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LETTERATURA: I MAESTRI: La canzone del male

24 Settembre 2008

di Elemire Zolla
[dal “Corriere della Sera”, luned√¨ 7 luglio 1969] ¬†

Da quando il Cristianesimo sorse, ad ogni nuova gene ¬≠razione di cristiani √® toccato immancabilmente di subire una identica, lugubre tenta ¬≠zione; una voce cupa e le ¬≠ziosa si leva, a una svolta del ¬≠la loro vita, per sedurli. Ad ascoltarla attentamente, ci si accorge che √® in realt√† un la ¬≠mento d’idiota, consta di po ¬≠che proposizioni, mai variate. Eppure fa strage di cuori; √® come se i giovani che s’apro ¬≠no alla vita non vedano l’ora di precipitarsi in antichissimi tranelli, afferrati da morti in ¬≠vidiosi che vogliono vederli ripetere le proprie passate, vergognose pantomime.
 

*

La prima nota della vec ¬≠chia canzone pu√≤ variare fra i due estremi della gamma, pu√≤ essere una nota di orro ¬≠re: ¬ęSiamo caduti, noi puri spiriti, in un mondo sozzo e ripugnante, ¬† siamo ¬† nati im ¬≠mondamente ¬Ľ oppure pu√≤ essere una nota di isterica euforia: ¬ęSiamo in un mondo stupendo, avviato a diventarlo sempre pi√Ļ, alla vigilia di una esplosione di bellezza e di carnale felicit√† ¬Ľ. Poco importa da quale folle estremo cominci ¬† ¬† il canto del Seduttore, il suo ¬† ¬† svolgimento ¬† ¬† √® sempre uguale, porta all’ingiunzione: ¬ę Bisogna fare tutte le possi ¬≠bili esperienze ¬Ľ o perch√© sol ¬≠tanto cos√¨ ci si libera della sozza ¬† ¬† materia, esaurendone tutte le possibilit√†, o perch√©, tutto essendo sacro, non c’√® niente che non sia doveroso attraversare (magari: per comprendere ogni fratello). Come si vede, poco importa la premessa, che essa si trovi all’una o all’altra estremit√† della gamma. Chi oggi non ripe ¬≠te docilmente, stregato: ¬ęDevo fare esperienze ¬Ľ? E cos√¨ ai primordi del Cristianesimo i seguaci di Basilide ritenevano di dover compiere tutti i peccati e ne contavano 365, quanti i giorni dell’anno, e si convincevano che un angelo presiedesse a ciascuno, intento a spingervi i mortali, e che nel compierlo convenisse ri ¬≠volgersi a costui dicendo: ¬ęO angelo, compio la tua opera, o Potenza, eseguo la tua azio ¬≠ne ¬Ľ. E facendo esperienza d’ogni abominio dicevano di liberarsene e di volare quindi nel puro Spirito.
E non soltanto i seguaci di Basilide seguirono questi pre ¬≠cetti perversi. Sant’Ireneo di Lione ammoniva: se volete davvero tutte le esperienze, perch√© non imparate intanto tutte le arti e i mestieri? Ma sar√† la trafila delle iniquit√† ad attrarre lo stuolo dei se ¬≠guaci di questa tradizione sa ¬≠tanica, che ritorner√†, sempre identica, negli eretici del Me ¬≠dioevo, tra Fratelli e sorelle del Libero Spirito, tra beghi ¬≠ne e begardi nel secolo XIV. Tra gli Alumbrados o ¬ę illu ¬≠minati ¬Ľ di Spagna, tra certi quietisti infami nel secolo XVII, la si indovina assai fa ¬≠cilmente, e non c’√® bisogno di indovinarla, √® tutta allo scoperto fra le sette sinistre della Russia. Sempre in no ¬≠me dello Spirito che √® oppo ¬≠sto alla Natura, come presso i basilidiani e nicolaiti, rieccola in Hegel, che raccomanda di liberarsi delle passioni appagandole. E, nel campo stesso della Chiesa, riappare tra i falsi mistici dell’Ottocen ¬≠to abbordati da Huysmans. E non occorre proseguire.
 

*

La vecchia monotona can ¬≠zone, nella sua seconda stro ¬≠fe, proclama che finora s√¨ vigevano certe leggi, sussisteva ¬≠no certi istituti, ma ormai tut ¬≠to dev’essere nuovo, incompa ¬≠rabile, rinnovato, lavato col fuoco, perch√© cieli nuovi e terre nuove si schiudono, si √® divenuti adulti, usciti una buona volta di minorit√†. La nuova dispensazione, gi√† pro ¬≠clamata dai malprofetanti eresiarchi dei primi secoli, √® ri ¬≠proclamata dagli Amauriciani medievali (¬ę Ormai si √® adulti, si √® al ciclo dello Spi ¬≠rito! ¬Ľ) per essere condanna ¬≠ta dal secondo Concilio Lateranense, e riemerge con certi minoriti del secolo XIII i qua ¬≠li ripetono (oh terribile, mo ¬≠notonia!) sicut veniente Joanne Baptista ea quae praecesserant reputata sunt vetera… ita adveniente tempori Spiritus Sancti, che si pu√≤ tradur ¬≠re: ¬ę Venne un uomo chiama ¬≠to Giovanni e ci√≤ che vigeva prima di lui fu ritenuto supe ¬≠rato… e cos√¨ adesso, in questo tempo in cui spira lo Spiri ¬≠to… ! ¬Ľ. Rieccolo, il misero ri ¬≠tornello, condannato ancora nel secolo XV, quando lo ri ¬≠petono gli homines intelligentiae, dicendo che le dottrine degli antichi santi e dottori cessano e ne sopravvengono di nuove: cessabunt et supervenient novae. E’ comprensi ¬≠bile: a chi deve smerciare un antichissimo ciarpame convie ¬≠ne gridare al rinnovamento, l’adeguamento ai tempi.
 

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Ora segue, di solito, un’al ¬≠tra strofetta della triste can ¬≠zone: il richiamo demagogico alla povert√† ed al servizio sociale. La inton√≤ per primo Giuda Iscariota per rimproverare la Maddalena di versare il nardo sul Cristo invece di darne ¬† il ¬† prezzo ¬† ai poveri.
Quale settario medievale non insistette che occorreva tornare all’evangelica povert√†, al mero servizio, superando il sacro? La tradizione d’iniqui ¬≠t√† detesta tutto ci√≤ che nutre la quiete e l’abbandono al di ¬≠vino, specie i riti immutevoli e reitera perci√≤ nei secoli le accuse dei Piccardi al fasto cerimoniale (ornamenta ecclesiarum omnia derident), ripe ¬≠te con gli Alumbrados che √® preferibile la virt√Ļ all’elegan ¬≠za di culto (√® una frode stant√¨a: si finge che si debba sce ¬≠gliere fra due cose che non sono mai state in contrasto; chi ha mai costretto a optare fra virt√Ļ e bellezza di rito? Incredibilmente nei secoli que ¬≠sto trucco da nulla si dimostra sempre efficace), gi√Ļ fino ai decreti del Concilio di Pi ¬≠stoia, capolavoro dell’odio satanico verso la bellezza ri ¬≠tuale.
 

*

Se poi si va a cercare nel segreto dei cuori sedotti da queste deforme sirene (cos√¨ simili a quelle di cui parla Kafka in un suo apologo bre ¬≠ve), invariata nei secoli si ri ¬≠trover√† una qualche comune, povera ossessione erotica che si vergogna e vorrebbe qual ¬≠che crisma, esige rispetto, re ¬≠clama approvazione, finge di essere carit√† o conoscenza o atto sacro. E allora chiede soccorso alle vecchie Sirene dell’empiet√†.
 

*

Se √® incredibile che una co ¬≠s√¨ prevedibile e monotona ite ¬≠razione sempre ancora trovi vittime, √® miracoloso che si sia pur salvata respingendo un assalto dopo l’altro di que ¬≠ste vittime impazzite, la tradi ¬≠zione opposta, che di secolo in secolo ha ripetuto le sue distinzioni rigorose, celebrato ne varientur i suoi riti auste ¬≠ri, preservando intatti i suoi canti, i suoi gesti benedicenti e impetranti. Anch’essa offre un rinnovamento, ma √® quel ¬≠lo dell’uomo che si pente e rinnega se stesso, e perci√≤ emerge tutto imprevisto e nuo ¬≠vo. Anch’essa offre un’ebbrez ¬≠za, ma accompagnata da una serafica, guerriera severit√†. Og ¬≠gi ci si ricorda ancora in mol ¬≠ti di quest’altra tradizione, bench√© tutto sia messo in ope ¬≠ra dai potenti di oggi per can ¬≠cellarne le tracce: e ci√≤ che ci si ricorda facilmente riaf ¬≠fiora. E se ci si dovesse scor ¬≠dare della sua esistenza, rie ¬≠romperebbe improvviso con un contraccolpo violentissimo, poich√© cancellarla del tutto √® impossibile; infine: la canzo ¬≠ne del male vive solo come ri ¬≠bellione, offesa e sacrilegio. Di ci√≤ che odia e perseguita ha bisogno.

 

 

 

 


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4 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 24 Settembre 2008 @ 21:19

    Mi lasciano pressoch√© indifferente certe disquisizioni che evidenziano i suggerimenti, i principi (chiamiamoli cos√¨), i comportamenti, quasi imposti e spesso esagerati, di certi movimenti religiosi e non (tra questi, talvolta, anche la Chiesa cattolica). Se ne sono viste, attraverso i secoli di ‚Äúcotte e di crude‚ÄĚ, con una ‚Äúcascata‚ÄĚ quasi a getto continuo di teorie comportamentali controverse ed irrazionali e di pseudoinsegnamenti. Mi disturbano in modo particolare le sette per le loro rigide regole, a volte insane, per davvero, e pressoch√© portate ad annullare il libero arbitrio (se non la libert√†, addirittura) e la vera identit√† dell’uomo. Ma io, nel mio credo fermo e sincero, nel mio modo di comportarmi ho solo dinanzi quello che ritengo l’unico vero comandamento, che rende l’umanit√† degna di tale nome: ama il Signore Dio Tuo con tutte le tue forze ed ama il prossimo tuo come te stesso. Addirittura: ama il tuo nemico! Che √® il massimo. Il resto lascia il tempo che trova o inquina e basta
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Settembre 2008 @ 22:47

    I tuoi racconti e le tue poesie, Gian Gabriele, (anche quest’anno vorrei pubblicare una tua poesia sul Natale) rivelano il tuo animo di uomo buono.

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 24 Settembre 2008 @ 23:01

    Ti ringrazio, Bartolomeo, per la tua stima, che ricambio sinceramente e pienamente.
    Per quanto riguarda la poesia natalizia, sappi che √® gi√† pronta. Non so se sar√† all’altezza della situazione, perch√© rimane difficile scrivere una nuova poesia natalizia ed una pasquale ogni anno. Per ora, e sono gi√† una ventina d’anni, bene o male, ci sono riuscito.
    Ti invierò per tempo anche un raccontino natalizio, nella speranza che valga la pena di essere pubblicato nella rivista.
    Un abbraccio fraterno ed affettuoso
    Gian Gabriele

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Settembre 2008 @ 23:21

    Li aspetto entrambi. Grazie sin d’ora.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart