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LETTERATURA: I MAESTRI: La morte di Agnon

4 Febbraio 2014

di Carlo Bo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 18 febbraio 1970]

Gerusalemme 17 febbr., notte.

Lo scrittore Shemuel Yoseph Agnon, premio Nobel per la letteratura nel 1966, √® morto oggi all’ospedale Ka ¬≠plan, a Rehovoth. Era nato il 17 luglio 1888 a Buczacz, una cittadina polacca della Galizia orientale.
Era ricoverato da cinque mesi in ospedale: ieri, sera, un attacco cardiaco lo ha condotto alla morte.

Quando nell’ottobre del 1966 l’accademia svedese assegn√≤ il premio Nobel per la let ¬≠teratura a Nelly Sachs e a Shemuel Yosef Agnon ci fu una grande sorpresa, ben po ¬≠chi infatti conoscevano la poetessa e il narratore. Ep ¬≠pure di Agnon si sarebbero dovuti ricordare almeno quei libri che erano gi√† stati tra ¬≠dotti e avevano avuto un buon successo. Per esempio, Agnon era arrivato in Italia nel lontano 1935 con E il tor ¬≠to diventer√† diritto e nel 1964 erano apparse nella ¬ę Medusa ¬Ľ di Mondadori i Racconti di Gerusalemme che erano un ottimo campiona ¬≠rio dei temi e delle qualit√† dello scrittore.

Shemuel Yosef Agnon, pseu ­donimo di S.Y. Czackes, era nato nel 1888 in un paese della Galizia orientale. Piglio di un rabbino, lo scrittore ben presto cominciò ad inte ­ressarsi di letteratura e a scrivere poesie e racconti in yiddish. Nel 1909 si trasferì a Giaffa, da dove avrebbe fat ­to il suo ingresso ufficiale nel regno del racconto con Le de ­relitte. Del 1912 è il suo pri ­mo libro importante, già ri ­cordato, E il torto diventerà diritto.

Sorpreso dalla guerra in Germania, vi passer√† un lungo periodo della sua esistenza, principalmente ad Am ¬≠burgo. E’ di questo stesso pe ¬≠riodo la sua amicizia fraterna con Martin Buber consacrata negli studi comuni sul chassidismo; ma un incendio distrusse con la sua biblioteca il frutto di queste ricerche.
Nel 1924 fece ritorno, e per sempre, a Gerusalemme.

Non ci sono altri avveni ¬≠menti importanti nella sua vita. Resta da considerare l’opera e da cogliere il senso del suo lavoro. Si pu√≤ dire anzitutto che Agnon ha sa ¬≠puto percepire con grande fi ¬≠nezza il giuoco del tempo nel ¬≠l’ambito della famiglia ebrai ¬≠ca. Dal quadro d’ambiente della Dote della sposa (1925), in cui lo scrittore √® riuscito ad illuminare il rapporto sul ¬≠la vita chiusa di una famiglia d’ebrei in una cittadina dell’Europa centrale al buon tempo di Francesco Giuseppe, a delle forme di interrogazione pi√Ļ sottilmente critica della realt√†, Agnon si √® sempre preoccupato di stabilire delle differenze fra i diversi modi di vita con tutte le amplificazioni possibili. In senso lato c’era il conflitto fra due generazioni, o meglio fra due modi di intendere la religione dei padri: o restare fedeli all’insegnamento dei li ¬≠bri sacri o, al contrario, ac ¬≠cettare le nuove impostazioni di adattamento politico, spo ¬≠sare il socialismo, condivide ¬≠re le tesi pi√Ļ impegnate del sionismo, eccetera. Tutto que ¬≠sto passa e respira nei suoi racconti, ma sarebbe vano voler strappare od esigere una risposta da chi racconta e si preoccupa di offrire piuttosto un ricco campionario di sol ¬≠lecitazioni e di motivi che non un giudizio.

Agnon era soprattutto un artista e, pur senza rifiutare nessuna parola del suo tem ¬≠po, era per√≤ portato a dare alle cose della stagione e alle voci dell’attualit√† una diver ¬≠sa dimensione che, per co ¬≠modit√†, diremo poetica. Di qui il suo profondo interesse per tutte le soluzioni stilisti ¬≠che. In tal senso si √® parla ¬≠to per lui di nuovo romanzo, ma l’allusione va contenuta rigidamente: infatti nei suoi racconti non c’√® soltanto il segno della ricerca tecnica, ci sono √Ę‚ÄĒ e molto chiare √Ę‚ÄĒ la passione della vita e la capacit√† di cogliere gli svi ¬≠luppi drammatici della storia.

Specialmente nel secondo dopoguerra Agnon aveva ca ¬≠pito molto bene i temi della solitudine, della estraneit√† e della disperazione dell’uomo strappato dal vivo della leg ¬≠ge e buttato nel fiume fan ¬≠goso ed imperscrutabile del futuro. Nelle pagine di Fin Qui o del Fuoco della legna quella che √® stata la grande tematica europea del secondo dopoguerra resta all’origine delle sue interrogazioni. Fu proprio in questo secondo mo ¬≠mento che lo scrittore decise di superare le barriere .della realt√† oggettiva e di insegui ¬≠re la voce molto pi√Ļ fragile, ma anche pi√Ļ ricca, dei sim ¬≠boli e delle allusioni. Certo, una domanda su tutte le al ¬≠tre lo tormentava e la ritro ¬≠viamo rispecchiata in uno dei suoi titoli: Il tempo di prima. E cio√®, non era meglio allora, il passato, una forma di esistenza pi√Ļ controllata? Nel cane pazzo, Balak, del Tempo di prima, che corre senza posa dalla Gerusalem ¬≠me vecchia alle nuove abi ¬≠tazioni sioniste, egli ha in ¬≠teso raffigurare il dramma e l’inquietudine di chi sia sta ¬≠to cacciato dalle comode di ¬≠more del passato e non trova pace nel disegno e nelle promesse del futuro.

Martin Buber, in occasione dei settantanni del narrato ¬≠re, aveva detto delle cose assai precise su questo doppio registro, facendo notare che Agnon si era limitato a illu ¬≠minare i due mondi contrap ¬≠posti senza nessun pathos ma con tutto il consenso del suo cuore, con la piccola e la fer ¬≠ma verit√† dell’anima.


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