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LETTERATURA: I MAESTRI: L’anima del mondo

5 Ottobre 2013

di Giorgio Vigolo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 7 gennaio 1970]

Una forte impressione do ¬≠vette fare a Hegel, che aveva giusto allora finito di scrivere la ¬ę Fenomenologia dello Spirito ¬Ľ, trovarsene di fronte il quasi protagonista e certo, per lui, il pi√Ļ rappresentativo fenomeno dello spirito del suo tempo: l’imperatore Napoleo ¬≠ne a cavallo in testa alle sue truppe per le vie di Jena. E questa impressione la comu ¬≠nic√≤ calda calda all’amico Niethammer nella lettera scrittagli da Iena nell’ottobre del 1806, con quella romantica compenetrazione di fantasia e di logica che spesso gli pre ¬≠sentava l’immagine sensibile con il carattere della necessi ¬≠t√† concettuale e deduttiva. Ec ¬≠cone il passo principale:

¬ę Ho visto l’Imperatore, questa Weltseele (questa Ani ¬≠ma del Mondo) cavalcare at ¬≠traverso la citt√† per andare in ricognizione. Si prova davve ¬≠ro un sentimento prodigioso a vedere un tale individuo che, concentrato qui, in un punto, seduto su un cavallo abbrac ¬≠cia il mondo e lo domina.

Quanto ai Prussiani tutto fa ¬≠ceva per loro prevedere il me ¬≠glio: la vittoria dei Francesi √® stata solo merito di questo uomo straordinario, che √® im ¬≠possibile non ammirare ¬Ľ.

Impossibile non ammirare Napoleone? Per la verit√†, da molti era stato aborrito, in al ¬≠tri aveva suscitato eroica resi ¬≠stenza, come l’¬ę Arminio e Dorotea ¬Ľ di Goethe dimo ¬≠stra, o almeno sgomento e per ¬≠plessit√† che in una mente filo ¬≠sofica potevano avere anche pi√Ļ profonde motivazioni. Ora, comunque si voglia giudica ¬≠re il ¬ęsentimento prodigioso ¬Ľ provato invece da Hegel, non v’√® dubbio che nel conflitto di passioni e di idee che Na ¬≠poleone aveva acceso nel suo tempo, Hegel aveva preso en ¬≠tusiasticamente partito per lui, si era conformato, aveva ac ¬≠cettato il nuovo Cesare, su ¬≠bendo il fascino del momen ¬≠taneo trionfatore e, per di pi√Ļ, idolatrandolo come Anima del Mondo.

 

*

 

Anche H√∂lderlin, l’antico compagno di Hegel e di Scheiling nel collegio di Tubinga, aveva scritto una poesia entu ¬≠siastica per Bonaparte, ma √® del 1797, e il C√≤rso vi √® chia ¬≠mato der J√ľngling, l’adolescente, come un giovane eroe gre ¬≠co, un nuovo Alessandro. Al ¬≠tra cosa era entusiasmarsi per Napoleone, per l’Imperatore, nel 1806, quando gi√† Beetho ¬≠ven aveva tolto la sua dedica della Sinfonia Eroica, dopo appresa la sua incoronazione. Ma per Hegel, nel suo siste ¬≠ma filosofico del Reale che √® sempre Razionale, l’Imperato ¬≠re vincitore rappresentava nell’hic et nunc storicistico di quel momento, la realt√† della massima razionalit√†.

Debbo qui confessare di avere sempre ammirato Hegel con molte cautele. Ma, anche senza altre ragioni, sarebbe bastato il passo della lettera a Niethammer a mettermi in guardia. Invece di entusia ¬≠smarmi, quell’iperbole eque ¬≠stre dell’Anima del Mondo ri ¬≠svegliava in me un salutare senso di humor. Mi faceva pensare che all’Idealismo he ¬≠geliano, √® forse mancato un Cervantes che ne abbia rica ¬≠vato un altro Don Chisciotte; ma che Hegel involontaria ¬≠mente ne ha qui preso le ve ¬≠ci, mettendo l’Anima del Mondo a sedere su un caval ¬≠lo. Il nostro Leopardi, tanto pi√Ļ arguto e alieno da entu ¬≠siasmi, si era guardato bene dal cadere nello stesso ridi ¬≠colo nel suo ¬ę Dialogo di Tor ¬≠quato Tasso e del suo Genio familiare ¬Ľ. Quando infatti Torquato dice a quello spiri ¬≠to: ¬ę Siedimi qui accanto ¬Ľ, il genio familiare, pi√Ļ modesto e giudizioso della hegeliana Weltseele, gli risponde: ¬ę Che io segga? La non √® gi√† cosa facile a uno spirito ¬Ľ.

Che l’atto stesso del seder ¬≠si nei momenti tragici comporti una certa comicit√† lo os ¬≠serva del resto anche Bergson nell’Essai sur le rire, dove nota che gli eroi non bevono, non mangiano e anzi, finch√© √® possibile, non si mettono a sedere. Sedersi nel bel mezzo di una tirata sarebbe ricordar ¬≠si che si ha un corpo. E nem ¬≠meno a farlo apposta anche Bergson cita Napoleone che, dopo la battaglia di Jena, fu ricevuto dalla regina di Prus ¬≠sia. Come un’eroina di Corneille ella declamava in tono tragico: ¬ę Sire, justice! justice! Magdebourg! ¬Ľ.

Raccont√≤ poi l’Imperatore che per togliersi d’imbarazzo, preg√≤ la regina di sedersi; e commentava: ¬ę Niente tronca meglio una scena tragica, poi ¬≠ch√© quando si √® seduti, ¬ę cela devient com√©die ¬Ľ.

 

*

 

Ma come e in quale senso Hegel aveva usato per Napo ¬≠leone l’espressione di Anima del Mondo? Certo, non nel senso di Anima mundi che le davano Plotino e i Neoplato ¬≠nici nella tradizione del Ti ¬≠meo, o in quello degli Scola ¬≠stici che la identificarono con lo Spirito Santo. Non la us√≤ nel significato attribuitole in un suo celebre saggio da Schelling che vedeva in essa il principio che salda l’Orga ¬≠nico e l’Inorganico. E tanto meno nel significato esoterico che ha nella poesia di Goethe intitolata appunto Weltseele, dove il Cosmo √® concepito co ¬≠me una sfera vivente, un labi ¬≠rinto di soli o di pianeti che ha il suo punto focale nella coppia umana. Ispirazione non dissimile, in fondo, √® nella Cantata Massonica, bellissi ¬≠ma, di Mozart (K. 429) Die Seele des Weltalls.

Nulla di tutto ci√≤ in He ¬≠gel, dove il termine, dettato da momentaneo entusiasmo, voleva solo esaltare Napoleo ¬≠ne con epiteto iperbolico, co ¬≠me tipo di nuovo eroe, mon ¬≠diale, e gi√† quasi di ¬ę super ¬≠uomo ¬Ľ; e, con questo, con ¬≠trapporlo all’ideale tanto di ¬≠verso dell’Anima Bella, con cui era in acre polemica. Non si dimentichino gli strali sca ¬≠gliati da Hegel in quella pa ¬≠gina della Fenomenologia che √®, se si vuole, un capolavoro di lucidissima spietatezza, di perfidia nietzschiana prima della lettera, contro l’intimi ¬≠smo etico-religioso dell’Anima Bella, tanto sublimata invece da Goethe e da Schiller. L’at ¬≠tacco hegeliano era sostanzial ¬≠mente ingiusto, quando vede ¬≠va nell’Anima Bella solo un analogo della Coscienza Infe ¬≠lice, trascurando che essa era quanto di pi√Ļ alto lo spirito europeo, in uno dei momenti pi√Ļ luminosi della sua civilt√†, aveva saputo concepire.

Questa denigrazione del ¬≠l’Anima Bella, sfociante poi nella esaltazione come Anima del Mondo del superuomo Na ¬≠poleone, √® uno dei tratti ti ¬≠pici in cui il pensiero hege ¬≠liano opera in maniera pi√Ļ distruttiva scalzando l’interio ¬≠rit√† dei valori etici, dissacran ¬≠do la loro inviolabile assolu ¬≠tezza, per aprire la strada, su queste rovine, alle infatuazio ¬≠ni collettive di futuri idolatri del successo. Altre incarnazio ¬≠ni di consimili Anime del Mondo, anzich√© sedute su un cavallo, le abbiamo poi viste pilotare potenti aerei, arringa ¬≠re folle oceaniche e magari nuotare a forti bracciate nel ¬≠le acque dello Yang-tze-Kiang.

Ma non molto diversamen ¬≠te (poich√© tutto nell’infinito circolo del tempo √® gi√† acca ¬≠duto) i Nebukadnezar degli Assiri e i Cesari dei Roma ¬≠ni divinizzavano l’Anima del Mondo nella loro persona, esi ¬≠gendo l’adorazione del Divo Cesare. E tutti sappiamo che la forza con cui nei primi se ¬≠coli dell’altro millennio fu rovesciata una situazione stori ¬≠ca, consist√© appunto nel rifiu ¬≠to eroico di quell’adorazione dell’idolo sommo, e cio√® del ¬≠l’individuo che, concentrato l√¨, seduto su un cavallo o altro che fosse, abbracciava il mon ¬≠do e lo dominava. Non per nulla nella Lettera paolina ai Romani si leggeva il gran mo ¬≠nito: Nolite conformari huic saeculo.

Resta da dire, per la verit√†, che nel passo della Enciclo ¬≠pedia dove definisce l’Anima del Mondo, Hegel sembr√≤ poi ricordarsi con qualche riserva delle accese parole scritte a Niethammer e ne fece am ¬≠menda precisando: ¬ę L’Anima universale non deve come Weltseele essere fissata in un soggetto ¬Ľ.


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Bart