Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: L’ultima tappa di Huck

3 Febbraio 2015

di Manlio Cancogni
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 5 giugno 1969]

Volevo imbarcarmi ad Hannibal, scendere il fiume come Huck e Jim. Mi contento di seguirlo via terra, e anche questo non è agevole, perché le grandi strade si limitano ad attraversarlo; le altre, fuori mano, lo accompagnano per brevi tratti.

A vederlo scorrere pacifico a valle di Saint Louis, che vi sca ¬≠rica trecento milioni di gal ¬≠loni di rifiuti al giorno, mai pi√Ļ largo di un miglio, fra ar ¬≠gini robusti, con ponti di fer ¬≠ro che lo attraversano in vi ¬≠cinanza dei centri abitati pi√Ļ grossi, si fatica a immaginare l’Ole Miss, il terribile perso ¬≠naggio ottocentesco famoso, ol ¬≠tre che per la sua ricchezza, per la sua ribalderia. Ma av ¬≠viciniamoci alla corrente, scen ¬≠diamo al suo livello, l’occhio sul pelo dell’acqua: vedendo la velocit√† con cui avanza, su un fronte cos√¨ ampio, quella mas ¬≠sa torbida venata di pieghe, risucchi, mulinelli, sentendo il suo alito freddo, un brivido mi corre nella schiena. Se poi lo immagino in piena, sotto il cielo gonfio, nel buio, o av ¬≠volto in uno di quei nebbioni che spesso vi calano sopra in qualsiasi stagione, cancellando tutto, fuorch√© i rumori a cui rispondono strani echi, allora sono ben lieto di sentirmi la terra sotto i piedi.

I temporali scoppiano all’im ¬≠provviso e sono di una violen ¬≠za terrificante. Quello che mi ha investito a Hickman, nel Kentucky, m’ha fatto temer della vita. Prima √® arrivato il vento, acquistando subito una velocit√† prodigiosa e i boschi son diventati bianchi. I colori erano pi√Ļ intensi, ma privi di luce; il fiume, gi√† abbastanza scuro, s’√® fatto nero. Non ba ¬≠stavano a rianimarlo le creste che lo attraversavano spumeg ¬≠giando. Erano d’un bianco spento, spettrale. Senza preav ¬≠viso di lontani brontol√¨i √® scop ¬≠piato il primo tuono, e subito un altro, e poi un altro, a distanza ravvicinata, finch√© non li ho pi√Ļ contati: tutto il cie ¬≠lo echeggiava di schianti, sec ¬≠chi, fitti, forti, sempre pi√Ļ sec ¬≠chi, e pi√Ļ forti, e io non po ¬≠tevo fare a meno di coprirmi la testa con le mani. Era co ¬≠me un bombardamento a tap ¬≠peto; solo che qui non c’erano pause fra le ondate; mi stava sempre a picco sulla testa e non sapevo quando sarebbe fi ¬≠nito. La pioggia veniva gi√Ļ in quantit√† enorme; era una cor ¬≠tina d’acqua compatta, che si strappava e si richiudeva al ¬≠le raffiche pi√Ļ forti, accecava, annullava colori e distanze, im ¬≠mergendo tutto in un acqua ¬≠rio acceso soltanto dalle sca ¬≠riche elettriche. Volavan per aria rami, foglie, uccelli, tut ¬≠to pareva che si dovesse spac ¬≠care, andare in pezzi. E non potevo sottrarmi all’impressio ¬≠ne odiosa che ce l’avesse pro ¬≠prio con me, che tutta quella messa in scena mi fosse de ¬≠dicata per le mie colpe; cos√¨ quand’√® finito, ero felice, mi sentivo assolto, libero, leggero e guardavo con occhi nuovi, pieni di fiducia e di speranza la natura devastata che si an ¬≠dava ricomponendo.

*

Da Hannibal a Cairo, meta agognata e perduta dei due fuggitivi, il Mississippi ha un corso abbastanza diritto. Dopo Cairo assume un aspetto pi√Ļ vario e bizzarro. E’ un ¬ę cava ¬≠tappi ¬Ľ, per usare un’espressio ¬≠ne di Twain. Pi√Ļ avanti somi ¬≠glia anche a una ¬ę buccia di mela tagliata in giro ¬Ľ, lunga e elastica che si accorcia e si allunga a volont√†. In certi pun ¬≠ti la corrente taglia la terra bassa, alluvionale, con curve profonde a ferro di cavallo, compiendo un percorso di trenta miglia dove ne baste ¬≠rebbe uno.

Ai tempi di Twain, il Mis ¬≠sissippi in piena tagliava que ¬≠ste anse con una scorciatoia. Allora accadeva il finimondo. ¬ęL’acqua tagliava le rive co ¬≠me un coltello √Ę‚ÄĒ scrive Twain in Vita sul Mississippi √Ę‚ÄĒ. Quando la larghezza arrivava a centro metri le rive comin ¬≠ciavano a staccarsi a fette di circa un ettaro l’una. Alla luce dei lampi si potevano vedere le baracche della piantagione ed ettari di buon terreno ca ¬≠pitombolare nel fiume, e il tonfo che facevano reggeva bene il confronto col tuono. Scansammo solo per sei o set ¬≠te metri una casa che aveva un lume acceso alla finestra, e in quello stesso istante la casa piomb√≤ nel fiume ¬Ľ.

Dopo Cairo, Huck e Jim en ¬≠trano in pieno nel Sud. Scor ¬≠rono sulla sinistra le rive del Tennessee, sulla destra quelle dell’Arkansas. Cambia la na ¬≠tura, cominciano le piantagio ¬≠ni, cambia la gente. I meri ¬≠dionali sono pi√Ļ cordiali, af ¬≠fabili, gentili. Dico la verit√†, li trovo migliori degli yankees. Ma Twain, bench√© meridiona ¬≠le, non aveva indulgenza per il vecchio Sud abbattuto dal ¬≠la guerra. Dietro il gentiluo ¬≠mo, i suoi titoli (son tutti co ¬≠lonnelli), il portico greco della casa, i vestiti bianchi, vedeva ignoranza, presunzione, bruta ¬≠lit√†, e un inguaribile provin ¬≠cialismo.

C’√® un capitolo di Huckleberry Finn, in cui la sua presa in giro della societ√† sudista diventa feroce, ricorda certi racconti di umorismo nero. Co ¬≠mincia quando Huck, sbarca ¬≠to di nottetempo sulla riva del Tennessee, finisce in casa di una strana famiglia. Sono gli Shepherdsons che vivono pe ¬≠rennemente sul piede di guer ¬≠ra per via dei vicini Grangerfords. N√© gli Shepherdsons, n√© i Grangerfords sanno i moti ¬≠vi dell’odio che divide le due famiglie, e nessuno si preoccu ¬≠pa di saperlo. Quell’inimicizia d√† sostanza alla loro vita. Gli Shepherdsons vivono per di ¬≠struggere i Grangerfords, e i Grangerfords per distruggere gli Shepherdsons. Cos√¨, sotto gli occhi meravigliati, ma an ¬≠che un po’ divertiti di Huck, si arriva, dopo un alternarsi di episodi tragicomici, allo sterminio totale.

Pi√Ļ avanti, con l’episodio del colonnello Shepburn e di Boggs, si entra nella pura tra ¬≠gedia. Ora siamo nell’Arkan ¬≠sas. Boggs √® l’ubriaco del vil ¬≠laggio. Huck e Jim lo vedono arrivare a cavallo, vantandosi, insultando il colonnello, Shep ¬≠burn appare un anziano si ¬≠gnore, elegante, freddo; avver ¬≠te Boggs che se entro l’una non avr√† smesso, l’uccider√†. Boggs continua a insultarlo, si allontana, ritorna a piedi, sem ¬≠pre schiamazzando fra la folla che aspetta. E’ l’ora; il colon ¬≠nello appare con una pistola in pugno, lo chiama. Vista l’ar ¬≠ma Boggs si raccomanda, chie ¬≠de piet√†; arriva la sua figlio ¬≠letta, anche lei supplica Shep ¬≠burn. Il colonnello mira, spa ¬≠ra due colpi, getta la pistola e se ne va. Boggs √® caduto river ¬≠so per terra; lo trascinano nel ¬≠la farmacia, gli mettono una Bibbia sul petto. Da ragazzo, Twain l’aveva visto fare ad Hannibal, con un ferito: l’episodio gli s’era impresso nella mente. ¬ę Boggs √Ę‚ÄĒ racconta per bocca di Huck √Ę‚ÄĒ respir√≤ profon ¬≠damente una dozzina di volte; quando aspirava l’aria il pet ¬≠to sollevava la Bibbia che si abbassava quando la tirava fuori; poi rest√≤ ferma; Boggs era morto ¬Ľ.

La folla si muove, vuol punire l’altero colonnello. E’ il primo linciaggio della lettera ¬≠tura americana. Twain non lo conduce a termine; ci penseranno i suoi successori nel novecento. L’impassibile, sprez ¬≠zante Shepburn √® il fratello maggiore del colonnello Sartoris. Ma qui la storia di Huck termina; Twain ha esaurito il suo mondo. Ci s’avvicina a Memphis (la citt√† di Sanctuary); comincia Faulkner.

 


Letto 1418 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart