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LETTERATURA: I MAESTRI: Marinetti rientra dalla Comune

17 Dicembre 2015

di Enrico Falqui
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 21, gioved√¨ 25 maggio 1967]

Sia lecita qualche domanda. Ma pi√Ļ stupita che dubita ¬≠tiva, trattandosi di un caso, se accertato, abbastanza singolare. Sul serio, a Parigi, an ¬≠tica roccaforte di tutte le avan ¬≠guardie anche se ormai ne √® l’ultimo baluardo, c’√® una forte ripresa d’interessamento per il Futurismo? E si tratta realmen ¬≠te della ripresa di un interessa ¬≠mento che c’era gi√† stato? Quan ¬≠do?

Tra i molti Paesi d’Europa dove il Futurismo diede la stura a movimenti d’avanguardia analo ¬≠ghi e omonimi, proprio la Fran ¬≠cia √® quello dove nulla di simi ¬≠le si verific√≤, poich√© salde avan ¬≠guardie di marca propria aveva da distribuirla a chiunque le gradisse, e con timbri cos√¨ a fuoco da non cancellarsene pi√Ļ il segno di provenienza. Occorre ridocumentarlo? Non crediamo, tant’√® a buona conoscenza di tut ¬≠ti. Ma dunque neppure crediamo all’odierna effettiva riscoperta del Futurismo da parte degli in ¬≠tellettuali francesi, in contrasto alla garanzia che ne vien data dalle nostre gazzette? Gi√†, ma sulla scorta di quali fatti, di qua ¬≠li testi? I tanti movimenti avanguardistici in turbinosa e forsennata voga da un continente al ¬≠l’altro, avrebbero indotto i Fran ¬≠cesi a una specie di esame di co ¬≠scienza, al termine del quale sa ¬≠rebbero stati presi quasi da ri ¬≠morso?

Sono tutte domande che deb ¬≠bono avere echeggiato nello sto ¬≠rico studiolo del direttore del ¬≠l’istituto italiano di cultura in rue de Varenne a Parigi, il pro ¬≠fessore Edgardo Giorgi-Alberti, sino a farlo rintronare. Come uno squillo. E per dimostrare d’aver buon udito e di stare al ¬≠l’erta, egli si √® fatto promotore di una di quelle cosiddette ¬ę ta ¬≠vole rotonde ¬Ľ attorno alle quali differenti interlocutori dibattono un problema, una questione, un argomento di contrastata e con ¬≠trastante attualit√†, se non al fi ¬≠ne di scioglierlo ed eliminarlo, almeno di chiarirne i termini. E nel nostro caso si trattava ap ¬≠punto degli eventuali influssi esercitati in Francia dal Futuri ¬≠smo. Tema delicato e spinoso, a introduzione del quale fu posta una nostra relazione, intesa a fa ¬≠re il punto sullo stato presente degli studi e degli accertamenti sul Futurismo, ritenendo per fermo che, a circa sessant’anni dalla sua apparizione, se ne pos ¬≠sa ormai tranquillamente discu ¬≠tere in sede storica.

Il primo Manifesto del Futu ¬≠rismo fu infatti lanciato da Ma ¬≠rinetti, col suo tipico linguaggio reboante e provocante, il 20 feb ¬≠braio 1909, in Parigi, dalla pri ¬≠ma pagina del Figaro. E da allo ¬≠ra il lancio dei Manifesti non eb ¬≠be pi√Ļ tregua, in tutte le direzio ¬≠ni (terra, cielo, mare), contro le biblioteche e contro le gallerie, in casa e in campo, per la pittu ¬≠ra e per la scultura, contro la luna e contro la sintassi, nel tea ¬≠tro e nel variet√†, per l’architet ¬≠tura e per la musica. Ma non tutti i Manifesti ebbero la foga ed esercitarono l’attrattiva dei primi. Dopo il primo, che fu il segnale d’attacco per la batta ¬≠glia contro il passatismo e l’ac ¬≠cademismo, gli altri presero a rincorrersi e ad accavallarsi per anni ed anni; sennonch√© dall’in ¬≠venzione e dall’impeto dei primi, che, oltre a quella immancabile di Marinetti, recarono la firma dei Balla, dei Boccioni, dei Carr√†, dei Palazzeschi, dei Pratella, dei Russolo, dei Sant’Elia, dei Severini; dall’insorgenza e defla ¬≠grazione dei primi si pass√≤ alla produzione e allo sfruttamento in serie dei successivi ch’ebbero esaurimento, pi√Ļ che termine, nel ’43, con quello dell’¬ę aeropit ¬≠tura maringuerra ¬Ľ.

Predisposta, pertanto, la no ¬≠stra riassuntiva relazione come il punto di partenza degli ¬ę interventi ¬Ľ francesi in merito agli influssi esercitati dal Futurismo sulla letteratura, sulle arti e sul teatro di Francia, furono pre ¬≠scelti, per dibatterli, tre esperti. Primo: Michel Decaudin dell’Universit√† di Tolosa, noto per il saggio sulla Crisi dei valori simbolisti, studiata nella poesia francese del ventennio dal 1895 al 1914 ( Privat, Tolosa, 1960), e raccomandato soprattutto per l’introduzione e le note e insom ¬≠ma per l’intera cura delle Oeuvres compl√®tes de Guillaume Apollinaire nei quattro magnifi ¬≠ci volumi dell’edizione Ballard- Lecat (Parigi, 1965-1967). Secon ¬≠do: Ren√© Jullian dell’Universit√† di Parigi, autore del saggio so ¬≠pra Il Futurismo e la pittura italiana (Soci√©t√© d’√Čditions de l’Enseignement sup√©rieur, Pari ¬≠gi, 1966), ricavato dal corso tenuto nell’istituto d’Arte e Archeologia presso la Sorbona. Ter ¬≠zo: Nicolas Bataille, attore e re ¬≠gista d’una quindicina di comme ¬≠die sintetiche futuriste, presen ¬≠tate ultimamente con successo a Parigi, per il divertimento che offrono al pubblico, come uno spettacolo dopo teatrale spregiu ¬≠dicato e ridanciano, ma non mol ¬≠to diverse, a dire il vero, dalle non meno sincopate e micidiali commedie in due battute, distil ¬≠late pi√Ļ tardi da Achille Campa ¬≠nile e forsennatamente servite da Anton Giulio Bragaglia agli impavidi frequentatori delle grot ¬≠te di via degli Avignonesi in Ro ¬≠ma. Ma un dibattito ha bisogno anche di un moderatore, per evi ¬≠tare che le varie tesi si scontri ¬≠no violentemente: e dell’incari ¬≠co fu gravato Bruno Romani, che ha in corso un saggio pro ¬≠prio sui periodo Dal Simbolismo al Futurismo. Si presupponeva, dunque, che ognuno avesse qual ¬≠che sua particolare tesi da pro ¬≠pugnare e che dal loro interse ¬≠carsi e contrapporsi fosse per derivare un contributo di lucidativo sulla faccenda del dare e avere, tra Italia e Francia, in rapporto al Futurismo. Non per nulla le ¬ętavole rotonde ¬Ľ si con ¬≠figurano come tornei all’arma bianca.

Cos√¨ stando le cose noi demmo inizio alla nostra relazione, un po’ meravigliati che un’occasio ¬≠ne come quella delle sintesi tea ¬≠trali si fosse prestata ad essere illustrata in patria come un sen ¬≠sazionale rilancio del Futurismo. In realt√† si doveva piuttosto te ¬≠ner conto del riesame al quale √® stata sottoposta l’arte futuri ¬≠sta come iconoclastico antece ¬≠dente avanguardistico degli in ¬≠numerevoli ¬ę ismi ¬Ľ furoreggianti: riesame seguito dalla ricer ¬≠ca e dalla rivalutazione delle opere, da parte cos√¨ di collezio ¬≠nisti privati come di pubbliche Gallerie. E siccome anche il Da ¬≠daismo sta godendo un quarto d’ora di reviviscenza, dovuto ai massacri e agli sfaceli circostan ¬≠ti, chi sa che qualche spinta per accelerare i giri della ¬ę tavola rotonda ¬Ľ non sia pure da attri ¬≠buire al recente saggio di Jos√© Pierre su Futurismo e Dadai ¬≠smo.

FUROREGGIANO GLI ISMI

In sostanza avvertimmo che, a parer nostro, solo in sede do ¬≠cumentaria pu√≤, criticamente, farsi posto alla ¬ę poesia futuri ¬≠sta ¬Ľ, anzi, per essere precisi, al ¬≠la ¬ę produzione in verso ¬Ľ di al ¬≠cuni disparatissimi autori che, pi√Ļ o meno a lungo, si trovaro ¬≠no. per un complesso di differen ¬≠ti ma convergenti circostanze, a militare sotto la stessa lampeg ¬≠giante bandiera del Futurismo, pur marciando ciascuno verso un proprio miraggio, rimasto per molti ingannevole. Del re ¬≠sto a quale altro fine, se non documentario, ne fu gi√† ripor ¬≠tato qualche esempio nelle anto ¬≠logie dei Poeti d’oggi (1919) di Papini e Pancrazi e della Lirica del Novecento (1943) di Anceschi e Antonielli e fin nella cinquan ¬≠tenaria commemorativa Piccola antologia dei Poeti futuristi di Scheiwiller (I960)? Eppure √Ę‚ÄĒ aggiungemmo √Ę‚ÄĒ appunto del Futurismo, cos√¨ ferocemente an ¬≠titradizionale e tuttavia cos√¨ irri ¬≠mediabilmente decadente, si potrebbe asserire che quasi giov√≤ al mantenimento e al progres ¬≠so della nostra stessa Tradizio ¬≠ne la quale per resistere e so ¬≠pravvivere necessita d’essere di continuo sopravanzata e rinno ¬≠vata. E ci√≤ spiega perch√© intor ¬≠no al Futurismo siano stati for ¬≠mulati, e permangano validi, giudizi favorevoli e quasi grati da parte di autori che senza quell’esempio antiaccademico e antitradizionalistico, senza l’au ¬≠torizzazione di quella provoca ¬≠zione non sarebbero riusciti ad esprimere con franchezza la pro ¬≠pria ¬ę novit√† ¬Ľ.

Valgano, a convalida, tre testi ¬≠monianze italiane. Quella di Pa ¬≠lazzeschi, quando si domand√≤; ¬ę Come mai dei giovani che non si conoscevano, che mai prima di allora erano venuti in contat ¬≠to fra loro, nel 1909 risposero a quella misteriosa quasi incom ¬≠prensibile parola e si trovarono spontaneamente, senza calcolo alcuno, riuniti come intorno a una bandiera? ¬Ľ. Risposta: ¬ę Il Futurismo attrasse e raccolse tutti quelli che fino dagli albori del secolo in Italia praticavano il verso libero. Il Futurismo con ¬≠sacr√≤ il verso libero col quale sorsero nuove forme di poesia. ¬ę Poesia prosastica ¬Ľ: gridarono i negatori di professione; ¬ę non poesia ¬Ľ: senza valutare l’ele ¬≠mento rivoluzionario, demolito ¬≠re, del movimento stesso: sen ¬≠za valutare che era proprio in quella prosa la linfa di nuove espressioni poetiche. Per modo che nel 1909 il Futurismo, anche nella poesia, rappresent√≤ lo squil ¬≠lo di tromba del nostro secolo ¬Ľ. Fu come un segnale di riscossa: al quale ognuno degli artisti pi√Ļ vivi si alz√≤, accorse e prese a combattere; ma in nome di una libert√† ch’era buona per tutti e che a tutti avrebbe giovato, co ¬≠me difatti giov√≤, anche a quelli che, pur continuando nel pro ¬≠prio lavoro e nella propria espe ¬≠rienza, si trovarono a disporre di una maggiore indipendenza. L’idea in comune per la quale combatterono fu unicamente quella della libert√†.

Seconda testimonianza è quel ­la di Carrà, nelle sue Memorie:

¬ę Allo squillo della tromba futu ¬≠rista accorsero giovani artisti e letterati d’ogni parte d’Italia… Non ci importava sapere dove si volesse andare; ci bastava il for ¬≠te desiderio di fare del nuovo ¬Ľ. Pi√Ļ che un programma, fu una aspirazione. ¬ę Aggiornare l’Ita ¬≠lia ai sensi della modernit√† in arte era il nostro primo scopo e ci√≤ pu√≤ dirsi sia stato raggiunto nel limite del possibile, se consi ¬≠deriamo che l’arte non √® per sua natura un fenomeno facilmente divulgatole. Grazie al Futurismo l’arte moderna cess√≤ di essere da noi un amore clandestino, una reazione contro l’accademismo e divenne un problema naziona ¬≠le ¬Ľ. D’accordo: ma se ci√≤ era vero presso di noi, ben diversa- niente stavano le cose in Fran ¬≠cia, dove la fede dell’arte moder ¬≠na vantava gi√† i suoi Santi e i suoi combattenti.

Con non minore convincimen ¬≠to, ma sempre nel delimitato rapporto concernente l’Italia, Bontempelli (nel quarto quader ¬≠no della rivista 900, giusto nel ¬≠l’estate del ‚ÄĚ27) profess√≤ ¬ę gran ¬≠de ammirazione per il Futurismo. che nettamente e senza ri ¬≠guardo ha tagliato i ponti tra Ot ¬≠tocento e Novecento. Senza i suoi principii e le sue audacie, lo spi ¬≠rito del vecchio secolo, che pro ¬≠lung√≤ la propria agonia fino al ¬≠lo scoppio della guerra, ancora oggi ci ingombrerebbe: nessuno di noi Novecentisti, se non fos ¬≠se passato attraverso le persua ¬≠sioni e le passioni del Futuri ¬≠smo, potrebbe oggi dire le paro ¬≠le che aprono il nuovo secolo ¬Ľ. In effetto tali parole rinnovatri ¬≠ci erano gi√† state pronunziate nella Voce e in Lacerba. Ma quanto, siamo sinceri, non vi aveva contribuito l’esempio glo ¬≠rioso della Francia?

Ma eccoci alle testimonianze straniere. Per quanto abbia bi ¬≠sogno di essere approfondita e precisata, non pu√≤ essere sottovalutata quella di un Ezra Pound, secondo la quale ¬ę Mari ¬≠netti e il Futurismo hanno dato una gran spinta a tutta la lette ¬≠ratura europea ¬Ľ, al punto che il movimento da lui e Joyce ed Eliot e altri iniziato a Londra ¬ę non sarebbe stato senza il Fu ¬≠turismo ¬Ľ. E, come in Inghilter ¬≠ra, neanche altrove? ¬ę E’ fuori d’Italia ¬Ľ, rincalz√≤ Cr√©mieux, ¬ę che il Futurismo ha avuto il massimo d’influenza ¬Ľ. Per con ¬≠tro, √® presso di noi che le cose procedettero diversamente: con pi√Ļ cautela e ironia. Non perch√© l’Italia fosse prigioniera di una vetusta tradizione aulica; bens√¨ perch√©, senza disconoscere al Futurismo la sua forza dirom ¬≠pente, i Futuristi √Ę‚ÄĒ secondo os ¬≠serv√≤ Ungaretti √Ę‚ÄĒ ¬ę in un cer ¬≠to senso avrebbero potuto non ingannarsi se non avessero rivol ¬≠to tutta la loro attenzione ai mezzi forniti all’uomo dal suo progresso scientifico, anzi che al ¬≠la coscienza dell’uomo, che quei mezzi avrebbe dovuto moral ¬≠mente dominare ¬Ľ.

Ecco il punto essenziale di un equilibrato giudizio’sulla poetica e sulla poesia del Futurismo. E fu giusto richiamo, oggi troppo dimenticato o ignorato, a cor ¬≠rettivo di quanto, in, precedenza, aveva ammesso lo stesso Papini: ¬ę Ci fu in tutti noi come una grande ubriacatura di vita e una grande ansia di svecchiamento, di liberazione. Anche in noi me ¬≠desimi il Futurismo ebbe effetti benefici, rinforzando le nostre antiche insofferenze e aiutando ¬≠ci ad accelerare il nostro cam ¬≠mino verso un’arte pi√Ļ spregiu ¬≠dicata e coraggiosa ¬Ľ. Un’arte, dunque, che avrebbe respinto e ripudiato quanto di formale e di esteriore e di nuovamente sco ¬≠lastico e di assurdamente acca ¬≠demico s’era insinuato e avrebbe finito per predominare nel dog ¬≠matismo letterario futurista; laddove pi√Ļ effettiva e pi√Ļ so ¬≠stanziale e realmente rinnovatri ¬≠ce era la libert√† ambita: una li ¬≠bert√† che avrebbe dovuto ¬ę ini ¬≠ziare un periodo culturale e creativo assolutamente distinto dai precedenti, sebbene ad essi intimamente collegato, come vuole la necessit√† storica di ogni sviluppo culturale ¬Ľ, ¬ę poich√© non si d√† arte o pensiero che non sia una propaggine sublimata di un’arte o di un pensiero anterio ¬≠ri ¬Ľ. Sennonch√© il Marinettismo rimase fenomeno isolato: e co ¬≠me non tutto il Futurismo si esaur√¨ nel Marinettismo, cos√¨ non tutto il Marinettismo si identific√≤ col Futurismo.

Tre periodi sono, per altro, da riconoscere nello svolgimento poetico futurista. Il primo, dal 1905 al 1915, corrisponde a quel ¬≠lo del ¬ę Verso libero ¬Ľ. Il secon ¬≠do, dal 1914 al 1919, corrisponde a quello delle ¬ę Parole in liber ¬≠t√† ¬Ľ. Il terzo, dal 1919 in poi, cor ¬≠risponde a quello dell’¬ę Aero-poesia ¬Ľ. Anno pi√Ļ anno meno, sia che si cominci dall’Inchiesta sul verso libero, bandita dalla marinettiana rivista milanese Poesia nel 1900, sia che si cominci dalla pubblicazione del Manifesto sul Futurismo nel 1909: anno avanti anno indietro, i tre periodi del Futurismo furono quelli e mai esistette tra loro una distinzione cos√¨ netta da far escludere che l’uno si prolungasse e si ricolle ¬≠gasse con l’altro. E se in una trattazione critica ci si deve fer ¬≠mare ai primi due come ai pi√Ļ ¬ę eroici ¬Ľ, √® anche perch√© nel Fu ¬≠turismo si riconosce ormai quel certo ¬ę movimento ¬Ľ che, volen ¬≠do salvare le proprie aspirazioni di rinnovamento spirituale e quindi le proprie esigenze di rivolgimento poetico, si trov√≤ a combattere le pi√Ļ rivoluzionarie battaglie, un po’ vincendole e un po’ perdendole,, sotto l’insegna del ¬ę Verso libero ¬Ľ e delle ¬ę Pa ¬≠role in libert√† ¬Ľ. E appunto quel ¬≠lo fu il Futurismo, la cui prima ¬≠ria lezione d’ardimento, in fa ¬≠vore dell’originalit√† e in difesa della libert√† nell’arte, √® conside ¬≠rata valida ancora oggi, astrazion fatta dalle forme cui s’affi ¬≠d√≤ e dai modi in cui s’attu√≤. A trarne giovamento furono in molti. Il vantaggio √Ę‚ÄĒ sia chia ¬≠ro √Ę‚ÄĒ consistette nella maggiore indipendenza e franchezza di cui molti si trovarono a fruire, dopo averla ritrovata e respira ¬≠ta nell’aria, grazie ai Futuristi. Quella che, con termine impro ¬≠prio, potrebbe chiamarsi la loro ¬ę lezione ¬Ľ, serv√¨, allora, di esem ¬≠pio ad altri autori, sollecitandoli verso nuove forme espressive. Ma fra questi autori ci furono anche dei Francesi?

Gli apologeti riconoscono che il ¬ę fatto nuovo ¬Ľ, provocato e imposto nell’arte, non soltanto italiana, da Marinetti e dal Fu ¬≠turismo, ¬ę avvenne dal 1905 al 1913 ¬Ľ. E ritengono che, oltre ai vari Futurismi, ne siano deriva ¬≠ti, poco o molto, tutti gli altri Futurismi, lungo una sfilza che andrebbe dall’Imaginismo ame ¬≠ricano e dal Raggismo russo all’Ultraismo spagnolo, dal Verti ¬≠cismo tedesco all’Orfismo fran ¬≠cese. Anche la Francia, perci√≤, deve qualcosa al Futurismo?

Quando tocc√≤ ai tre esperti di dir la loro, nessuno dei tre pot√© n√© escluderlo n√© ammetterlo del tutto, dato il groviglio di rap ¬≠porti che tenne avvinti i movi ¬≠menti d’avanguardia pi√Ļ speri ¬≠colata in una reciproca compen ¬≠sazione d’incontri e scontri, di debiti e crediti, di vittorie e di sconfitte.

D’altro canto non si pu√≤ non ammettere importanza √Ę‚ÄĒ come ha ricordato il Decaudin √Ę‚ÄĒ al fatto che Marinetti, nato ad Ales ¬≠sandria d’Egitto, visse e studi√≤ e lavor√≤ per molti anni in Fran ¬≠cia, e in francese scrisse e stam ¬≠p√≤ e port√≤ al successo molte sue opere (le tre prime raccolte poe ¬≠tiche: La conqu√≠¬™te des √Čtoiles nel 1902, Destruction nel 1904, La ville charnelle nel 1908; il poema drammatico La momie sanglante nel 1904; la tragedia satirica Le roi Bombance nel 1905; il dramma Poup√©es electriques nel 1909; i due romanzi Mafarka le Futuriste, in versi, nel 1910 e Le monoplan du Pa ¬≠pe, in versi, nel 1912; l’esaltan ¬≠te relazione su La bataille de Tripoli nel 1911), e quando si tratt√≤ di sbandierare il primo gran Manifesto lo fece, nel 1909, dall’alto delle colonne di prima pagina del Figaro. Talch√© si re ¬≠sta incerti √Ę‚ÄĒ concluse il Decau ¬≠din √Ę‚ÄĒ se con Marinetti non ci si trovi piuttosto di fronte a un poeta italo-francese. Il quale, plausibilmente, e prese e diede, ma non in maniera n√© in misu ¬≠ra, nella ribollente e rigurgitan ¬≠te Parigi di allora, da dover ri ¬≠nunziare a una delle due nazio ¬≠nalit√† per assumere l’altra. Resta il fatto che l’imprimatur gli fu rilasciato a Parigi dai

Francesi, come di dovere. Ma re ¬≠sta altres√¨ provato che, forte di esso, il Futurismo fece proseliti in patria e non all’estero o, per lo meno, non in Francia, dove di. sovvertitori e di rivoluzionari ce n’erano a spreco e gi√† in pro ¬≠cinto di diventare gloriosi. Inol ¬≠tre di Marinetti non dovette, personalmente, garbare l’irruen ¬≠za altezzosa e certe pose reclamistiche quasi in concorrenza con le locali, forse altrettanto smargiasse ma pi√Ļ autorizza ¬≠te sia dai precedenti storici sia dai risultati artistici. Si com ¬≠prende come dovette invece far colpo nella provinciale Italia di allora. In Francia arriv√≤ ¬ę trop ¬≠po tardi o troppo presto ¬Ľ : trop ¬≠po tardi perch√© Parigi era gon ¬≠fia e stufa di manifesti e di mo ¬≠vimenti avanguardistici, troppo presto perch√© solo al sopraggiun ¬≠gere della prima grande guerra si assistette, bandiera alla fine ¬≠stra, al loro rifiorire. E il Decau ¬≠din ha finito con l’ammettere che in Francia lo sciovinismo oppone sempre una certa resi ¬≠stenza, mista di gelosia e diffi ¬≠denza, nel riconoscere e accoglie ¬≠re i movimenti artistico-letterari stranieri, salvo a metterli sot ¬≠to l’√®gida della propria concla ¬≠mata superiorit√† assoluta. Anche l’accostamento di Apollinaire agli Italiani, ma in particolare a quelli della Voce, non fu pi√Ļ una scelta di simpatia che un’adesione di gruppo? Pi√Ļ un omaggio all’amicizia per Soffici che una concordanza con Mari ¬≠netti? N√© i riconoscimenti elar ¬≠giti al Futurismo pittorico, quali sono rintracciabili nelle sue av ¬≠veniristiche Chroniques d’art dal 1902 al 1918 (Gallimard, Pa ¬≠rigi, 1960), risultano soverchia ¬≠mente laudativi e fiduciosi e pronti e disposti ad anteporre la pittura futurista alla cubista.

BOCCIONI VA A PARIGI

Al riguardo Jullian ha ripreso e valorizzato l’episodio raccon ¬≠tato da Gino Severini, secondo il quale fu lui ad avvertire Boc ¬≠cioni che se i Futuristi si fosse ¬≠ro presentati a Parigi senza pri ¬≠ma aver visto e assimilato e rie ¬≠laborato quel che allora si face ¬≠va a Parigi da parte dei Cubi ¬≠sti, la progettata esposizione si sarebbe risolta in un gran fia ¬≠sco ; talch√©, forte del consiglio, Boccioni, venne, vide, studi√≤ spe ¬≠cialmente Braque, torn√≤, rifer√¨ e quando poi ridiscese in gruppo, nel ’12, riusc√¨ ad accaparrarsi una discreta attenzione, anche se non mise il campo a rumo ¬≠re, perch√© allora Parigi era gi√† tutta una battaglia, in mezzo al ¬≠la quale i Futuristi non erano certo quelli che, pur sparando forte, coglievano pi√Ļ nel segno. Ci√≤ non toglie che il Gruppo Puteaux, e specialmente Delaunay, strinse qualche fruttuoso lega ¬≠me con il Gruppo dei nostri Fu ¬≠turisti, come un giorno o l’altro bisogner√† accingersi a documen ¬≠tare, prima che le testimonianze diventino troppo rare.

Un po’ togliendo e un po’ re ¬≠stituendo, i due cattedratici si sono insomma studiati di rima ¬≠nere nel giusto. Chi invece ha gridato al miracolo √® stato l’at ¬≠tore e regista Bataille. Ma con quanta rispondenza alla reale portata artistica del successo ot ¬≠tenuto dalle sintesi teatrali? Os ¬≠sia: quanto un simile successo basta a garantire un’autentica ripresa d’interesse verso il Futu ¬≠rismo? Non si rischia di cadere nell’equivoco di scambiare un divertimento, che ha molto del passatempo scherzoso, per una revisione e rivalutazione strettamente critica?

Da parte nostra non mancam ¬≠mo di far presente che solo sot ¬≠to l’aspetto letterario, se ben cir ¬≠coscritto storicamente e criti ¬≠camente, pu√≤ asserirsi che non tanto la lezione delle opere fu ¬≠turiste, quanto l’esempio della loro ribellione √® ancora in gra ¬≠do di risultare utile a chi sappia riprenderlo e riadeguarlo alle reali serie esigenze presenti. Senza un po’ di ¬ę futurismo ¬Ľ √Ę‚ÄĒ o come altrimenti si debbano chiamare l’insoddisfazione e la rivolta contro il vecchio, l’aneli ¬≠to e l’urgenza verso il nuovo √Ę‚ÄĒ non si fa n√© si d√† arte originale. E’ regola che non sopporta ecce ¬≠zione. Ogni vero artista, in quan ¬≠to tale, sta all’avanguardia (e nel contempo si mantiene colle ¬≠gato alla tradizione).

Dall’ecatombe del Futurismo spuntarono germogli che dove ¬≠vano pi√Ļ tardi dar bei frutti. In tutt’altre zone che non in quelle del Futurismo. Magari nel Not ¬≠turno di D’Annunzio. Ma qui si riaprirebbe il problema dell’an ¬≠tichit√† del Futurismo, gi√† affron ¬≠tato da Papini. Senza farsi trop ¬≠po indietro, i Francesi di ieri, per bocca di Thibaudet, asseriro ¬≠no, fra l’altro, che ¬ę la ‚Äúparola in libert√†‚ÄĚ corrisponde senza dubbio all’ “avventura poetica‚ÄĚ ¬Ľ, e alla fine non √® che la conse ¬≠guenza della poesia in libert√†, dei Cinque del 1870 (Verlaine, Rimbaud, Mallarm√©, Lautr√©a- mont, Corbi√®re) e del verso in libert√† dei Versilibristi simboli ¬≠sti ¬Ľ. In compenso, Gustavo Kahn, nella prefazione all’Anthologie mondiale, aveva assicurato Ma ¬≠rinetti che la sua gloria sarebbe stata grande perch√© era stato lui, ¬ę sempre, il punto centrale e l’esecutore di tante ricerche di novit√† e di libert√† ¬Ľ. Ma chiame ¬≠remo ¬ę parole in libert√† ¬Ľ anche quelle elaborate e fissate da Mal ¬≠larm√©? Delle sue pagine del D√® ¬≠mone dell’analogia faremo un Manifesto? O piuttosto ricorderemo che, salvo errore, la prima tra ¬≠duzione italiana delle poesie e delle prose di Mallarm√©, o una delle primissime nostre, reca la firma di Marinetti e risale al 1916?

Convocati intorno a una tavo ¬≠la rotonda per discutere gli even ¬≠tuali influssi esercitati dal Futu ¬≠rismo in Francia, ci siamo dovu ¬≠ti anche ricordare che la trage ¬≠dia satirica marinettiana in quattro atti, Roi Bombance, fu scritta in francese, pubblicata nel Mercure de France dell’esta ¬≠te 1905, rappresentata a Parigi nel 1909 al ¬ę Th√©√†tre de l’Oeuvre ¬Ľ e ispirata alla farsa di Roi Ubu, che solo a sessant’anni dal rifacimento di Alfred Jarry sem ¬≠bra aver trovato un suo pubbli ¬≠co. Come non diversamente, del resto, sta accadendo adesso in Parigi a Roi Bombance. L’acre ribellione nichilistica di cui Ma ¬≠rinetti si fece portabandiera pi√Ļ di mezzo secolo fa, ha il privile ¬≠gio di risultare attuale, con tut ¬≠to quanto si tira appresso di rabelaisiano e di prefuturista. ¬ę E’ la caricatura del Passatismo ¬Ľ: afferm√≤ Flora. E il pubblico del ¬≠l’era atomica applaude.


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Bart