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LETTERATURA: I MAESTRI: L’italiano dei pappagalli

25 Ottobre 2012

di Paolo Monelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, venerd√¨ 26 giugno 1970]

Mi √® venuto sott’occhio in un diffuso quotidiano del 7 giugno scorso un titolo, ¬ę Te-le-incubi per tele-bambini ¬Ľ, che potrebbe essere una sin ¬≠tesi dei moventi che induco ¬≠no tanti a fare del nostro idioma un prodotto in ver ¬≠tiginosa trasformazione, una ridda di metafore pi√Ļ sbal ¬≠late che efficaci, un pastic ¬≠ciaccio di nostri vocaboli non raramente deformati nel sen ¬≠so e nell’ortografia, di decre ¬≠piti francesismi, di termini stranieri nobili o volgari spes ¬≠so male trascritti o mutilati √Ę‚ÄĒ col rischio che cessi di es ¬≠sere lo strumento comune con il quale gli abitanti tutti del ¬≠la nostra terra s’intendono fra loro, ma si ramifichi in tanti parlari per iniziati, in gerghi propri di una classe, di una professione, di un gruppo sociale. Gi√† ora un cittadino che non sa l’inglese e, leggendo il giornale dome ¬≠nicale gli cade l’occhio sopra un annuncio con il quale si cerca ¬ę un system engineer cui affidare l’organizzazione logica sia del software sia dell’hardware in sistemi per il controllo di processo ¬Ľ, e non ci capisce un accidente, pu√≤ esser preso da un com ¬≠plesso d’inferiorit√†, sentirsi estromesso dal consorzio di persone che sanno servirsi di un’altra lingua e lo snobbano perch√© ignora che cosa sia software e hardware (¬ę mer ¬≠ce morbida ¬Ľ e ¬ę merce dura ¬Ľ) che nell’italiano di tutti i giorni non sono altro che tes ¬≠suti e ferramenta.

Morbosa ricerca

Nel titolo citato, messo ad un articolo molto serio sui guasti che pu√≤ subire la for ¬≠mazione dei ragazzi che stan ¬≠no troppo a lungo davanti al video, √® palese la morbosa ri ¬≠cerca di trovate di buona par ¬≠te della stampa, quel diffuso automatismo di cui ho gi√† parlato che porta a creare innumerevoli neologismi tut ¬≠ti derivanti dall’uno o dall’al ¬≠tro di certi ¬ę prefissoidi ¬Ľ, co ¬≠me li chiama Bruno Miglio ¬≠rini, del tipo moto-, auto-, mini-, porno- etc, con la ten ¬≠denza ad usare il prefissoide col significato d’un vocabolo costruito sul prefissoide stes ¬≠so; per cui ¬ę tele ¬Ľ non √® pi√Ļ l’avverbio greco tele (distan ¬≠te), ma l’abbreviativo di tele ¬≠visione; i ¬ę tele-incubi ¬Ľ non sono incubi trasmessi di lon ¬≠tano ma eccitazioni nervose suscitate da immagini di orrore e di violenza; ¬† e ancor peggio √® costruito ¬ę tele-bam ¬≠bini ¬Ľ, che non sono creature allontanate per dare un po’ di requie ai familiari, ma in ¬≠chiodate alle trasmissioni. L’esempio potrebbe essere contagioso: saranno chiamati ¬ęcalcio-bambini ¬Ľ quelli portati a vedere un incontro ¬† Roma √Ę‚ā¨‚Äú Lazio, o ¬ęagro-bambini ¬Ľ quelli che vivono in campagna?

Molti di coloro che fanno il mestiere di scrivere (o che parlano alla Rai) sembra che siano sempre pi√Ļ stanchi dell’¬ę idioma materno ¬Ľ, di vocaboli che gli pare abbiano perduto efficacia e mordente, di una sintassi che li mortifica; s√¨ che preferiscono le locuzioni e i costrutti esotici per amore di verit√†. Ma prima di tutto ¬†potrebbero ringiovanire il loro vocabolario con sino ¬≠nimi dei quali hanno dimen ¬≠ticato o ignorano l’esistenza; o attingere ai dialetti che so ¬≠no scrigni di espressioni vive (gi√† molti termini dialettali si sono inseriti senza sforzo nel tessuto della lingua na ¬≠zionale: mugugno, naia, fesso, fasullo, tardona, abbozzare, bal√®ra, squagliarsi, guaglione, micragna, bagolone, pelandro ¬≠ne, guappo, gol√®na, sciara, malga, nevaio, che il Diziona ¬≠rio del Tommaseo definisce soltanto come ¬ę grande nevi ¬≠cata ¬Ľ o ¬ę abbondanza di ne ¬≠ve ¬Ľ) e cento altri; o infine creare nuovi modi metaforici esercitando estro e fantasia. Ma trovano pi√Ļ comodo pi ¬≠luccare tale e quale la paroletta esotica, e di fantasia mostrano di non averne pun ¬≠ta; quella che ancora balena fuori ogni tanto nel popolo, e alla quale dobbiamo alcuni neologismi recenti.

Discrezione e misura

Cosi √® stato trovato un no ¬≠me, anzi pi√Ļ nomi, l’uno me ¬≠glio dell’altro, a quegli auto ¬≠carri a due piani per il tra ¬≠sporto delle automobili nuove di fabbrica che sono l’incubo dei guidatori sulle strade na ¬≠zionali, ¬ę cicogna ¬Ľ, ¬ę tradot ¬≠ta ¬Ľ, ¬ę marsupio ¬Ľ, ¬ę portae ¬≠rei ¬Ľ; ed √® chiamata ¬ęcangu ¬≠ro ¬Ľ la nave-traghetto che ca ¬≠rica automobili. ¬ę Califfo ¬Ľ √® il meccanico che trucca le utilitarie munendole di un motore pi√Ļ potente. A Roma ¬ę sfasciacarrozze ¬Ľ √® la servet ¬≠ta che si lascia cascare tutto di mano. Meno brillanti quel ¬≠le redattrici della moda che degnandosi una volta tanto dell’italiano hanno scritto, parlando di pettinatura, ¬ępie ¬≠ghe permanentate ¬Ľ.

Naturalmente non mi √® mai passato per il capo di predi ¬≠care che si bandisca dalla no ¬≠stra parlata ogni esotismo, e che siano serrate le frontiere ad ogni neologismo straniero; ve ne sono di particolarmente efficaci, che definiscono cose o concetti nuovi, o d√†nno il nome a congegni di recente invenzione, ed √® lecitissimo servirsene. Per conto mio chia ¬≠mo cocktail il cocktail, e spleen l’umor bilioso degli in ¬≠glesi, ed espada colui che per gli italiani √® un toreador; e parlo, se mi capita, di drib ¬≠bling e di trust ; e se una muciacia di Spagna √® muy guapa, molto graziosa, la de ¬≠scrivo con queste parole del suo idioma. Tali prestiti con ¬≠vengono a tutte le lingue, e ne hanno popoli assai pi√Ļ pe ¬≠losi di noi dell’integrit√† del loro vocabolario. (Ho notato nel ¬† ¬† francese ¬† contemporaneo alcune parole nostre accolte con intelligenza, come graf ¬≠fiti, imbroglio (l’imbroglio agricole du march√© commun), maestria, marina, condottiere, aggiornamento).

Ma si esige per i forestieri ¬≠smi la massima discrezione, e misura e buon gusto, virt√Ļ che a noi, oggi, fanno difet ¬≠to. Molti vocaboli stranieri li usano i giornalisti, come ho detto, per far titoli squillan ¬≠ti, che siano magari tanti pu ¬≠gni nell’occhio al lettore; per cui pensano che “un colpo di Stato faccia pi√Ļ effetto sul pubblico se lo chiamano gol ¬≠pe, tagliando a met√† la locu ¬≠zione esatta, golpe de estado. C’√® anche del compiaciuto e del pedantesco in questo vez ¬≠zo; in un articolo dal Cile su quella Democrazia cristiana ribelle, non ricordo a che co ¬≠sa, l’aggettivo √® diventato rebelde. In una corrisponden ¬≠za dal Messico la notizia che in quel paese s√¨ desiderava la pioggia √® stata intitolata ¬ęIl Messico √® assetato d’agua ¬Ľ.

Giochetto verbale

Il ¬† ¬† male ¬† ¬† avviene quando questo giochetto verbale √® ripreso da mille da diecimila pappagalli; e la gente finisce col credere che un capopartito sia sempre un leader, e un presidente del consiglio sempre un premier. ¬† Altre volte l’esotismo √® ricercato per la sua brevit√†, per cui si presta meglio a comporre titoli con ¬≠cettosi. Per questo motivo so ¬≠no scomparse del tutto dai quotidiani (e dal linguaggio dei politici) ¬ę esportazione ¬Ľ e ¬ę importazione ¬Ľ, sostituite da export e import. Preso il gusto, il barbarismo passa nel testo della notizia, ove non √® pi√Ļ questione di spazio; sen ¬≠za contare i casi che il nuovo termine e quello spodestato siano di pari lunghezza (cameraman e fotografo), o il primo sia pi√Ļ lungo: ¬ę svolta √® pi√Ļ breve e pi√Ļ esatto di tourniquet o del goffo tornan ¬≠te; ¬ę scelta ¬Ľ √® pi√Ļ lieve del ¬≠l’antipatico ¬ę selezione ¬Ľ ingl. selection).

Ma parlando in generale non vedo alcun altro impulso alla preferenza data all’esoti ¬≠smo se non una forma di morbosa mania, qualcosa come una paranoia, un delirio luci ¬≠do e cronico. Solo cos√¨ si spie ¬≠ga il fenomeno per cui tanti nostri inventori di congegni o creatori d√¨ attivit√† battez ¬≠zano queste novit√† con un termine ostrogoto; e la nostra manifattura dei tabacchi per ¬≠severa a battezzare in ameri ¬≠cano i suoi prodotti: l’ultimo tipo di sigaretta messa in commercio si chiama ¬ę Stop K.S.F. ¬Ľ, cio√® King Size Filter. E si spiega l’attaccamen ¬≠to all’ortografia francese di coloro che fanno commercio di quei tappeti che chiamano moquettes nonostante siano ¬†stati ammoniti che il vocabolo √® il nostro ¬ę mocchetto ¬Ľ o ¬ę mocchetta ¬Ľ con il quale i nostri mercanti fiorentini (se ¬≠colo XIV) designavano uno speciale tessuto per tappeti, ed i tappeti stessi che se ne facevano.

E si spiega perch√©, proprio di questi giorni, l’¬ę Alitalia ¬Ľ, offrendo agli italiani per le prossime vacanze una formu ¬≠la di viaggio ¬ę tuttocompreso ¬Ľ, costo e biglietto e spese di albergo e di soggiorno, la chiami Inclusive Tour: ed un ente toscano che intende dar loro la comodit√† di svagarsi a cavallo si intitoli Rent a Horse; e alla Biennale del Bere inaugurata sabato scor ¬≠so a Genova si √® fatta una mostra di mignonnettes che sono minuscole bottigliette di liquori molto ricercate dai collezionisti anche se in luogo di quel leziosetto nome fran ¬≠cese si chiamassero appunto ¬ę bottigliette ¬Ľ, o ¬ę bottigline ¬Ľ, o ¬ęboccettine ¬Ľ (come usava ¬≠no gli antichi per il rosolio), o ¬ę alberelli ¬Ľ (come usa il Boccaccio), o magari con di ¬≠vertente traslato ¬ę picul√¨t ¬Ľ (invariabile) come si chiama un prezioso vino friulano fat ¬≠to con uva dai chicchi picco ¬≠lissimi.

Le nostre gentildonne per nobilitare le loro botteghe di moda le hanno chiamate boutiques (che in Francia so ¬≠no anche gli spacci dei frut ¬≠tivendoli e le botteghe dei fa ¬≠legnami); come faranno ora che un molto diffuso quoti ¬≠diano, nella didascalia di una fotografia, ha definito bouti ¬≠que l’improvvisato spaccio di un ambulante su una spiaggia popolare?

Fedele d’Amico sull’Espresso, riconoscendo a questi miei articoli l’intento, non d’im ¬≠porre un anacronistico puri ¬≠smo, ma d√¨ difendere la lin ¬≠gua dall’imposizione di paro ¬≠le e di costrutti dall’alto (pub ¬≠blicit√†, televisione, frettoloso giornalismo, tecnologia, igno ¬≠ranza di traduttori eccetera) scorge nella supina obbedien ¬≠za a tale imposizione un ser ¬≠vilismo di idee e di atteggia ¬≠menti verso ¬ę sistemi ¬Ľ e ideo ¬≠logie estranee alla nostra na ¬≠tura ¬ę che andiamo ogni gior ¬≠no proclamando di voler com ¬≠battere ¬Ľ.

Diffuso contagio

Ho gi√† avvertito che l’im ¬≠barbarimento del linguaggio √® evidente anche in altri paesi e specialmente in Francia; ¬†ove tuttavia il fenomeno non ha assunto l’ampiezza che ha da noi, e suscita proteste e reazioni da varie parti. Pri ¬≠ma di tutto non esiste in Francia, o perlomeno √® assai meno evidente che in Italia, il sadico gusto di deformare i vocaboli o d√¨ crearne di nuo ¬≠vi e mostruosi dei quali abbia ¬≠mo ogni giorno nuovi esempi (¬ę desatellitizzazione ¬Ľ, cio√® la condizione di uno Stato satel ¬≠lite della Russia che vorrebbe sottrarsene; ¬ę responsabilizza ¬≠to ¬Ľ, di uno che assume una responsabilit√†; ¬ę gare tiravolistiche ¬Ľ √Ę‚ÄĒ ed √® tanto pi√Ļ chiaro e bello ¬ę gare di tiro a volo ¬Ľ. √Ę‚ÄĒ E ancora, sceglien ¬≠do fra mille: ¬ę ufficializzare ¬Ľ √Ę‚ÄĒ Bonipert√¨ ufficializza l’esonero dell’allenatore √Ę‚ÄĒ; ¬ę cosmizzare ¬Ľ l’economia, che sarebbe uno dei compiti del Soyuz 9; ¬ęservizio di sporteller√¨a ¬Ľ. E via a sacchi. E’ un contagio di cui non vanno im ¬≠muni fogli ancora scritti in un italiano corretto come l’ Osservatore romano nel qua ¬≠le ho trovato ¬ę demissionizzazione ¬Ľ, nel senso di una ri ¬≠nuncia all’attivit√† delle Mis ¬≠sioni; n√© nobili scrittori come Riccardo Bacchelli che scrive aria smogosa ¬Ľ; se avesse accettato la mia sommessa proposta di rendere smog con ¬ę fum√¨gine ¬Ľ, come ci sarebbe stato bene ¬ę fumiginoso ¬Ľ nel ¬≠la sua bella e solida prosa.

Ma soprattutto la campa ¬≠gna che si fa in Francia da vari enti, primo fra questi lo Haut Comit√© pour la d√©fense de la langue francaise ha il consenso di buona parte del ¬≠la popolazione e l’appoggio dei governanti. Il febbraio scorso il presidente del consiglio si ¬≠gnor Chaban-Delmas ha pre ¬≠sieduto una seduta dell’alto comitato, dichiarando che la difesa del francese √® una del ¬≠le principali cure del gover ¬≠no; e ha invitato le autorit√† amministrative a dar vita a un linguaggio che metta fine alla decadenza dello stile bu ¬≠rocratico ¬ę perch√© il ricorso a un linguaggio ermetico isola i funzionari dai cittadini Quando mai sentiremo dichia ¬≠razioni di questo genere dalla bocca dei nostri governanti?

L’Acad√©mie francaise met ¬≠te fuori, bimestralmente, un bollettino ove suggerisce ter ¬≠mini adatti a sostituire eso ¬≠tismi, corregge la costruzione illegittima di questo o quel neologismo, d√† spiegazioni e consigli. Noi abbiamo alcuni venerandi istituti che potreb ¬≠bero rendere lo stesso servi ¬≠zio, l’Accademia dei Lincei, l’Accademia della Crusca, la Dante Alighieri. Ma i loro membri illustrissimi seggono beati sulle poltrone di nuvole che avvolgono il loro olimpo, e la nostra miseria non li tange. Per un salvataggio in extremis della nostra lingua non ci rimane che sperare in una resipiscenza della nazio ¬≠ne, sempre meno probabile.


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Bart