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LETTERATURA: I MAESTRI: La libertà?

19 Giugno 2011

di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 10 settembre 1969]

Ho assistito recentemente, di là dalla cortina, a manife ­stazioni di giovani che chie ­devano venisse abolita la li ­bertà.
Benedetti ragazzi. Per me ¬≠rito loro, sia pure con un ri ¬≠tardo inconcepibile, l’intelli ¬≠genza finalmente comincia a farsi strada in quegli sciagu ¬≠rati paesi.

Si stenta infatti a capire come per oltre due secoli una larga parte dell’umanit√† co ¬≠siddetta civile abbia inseguito ed adorato quel mito assurdo, supremamente irrazionale: che l’uomo, se libero, √® pi√Ļ felice. Mentre tutto, intorno a noi, sta a dimostrare che la libert√† √® origine di disordine, inquie ¬≠tudine, paure, malattie, immo ¬≠ralit√† e tribolazioni di ogni genere. Torbida droga, veleno dei popoli.

Come mai i reggitori, lag ¬≠gi√Ļ, non hanno seguito, alla guisa degli scienziati, il meto ¬≠do sperimentale? D’accordo che il cane, il coniglio, il por ¬≠cellino d’India, il topo, non equivalgono all’uomo. Per√≤ quanti rimedi sono stati pro ¬≠vati su di loro, che poi hanno risparmiato a noi una quanti ¬≠t√† di mali. Se avessero seguito lo stesso criterio si sarebbero accorti in tempo che la libert√† √® negativa agli effetti del be ¬≠nessere umano.

Perch√©, ad esempio, non hanno considerato adeguata ¬≠mente il comportamento del cane? Il cane domestico non si pu√≤ certo dire libero, ep ¬≠pure la sua esistenza √Ę‚ÄĒ an ¬≠che quando il padrone ha scarsi mezzi √Ę‚ÄĒ si svolge di gran lunga pi√Ļ serena e sod ¬≠disfacente che quella dei cani selvaggi, o lupi, esposti alle continue insidie delle intem ¬≠perie, della fame, delle infe ¬≠zioni, dei cacciatori e del caso.

E’ probabile che quei ba ¬≠lordi governanti supponessero presenti nell’uomo delle facolt√† √Ę‚ÄĒ di autosufficienza, autocontrollo, saggezza, equilibrio √Ę‚ÄĒ quali, se mai, potran ¬≠no avverarsi, tutto andando per il meglio, fra due tremila anni. Non prima.

Per ora l’uomo libero giace in uno stato di orribile soli ¬≠tudine, incertezza e insicurez ¬≠za, in balia di continui dubbi e rimorsi, assillato dalla pau ¬≠ra di sbagliare, oppresso dal ¬≠l’angoscia di dover scegliere e decidere. E, sbandando qua e l√† come festuca al vento, si disperde e distrugge.

*

Da noi, invece! E’ fin troppo ovvio che i governanti governano tanto meglio i cittadini quanto meglio li conoscono e ne possono quindi valutare il carattere, le capacit√†, e i difetti, i bisogni, i desideri. Ebbene, nel nostro benedetto paese, noi governanti riusciamo a conoscere, dei cittadini, quasi ogni pelo; e perci√≤ siamo in grado, molto pi√Ļ che negli stolti paesi asserviti al mito della libert√†, di provvedere ai loro reali bisogni. E’ lecito un paragone? Di l√† dalla cortina √Ę‚ÄĒ per quanto la cosa possa apparire assurda √Ę‚ÄĒ esistono ancora persone che credono in Dio. Il fenomeno √® ampiamente provato. Esse affermano che tale fede procura grande forza d’animo di fronte alle avversit√† della, vita (a tanto pu√≤ arrivare la superstizione!). Sono inoltre convinte che l’ipotetico essere da loro venerato sia onnipotente e si trovi dovunque, an ¬≠che nella stanza pi√Ļ recondita, chiusa ermeticamente.

Non solo: grazie alla sua onnipresenza, il loro dio co ­noscerebbe ogni cosa. E da questa consapevolezza derive ­rebbero agli uomini senso di responsabilità e sprone a bene operare.

Il ragionamento senza dub ­bio fila. Ma per ottenere que ­sto, da noi, non si ha bisogno di folli fantasticherie. Tutto è organizzato con sistemi e stru ­menti oltremodo concreti. I quali permettono al governo, a noi governanti, di essere pu ­re onnipresenti.

Ogni cittadino, nel nostro paese, sa che ogni suo gesto, ogni suo respiro, non sfuggo ¬≠no al vigile occhio, all’attento udito dei reggitori.

Confida egli a un amico le sue pene, le sue amarezze, i suoi dubbi? La sera stessa i superiori ne saranno accura ­tamente informati. Si accende, nel chiuso della famiglia, una discussione su non importa quale argomento? La moglie, o un figlio, o lui stesso saran ­no pronti a renderne edotte le autorità.

*

Ma anche quando egli si trova solo e appartato, la sol ¬≠lecitudine del governo non cesser√† di accompagnarlo. Sia ¬≠mo di gran lunga all’avan ¬≠guardia nella produzione di minimicrofoni e minicinepre ¬≠se, che hanno la dimensione di una capocchia di spillo e ancor meno: disseminati in ogni locale pubblico, ogni abi ¬≠tazione, ogni strada, perfino in ogni tronco d’albero, ogni pietra di torrente, ogni zolla di piantagione, ogni ciuffo d’erba, anche sott’acqua. Cosicch√© nulla avviene all’insaputa degli organi amministrativi.

E credete che questa ¬ę violazione di intimit√† ¬Ľ, come viene definita dai ridicoli cen ¬≠sori d’oltre cortina, disturbi i cittadini? Al contrario. Se casualmente capita loro di danneggiare uno di quei graziosi apparecchietti √Ę‚ÄĒ cosa ben fa ¬≠cile se si pensa al loro nu ¬≠mero e alla loro piccolezza √Ę‚ÄĒ sentiste che telefonate affan ¬≠nose perch√© si mandi qualcu ¬≠no a ripararlo; manco se fos ¬≠se venuto a mancare il riscal ¬≠damento, l’acqua o la luce.

Insomma il cittadino si sa ben protetto e vigilato senza tregua, circondato da minu ­ziose cure, come neppure i malati importantissimi; egli prova la corroborante sensa ­zione di essere continuamente osservato, e guidato sulla ret ­ta via, inserito nel vivo corpo della società, in un posto pre ­ciso, con precise mansioni e responsabilità. Si sente sicu ­ro, tranquillo, solido, rispar ­miato dal velenoso supplizio dei dubbi e delle tentazioni avventurose.

*

Resterebbe, si intende, la malaugurata libert√† del pen ¬≠siero. Ma vi si sta provveden ¬≠do, senza contare che la sana abitudine alla diuturna e not ¬≠turna assistenza governativa tende a spegnere, a poco a po ¬≠co, anche le eventuali evasio ¬≠ni cerebrali. Vi si sta provve ¬≠dendo, ripeto, grazie alla ge ¬≠nialit√† dei nostri scienziati; i quali infatti stanno mettendo a punto la meraviglia dell’evo moderno: lo psicospecchio, strumento elettronico capace appunto di registrare i pen ¬≠sieri.

Una volta messo in opera su vastissima scala il prezioso apparecchio, anche le ultime frange di possibili capricci sa ­ranno eliminate. Allora la si ­curezza, la tranquillità, la se ­renità, regneranno sovrane. Il vero paradiso in terra, potre ­mo dire.

Sfido che la giovent√Ļ d’ol ¬≠tre cortina, angustiata ancora dal cieco oscurantismo liber ¬≠tario, si √® alla fine risvegliata e guarda a noi con prometten ¬≠te invidia.


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Bart