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Il silenzio fragoroso dei “diversamente berlusconiani”

5 Ottobre 2013

Ve ne sarete accorti tutti, di destra e di sinistra. Tra i numerosi commenti che si sono accavallati subito dopo la decisione della commissione parlamentare di proporre all’aula del senato la decadenza dalla carica di Silvio Berlusconi, mancano quelli dei cosiddetti “diversamente berlusconiani”. Avete letto un commento di Angelino Alfano, di Maurizio Lupi, di Gaetano Quagliariello, solo per fare i primi nomi che mi vengono in mente? Fa eccezione, al momento, il solo Fabrizio Cicchitto (qui)

Si dirà: devono ancora pensarci sopra. Già. Eppure non pareva che prima della squallida disfida dell’altro giorno ci fossero dei distinguo. A difendere Berlusconi e a criticare il comportamento di totale chiusura alle sue ragioni tenuto dalla maggioranza della commissione erano tutti, anche la sottospecie della razza Scilipoti. Dico la sottospecie, perché Scilipoti, che era considerato come il salta fossi per eccellenza dal Pd, si è nettamente separato dalla congiura dei “diversamente berlusconiani” e si è mantenuto leale a Berlusconi, dando la misura con il suo gesto del baratro in cui sono precipitati i cosiddetti dissidenti, verso i quali gli elettori moderati è bene che mantengano le riserve più totali.

Oggi possiamo davvero domandarci che significato possa mai avere quel “diversamente berlusconiani” coniato da Angelino Alfano per giustificare la sua contrapposizione drammatica.
Se Berlusconi non viene difeso neppure in questa circostanza in cui è palese l’intenzione di eliminare il leader del Pdl, almeno con una dichiarazione pubblica del suo segretario, ditemi voi se si possa essere “diversamente” o invece non si sia “ingannevolmente” berlusconiani.

Può darsi che, passato il primo imbarazzo, un po’ di resipiscenza li convinca che non è affatto il silenzio la dimostrazione di quel nuovo Pdl che avevano sbandierato nei giorni della rivolta. Apparirebbe da subito un Pdl che va a rimorchio del Pd nella speranza di essere perdonato per la sua lunga opposizione all’avversario tradizionale. E’ proprio questo che vogliono servirci a tavola?

Ho l’impressione di sì.
Sono mezze tacche, figure di modesto livello politico, in grado di fare la voce grossa quando l’uomo verso il quale si ribellano ha le mani e i piedi legati dalle corde di una magistratura alla quale sono state concesse l’autorità e l’infallibilità della Inquisizione torquemadesca.

Se prima potevo anche tollerare un Pdl nelle mani di Alfano, dopo lo scandalo morale di questi giorni, starò ben attento a non essere ingoiato dalla balena bianca che comincia a disegnarsi all’orizzonte. Non vi ricorda proprio niente quel “diversamente berlusconiano”? Certo.  Però, mi direte, non ha la finezza delle “convergenze parallele”. E come potrebbe? La diversità delle intelligenze in campo è abissale, ma la strada è quella. Vi domineranno la doppiezza e l’ambiguità che furono patrimonio della Dc ed oggi sono patrimonio esclusivo del Pd.

Facile quindi immaginare la rotta di Angelino Alfano. Cammina verso la sottomissione al Pd, facendo a poco a poco il cammino che altri prima di lui fecero in fretta e furia, come Rosi Bindi, Dario Franceschini e lo stesso Enrico Letta.

Con il voto di fiducia di ieri l’altro, e con la decisione della giunta di ieri, è suonata la tromba che, come nel film “Cimarron”, dà il via alla corsa verso la nuova frontiera, destinata a superare di gran lunga la linea che sembrava invalicabile del compromesso storico.

Di questo passo, non mancherà molto che avremo un partito dominante, il Pd, è un comodo partito satellite (una pietosa mascheratura), il partito degli alfaniani, che spero non si porti dietro il simbolo del Pdl.

Sapete bene che in questo sacrosanto scontro durissimo tra Berlusconi e la magistratura (non posso scrivere tra il Pdl e la magistratura, per ciò che si sta vedendo in questi giorni da parte degli alfaniani), sono sempre stato con Daniela Santanchè e, per quanto riguarda la stampa, con Alessandro Sallusti, i combattenti di cui c’era bisogno, e che mancano in gran quantità tra le file berlusconiane. Al momento i due sembrano oggetto di una qualche specie di rappresaglia.

Gli alfaniani, infatti, stanno ora muovendosi al suono delle cornamuse dell’epurazione, e si mormora che i primi a pagare la nuova e apparente debolezza di Berlusconi saranno proprio loro. Sallusti lo ha dichiarato pubblicamente per quanto lo riguarda, rendendo noto ai cittadini di che pasta sono fatti i piedellini che sono finiti nella padella del Pd.

Confesso che trovai superba la risposta che il giorno della fiducia la pitonessa diede ad un intervistatore, mostrando prontezza, lucidità e sostegno al Cavaliere: Io voto la fiducia a Berlusconi e non a Letta”.

La vogliono epurare! I “diversamente berlusconiani” trovano innaturale che la fedeltà di una parlamentar per il proprio leader arrivi a questo punto. Più facile è mantenersi molluschi, invertebrati, smidollati, in grado perciò di resistere ad ogni intemperie con il semplice trasporto del vento da un punto all’altro dello schieramento politico.

Scilipoti è risultato un gigante rispetto a loro, e se avessero la minima intelligenza che si richiede ad un cittadino che intenda mettersi al servizio della democrazia (dire del Paese è ormai una sciocchezza. Immaginate un fascista che avesse dichiarato di mettersi al servizio di un Paese retto da Mussolini. Oggi l’equivalenza è matematica), costoro, questi figli delle “convergenze parallele” avrebbero la misura dell’empietà commessa. Ma non sono più capaci di distinguere e vedono il Pd come il Messia tanto atteso e che è tornato ad incarnarsi in una nuova Betlemme.


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5 Comments

  1. Commento by zarina — 5 Ottobre 2013 @ 01:19

    Il risultato della giunta è una novità solo per i titoli dei giornaloni di oggi.
    Il PDL non c’è più.   C’è la Nuova Forza Italia di Berlusconi che ha dato sì la fiducia ma che può sempre ritirarla al momento opportuno,   e i cani sciolti   del PDDB,   Partito dei   Diversamente Berlusconiani che fanno parte del governo e che   nelle prossime settimane mostreranno agli elettori   la loro diversità:   essere la fotocopia del   partito delle tasse.  
     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Ottobre 2013 @ 10:02

    Ottimo, zarina, l’acronimo: PDDB,   Partito dei   Diversamente Berlusconiani. Mi permetterò di usarlo in futuro, quando ce ne sarà l’occasione. Anche perché significa pure PD+DB. Potrei farci pure un articolo.

  3. Commento by zarina — 5 Ottobre 2013 @ 11:12

    Lo leggerò volentieri!.
     

  4. Commento by lore — 5 Ottobre 2013 @ 18:27

    Dovrebbe ricordare che la pitonessa è già stata candidata premier ma non è arrivata neanche al 3%. La sinistra ne vorrebbe tante di pitonesse, sarebbe più facile. Insomma la Santanchè ha già dimostrato prendere molti meno voti di quanti ne vengono attribuiti ad Alfano.

  5. Commento by zarina — 6 Ottobre 2013 @ 09:15

    Se la “pitonessa” da sola ha preso quasi il 3% di voti effettivi, che è cosa assai diversa da quelli ipotetici, in concorrenza con il cav. mi sembra un lusinghiero risultato.
    Che alla sinistra piaccia vincere facile   e, magari, anche barando sulle regole del gioco, ormai lo hanno capito in molti.

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