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LETTERATURA: I MAESTRI: Il Controrinascimento. Ascoltarono la voce degli ignoranti

6 Settembre 2016

di Cesare Segre
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 5, gioved√¨ 1 febbraio 1968]

HIRAM HAYDN
Il Controrinascimento
Presentazione di B. Basile.
Traduzione di A. Ballardini.
Il Mulino, pagine 1025, lire 10.000.

Il termine ¬ę Controrinascimento ¬Ľ (o l’affine ¬ę Antirinascimento ¬Ľ ) s’√® diffuso gi√† da un pezzo in Italia, spe ¬≠cie attraverso un fortunato e discusso libro di Eugenio Battisti. Ora il volu ¬≠me di Hiram Haydn che, fin dal titolo, aveva lanciato termine e concetto quasi vent’anni fa, √® pi√Ļ facilmente consultabile in una traduzione merito ¬≠ria anche se non proprio perfetta. E si pu√≤ riprendere il discorso critico ini ¬≠ziato gi√† con sicurezza, all’apparire dell’edizione americana, dal compian ¬≠to Delio Cantimori.

L’opera di Haydn ha ambizioni di completezza: abbraccia un periodo va ¬≠stissimo (dal 1341 al 1626) e tutta l’a ¬≠rea geografica toccata dalla cultura ri ¬≠nascimentale. Non nel senso d’una sintesi manualistica, sia pur elegante, ma in quello d’un’interpretazione ge ¬≠nerale, secondo linee di forza enuclea ¬≠te originalmente. L’opera riesce dun ¬≠que stimolante e costruttiva: anche, e specialmente, per le discussioni e i controlli che non pu√≤ non provocare.

E sono infatti innumerevoli i punti in cui vien fatto di reagire alle propo ¬≠ste di Haydn. A partire dal titolo. Quello che Haydn chiama Controrina ¬≠scimento √® il periodo centrale del Rinascimento, che egli divide in tre fasi: il Rinascimento classico o umanistico, propenso a un connubio tra ragione e fede, tra filosofia, scienza e religione; il Controrinascimento, anti-intellettualistico, anti-moralistico, anti-sintetico, teso invece a valorizzare ora l’i ¬≠stinto naturale, ora la fede, ora la ma ¬≠g√¨a; infine la Riforma scientifica, che inizia l’et√† della scienza con la scoper ¬≠ta di leggi universali, e conferisce alla ragione umana il massimo di autono ¬≠mia e di possibilit√†.

In pratica il Controrinascimento di Haydn fu l’epoca che, in periodizzazioni pi√Ļ circostanziate di quella da cui egli parte (tra 1341 e 1626 ci son quasi due secoli!), si chiama Rinascimento. Ma a chi √® diretta la punta di quel prefisso contro? Non al Rinascimento nel senso pi√Ļ esteso, di cui il Controri ¬≠nascimento √®, secondo Haydn, una fase costitutiva; semmai al primo Rinascimento, quello classico o umani ¬≠stico; ma allora il termine √® incomple ¬≠to e zoppo. Haydn suggerisce insom ¬≠ma, col suo neologismo, un’antinomia (logicamente inaccettabile) tra una fase dialettica e l’assieme del processo storico di cui √® invece parte integrante.

Ma veniamo a quello che √® eviden ¬≠temente il fulcro della tesi di Haydn: l’opposizione tra il Rinascimento uma ¬≠nistico e il Controrinascimento (noi diremmo; tra l’Umanesimo e il Rina ¬≠scimento). A questa pretesa opposizio ¬≠ne Haydn offre come base un ridimen ¬≠sionamento delle conquiste dell’Umanesimo, che egli tende a mostrare an ¬≠cor condizionato dalla mentalit√† e dal ¬≠la cultura del Medioevo. Si direbbe che Haydn si sia lasciato convincere dalle affermazioni d’ortodossia religio ¬≠sa e filosofica sotto le quali molti uma ¬≠nisti nascondevano, talora anche a se stessi, le implicazioni rivoluzionarie del loro pensiero.

Non si tratta d’ingenuit√† dell’auto ¬≠re: piuttosto delle conseguenze, in questo caso non positive, d’un metodo. Studiando le affermazioni pi√Ļ che i procedimenti, e allineando reperti del ¬≠la pi√Ļ varia origine geografica, e per ¬≠ci√≤ di zone e persone pi√Ļ o meno con ¬≠sapevoli della nuova spinta ideologica, Haydn non ha colto la profonda fun ¬≠zione demistificante e liberatrice della filologia umanistica, soprattutto italia ¬≠na, a partire dal Petrarca (che ne esalt√≤ ma anche ne soffr√¨, nella sua religiosit√†), n√© le implicazioni del rin ¬≠novamento storiografico da essa ope ¬≠rato.

Il significato della filologia umani ¬≠stica √Ę‚ÄĒ che Haydn sembra considera ¬≠re alla stregua di erudizione od archeo ¬≠logia √Ę‚ÄĒ √® stato d’altra parte approfon ¬≠dito, ancora in area italiana, da decen ¬≠ni di studi: basti ricordare Garin. Ma anche a scorrere soltanto la biblio ¬≠grafia di Haydn ci si accorge che que ¬≠sto studioso, ben informato in com ¬≠plesso sulle ricerche in lingua inglese, era ed √® completamente all’oscuro di quanto si √® fatto tra noi almeno prima del 1950, quando pubblic√≤ in America il suo volume.

Ora Haydn è fortemente influenzato dai suoi predecessori (specialmente Fletcher e Lovejoy), da cui anzi dedu ­ce, dichiarandolo onestamente, molte delle citazioni. Non è difficile verifica ­re che egli non ha affrontato ex novo i testi dei suoi umanisti; molti non li ha nemmeno letti; alcuni li conosce solo in traduzione inglese. Lo scarso impegno dedicato al primo elemento della sua triade, come risulta anche dalla modesta percentuale di pagine, in un volume di oltre mille, rende as ­sai malfermo il suo edificio dimostra ­tivo.

Ci√≤ che Haydn dice del Controrina ¬≠scimento √®, a sua volta, stimolante e ricco di spunti, ma unilaterale. Insi ¬≠stendo sui rifiuti opposti da questo periodo ai vecchi miti, Haydn ha vice ¬≠versa trascurato ci√≤ che in esso era ormai saldo come gloriosa conquista: ha preferito rilevare le esclusioni piuttosto che le acquisizioni. Sintoma ¬≠tico lo stanco accenno all’Ariosto e a Cervantes, visti, secondo un vecchio clich√©, come nient’altro che gli smantellatori delle concezioni cavallere ¬≠sche.

In verit√† i testi che Haydn maneg ¬≠gia pi√Ļ volentieri sono testi letterari, specialmente poetici, ma con una pre ¬≠ferenza per quelli inglesi che, in s√© pi√Ļ che comprensibile e giustificabile, risulta invece negativa in un’opera con ambizioni di completezza. Nel coro rinascimentale rievocato da Haydn prevalgono le voci inglesi, se ¬≠guite da quelle francesi e, ultime, dal ¬≠le italiane; mancano del tutto quelle spagnole, come se lo straordinario ¬ę Siglo de oro ¬Ľ non facesse parte del ¬≠l’ultimo periodo studiato da Haydn.

Valorizzando i vivi interessi lettera ¬≠ri di Haydn si pu√≤ comunque indicare un modo di lettura del suo volume che, al di l√† della tesi generale, pu√≤ riuscire estremamente proficuo. Non sempre infatti gli studiosi del Rinasci ¬≠mento tengono abbastanza conto della sua letteratura volgare, e non sempre quelli della letteratura dominano a sufficienza gli apporti teoretici che la letteratura assimilava avidamente. Per dare un campione dell’utilit√† di questo incontro basterebbe seguire le decine di citazioni di Montaigne disse ¬≠minate lungo le pagine del volume: un vero, acutissimo commento al pen ¬≠siero del grande saggista.

Ancor pi√Ļ ampio l’apporto per gli autori inglesi: i brani abilmente snida ¬≠ti da Haydn di poeti e drammaturghi elisabettiani, le trame di tragedie di Shakespeare da lui analizzate ampia ¬≠mente, acquistano una luce nuova, delle vibrazioni prima inavvertite una volta collegati con le preoccupazioni e i conflitti filosofici della loro epoca. L√† dove i critici si limitano spesso a co ¬≠gliere drammi interiori a scavi psico ¬≠logici, si riproducono invece, in picco ¬≠lo, i principali dibattiti teoretici del Rinascimento.

Quest’arte di rompere certe barriere puramente convenzionali tra settori della vita culturale non produce solo risultati in ambito letterario. Haydn, per esempio, ha saputo inserire la sto ¬≠ria della Riforma religiosa nel quadro ideologico del Rinascimento in modo nuovo e convincente. L’appello della Riforma alla precedenza e preminenza della fede religiosa riempiva i vuoti aperti da un lato dallo smantellamen ¬≠to della metafisica e in particolare de ¬≠gli schemi della Scolastica, dall’altro dai tentennamenti subentrati all’orgo ¬≠gliosa affermazione d’un’etica pura ¬≠mente umana, quasi eroica.

La Riforma costituisce dunque, se ¬≠condo Haydn, uno dei molti tentativi di colmare questi vuoti attraverso un ritorno ai primi princ√¨pi, si tratti dell’empirismo dei ¬ę nudi fatti ¬Ľ propu ¬≠gnato dagli scienziati, o dal senso del ¬≠la ¬ę realt√† effettuale ¬Ľ degli storici e dei moralisti, o infine, per i riformisti, dell’istanza primaria della fede, della grazia, della rivelazione. Si trovavano cos√¨ a lavorare affiancati, in un certo senso, un Machiavelli e un Montaigne con un Lutero o un Calvino.

Si pu√≤ perci√≤ parlare, con Haydn, di una vena di primitivismo, che affiora per esempio nell’eccezionale fortuna rinascimentale del mito dell’Et√† del l’oro, ma anche nella rivalutazione dei poveri e degli umili, come depositari d’una sapienza schietta e naturale a cui anche gli scienziati si volgevano con rispetto, incrinando per la prima volta l’orgoglio di casta, i complessi di superiorit√† dei dotti. Da cui i presentimenti democratici che s’incontrano di frequente negli scrittori.

Come questa vena abbia poi dato origine, secondo una trama che solo la nostra mentalità moderna può trovare contraddittoria, sia a una reviviscenza delle pratiche magiche e di vari tenta ­tivi esoterici, sia a un incremento, poi vittorioso nel Seicento, della ricerca scientifica, è ciò che narra con vivacità Haydn in una serie di ottimi capitoli del suo volume.

Di impostazioni e osservazioni cos√¨ acute Il Controrinascimento √® una mi ¬≠niera, e al solo scorrerne gl’indici ci si pu√≤ fare un’idea della massa di osser ¬≠vazioni raccolta e dello sforzo di orga ¬≠nizzazione operato dall’autore. Ci si rende conto soprattutto, se lo si con ¬≠fronta con altre opere sulla stessa epoca, di quanti temi nuovi e d’indub ¬≠bio interesse Haydn abbia saputo inte ¬≠grare nel repertorio tradizionale di nozioni sull’argomento; e non potr√† non tenerne conto chi vorr√† ritentare una descrizione complessiva della cul ¬≠tura del Rinascimento.

E’ poi giusto riconoscere lo sforzo, da parte di Haydn, di registrare la compresenza di tendenze contrastanti, cos√¨ che la rigidit√† del disegno genera ¬≠le √® giudiziosamente attenuata nell’e ¬≠secuzione, e le tesi pi√Ļ ostiche sono ridimensionate e, almeno potenzial ¬≠mente, corrette nel contesto stesso: a un certo punto, anzi, la triade compo ¬≠sitiva pu√≤ esser dimenticata, e la let ¬≠tura prosegue senza danni.

Succede cos√¨, stranamente, che un’o ¬≠pera di sintesi rischi di riuscire pi√Ļ utile agli specialisti che al lettore co ¬≠mune. Essa infatti pu√≤ dare un’idea distorta e lacunosa del Rinascimento a chi s’illuda di informarsene comoda ¬≠mente e velocemente (per quanto pos ¬≠sibile in tanta mole); viceversa porge spunti alla meditazione, o se non altro alla discussione, per chi su questo pe ¬≠riodo sia gi√† sufficientemente informa ¬≠to. E’ un libro che sembra invitare a un continuo esercizio di smontaggio e di rimontaggio; un libro, infine, che, ogni volta lo si rilegga, apre nuove prospettive, e non lascia mai inerte il lettore. Non √® una lode da poco, dopo le riserve che √® parso doveroso pre ¬≠mettere.


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