La mamma al mare

di Bonaventura Tecchi
[dal “Corriere della Sera”, martedì 30 maggio 1967]

Il bambino era il più picco ­lo della compagnia: un batuffoletto che ancora incespicava nel correre e ad ogni scalino in casa, o ad ogni sasso per la strada, puntate le manine in terra, il didietro in aria, diceva ancora a stesso, per darsi forza: « Isa! ». Questa parola del gergo infantile voleva forse dire: « issa! », fatti forza ad alzarti, per superare l’ostaco ­lo.

Per fortuna sulla spiaggia non c’erano né scalini né sassi; e la sabbia scorreva piatta lungo il mare, diventando rena liscia e morbida vicino all’acqua. Qui, fra onde lambenti e rena lucida, era il regno di Paolo (un nome così grande: l’apostolo delle genti!).

Paolo era un bambino fra tre e i quattro anni. E il papà l’aveva nominato « il soldato », perché aveva due ferite: una sulla fronte, frutto di una lite furibonda con un altro maschietto, ferita ricoperta da un cerotto che il bambino portava con molta fierezza; e una in una parte meno nobile del corpicino, risultato del morso di una vespa che aveva richiesto il taglio del chirurgo; taglio sostenuto benissimo, senza molte grida e piagnucolamenti.

« Soldato con due ferite! », diceva il papa, quand’era anche lui sulla spiaggia, in vacanza; e il bambino, con un ciuffetto napoleonico in mezzo alla fronte, la paletta al ­ta come una lancia, il secchiello contro la spalla a gui ­sa di scudo, procedeva verso la schiera dei suoi sogni guerreschi, sulla spiaggia assolata…

Bisognava stare attenti nelle liti con gli altri bambini: ché Paolo era anche manesco e, nel furore della battaglia, non andava tanto per il sottile: capace di difendersi o di aggredire anche con calci e con morsi.

Accanto a queste qualità guerriere Paolo aveva un sentimento curioso, quasi opposto a quello, tutto scoperto, della violenza e della fierezza. Era un sentimento di pudore: precocissimo in lui, eccezionale in un bambino di poco più di tre anni, quasi preannuncio di un’ombra in quella chiarità solare e guerresca, l’anticipo, ancora assai vago e indeciso, di ciò che l’avrebbe inquietato poi, nell’adolescenza.

Non poteva soffrire la vi ­sta dei bambini coetanei, completamente nudi, quando, nella grande calura del mezzogiorno, insudiciato il primo e anche il secondo costumino, le mamme li lasciava ­no in completa libertà a guazzare in mezzo alle onde o a passeggiare sulla battigia. Era capace, Paolo, sotto gli occhi esterrefatti del papà, di puntare la paletta come una lancia o di tirare un piccolo sasso trovato in mezzo alla sabbia â— preciso come una freccia â— contro le parti delicate di quei bambini nudi. â— Paolo, che fai? Sei matto? â— diceva il papà, e un po’ rideva, un po’ era preoccupato.

Stava attento il papà a queste cose, nei brevi giorni di vacanza che il grave uffi ­cio gli permetteva. Ed aveva notato come Paolo non vole ­va denudarsi davanti alle bambine, e anche in presen ­za di altri maschietti. Voleva stare col suo papà, quando cambiava costume, entro la cabina… Strano comportamento, quasi incredibile, in un bambino che non aveva ancora quattro anni.

*

Chi non aveva sensibili ­tà per queste cose era la mamma.

Bellissima, sui trent’anni, corpo stupendo di bruna, era distratta: tutta presa dall’am ­mirazione per la propria bel ­lezza e giovinezza.

Giuocava a canasta per ore e ore, con le amiche, sotto un ombrellone, nei giorni in cui il marito stava sulla spiag ­gia; e poco si occupava del bambino.

Sfarfallava volentieri con giovanotti e con altri uomi ­ni, quando il marito era as ­sente.

– Che stupidaggini son queste! â— diceva sgarbata ­mente, tirando per la mano Paolo, quando non voleva cambiar costume davanti agli altri bambini â— che stupi ­daggini son queste, di voler andare ogni volta dentro la cabina!

Chi stava a lungo dentro la cabina era lei. Alta, ben fatta, con le pianelle ai pie ­di, puntate sulla pedana, ma il corpo tutto nudo, diritto e puro come uno stelo, ella mi ­rava davanti a uno specchio rustico, appeso a una parete, la propria bellezza. E ora da ­va un colpettino di cera a una spalla o a un fianco, ora spalmava d’olio il petto e i ginocchi.

Compiva queste operazioni naturalmente da sola, entro la cabina: con meditata len ­tezza e compiacenza, seguen ­do millimetro per millimetro il lento progredire della tin ­tarella sulla splendente pelle di bruna, intervenendo, ogni volta, abilmente, appena le sembrava che quel progredi ­re del bruno, come d’ambra dorata, fosse troppo largo o troppo lento. Non ancora de ­cisa, in quei primi anni di matrimonio, a far valere le proprie armi di civetta e in ­fiammare la testa dei giova ­notti che le ronzavano intor ­no; ma già innamorata di se stessa e orgogliosissima del proprio successo che leggeva negli occhi di tutti, forse in ­dispettita che di questo suc ­cesso il marito non si accor ­gesse abbastanza.

Un giorno mise in esecu ­zione il progetto che da tem ­po meditava e che rappre ­sentava una vittoria sulla ostinata proibizione del ma ­rito. Si vestì in « bikini », lasciando coperti pochissimi centimetri del suo corpo ben fatto.

Il successo fu pieno: gli occhi degli uomini se la man ­giavano e non meno quelli, benché invidiosi, delle don ­ne… Non c’era alcuna ob ­biezione da fare. Era sicura che quel giorno il marito non sarebbe venuto. Non che non fosse capace di tener testa al marito; ma era meglio così, che il marito non ci fosse.

Prese il bagno, felice. Ma quando uscì dalle acque, eret ­ta e sgocciolante, tutta inve ­stita dal sole, che pareva, an ­che lui, la ammirasse, si tro ­vò, vicina e improvvisa, l’osservazione del suo bambino, che le era corso incontro, sec ­chiello appoggiato alla spal ­la a guisa di scudo, paletta in aria come una lancia.

– Mamma, perché oggi ti sei « spogliata »?

– Ma ero spogliata anche ieri, Paolo!

– No, qui â— disse il bam ­bino e fece segno con la pic ­cola pala verso il grembo del ­la madre.

– Sono cose a cui i bam ­bini non debbono pensare! – disse lei, confusa e indi ­spettita. E la mano grande della mamma, ancora umida di mare, cadde, come un rim ­provero, sulla mano piccola di Paolo.

*

Entro la cabina, mentre si ammirava, la donna era pru ­dente.

Non c’era quasi mai Pao ­lo, e quando il bambino era presente, accoccolato a gioca ­re in un angolo, la madre aveva l’accortezza di buttar ­si sulle spalle e intorno al corpo un accappatoio gran ­de, che difendeva le sue nu ­dità.

Ma un giorno, per distra ­zione o per il movimento bru ­sco e improvviso di una spalla, l’accappatoio cadde di col ­po e la nudità della donna ap ­parve completa.

Fu un attimo, un lampo, ché l’accappatoio ritornò su ­bito a ricoprire il grembo della madre.

Ma il bambino aveva visto. E qualche ora dopo, quando madre e figlio stavano sotto l’ombrellone, la vocina di Paolo sorse a chiedere ful ­minea e inopportuna:

– Mamma, perché eri nu ­da? â— La madre non rispo ­se, sperò che il bambino non avesse visto o che presto avrebbe dimenticato.

Ma due giorni dopo, quan ­do Paolo e il suo papà, si trovarono soli sulla spiaggia – proprio loro due soli, a giocare col secchiello e la pa ­la, mentre tutti i corpi giacevano sulla sabbia arroven ­tata dal solleone â— il visetto di Paolo si alzò e chiese al ­l’improvviso:

– Papà, perché la mamma era nuda?

Il padre non capì. Pensò che il bambino alludesse al ­la nudità relativa di tutti uomini e donne, sulla spiag ­gia o che, al più, ricordasse di avere visto qualche giorno prima la mamma in « bi ­kini ».

Ma quando per la secon ­da volta udì la domanda:

– Papà, perché la mamma era nuda? â— un ronzio, qua ­si di un calabrone, fu come se entrasse negli orecchi del ­l’uomo e un ciuffo d’ombra apparisse sotto quella chiari ­tà solare.

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