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LETTERATURA: I MAESTRI: La mamma al mare

19 Ottobre 2013

di Bonaventura Tecchi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 30 maggio 1967]

Il bambino era il pi√Ļ picco ¬≠lo della compagnia: un batuffoletto che ancora incespicava nel correre e ad ogni scalino in casa, o ad ogni sasso per la strada, puntate le manine in terra, il didietro in aria, diceva ancora a stesso, per darsi forza: ¬ę Isa! ¬Ľ. Questa parola del gergo infantile voleva forse dire: ¬ę issa! ¬Ľ, fatti forza ad alzarti, per superare l’ostaco ¬≠lo.

Per fortuna sulla spiaggia non c’erano n√© scalini n√© sassi; e la sabbia scorreva piatta lungo il mare, diventando rena liscia e morbida vicino all’acqua. Qui, fra onde lambenti e rena lucida, era il regno di Paolo (un nome cos√¨ grande: l’apostolo delle genti!).

Paolo era un bambino fra tre e i quattro anni. E il pap√† l’aveva nominato ¬ę il soldato ¬Ľ, perch√© aveva due ferite: una sulla fronte, frutto di una lite furibonda con un altro maschietto, ferita ricoperta da un cerotto che il bambino portava con molta fierezza; e una in una parte meno nobile del corpicino, risultato del morso di una vespa che aveva richiesto il taglio del chirurgo; taglio sostenuto benissimo, senza molte grida e piagnucolamenti.

¬ę Soldato con due ferite! ¬Ľ, diceva il papa, quand’era anche lui sulla spiaggia, in vacanza; e il bambino, con un ciuffetto napoleonico in mezzo alla fronte, la paletta al ¬≠ta come una lancia, il secchiello contro la spalla a gui ¬≠sa di scudo, procedeva verso la schiera dei suoi sogni guerreschi, sulla spiaggia assolata√Ę‚ā¨¬¶

Bisognava stare attenti nelle liti con gli altri bambini: ché Paolo era anche manesco e, nel furore della battaglia, non andava tanto per il sottile: capace di difendersi o di aggredire anche con calci e con morsi.

Accanto a queste qualit√† guerriere Paolo aveva un sentimento curioso, quasi opposto a quello, tutto scoperto, della violenza e della fierezza. Era un sentimento di pudore: precocissimo in lui, eccezionale in un bambino di poco pi√Ļ di tre anni, quasi preannuncio di un’ombra in quella chiarit√† solare e guerresca, l’anticipo, ancora assai vago e indeciso, di ci√≤ che l’avrebbe inquietato poi, nell’adolescenza.

Non poteva soffrire la vi ¬≠sta dei bambini coetanei, completamente nudi, quando, nella grande calura del mezzogiorno, insudiciato il primo e anche il secondo costumino, le mamme li lasciava ¬≠no in completa libert√† a guazzare in mezzo alle onde o a passeggiare sulla battigia. Era capace, Paolo, sotto gli occhi esterrefatti del pap√†, di puntare la paletta come una lancia o di tirare un piccolo sasso trovato in mezzo alla sabbia √Ę‚ÄĒ preciso come una freccia √Ę‚ÄĒ contro le parti delicate di quei bambini nudi. √Ę‚ÄĒ Paolo, che fai? Sei matto? √Ę‚ÄĒ diceva il pap√†, e un po’ rideva, un po’ era preoccupato.

Stava attento il pap√† a queste cose, nei brevi giorni di vacanza che il grave uffi ¬≠cio gli permetteva. Ed aveva notato come Paolo non vole ¬≠va denudarsi davanti alle bambine, e anche in presen ¬≠za di altri maschietti. Voleva stare col suo pap√†, quando cambiava costume, entro la cabina… Strano comportamento, quasi incredibile, in un bambino che non aveva ancora quattro anni.

 

*

 

Chi non aveva sensibili ­tà per queste cose era la mamma.

Bellissima, sui trent’anni, corpo stupendo di bruna, era distratta: tutta presa dall’am ¬≠mirazione per la propria bel ¬≠lezza e giovinezza.

Giuocava a canasta per ore e ore, con le amiche, sotto un ombrellone, nei giorni in cui il marito stava sulla spiag ­gia; e poco si occupava del bambino.

Sfarfallava volentieri con giovanotti e con altri uomi ­ni, quando il marito era as ­sente.

– Che stupidaggini son queste! √Ę‚ÄĒ diceva sgarbata ¬≠mente, tirando per la mano Paolo, quando non voleva cambiar costume davanti agli altri bambini √Ę‚ÄĒ che stupi ¬≠daggini son queste, di voler andare ogni volta dentro la cabina!

Chi stava a lungo dentro la cabina era lei. Alta, ben fatta, con le pianelle ai pie ¬≠di, puntate sulla pedana, ma il corpo tutto nudo, diritto e puro come uno stelo, ella mi ¬≠rava davanti a uno specchio rustico, appeso a una parete, la propria bellezza. E ora da ¬≠va un colpettino di cera a una spalla o a un fianco, ora spalmava d’olio il petto e i ginocchi.

Compiva queste operazioni naturalmente da sola, entro la cabina: con meditata len ¬≠tezza e compiacenza, seguen ¬≠do millimetro per millimetro il lento progredire della tin ¬≠tarella sulla splendente pelle di bruna, intervenendo, ogni volta, abilmente, appena le sembrava che quel progredi ¬≠re del bruno, come d’ambra dorata, fosse troppo largo o troppo lento. Non ancora de ¬≠cisa, in quei primi anni di matrimonio, a far valere le proprie armi di civetta e in ¬≠fiammare la testa dei giova ¬≠notti che le ronzavano intor ¬≠no; ma gi√† innamorata di se stessa e orgogliosissima del proprio successo che leggeva negli occhi di tutti, forse in ¬≠dispettita che di questo suc ¬≠cesso il marito non si accor ¬≠gesse abbastanza.

Un giorno mise in esecu ¬≠zione il progetto che da tem ¬≠po meditava e che rappre ¬≠sentava una vittoria sulla ostinata proibizione del ma ¬≠rito. Si vest√¨ in ¬ę bikini ¬Ľ, lasciando coperti pochissimi centimetri del suo corpo ben fatto.

Il successo fu pieno: gli occhi degli uomini se la man ¬≠giavano e non meno quelli, bench√© invidiosi, delle don ¬≠ne… Non c’era alcuna ob ¬≠biezione da fare. Era sicura che quel giorno il marito non sarebbe venuto. Non che non fosse capace di tener testa al marito; ma era meglio cos√¨, che il marito non ci fosse.

Prese il bagno, felice. Ma quando usc√¨ dalle acque, eret ¬≠ta e sgocciolante, tutta inve ¬≠stita dal sole, che pareva, an ¬≠che lui, la ammirasse, si tro ¬≠v√≤, vicina e improvvisa, l’osservazione del suo bambino, che le era corso incontro, sec ¬≠chiello appoggiato alla spal ¬≠la a guisa di scudo, paletta in aria come una lancia.

– Mamma, perch√© oggi ti sei ¬ę spogliata ¬Ľ?

– Ma ero spogliata anche ieri, Paolo!

– No, qui √Ę‚ÄĒ disse il bam ¬≠bino e fece segno con la pic ¬≠cola pala verso il grembo del ¬≠la madre.

РSono cose a cui i bam ­bini non debbono pensare! Рdisse lei, confusa e indi ­spettita. E la mano grande della mamma, ancora umida di mare, cadde, come un rim ­provero, sulla mano piccola di Paolo.

 

*

 

Entro la cabina, mentre si ammirava, la donna era pru ­dente.

Non c’era quasi mai Pao ¬≠lo, e quando il bambino era presente, accoccolato a gioca ¬≠re in un angolo, la madre aveva l’accortezza di buttar ¬≠si sulle spalle e intorno al corpo un accappatoio gran ¬≠de, che difendeva le sue nu ¬≠dit√†.

Ma un giorno, per distra ¬≠zione o per il movimento bru ¬≠sco e improvviso di una spalla, l’accappatoio cadde di col ¬≠po e la nudit√† della donna ap ¬≠parve completa.

Fu un attimo, un lampo, ch√© l’accappatoio ritorn√≤ su ¬≠bito a ricoprire il grembo della madre.

Ma il bambino aveva visto. E qualche ora dopo, quando madre e figlio stavano sotto l’ombrellone, la vocina di Paolo sorse a chiedere ful ¬≠minea e inopportuna:

– Mamma, perch√© eri nu ¬≠da? √Ę‚ÄĒ La madre non rispo ¬≠se, sper√≤ che il bambino non avesse visto o che presto avrebbe dimenticato.

Ma due giorni dopo, quan ¬≠do Paolo e il suo pap√†, si trovarono soli sulla spiaggia – proprio loro due soli, a giocare col secchiello e la pa ¬≠la, mentre tutti i corpi giacevano sulla sabbia arroven ¬≠tata dal solleone √Ę‚ÄĒ il visetto di Paolo si alz√≤ e chiese al ¬≠l’improvviso:

РPapà, perché la mamma era nuda?

Il padre non cap√¨. Pens√≤ che il bambino alludesse al ¬≠la nudit√† relativa di tutti uomini e donne, sulla spiag ¬≠gia o che, al pi√Ļ, ricordasse di avere visto qualche giorno prima la mamma in ¬ę bi ¬≠kini ¬Ľ.

Ma quando per la secon ­da volta udì la domanda:

– Pap√†, perch√© la mamma era nuda? √Ę‚ÄĒ un ronzio, qua ¬≠si di un calabrone, fu come se entrasse negli orecchi del ¬≠l’uomo e un ciuffo d’ombra apparisse sotto quella chiari ¬≠t√† solare.

 


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Bart