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LETTERATURA: I MAESTRI: La libertà come punto di partenza

13 Luglio 2012

di G. Barbiellini Amidei
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 6 gennaio 1970]

Scusi: lei è marxista? oppure liberale? oppure cristiano? Se uno andasse bussando a tutte le porte della cultura italiana, agli scienziati, ai filosofi, agli scrittori, quali risposte annote ­rebbe, oggi?

Dopo venticinque anni di li ¬≠bert√†, con quali lineamenti ideologici l’Italia intellettuale si affaccia all’ottavo decennio del secolo?

Il cronista si affida al mestie ¬≠re, che √® fatto di sopralluoghi e di interviste, di documenti e di impressioni, e di fatti. Scon ¬≠ta l’inevitabile porzione di ar ¬≠bitrio delle proprie conclusioni, togliendo ad esse ogni catego ¬≠rica certezza, cercando di co ¬≠gliere in ciascuna risposta una parte di ragione dalla risposta contraria.

TRE VECCHIE DEFINIZIO ¬≠NI. √Ę‚ÄĒ I nomi non bastano pi√Ļ, perch√© ciascuno di essi ha vis ¬≠suto una, due, cento rivoluzioni che lo hanno fatto esplodere, mutare di senso e di dimen ¬≠sione: il marxismo dopo Lenin, ma anche dopo Freud, dopo Stalin ma anche dopo Tito, do ¬≠po Mao ma anche dopo Luk√†cs, e Schaff e Gilas e il documento cecoslovacco delle ¬ę Duemila parole ¬Ľ, pu√≤ voler dire molto o nulla, comunque esprime sche ¬≠mi di giudizio e di azione di ¬≠versi, talvolta antitetici; cosi il cristianesimo dopo Maritain e dopo Mounier, dopo il Con ¬≠cilio ma anche dopo la contestazione ecclesiastica, dopo la crisi della Chiesa ma anche dopo le persecuzioni all’Est, do ¬≠po l’epidemia dell’ateismo ma anche dopo la nuova sete di religione che arde nella gola della protesta giovanile; cos√¨ il liberalismo dopo l’armistizio con la tecnocrazia illiberale e reazionaria, ma anche dopo le vittoriose rivoluzioni liberali della non-violenza, dopo il de ¬≠clino di un idealismo da √©lites, ma anche dopo la nascita di una nuova pretesa di libert√† fra i reietti, fra gli underpowered, fra gli unorganized del ¬≠la societ√† di massa, fra i gio ¬≠vani, fra gli hippies, fra i la ¬≠voratori insoddisfatti dell’Euro ¬≠pa orientale, dopo la sconfitta sulla falsa trincea del liberismo economico, ma anche dopo il successo sul terreno di una scienza della libert√† cui √® affi ¬≠dato il futuro delle istituzioni sociali e dei rapporti umani.

Queste tre vecchie definizioni non chiudono pi√Ļ tutto il pen ¬≠siero occidentale e nemmeno quello italiano: si integrano e si incontrano, e chiedono aiuto a modi nuovi, pi√Ļ dinamici d√¨ inquadrare le idee. Ma, fonda ¬≠mentalmente, sopravvivono, e sono ancora al centro delle di ¬≠visioni e del dibattito.

MOLTE GIOVANI PASSIO ¬≠NI. √Ę‚ÄĒ Il pi√Ļ grosso errore di valutazione politica e culturale del secolo √® stato certamente compiuto in questi anni dai so ¬≠stenitori del declino, addirittu ¬≠ra della morte delle ideologie. Sepolto, anzi demitizzato il mi ¬≠to, frantumati gli schemi ideo ¬≠logici che non tenevano il passo con i tempi e con la rivoluzione scientifica e industriale, i teo ¬≠rici della tecnocrazia e di altri piccoli positivismi nobilitati dal ¬≠la sconfinata fiducia nei robot e nella strategia asettica dei managers, prevedevano un mon ¬≠do in ordinato progresso, senza enfasi n√© divisioni. Unico cruc ¬≠cio: la politica sarebbe rimasta esangue, senza partecipazione. E’ successo l’opposto: gli ulti ¬≠mi libri sulla fine delle ideolo ¬≠gie e sul pericolo di un letargo politico dell’umanit√† sono stati scritti in Italia mentre sotto le finestre gi√† passavano, fra gli slogan di Marx e di Lenin, fra ritratti di Trotzki e di Mao, le nuove folle della passione ideologica. Tornano le divisioni, le classificazioni, gli entusia ¬≠smi: non soltanto le ideologie, ma i miti, non soltanto i filo ¬≠sofi, ma i profeti, Bakunin e Rosa Luxemburg, Cristo e Gan ¬≠dhi. Non abbiamo mai avuto, anche per la spinta della con ¬≠testazione giovanile, una cultu ¬≠ra cos√¨ densa di ideologie come oggi. Pure nella vetrina del li ¬≠braio.

L’EREDITA’ DELL’INTOL ¬≠LERANZA. √Ę‚ÄĒ Pesano sulla chiarezza della cultura italiana molti spiacevoli retaggi, tutti al loro cuore intolleranti: 1) la gerontocrazia accademica e quella editoriale, con uomini stanchi e svuotati, costretti a giostrare le proprie scelte ideo ¬≠logiche per mantenere e giu ¬≠stificare il potere; 2) il rifiuto delle posizioni di minoranza, considerate non soltanto scon ¬≠venienti, ma obiettivamente meno attendibili, cos√¨ che molti intellettuali sono continuamen ¬≠te impegnati a provare a se stessi e al proprio pubblico di essere dalla parte dei pi√Ļ. Ne nacque perfino uno slogan fa ¬≠moso e volgare: sette intellet ¬≠tuali su dieci sono marxisti. Ma il vizio √® comune anche a libe ¬≠rali e cattolici. 3) La scarsa conoscenza dei progressi, dell’arricchimento delle ideologie antagoniste: ai neo-marxisti ri ¬≠sulta comodo, sbrigativo, pole ¬≠mizzare con i paleo-liberali, ai neo-liberali polemizzare con i paleo-marxisti. Ci si sofferma pi√Ļ sui vecchi errori, superati, degli avversari, che sui tenta ¬≠tivi recenti che essi compiono per rendere pi√Ļ moderna e ac ¬≠cettabile la loro dottrina.

L’ESCATOLOGIA. √Ę‚ÄĒ Buona parte della cultura risente di un’ansia vaga. Nel loro sforzo di avvicinarsi alla realizzazione dell’utopia, cio√® di dare ai loro seguaci ci√≤ che da tempo pro ¬≠mettono senza mantenere, le ideologie, frastornate dalle sco ¬≠perte scientifiche, dai miracoli spaziali, dal terrore atomico, dal brulichio demografico, vi ¬≠vono talvolta un clima da fine dei tempi. Dietro si coglie, in molti scritti, in molte intervi ¬≠ste, il desiderio di rafforzare con un linguaggio religioso la capacit√† di convinzione di una cultura che spesso mostra i suoi anni.

LE QUATTRO CULTURE. √Ę‚ÄĒ Negli Anni Cinquanta, (ricor ¬≠date il famoso scritto dell’in ¬≠glese Snow sulle ¬ę due cultu ¬≠re ¬Ľ?) la cultura era dimezzata, peggio del visconte di Calvino, fra lettere e scienza. Accanto a quei vecchi tronconi, ne tro ¬≠viamo ora altri due: gli scien ¬≠ziati, chiusi nel quotidiano mi ¬≠nuzioso lavoro delle loro mille specializzazioni, confidano nel ¬≠le interviste il bisogno non sol ¬≠tanto di una interdisciplinarit√†, ma di un riferimento costante alla cultura umanistica, il de ¬≠siderio insomma di confrontare le grandi scoperte sperimentali di oggi con le ineguagliate sco ¬≠perte filosofiche di ieri. Ecco quindi che dalla scienza sale la proposta di una nuova cul ¬≠tura unificata. La stessa richie ¬≠sta, ma rovesciata, di unificare tutto lo scibile sotto l’egemonia della scienza, viene invece da una filosofia in liquidazione: la rivoluzione scientifica avrebbe infatti mandato in aria tutta l’architettura del pensiero oc ¬≠cidentale, cos√¨ che oggi non si potrebbe pi√Ļ ragionare se non in termini di scienza. E’ strano: mentre gli scienziati, insisten ¬≠do sui limiti delle loro ricerche e della loro logica, si richia ¬≠mano alla morale e alla filo ¬≠sofia, i moralisti e i filosofi, al ¬≠meno alcuni di essi, vorrebbero passare banco alla scienza, as ¬≠sicurando di non avere pi√Ļ nul ¬≠la da dire.

In mezzo sono i letterati: co ¬≠me api vanno e vengono da un fiore all’altro, accumulando e sperperando polline, un occhio a Freud e uno a Jung, uno a Planck e uno ad Einstein, e a Marx e a Lenin, e a San Paolo e a Lutero, e a Croce e a Keynes, con la volubilit√†, la passione e la voracit√† che sono alla radice del loro essere poeti.

Nuovo √® il tono del discorsi. La declamazione e la propa ¬≠ganda vanno finalmente in ar ¬≠chivio: forse perch√© gli ascol ¬≠tatori sono oggi pi√Ļ numerosi e pi√Ļ liberi. C’√® una pacata consapevolezza di questa liber ¬≠t√†. Oggi le ideologie non pos ¬≠sono pi√Ļ essere (per usare pa ¬≠role di Ignazio Silone) ¬ę lenti colorate ¬Ľ. ¬ę Guardare il mondo ad occhio nudo ¬Ľ √® una neces ¬≠sit√† esistenziale prima che una scelta ragionata.

Dice, nei suo crepuscolo par ¬≠co di parole, Carlo Emilio Gad ¬≠da: ¬ę Mi sento sull’orlo del ¬≠l’abisso: √® difficile scrivere stan ¬≠do sull’orlo dell’abisso ¬Ľ. Giova ¬≠ne o anziano, ogni intellettuale vivo si sente sull’orlo di un abisso: se il mondo rinunciasse alla sua libert√†, se tornasse al ¬≠la violenza, all’irrazionale con ¬≠flitto di ideologie armate, tutti cadrebbero gi√Ļ da quell’orlo, nell’abisso.

Dice Montale: ¬ę Quando la li ¬≠bert√† da noi √® stata raggiunta, alcuni hanno negato, tuttora negano, con ragioni sufficientemente attendibili, che questa fosse intiera la libert√†. E ri ¬≠prendono cos√¨ la corsa per rag ¬≠giungerla. E si corre ancora ¬Ľ.

Dice Mario Tobino: ¬ę Ogni giorno c’√® chi la insegue la li ¬≠bert√†, chi la perseguita, chi la insulta ¬Ľ.

Dicono i grandi scienziati: senza la libert√†, la scienza di ¬≠viene vittima e strumento di oppressione. I filosofi segnalano che il tempo moderno ha co ¬≠niato molti diversi significati per la libert√†: c’√® anche chi chiama cos√¨ la tirannide.

Giudicheranno i lettori nei prossimi articoli quanta since ­rità o quanta reticenza corri ­spondano a questa consapevo ­lezza di libertà degli intellet ­tuali italiani, quando ad essi si chiede di disegnare una map ­pa ideologica del loro quotidia ­no lavoro.


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Bart