Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Il Nobel a Solgenitsin

10 Agosto 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 9 ottobre 1970]

Aleksandr ¬† ¬† Solgenitsin ha fatto la sua prima apparizione nel cielo della letteratura otto anni fa con il racconto Una giornata di Ivan Denisovic, a ragione si pu√≤, dunque, parlare di carriera folgorante. ¬† Pensiamo ¬† che i punti capitali della sua storia siano noti ai lettori, comunque ripetiamoli rapidamente: √® nato nel 1917, si √® laureato in fisica all’universit√† di Rostov nel 1941, ha combattuto nell’ultima guerra e mentre si trovava ancora al fronte venne accusato di tradimento e mandato in un campo di con ¬≠centramento. Il periodo del campo √® stato determinante per la sua formazione d’uomo e per il suo lavoro letterario: senza questo dato, forse, Solgenitsin non sarebbe mai diventato lo scrittore che √®.

Tornato ¬† dal ¬† ¬† confino nel 1956, riabilitato l’anno dopo, lo scrittore con il racconto famoso dee 1962 divent√≤ il simbolo della nuova letteratura del disgelo: una formula di comodo e che soltanto in parte corrisponde alla verit√†. ¬†Cos√¨ come sono improprie le altre, quella suggerita da Luk√°cs in un saggio memorabi ¬≠le, di rinnovatore del realismo socialista o, al contrario, quella di scopritore sovietico del realismo critico, gi√† sostenuto da Sartre.

Suggestioni di comodo, come si √® detto, e che riflettono piuttosto la difficolt√† di definire e catalogare uno scrittore che, peraltro, si affida quasi per intero alle proprie ragioni interiori e ha trovato un modo abbastanza singolare di far coesistere nella sua pagina la fede nel socialismo e il bisogno di una profonda pulizia morale. ¬† Non √® quindi uno scrittoreche fa della polemica o si preoccupa di rovesciare una situazione politica mava molto pi√Ļ in l√†: Solgenitsin √® convinto che qual-siasi conquista dell’uomo debba partire dalla coscienza e chequalsiasi elevazione deve passare attraverso l’opera costante dell’intelligenza. ¬ęL’o ¬≠dio e l’offesa non portano a niente. Sono i sentimenti pi√Ļ sterili che esistano. Dobbiamo elevarci e capire: abbiamo perso secoli o decenni, ci hannooffesi, umiliati, ma vendicarci, non dovremo mai. Non si deve ¬Ľ, sono parole diun testo teatrale, appena tradotto da Einaudi, Candela al vento, ma non ci sono dubbi, chi parla √® lo stesso Solgenitsin, facendo riferimento ai suoi diecianni di campo di concentramento e soprattutto alla verit√† che ha scoperto nel dolore e sotto il peso della ma ¬≠lattia, della lebbra che mangia, che divora il cuore degli uomini. Sono, dunque, isen ¬≠timenti attivi a guidare il suo lavoro di interprete e di scrittore, riallacciandolo alla grande letteratura del suo Paese.

*

Solgenitsin non contesta n√© glii avvenimenti n√© la storia in generale: di questo dato prende atto, convinto che per migliorare le cose non siano necessarie trasformazioni radicali ma soltanto delle ‘corre ¬≠zioni’ che partano per√≤ dalla coscienza, dal rifiuto di fare del male, che si oppongano nettamente a tutta la rete di sovrastrutture e di menzogne che√Ę‚ÄĒ nel suo caso √Ę‚ÄĒ hanno caratterizzato il periodo staliniano. Ecco perch√© la sua situazione ideale, la situazione eterna √® quella dell’ospedale, nella casa della malattia, precisa contropartita della casa del male, cio√®, dei campi di concentramento. L’accusa √® rivolta all’uomo che tradisce sestesso e a poco apoco trasferisce sugli altri le proprie colpe e stabilisce una rete di corruzione e di infezione.

Quando si dice che lo scrittore non si ferma alla denun ¬≠cia, si vuol dire per l’appunto che getta lo scandaglio su un fondo molto pi√Ļ difficile e se ¬≠greto, quello delle responsa ¬≠bilit√† e delle colpe. L’inter ¬≠pretazione che Luk√°cs d√† del ¬≠l’opera prima di Solgenitsin √® pertanto parziale e politica: non si tratta infatti di ripren ¬≠dere il discorso sul socialismo dopo le aberrazioni di Stalin, bens√¨ si tratta di allargare il discorso fino a riportarlo nei suoi giusti confini. Non con ¬≠tano le maschere, le divise, non conta il posto che il per ¬≠sonaggio occupa, no, per lo scrittore conta esclusivamente il modo con cui queste diver ¬≠se funzioni vengono assolte.

Nello stupendo racconto che si intitola Alla stazione di Krecetovka questa geografia reale √® disegnata in maniera inequivocabile e il dubbio che non ¬† lascer√† ¬† pi√Ļ il tenente Zotov dopo la denuncia del ¬≠l’altro personaggio, dell’altro protagonista √® un dubbio mo ¬≠rale. Nell’inquietudine di Zo ¬≠tov riappare tutto un mondo che il socialismo tradito, o meglio la politica praticata stupidamente ¬† ¬† come ¬† una fede, aveva creduto di aver sepolto per sempre. E’ piuttosto una letteratura del dubbio questa che Solgenitsin ha il ¬≠lustrato cos√¨ bene nei suoi due grandi romanzi, Reparto C e II primo cerchio ma di cui aveva posto le premesse nei suoi racconti lunghi. Tant’√® vero che una risposta con ¬≠creta al dubbio di Zotov la troviamo in una delle pagine capitali di Reparto C: ¬ęIo da tempo rifletto, ma adesso in modo particolare, su questo problema: qual √®, in fondo, il prezzo supremo della vita? Quanto si pu√≤ pagare per essa, e quanto non si pu√≤? A scuola adesso si insegna: ‘La cosa pi√Ļ preziosa che l’uo ¬≠mo possieda √® la vita, essa gli viene data una volta sola’. Quindi, a qualsiasi prezzo ag ¬≠grappati alla vita… Il ‘cam ¬≠po’ ha aiutato molti di noi a stabilire che il tradimento, la rovina di persone buone e in ¬≠difese √® un prezzo troppo alto, che la nostra vita non lo vale. Quanto al servilismo, all’adu ¬≠lazione, alla menzogna, le opi ¬≠nioni del ‘campo ‘ erano di ¬≠scordi, dicevano che √® un prezzo accettabile. Forse √® cos√¨.

*

¬ęC’√® poi un altro prezzo: per la conservazione della vita pa ¬≠gare con tutto ci√≤ che d√† alla vita colori, aroma ed emozio ¬≠ne? Ricevere la vita con la digestione, la respirazione, la attivit√† muscolare e cerebrale e basta. Diventare uno sche ¬≠ma ambulante. Non √® un prez ¬≠zo eccessivo? Non √® una presa in giro? Conviene pagarlo? Dopo sette anni di naja e sette di ‘campo’ √Ę‚ÄĒ due volte sette anni, due volte un ter ¬≠mine fiabesco o biblico √Ę‚ÄĒ essere privato anche della ca ¬≠pacit√† di sapere dov’√® l’uomo e dov’√® la donna, non √® questo un prezzo smodato? ¬Ľ.

Come si vede, la questione √® posta qui in termini com ¬≠pletamente diversi e presup ¬≠pone un accertamento di na ¬≠tura spirituale. Non √® rifiuta ¬≠ta soltanto la categoria poli ¬≠tica, la categoria simbolica ¬≠mente rappresentata dal ¬ęDio Certificato ¬Ľ, cio√® dall’appro ¬≠vazione dell’autorit√† ma an ¬≠che quella dell’uomo inteso come pura espressione fisiolo ¬≠gica. Il punto centrale resta, dunque, quello del ¬ęsapere ¬Ľ, del ¬ęconoscere ¬Ľ: due ragioni che vanno molto al di l√† del comportamento e dell’opportunit√† utilitaria.

Non ci sono dubbi: le sue scoperte sono maturate lenta ¬≠mente, prima negli anni della delusione (quando per un’ac ¬≠cusa del tutto falsa venne get ¬≠tato in un campo) e poi nel quotidiano confronto con i compagni di umiliazione e di dolore. Se c’√® un’accusa √Ę‚ÄĒ e c’√® tremenda per gli autori della vergogna staliniana √Ę‚ÄĒ questa accusa salta fuori piut ¬≠tosto da queste domande, da questi motivi apparenti di con ¬≠versazione, da questi discorsi d’occasione che non dalle rap ¬≠presentazioni del male. Solge ¬≠nitsin non giuoca con gli stru ¬≠menti fisici dell’orrore, al pari di altri scrittori che sono stati i grandi narratori e accusatori del regime concentramentale e qui si dimostra la sua sapien ¬≠za di scrittore. Non ha avuto mai l’ambizione di farsi l’il ¬≠lustratore, l’organizzatore di una truce e spietata rappre ¬≠sentazione: senza rinnegare il peso e la lezione della sua grande tradizione letteraria, ha proceduto come un Camus a registrare gli effetti della ¬ępe ¬≠ste ¬Ľ, di quella peste partico ¬≠lare che in tempo di pace ha perfezionato e sanzionato i delitti della guerra.

Il mondo che ci appare alla fine di queste costanti appros ¬≠simazioni ai delitti dell’uomo (precisamente, a ci√≤ che l’uo ¬≠mo non fa per arginare il la ¬≠voro del male) √® un mondo ben diversamente regolato da quello comunemente praticato nella stagione dell’assoluta violenza interiore e perfino da quello quotidiano della ripre ¬≠sa o del ¬ędisgelo ¬Ľ, tanto per servirci di un termine obbli ¬≠gato nell’ambito di una pole ¬≠mica letteraria che fatalmente impicciolisce i veri problemi. C’√® il mondo degli uomini abbandonati a se stessi, senza pi√Ļ stimoli morali, senza una coscienza vigile e responsabile e dall’altra parte ci sono quel ¬≠le che un tempo si chiamava ¬≠no virt√Ļ, cio√® sentimenti attivi, sentimenti responsabili, frutto di meditazione e di dolore della coscienza.

Altro infatti non √® l’inse ¬≠gnamento de La casa di Matrjona che √® poi un insegna ¬≠mento indiretto quale √® quel ¬≠lo che quotidianamente ri ¬≠ceviamo da chi divide con noi la vita e verso cui spesso sia ¬≠mo ciechi e sordi: ¬ęE sol ¬≠tanto allora… mi emerse din ¬≠nanzi l’immagine di una Matrjona che non avevo compre ¬≠so, persino vivendo a fianco con lei.

¬ę Davvero! Ogni isba aveva il suo maiale! Ma lei non lo aveva. Che cosa c’√® di pi√Ļ fa ¬≠cile che allevare un porcellino avido, che al mondo altro non si riconosce se non il cibo! Fargli il pastone tre volte al giorno, vivere per lui, e poi scannarlo e avere il lardo.

¬ę Ma lei non lo aveva…
¬ę Non si curava delle mas ¬≠serizie… Non si affannava a comperare le cose e poi cu ¬≠stodirle pi√Ļ della propria vita.
¬ę Le eravamo vissuti tutti accanto e non avevamo com ¬≠preso che era lei il Giusto senza il quale, come dice il proverbio, non esiste il vil ¬≠laggio.
¬ę N√© la citt√†.
¬ę N√© tutta la terra nostra ¬Ľ.

Vale a dire, senza la giusti ¬≠zia del cuore il mondo non ha senso e diventa preda del ¬ęcancro ¬Ľ, l’altra categoria vi ¬≠sibile ed eterna di Solgenitsin. E’ una lezione memorabile e a cui purtroppo da moltissimi anni nessun scrittore ci ha pi√Ļ saputo ricondurre. E’ anche una piccola lezione religiosa che ci arriva da un mondo che passa per aver sostituito un’idea politica alla fede e non smette di stupirci. Ci stu ¬≠pisce perch√© contraddice la verit√† ufficiale continuamente esaltata nei ¬ęcertificati ¬Ľ e so ¬≠prattutto vanifica e mette in un’insuperabile crisi di ridi ¬≠colo la letteratura dissacrante che fiorisce nei paesi occiden ¬≠tali o tout court la lettera ¬≠tura che si dissocia dalla sorte spirituale dell’uomo e si adat ¬≠ta al metro della farsa proprio nel momento in cui domina la tragedia.


Letto 1652 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart