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Enorme conflitto d’interessi se il Pd va al governo

29 Gennaio 2013

Ho paragonato lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena a quello del 1893 della Banca Romana, che causò le dimissioni del presidente del consiglio Giovanni Giolitti.
Anche allora ci fu una colossale truffa a danno dei cittadini, e la politica non si sottrasse alle proprie responsabilità.

A osservare ciò che accade oggi, si ha l’impressione molto concreta che il concetto di moralità ha subito un logoramento che definire raccapricciante è usare una sfacciata cortesia nei riguardi di chi oggi dice di professarla.

Dalle cronache dei giornali (si legga Marco Lillo, qui) stanno emergendo operazioni truffaldine per decine di miliardi in cui si nascondono avidità personali, spregiudicatezze, attitudini alla corruzione, uso illecito del denaro altrui a fini di lucro personale, sottrazione di documenti alle autorità preposte ai controlli, e chi sa quante altre irresponsabilità ed illeciti emergeranno nel prosieguo delle indagini.

Tutte queste operazioni fetide hanno visto al momento solo due colpevoli, Mussari e Vigni, come se fossero stati unicamente i due incriminati a decidere tutto ciò che è accaduto. Si dimentica che certe operazioni non possono essere nemmeno avviate se non sono state preventivamente autorizzate dai consigli di amministrazione tanto della Fondazione quanto della Banca. Eppure, dalla lettura dei giornali – a meno che la cosa non mi sia sfuggita – i due consigli di amministrazione sono ancora in piedi, e nella teorica possibilità di continuare a fare danni. Nessuno ha pensato di chiedere le loro dimissioni. Non vi sembra che limitare le dimissioni ai soli Mussari e Vigni significhi fare di loro i soli capri espiatori, e sbianchettare le responsabilità altrui?

Ma c’è di più. È ormai convinzione di tutti – provata anche dagli statuti e dalla composizione dei due consigli di amministrazione – che il Pd, il partito del probabile prossimo presidente del consiglio, ha una forte influenza sulle decisioni dell’istituto di credito senese.
Talune dichiarazioni, quali quelle di D’Alema e Fassina, stanno lì a dimostrarlo (Si veda anche questo riassunto di Paola Pica sul “Corriere della Sera” di oggi).

La domanda che si pone è dunque questa: Posto che i problemi del Mps si trascineranno nel tempo e lo Stato – a seguito dei prestiti elargiti e in corso di elargizione in suo soccorso – dovrà assumere nel futuro decisioni importanti, quantomeno sui prestiti elargiti (tassi di interesse, proroghe, e quanto altro), non vi pare che se il Pd andrà al governo sorga un conflitto di interessi di proporzioni enormi, che fanno impallidire quelli che si denunciavano per Silvio Berlusconi?

Per risolvere il problema si dovrebbero modificare gli statuti della Fondazione e della Banca in modo tale che nessun rappresentante politico istituzionale possa entrare nei due consigli di amministrazione. Ma chi ha l’autorità di far rinunciare ai senesi la loro “senesità”, che in soldoni significa: il comune rinunci ai suoi 8 rappresentanti, la provincia ai suoi 5 e la regione al suo rappresentante.
Mi pare, perciò, che abbiamo di fronte una matassa aggrovigliata difficilmente districabile almeno nel poco tempo che manca alla data delle elezioni.

E così anche sul conflitto di interessi è arrivata a pareggiare i conti la infallibile e spietata e giusta nemesi.
Addirittura rincarando la dose con gli interessi, giacché sarà difficile al Pd sostenere che ciò non è vero e che si tratta di deprecabili manovre elettorali.

Mi pare ovvio concludere che se la Fondazione e il Monte dei Paschi di Siena non troveranno la soluzione di liberarsi della componente istituzionale di area Pd prima della celebrazione delle elezioni, Pierluigi Bersani e il suo prossimo governo saranno portatori di un conflitto di interessi superiori allo stesso scandalo che sta inquietando la città di Siena.


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Bart