di Cesare Segre
[da “La fiera letteraria”, numero 5, giovedì 1 febbraio 1968]
HIRAM HAYDN
Il Controrinascimento
Presentazione di B. Basile.
Traduzione di A. Ballardini.
Il Mulino, pagine 1025, lire 10.000.
Il termine « Controrinascimento » (o l’affine « Antirinascimento » ) s’è diffuso già da un pezzo in Italia, spe cie attraverso un fortunato e discusso libro di Eugenio Battisti. Ora il volu me di Hiram Haydn che, fin dal titolo, aveva lanciato termine e concetto quasi vent’anni fa, è più facilmente consultabile in una traduzione merito ria anche se non proprio perfetta. E si può riprendere il discorso critico ini ziato già con sicurezza, all’apparire dell’edizione americana, dal compian to Delio Cantimori.
L’opera di Haydn ha ambizioni di completezza: abbraccia un periodo va stissimo (dal 1341 al 1626) e tutta l’a rea geografica toccata dalla cultura ri nascimentale. Non nel senso d’una sintesi manualistica, sia pur elegante, ma in quello d’un’interpretazione ge nerale, secondo linee di forza enuclea te originalmente. L’opera riesce dun que stimolante e costruttiva: anche, e specialmente, per le discussioni e i controlli che non può non provocare.
E sono infatti innumerevoli i punti in cui vien fatto di reagire alle propo ste di Haydn. A partire dal titolo. Quello che Haydn chiama Controrina scimento è il periodo centrale del Rinascimento, che egli divide in tre fasi: il Rinascimento classico o umanistico, propenso a un connubio tra ragione e fede, tra filosofia, scienza e religione; il Controrinascimento, anti-intellettualistico, anti-moralistico, anti-sintetico, teso invece a valorizzare ora l’i stinto naturale, ora la fede, ora la ma gìa; infine la Riforma scientifica, che inizia l’età della scienza con la scoper ta di leggi universali, e conferisce alla ragione umana il massimo di autono mia e di possibilità.
In pratica il Controrinascimento di Haydn fu l’epoca che, in periodizzazioni più circostanziate di quella da cui egli parte (tra 1341 e 1626 ci son quasi due secoli!), si chiama Rinascimento. Ma a chi è diretta la punta di quel prefisso contro? Non al Rinascimento nel senso più esteso, di cui il Controri nascimento è, secondo Haydn, una fase costitutiva; semmai al primo Rinascimento, quello classico o umani stico; ma allora il termine è incomple to e zoppo. Haydn suggerisce insom ma, col suo neologismo, un’antinomia (logicamente inaccettabile) tra una fase dialettica e l’assieme del processo storico di cui è invece parte integrante.
Ma veniamo a quello che è eviden temente il fulcro della tesi di Haydn: l’opposizione tra il Rinascimento uma nistico e il Controrinascimento (noi diremmo; tra l’Umanesimo e il Rina scimento). A questa pretesa opposizio ne Haydn offre come base un ridimen sionamento delle conquiste dell’Umanesimo, che egli tende a mostrare an cor condizionato dalla mentalità e dal la cultura del Medioevo. Si direbbe che Haydn si sia lasciato convincere dalle affermazioni d’ortodossia religio sa e filosofica sotto le quali molti uma nisti nascondevano, talora anche a se stessi, le implicazioni rivoluzionarie del loro pensiero.
Non si tratta d’ingenuità dell’auto re: piuttosto delle conseguenze, in questo caso non positive, d’un metodo. Studiando le affermazioni più che i procedimenti, e allineando reperti del la più varia origine geografica, e per ciò di zone e persone più o meno con sapevoli della nuova spinta ideologica, Haydn non ha colto la profonda fun zione demistificante e liberatrice della filologia umanistica, soprattutto italia na, a partire dal Petrarca (che ne esaltò ma anche ne soffrì, nella sua religiosità), né le implicazioni del rin novamento storiografico da essa ope rato.
Il significato della filologia umani stica â— che Haydn sembra considera re alla stregua di erudizione od archeo logia â— è stato d’altra parte approfon dito, ancora in area italiana, da decen ni di studi: basti ricordare Garin. Ma anche a scorrere soltanto la biblio grafia di Haydn ci si accorge che que sto studioso, ben informato in com plesso sulle ricerche in lingua inglese, era ed è completamente all’oscuro di quanto si è fatto tra noi almeno prima del 1950, quando pubblicò in America il suo volume.
Ora Haydn è fortemente influenzato dai suoi predecessori (specialmente Fletcher e Lovejoy), da cui anzi dedu ce, dichiarandolo onestamente, molte delle citazioni. Non è difficile verifica re che egli non ha affrontato ex novo i testi dei suoi umanisti; molti non li ha nemmeno letti; alcuni li conosce solo in traduzione inglese. Lo scarso impegno dedicato al primo elemento della sua triade, come risulta anche dalla modesta percentuale di pagine, in un volume di oltre mille, rende as sai malfermo il suo edificio dimostra tivo.
Ciò che Haydn dice del Controrina scimento è, a sua volta, stimolante e ricco di spunti, ma unilaterale. Insi stendo sui rifiuti opposti da questo periodo ai vecchi miti, Haydn ha vice versa trascurato ciò che in esso era ormai saldo come gloriosa conquista: ha preferito rilevare le esclusioni piuttosto che le acquisizioni. Sintoma tico lo stanco accenno all’Ariosto e a Cervantes, visti, secondo un vecchio cliché, come nient’altro che gli smantellatori delle concezioni cavallere sche.
In verità i testi che Haydn maneg gia più volentieri sono testi letterari, specialmente poetici, ma con una pre ferenza per quelli inglesi che, in sé più che comprensibile e giustificabile, risulta invece negativa in un’opera con ambizioni di completezza. Nel coro rinascimentale rievocato da Haydn prevalgono le voci inglesi, se guite da quelle francesi e, ultime, dal le italiane; mancano del tutto quelle spagnole, come se lo straordinario « Siglo de oro » non facesse parte del l’ultimo periodo studiato da Haydn.
Valorizzando i vivi interessi lettera ri di Haydn si può comunque indicare un modo di lettura del suo volume che, al di là della tesi generale, può riuscire estremamente proficuo. Non sempre infatti gli studiosi del Rinasci mento tengono abbastanza conto della sua letteratura volgare, e non sempre quelli della letteratura dominano a sufficienza gli apporti teoretici che la letteratura assimilava avidamente. Per dare un campione dell’utilità di questo incontro basterebbe seguire le decine di citazioni di Montaigne disse minate lungo le pagine del volume: un vero, acutissimo commento al pen siero del grande saggista.
Ancor più ampio l’apporto per gli autori inglesi: i brani abilmente snida ti da Haydn di poeti e drammaturghi elisabettiani, le trame di tragedie di Shakespeare da lui analizzate ampia mente, acquistano una luce nuova, delle vibrazioni prima inavvertite una volta collegati con le preoccupazioni e i conflitti filosofici della loro epoca. Là dove i critici si limitano spesso a co gliere drammi interiori a scavi psico logici, si riproducono invece, in picco lo, i principali dibattiti teoretici del Rinascimento.
Quest’arte di rompere certe barriere puramente convenzionali tra settori della vita culturale non produce solo risultati in ambito letterario. Haydn, per esempio, ha saputo inserire la sto ria della Riforma religiosa nel quadro ideologico del Rinascimento in modo nuovo e convincente. L’appello della Riforma alla precedenza e preminenza della fede religiosa riempiva i vuoti aperti da un lato dallo smantellamen to della metafisica e in particolare de gli schemi della Scolastica, dall’altro dai tentennamenti subentrati all’orgo gliosa affermazione d’un’etica pura mente umana, quasi eroica.
La Riforma costituisce dunque, se condo Haydn, uno dei molti tentativi di colmare questi vuoti attraverso un ritorno ai primi princìpi, si tratti dell’empirismo dei « nudi fatti » propu gnato dagli scienziati, o dal senso del la « realtà effettuale » degli storici e dei moralisti, o infine, per i riformisti, dell’istanza primaria della fede, della grazia, della rivelazione. Si trovavano così a lavorare affiancati, in un certo senso, un Machiavelli e un Montaigne con un Lutero o un Calvino.
Si può perciò parlare, con Haydn, di una vena di primitivismo, che affiora per esempio nell’eccezionale fortuna rinascimentale del mito dell’Età del l’oro, ma anche nella rivalutazione dei poveri e degli umili, come depositari d’una sapienza schietta e naturale a cui anche gli scienziati si volgevano con rispetto, incrinando per la prima volta l’orgoglio di casta, i complessi di superiorità dei dotti. Da cui i presentimenti democratici che s’incontrano di frequente negli scrittori.
Come questa vena abbia poi dato origine, secondo una trama che solo la nostra mentalità moderna può trovare contraddittoria, sia a una reviviscenza delle pratiche magiche e di vari tenta tivi esoterici, sia a un incremento, poi vittorioso nel Seicento, della ricerca scientifica, è ciò che narra con vivacità Haydn in una serie di ottimi capitoli del suo volume.
Di impostazioni e osservazioni così acute Il Controrinascimento è una mi niera, e al solo scorrerne gl’indici ci si può fare un’idea della massa di osser vazioni raccolta e dello sforzo di orga nizzazione operato dall’autore. Ci si rende conto soprattutto, se lo si con fronta con altre opere sulla stessa epoca, di quanti temi nuovi e d’indub bio interesse Haydn abbia saputo inte grare nel repertorio tradizionale di nozioni sull’argomento; e non potrà non tenerne conto chi vorrà ritentare una descrizione complessiva della cul tura del Rinascimento.
E’ poi giusto riconoscere lo sforzo, da parte di Haydn, di registrare la compresenza di tendenze contrastanti, così che la rigidità del disegno genera le è giudiziosamente attenuata nell’e secuzione, e le tesi più ostiche sono ridimensionate e, almeno potenzial mente, corrette nel contesto stesso: a un certo punto, anzi, la triade compo sitiva può esser dimenticata, e la let tura prosegue senza danni.
Succede così, stranamente, che un’o pera di sintesi rischi di riuscire più utile agli specialisti che al lettore co mune. Essa infatti può dare un’idea distorta e lacunosa del Rinascimento a chi s’illuda di informarsene comoda mente e velocemente (per quanto pos sibile in tanta mole); viceversa porge spunti alla meditazione, o se non altro alla discussione, per chi su questo pe riodo sia già sufficientemente informa to. E’ un libro che sembra invitare a un continuo esercizio di smontaggio e di rimontaggio; un libro, infine, che, ogni volta lo si rilegga, apre nuove prospettive, e non lascia mai inerte il lettore. Non è una lode da poco, dopo le riserve che è parso doveroso pre mettere.