, e poi il fortunato incontro della sua vita: quello con Lopede Vega, alle cui sollecitazioni forse dob ¬≠biamo queste vivissime me ¬≠morie. Per parte sua, Lope fece del capitano il protago ¬≠nista della commedia Il re senza regno, e gliela dedic√≤. ¬ę Con uomini come vostra grazia ¬Ľ, gli disse Lope offrendogli la sua casa, ¬ę si deve dividere a met√† anche il mantello ¬Ľ. Erano della stessa razza.


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Bart