Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Lolita

15 Maggio 2014

di Carlo Bo
[da: ‚ÄúLa religione di Serra‚ÄĚ, Vallecchi, 1967]

La risacca dello scandalo Lolita sta per toccare le pacifiche e inalterabili sponde d’Italia, dopo aver bagnato da pochi giorni quelle francesi, grazie all’editore Gallimard. Da noi la piccola droga √® pronta nei magazzini veronesi di Mondadori, nell’involucro preparato dal traduttore Bruno Oddera. Lo scandalo √® nato anni fa quando The Olympia Press nell’estate del 1955 lanci√≤ il romanzo. Un po’ per il nome dell’editore, un po’ per virt√Ļ sua, il libro part√¨ sulla strada degli equivoci, delle accuse e delle proteste. La sua fisio ¬≠nomia era stata fissata per sempre. Da quel momento il ro ¬≠manzo di Nabokov √® riuscito nella difficile impresa di essere un best-seller e nello stesso tempo un’opera audace che sfiora la pornografia, fatta apposta per suscitare perples ¬≠sit√† e inquietudini negli animi deboli dei lettori in so ¬≠spetto.

Ma chi è questo Vladimir Nabokov? Non è certo uno scrittore alle sue prime armi; romanzi, memorie, saggi fanno ricca la sua bibliografia e Nabokov può scrivere, ol ­treché in russo, in francese e in inglese. Nato a Pietroburgo nel 1899 da una grossa famiglia borghese, è rimasto in Russia fino al 1920. Poi lo ritroviamo in Inghilterra, a Berlino, dove passa ben venti anni, e dopo una sosta pari ­gina, in America.

Per vivere Nabokov, come altri intellettuali di quel tem ¬≠po, dovr√† salire una cattedra e insegnare letteratura russa, prima a Harvard, poi a Ithaca. Quando lo scrittore sbarca in America, √® gi√† un romanziere conosciuto dal pubblico euro ¬≠peo, anzi un suo romanzo, La m√©prise, ebbe la ventura di essere stroncato sulla ¬ę Nouvelle Revue Fran√≠¬ßaise ¬Ľ da uno scrittore allora quasi ignorato che si chiamava Jean-Paul Sartre. Una recensione memorabile. Sartre metteva l’accento sul valore eminentemente letterario del romanzo di Nabokov, faceva vedere come mancasse allo scrittore una vera fede nei riguardi dei suoi personaggi e infine dava un giu ¬≠sto rilievo alla condizione di sradicato, di scrittore privo di un suo vero mondo, di una sua societ√†.

Da allora Nabokov non ha fatto che migliorare e perfe ¬≠zionare le risorse della sua tecnica, ma non ha potuto ag ¬≠giungere alla sua letteratura quel dato di autenticit√† e di necessit√† che separa il lavoro di un artigiano dall’opera assai pi√Ļ difficile di invenzione.

Lolita racconta la storia della passione di un uomo sui quarant’anni per una ragazzina di dodici: qui sta il punto vivo della faccenda, √® l’et√† della bambina che rappresenta la molla degli interessi pi√Ļ immediati. Senonch√© lo scrittore non si √® limitato a raccontare la storia nel modo pi√Ļ sem ¬≠plice, egli ha preferito coinvolgere la faccenda privata del suo protagonista H. H. in una questione molto pi√Ļ ampia, dalla cadenza scabrosa e dalle luci pericolose. Il libro √® condotto con grande abilit√† e non c’√® dubbio che il lettore per prima cosa sar√† sorpreso dall’uso sorprendente che Nabokov fa dell’arte dell’escamotage.Tutto era pronto perch√© la macchina scattasse in un certo senso e infatti Nabokov comincia con l’adoperare il pedale del ritardo, del rallentamento. Vuoi dimostrare che la passione del suo eroe non √® frutto di una follia momentanea: nel paese delle statistiche, delle inchieste gli √® sembrato opportuno ripren ¬≠dere il discorso da principio e rintracciare i primi motivi di questa tendenza del protagonista per le ragazzine. Il colpo di passione viene in tal modo corretto, quasi giustificato: il passato amoroso (diciamo cos√¨) del signor H. H. serve a togliere quel tanto di sospetto che poteva esserci per molta gente di fronte allo scoppio, all’invasione della sensualit√† pura. La cosa, del resto, giova allo svolgimento del romanzo e si passa dagli anni della adolescenza a quelli della nuova vita in America, a una notevole visione di quel mondo.

A questo primo tronco s’innesta poi il ritmo da romanzo giallo: Nabokov ha creduto bene di alternare la storia dei progressi del male con una serie di complicazioni da film ed √® cos√¨ che egli arriva a fare del signor H. H. il patrigno della sua giovane amante Lolita: H. H. va in cerca di una camera, finisce per sposare la padrona che √® la madre della bambina. C’√®, dunque, anche il pimento dell’incesto, naturalmente del tutto apparente perch√© fra il quarantenne e la bambina non c’√® nessun rapporto di parentela. Per portare avanti la sua favola Nabokov non si sottrae a nes ¬≠sun sforzo di applicazione, fa morire la madre sotto un’auto ¬≠mobile e da inizio a una suite rocambolesca di avventure attraverso gli alberghi degli Stati, in modo da consentire la convivenza dei due amanti, ingannando i facili sospetti di un mondo che sembra costantemente all’erta su questo argomento. Che cosa bisogna pensare dell’uomo? √ą un malato, √® turpe? Non possiamo rispondere di s√¨, servendosi del solito trucco, Nabokov ce lo presenta sedotto dalla ra ¬≠gazzina che aveva gi√† fatto prima i suoi bravi esperimenti.

Come si vede, lo scrittore ha sempre la preoccupazione di sfiorare le situazioni pi√Ļ scabrose evitando il punto vivo delle questioni, risolvendo √Ę‚ÄĒ caso mai – – il difficile pro ¬≠blema con abbondanti declamazioni di tipo romantico. An ¬≠che la soluzione del libro obbedisce a questo tipo di strat ¬≠tagemma psicologico, il quarantenne non viene punito per il suo peccato d’amore (o per il suo delitto contro la morale vigente) ma per un vero e proprio assassinio del resto non bene giustificato dall’insieme della storia. L’accento pi√Ļ sincero √Ę‚ÄĒ se si pu√≤ parlare di sincerit√† in questo caso √Ę‚ÄĒ √® dato dalla rottura fra i due amanti: Lolita viene inghiot ¬≠tita dal gorgo normale della vita che √® fatta di stupide illusioni, di obbedienza fatale alle leggi del tempo e il si ¬≠gnor H. H. √® veramente folgorato, colpito dall’abbandono. Naturalmente ogni passaggio √® accuratamente pepato, pre ¬≠parato e condito: soprattutto dal punto di vista dell’equili ¬≠brio religioso-morale. Il Nabokov risulta agguerritissimo e non tutte le volte obbedisce a una arri√®re-pens√©e, a un riguardo per i suoi ospiti americani, spesso si diverte e si diverte con agio, con eleganza.

Nel lungo itinerario che l’ha portato dalla ricca casa di Pietroburgo alle aule universitarie d’America direi che il Nabokov abbia fatto una lunga sosta ideale nella patria della casistica da buon lettore del Padre Suarez: certo √® che di ogni situazione egli si √® abituato a prendere bene le misure, le luci, insomma a documentarsi. In parole po ¬≠vere, egli cerca di riservarsi sempre una via d’uscita: lo accusate di pornografia? Ed ecco che vi presenta un bel canto d’amore, una confessione patetica, come quella che apre il libro, sennonch√© dal punto di vista letterario questa legge della furbizia ha i suoi inconvenienti, si rischia di ca ¬≠dere nelle grosse cadenze alla Guido da Verona dopo aver apertamente puntato sulla musica sottile di Laclos.

Resterebbero tutti gli altri problemi marginali ma di prepotente carattere assoluto. Cio√®, √® un libro scandaloso? Dove comincia il peccato? √ą un capolavoro? Per quello che tocca la questione morale, a costo di dare un dispiacere al signor Nabokov, sarei di manica larghissima: i libri che possono far male sono rari e Lolita non mi sembra degna di essere messa all’inferno. C’√® troppa abilit√†, troppo buona cucina letteraria, il male resta fuori, lo scrittore l’ha ridotto a un fuoco simbolico e del resto, i tempi di quella passione sono sempre casuali, non c’√® mai il senso della fatalit√†, del destino.

C’√® molta pi√Ļ tragedia nella storia di Mouchette del grande Bernanos, c’√® davvero l’inferno quando Mouchette incrocia le gambe davanti agli occhi del suo secondo amante, molto di pi√Ļ che in tutte le scene compiaciute e meccaniche dell’amore di Lolita. √ą proprio in queste scene che prende forza il sospetto della pura carica letteraria: si ammira la bravura di Nabokov nel suscitare sensazioni dubbie, ma qualcuno √® pronto a perdersi per quelle cose? Tutto rien ¬≠tra nell’angolo molto pi√Ļ semplice del caso, della piccola passione singolare: proprio come Lolita √® una ninfetta, immagine di donna pi√Ļ che donna vera e propria, allo stesso modo la passione di H. H. assomiglia pi√Ļ a un vizio, a un tic che non a una colpa. Direi che il poco di autentico ri ¬≠specchi la parte minima di colpa che c’√® in H. H. e il troppo di artificioso illumini la parte enorme della compiacenza letteraria, del vizio come patrimonio comune, come abito. Non per nulla Lo-Li-Ta… vale a dire la musica della pas ¬≠sione, la parola balbettata dal cuore, √® gi√† diventata imma ¬≠gine di costume, e ci sono migliaia di ragazzine che giocano a Lolita, come un tempo giocavano a Claudine ecc. ecc. Da questo punto di vista forse conviene cercare il vero valore del libro: non direi che sia un capolavoro, lascerei tran ¬≠quilli Sade e Laclos, mi limiterei a dire che Lolita √® un esem ¬≠pio del nostro cuore ridotto, del nostro mondo condannato a brevi gioie, a piccoli dolori, insomma a passioni ridotte, per cui anche di ci√≤ che una volta dava fuoco al mondo, si tende a fare un prodotto in scatola, da mettere nel cellophane. Una volta in confessioni del genere la parola era diretta, sconvolgente, in Lolita nulla di ci√≤ ma soltanto una grande prova di abilit√†, una formula letteraria giocata da maestro.

22 maggio 1959.


Letto 1506 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart