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LETTERATURA: I MAESTRI: Palladio sul Mississippi

5 Febbraio 2015

di Manlio Cancogni
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 5 luglio 1969]

A Natchez √® d’obbligo lasciarsi prendere la mano dalla no ¬≠stalgia. La bellezza della citta ¬≠dina e delle ville neoclassiche che la circondano √® tale da far rimpiangere la civilt√† che le ha prodotte, il vecchio sud delle piantagioni e degli schiavi. A quei tempi, prima della guer ¬≠ra civile, Natchez era un cen ¬≠tro commerciale di grande im ¬≠portanza. Il porto era affolla ¬≠to di navi che vi arrivavano dai porti dell’est e dell’Europa, cariche di manufatti, mobili, tappeti, quadri, argenterie, va ¬≠sellami preziosi, per i ricchi si ¬≠gnori del luogo; e ne ripartiva ¬≠no cariche di cotone, di tabac ¬≠co, di zucchero non raffinato.

Le ville dell’epoca, fine Sette ¬≠cento, primi Ottocento, sono diecine. La mia guida ne ripor ¬≠ta cinquantasei; alcune sono in citt√†, sulla collina che domina un’ansa del Mississippi, le al ¬≠tre, sparse nei dintorni, nella foresta subtropicale. Nemmeno nel Vicentino c’√® una concen ¬≠trazione di architettura palla ¬≠diana cos√¨ imponente e varia Non sono pochi resti del pas ¬≠sato, come in altre regioni americane, preservati a costo di sforzi sproporzionati al loro va ¬≠lore. Qui il passato sopraff√† il presente come pu√≤ accadere solo in certi piccoli centri d’Eu ¬≠ropa, San Gimignano, Tubinga, Carcassonne, Bruges, Bath.

Le ville di Natchez hanno nomi affascinanti. Si chiamano D’Evereux, Gloucester, Rosalie, Malrose, Dunleith, Monmouth… Sono conservate benissimo, co ¬≠me se il tempo non fosse tra ¬≠scorso. Il bianco delle colonne, dei porticati, dei timpani, degli architravi, √® immacolato; il ros ¬≠so degli intonachi ha la giusta tinta calda; il verde delle per ¬≠siane non presenta screpolatu ¬≠re; tutto √® a posto, lindo, come in un’illustrazione, senza dare l’impressione di finto. E intor ¬≠no, un gran silenzio.

Naturalmente tutto ci√≤ √® co ¬≠stato milioni di dollari. I vec ¬≠chi proprietari, rovinati dalla guerra civile, non avrebbero potuto mantenerle. Oggi appar ¬≠tengono a ricchi industriali ve ¬≠nuti dall’est, discendenti degli uomini d’affari che un secolo fa vollero la guerra contro il sud, e vinta la guerra vollero e ottennero, assassinato Lincoln (forse da un loro agente) la rovina dell’avversario.

Le pi√Ļ belle sono quelle dei dintorni. Sono chiuse per la maggior parte dell’anno. Ma non si perde molto a non visi ¬≠tarle. Quelle aperte, come Melrose, sono una delusione. La civilt√† del sud era pi√Ļ bella esteriormente che dentro, pi√Ļ affascinante nel ricordo che nel ¬≠la realt√†. Mobilio, quadri, tap ¬≠pezzerie, vasellame, importati o da Nuova York o dall’Europa, non sempre erano di primissi ¬≠ma qualit√†. Si ha l’impressione che questi southern gentlemen non fossero dei grandi intenditori. A parte alcune grandi fa ¬≠miglie (specie in Virginia) era ¬≠no in sostanza signorotti pigri, con molte pretese, e poca cultura. Basterebbe dare un’occhia ¬≠ta alle loro biblioteche. Il loro classico era Walter Scott. In nessuna parte del mondo questo mediocre romanziere ebbe tan ¬≠ta e perniciosa influenza come nel sud. Tutte quelle dame e quelle fanciulle di cui vediamo i ritratti alle pareti s’illudeva ¬≠no d’essere eroine cresciute in qualche castello medievale nel ¬≠la brughiera; e quei cavalieri in tenuta da ufficiali confede ¬≠rati, altrettanti Ivanhoe o Ric ¬≠cardi cuor di leone, venuti dal ¬≠la Terra Santa a liberarle non si sa da chi. Diffidiamo della leggenda del sud ¬ęromantico e cavalleresco ¬Ľ, ma chiediamoci se la sua rovina, cos√¨ violenta e totale, sia stata veramente un bene per gli Stati Uniti. Il sud, a parte la schiavit√Ļ (di cui era respon ¬≠sabile solo in parte) era pi√Ļ democratico del nord. Gli Stati, sotto la linea Dixon, erano realmente indipendenti e si op ¬≠ponevano con successo al centralismo. La vita politica loca ¬≠le era pi√Ļ viva e pi√Ļ onesta che nel settentrione. Tantoch√©, scoppiata la guerra, i democra ¬≠tici europei si sentirono in un bell’imbarazzo. E non dimenti ¬≠chiamo che mentre la liberale Inghilterra era per il sud, la Prussia e la Russia zarista era ¬≠no decisamente per il nord.

Il sud doveva perdere, √® ov ¬≠vio. Ma la furia devastatrice con cui lo trattarono i nordisti si spiega solo col rancore, l’in ¬≠vidia, il gretto puritanesimo e l’affarismo stupido e bestiale. Salvato dalla rovina, reintegra ¬≠to nella nazione americana, in ¬≠vece d’esserne trattato come una colonia, il sud, col suo mondo agricolo, le sue tradizio ¬≠ni, la sua maggiore esperienza politica, sarebbe stato un freno allo scatenato espansionismo del nord. Con qualche vantag ¬≠gio per tutti, forse.

Se dite Natchez all’americano medio, egli vi guarder√† meravi ¬≠gliato; se gli dite New Or ¬≠leans, risponder√† con esclama ¬≠zioni di giubilo. Natchez √® bel ¬≠lissima, New Orleans √® grotte ¬≠sca. Non parliamo del clima che comincia gi√† a risentire dei tropici, caldo, piovoso, umido, deprimente. Parliamo della cit ¬≠t√†. Le famose ville sono in gran parte imitazioni e comun ¬≠que, dopo Natchez, non si ha pi√Ļ voglia di vederne. Il resto √® una sterminata periferia di casucce popolate da centinaia di migliaia di negri, mulatti, poveri bianchi richiamati dall’industrializzazione. In centro c’√® Canal Street col famoso Vieux carr√©. In Canal Street sembra d’essere non sugli Champs Elys√©es (come forse pensano gli americani) ma in passeggiata a Viareggio, d’agosto. Sembra tutto di cartone compresi i lampioni nel mezzo E almeno ci fossero delle belle piante, sia pure palme o ma ¬≠gnolie. Nel Vieux carr√©, sem ¬≠bra d’essere a Pigalle. Ogni venti passi c’√® uno strip-tease, al lavoro sin dalle prime ore del mattino. E sin dalle prime ore torpedoni carichi di turisti si aggirano per le stra ¬≠de, rue Bourbon, rue Dauphine, rue Royale, sotto le verande in ferro battuto. Gli chasseurs stanno sui marciapiedi e fanno la caccia al cliente socchiuden ¬≠do per qualche secondo la por ¬≠ta in modo che si intraveda, sul banco del bar, la ragazza che si agita spogliandosi. Come pecore i turisti s’ammucchiano davanti agli ingressi, proseguo ¬≠no, si spingono con facce ine ¬≠betite e soddisfatte. Vecchi ro ¬≠sei come gamberi, megere dai denti finti e i capelli stopposi. Tutti con gli occhiali cerchiati d’oro.

C’√® un solo posto ragionevo ¬≠le in tutta la citt√†: l’aeroporto. L’ultimo giorno mi ci sono ri ¬≠fugiato otto ore prima della partenza. C’√® il cinema, ci sono stupendi flippers, uno diverso dall’altro. Consigliabile quello della battaglia navale. O quello che misura la vostra intelligen ¬≠za. Se saprete rispondere a domande simili (qual √® la ca ¬≠pitale del Nebraska? In quale dei seguenti film √Ę‚ÄĒ seguono i nomi √Ę‚ÄĒ lavorava Clark Gable? L’ammoniaca √® un acido o un idrato? A Chancellorsville vinse Lee o Grant? Dov’√® nato Am ¬≠leto?) verrete qualificato un genio.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart