Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Il libro e l’ideologia

31 Agosto 2008

di Virgilio Titone
[dal “Corriere della Sera”, luned√¨ 4 maggio 1970]

Nella storia della cultura occidentale possono distin ¬≠guersi due aspetti fondamen ¬≠tali e variamente ricorrenti: la civilt√† del libro e la civilt√† della parola. Il libro diviene sacro nell’alto Medio Evo. N√© solo perch√© tutto ci√≤ che merita di essere conosciuto √® contenuto nella Sacra scrittu ¬≠ra, che √® la parola di Dio e la sapienza rivelata, ma anche per un motivo di carattere pedagogico. Diversamente in ¬≠fatti da quello che avveniva nelle scuole dell’et√† classica, il ragazzo delle scuole mona ¬≠stiche o episcopali, che d’al ¬≠tro lato nei secoli pi√Ļ oscu ¬≠ri erano le sole di cui si potesse disporre, doveva impa ¬≠rare a memoria il testo che andava recitando. Non impa ¬≠rava a leggere per leggere, co ¬≠me lo scolaro antico, ma im ¬≠parava il Salterio o il Nuovo Testamento: un metodo d’in ¬≠segnamento che potrebbe far pensare a quello ancor oggi in uso nelle scuole coraniche dei paesi musulmani.
Ne derivò un concetto nuovo della scuola, del libro e del maestro, che si accomunarono nella stessa venerazione.
II maestro, che presso i greci o i romani era stato uno schiavo o un morto di fame da tutti disprezzato, diviene il depositario della segreta scienza contenuta nella Scrittura: della scienza che √® tutto perch√© indica la strada dell’eterna salvezza.
Il Medio Evo vive di questa venerazione, che dalla Scrittura si estende a ogni al ¬≠tra forma di conoscenza: alla conoscenza del mondo fisico, della terra, dei cieli, degli animali, delle piante. Poich√© i cieli e il filo d’erba parlano lo stesso linguaggio e rivelano la stessa divina sapienza, tutto ci√≤ che possiamo conoscerne costituisce un tesoro nascosto, rivelatoci dai saggi antichi e che noi dobbiamo custodire. La scienza insomma √® ¬ęsapienza ¬Ľ e gli stessi poeti non possono essere se non maestri di saggezza. Da ci√≤ le enciclope ¬≠die, i tesori, i tesoretti, come quelli di Brunetto Latini, i bestiari, i lapidari. Da ci√≤ ugualmente il carattere allegorico di tanta parte della letteratura medievale: l’immagine per l’immagine o la poesia per la poesia sono concetti estranei alla mentalit√† medie ¬≠vale.
 

*

Diversa e opposta fu la concezione della cultura nel mondo classico, particolar ¬≠mente presso i greci. Nel Fe ¬≠dro di Platone – il pi√Ļ alto inno all’amore e anche la pi√Ļ bella prosa di tutte le lette ¬≠rature – si afferma che ri ¬≠spetto all’insegnamento o ai discorsi orali i libri o i discor ¬≠si scritti, in verso o in prosa, ¬ę in metro o senza metro ¬Ľ, debbono ritenersi come un gio ¬≠co non del tutto degno del vero sapiente o al pi√Ļ, poich√© nulla pu√≤ sostituire la parola con cui un uomo vivo si ri ¬≠volge ad altri uomini vivi, come una specie di promemoria. Quello che importa non √® il ri ¬≠sultato, ossia la sapienza che, come somma di denaro, possa mettersi da parte e servire per il futuro. Scrivendo o parlan ¬≠do i greci hanno sempre pre ¬≠sente il volto o l’aspetto e-sterno dei loro lettori o ascoltatori. Perci√≤ il dialogo rimase la forma pi√Ļ nobile e comune della trattazione filoso ¬≠fica e il teatro fu il pi√Ļ effi ¬≠cace e popolare dei generi let ¬≠terari. Perci√≤, ugualmente la virt√Ļ insegnata dai filosofi non pu√≤ considerarsi un’astrazio ¬≠ne. Non esiste in se stessa. Esi ¬≠stono degli uomini che posso ¬≠no dirsi virtuosi: l’anima che si fa bella e la cui bellezza risplende negli occhi e nella armonia o nell’armoniosa gra ¬≠vit√† del gesto, dell’incedere, del modo di porgere o di par ¬≠lare.
Quell’altra virt√Ļ invece, quella che si ricava dai libri, dalla Scrittura, dalla saggez ¬≠za degli avi, pu√≤ pensarsi in ¬≠dipendentemente da tutte que ¬≠ste cose, allo stesso modo e per gli stessi motivi per i qua ¬≠li la santit√†, non meno del ¬≠l’apostolato ideologico, pu√≤ accompagnarsi alla bruttezza, alla deformit√†, al sudiciume. A testimoniare infatti le virt√Ļ di certi santi si ricorda che vissero coperti di pidocchi, e ugualmente pu√≤ ricordarsi il sudiciume di non pochi famo ¬≠si ideologi: per il Marx, per esempio, ne abbiamo la testi ¬≠monianza ufficiale in un rap ¬≠porto della polizia inglese.
 

*

Ma esiste una relazione, ne ¬≠cessaria o possibile, tra cose che sembrano tanto diverse, quali sono per l’appunto da un lato la sacralit√† del libro e dall’altro il rispetto che si deve al nostro corpo ed √® poi quello stesso che dobbiamo ai nostri simili? Esiste. Anzi pu√≤ affermarsi che √® questio ¬≠ne dello stesso ordine di fatti. La sacralit√† √® anche e im ¬≠plicitamente autoritarismo e quest’ultimo si impone o giu ¬≠stifica ¬† in ¬† nome di principi ¬† universali o di un supposto interesse collettivo: dell’uma ¬≠nit√†, quindi, e non del singolo uomo, o del futuro e non del presente. Sacro in realt√† √® nella storia ci√≤ che rimanda all’altro. Gli antichi pagani non avevano al riguardo ec ¬≠cessive difficolt√† e gli impera ¬≠tori romani si onoravano in vita come divinit√†. Ma a noi una tale immediatezza del di ¬≠vino riesce inconcepibile. Il divino deve essere lontano e pu√≤ esserlo o rimandandoci all’aldil√† o trasferendo i pro ¬≠blemi dei singoli all’intera col ¬≠lettivit√† futura, che in tal mo ¬≠do diviene sacra e intoccabi ¬≠le. Nell’uno e nell’altro caso, nel cristianesimo, cio√®, e nel ¬≠l’ideologia, l’individuo che ci sta davanti non c’interessa. In ¬≠dividualmente pu√≤ interessar ¬≠ci la sua anima, ma sarebbe un’altra questione. Si deve an ¬≠zi negare il corpo o negare il singolo uomo. La sacralit√† pu√≤ quindi supporre cos√¨ la cru ¬≠delt√† come la sporcizia.
 

*

Platone e le scuole medieva ¬≠li rappresentano per il nostro Occidente le due forme stori ¬≠che estreme dell’umano o con ¬≠creto e dell’astratto o sacra ¬≠le. La cultura occidentale nel corso dei secoli si √® pi√Ļ o me ¬≠no avvicinata all’uno o all’al ¬≠tro di questi limiti. Ma sem ¬≠pre √® possibile osservarvi la medesima analogia tendenzia ¬≠le: alla sovrapposizione dog ¬≠matica (o ideologica) sulla realt√† corrisponde il bisogno di sovrapporre l’astratto al concreto o l’anima al corpo o l’umanit√† all’umano. L’umane ¬≠simo fiorentino, per esempio, combatt√© l’aristotelismo scolastico, ma analogamente difese la ricchezza o il risparmio borghese – baster√† in propo ¬≠sito ricordare L. B. Alberti -, e, soprattutto col Ficino, esal ¬≠t√≤ la bellezza e l’amore in for ¬≠me non dissimili dalle greche.
Questo √® il motivo per cui nella rivoluzione di questi ul ¬≠timi anni, la pi√Ļ vasta e radi ¬≠cale della nostra storia dopo quella operata dal Cristianesi ¬≠mo, l’esaltazione del nudo o della libert√† sessuale si ac ¬≠compagna alla rivolta contro l’accademismo o le ideologie: i nemici sono i partiti, i pro ¬≠fessori e i tab√Ļ sessuali.
Naturalmente il pi√Ļ delle volte di tutto ci√≤ non si √® con ¬≠sapevoli. Lo spirito della rivo ¬≠luzione opera in tutti noi, ma, come spesso accade, me ¬≠no che negli altri in coloro che se ne credono i veri in ¬≠terpreti o gli annunziatori: nel nostro caso i filosofi, da Sar ¬≠tre a Marcuse, e la maggior parte dei movimenti studente ¬≠schi, che hanno creduto di dar ¬≠ne un’interpretazione ideologi ¬≠ca o anzi marxistica. N√© hanno capito che questa loro rivolu ¬≠zione non potrebbe non tra ¬≠dursi in una reazione: non so ¬≠lo per il fatto che la conqui ¬≠sta del potere determina sem ¬≠pre la necessit√† di mantenerlo con la violenza e l’oppressio ¬≠ne, ma soprattutto perch√© rea ¬≠zionaria deve necessariamente ritenersi la natura dello Sta ¬≠to – di ogni Stato -, dei partiti, delle ideologie, che, ri ¬≠volgendosi alla collettivit√† e non all’individuo, debbono riferirsi a una media del costu ¬≠me, della morale, dell’intelli ¬≠genza e quasi a quel minimo comune – sempre moralistico e perci√≤ sempre reazionario – che costituisce l’anima delle folle. I popoli sotto questo ri ¬≠guardo sono infatti assimila ¬≠bili a una folla.

 


Letto 2474 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 31 Agosto 2008 @ 21:43

    Mi piace ricordare, dopo la lettura di questo testo di grande profondit√†, ricco di interesse, lucido e di alto contenuto storico-filosofico, ci√≤ che ebbe a dire Ignazio Silone, a proposito dell’ideologia. Egli scrisse, ne ‚ÄúL’avventura di un povero cristiano‚ÄĚ: ‚ÄúLe ideologie non meritano che raramente l’importanza che ad esse si attribuisce. Il pi√Ļ delle volte sono maschere, alibi, o ornamenti [√Ę‚ā¨¬¶].La spiritualit√† di un serio movimento di popolo non si esaurisce mai nell’ideologia‚ÄĚ.
    L’ideologia quasi sempre, a mio modesto avviso, tende a coinvolgere le masse e sovente si dimentica dell’individuo. Io ‚Äústo‚ÄĚ con l’individuo, che va valorizzato, in modo da dare il suo miglior contributo a tutti. Nella massa non di rado l’individualit√† viene soffocata, diviene anonima e subisce un trascinamento (talvolta anche pericoloso) che annulla la potenzialit√† singola. √ą altres√¨ vero che l’individuo non deve isolarsi dall’umanit√†, dall’uomo, dal gruppo, ma deve guardare ad essi come prospettiva di miglioramento per il vivere sociale, politico, religioso, umano, ecc., offrendo liberamente il meglio di se stesso, non facendosi mai ‚Äúfagocitare‚ÄĚ dall’impeto della massa stessa.
    Per quanto riguarda il libro, parrebbe inutile ragionare sulla sua importanza. Diceva Plinio il Vecchio: ‚ÄúNon c’√® libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare‚ÄĚ. Ma attenzione anche a ci√≤ che si legge. Dobbiamo avere immancabilmente la consapevolezza delle nostre capacit√† di filtrare, di mettere in discussione, di ragionare con la propria testa, giacch√© il leggere passivamente, subendo ci√≤ che si legge, pu√≤ farsi pericoloso. Ricorderei, qui, quanti popoli, nei secoli, per aver letto certe teorie scaturite dai libri ed avendole assorbite quasi supinamente, si son trovati schiavizzati nella dittatura. Scriveva polemicamente Mencio: ‚ÄúSe avete intera fiducia nei libri, sarebbe meglio non avere libri‚ÄĚ. Forse qui si rasenta un troppo forte pessimismo, ma quale fondo di verit√† in queste parole!

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart