Camillo Sbarbaro. I licheni di Sbarbaro

di Enrico Falqui
[da “La fiera letteraria”, numero 22, giovedì, 30 maggio 1968]

L’elenco di tutte le opere di Camillo Sbarbaro in preparazione nelle edizio ­ni di Vanni Scheiwiller promette cin ­que volumi: Poesie, con in appendice Rèsine; Trucioli; Fuochi fatui; Traduzioni; Lettere. Ma di traduzioni il quarto presumibilmente non potrà contenere che le tre già ristampate dallo stesso editore: I versi d’oro di Pi ­tagora, II Ciclope di Euripide, A rove ­scio di Huysmans. E tutte le altre, che furono molte e sempre egregie? Ugualmente parrebbe destinato a ri ­manerne escluso l’ampio volume sui Licheni, da lui raccolti e conservati come Un campionario del inondo con una passione che, da giovane, lo accom ­pagnò e lo rallegrò sino agli ultimi an ­ni in cui gli fu consentito di andar pe ­regrinando, armato di scalpello e mar ­telletto, lungo coste e colline della sua Liguria, e in particolare della privile ­giata Val Bisagno.

La Nuove Edizioni Enrico Vallecchi (Firenze, 1967) ne hanno curato una stampa fuori dell’ordinario per spazio ­sità di pagina e ariosità di caratteri e singolarità d’illustrazioni, conforme ­mente a una tradizione tipografica to ­scana che appunto presso i Vallecchi padre e figlio vanta alcuni begli esem ­plari. (Il lichenologo Miroslav Servit si congratula con Sbarbaro della « singularis in lichenibus ex-quirendis sollertia » e Fernando Galardi mette a fuoco l’obiettivo fotografico su alcune rare specie).

Non è stato un hobby

Ma forse non è esatto ritenere che Licheni non trovi posto nella serie Scheiwiller. Le pagine di testo nelle quali Sbarbaro racconta come dallo studio extra-scolastico della botanica si trovò portato all’incontro-apparizione, alla scoperta delle esistenze vege ­tali in sordina, dei muschi e infine dei licheni, che solo più tardi imparò a di ­stinguere e collezionare: tali pagine, con le stesse illustrazioni, avevamo già rinvenuto, sotto il titolo: Vita e mi ­racoli dei licheni, nella Lettura del marzo 1942 e le avevamo poi rilette e rigustate maggiormente nella lezione, ridotta e riveduta con lo scrupolo di cui Sbarbaro era un propugnatore esemplare, nella seconda e nella terza edizione di Trucioli (I: Vallecchi, 1920; II: Mondadori, 1948; III: Mondadori, 1963).

Sono pagine troppo note e trop ­po lodate per dover essere riprese in esame proprio da noi che già le segna ­lammo nella Fiera letteraria del 15 no ­vembre 1955, a corollario di una rasse ­gna dei Contributi lichenologici forni ­ti da Sbarbaro nell’Archivio botanico dal 1930 al 1939, negli Annali del Mu ­seo civico di Storia naturale di Geno ­va del 1941 e negli Acta Musei nationalis Pragae. Contributi dei quali au ­spicammo fin da allora (cfr. Novecen ­to letterario, I, 295-299) la raccolta e la ristampa in un volume che ci recasse e conservasse la incantevole testimo ­nianza di quello che solo in apparenza e per errore poté essere scambiato per un « hobby » del poeta Sbarbaro, ma che in sostanza fu il completamento, vaghissimo e proteiforme, quasi l’e ­strinsecazione emblematica della sua più nascosta poesia, rispondendo « a ciò che ho di più vivo, il senso della provvisorietà: sicché, per buona parte della vita, avrei raccolto, dato nome, amorosamente messo in serbo “neppu ­re delle nuvole o delle bolle di sapone â— che per un poeta sarebbe già bello; ma qualcosa [come apprese da un li ­bro uscito allora sulla biologia dei licheni | di più inconsistente ancora: delle effervescenze, appunto” »: ond’è che « nessun bilancio a tanti anni di ricerche andrebbe più a genio a chi vi ­ve nell’attimo ».

II suo libro più arioso

E’ invece accaduto che in luogo dei vari Contributi sui licheni, da ripro ­durre nella loro scientifica e poetica integrità, parte in italiano e parte in latino, stringatissima ma più che esau ­riente per precisare, in aggiunta alla morfologia, la località e l’ora del rin ­venimento; in sostituzione di tutte le indicazioni sui Lichenes ligustici novi rariores da lui rinvenuti e catalogati, Sbarbaro ha preferito limitarsi all’e ­lenco delle centoventisette nuove spe ­cie di licheni da lui scoperte in Italia e specialmente in Liguria, negli anni dal 1922 al 1955, riducendo e restrin ­gendo dell’altro quanto era già essicca ­to al massimo, fino ad assumere alcun ­ché della lapidarietà di certe supersti ­ti iscrizioni. Per contro ci sarebbe sta ­to da trascrivere anche il Catalogus quorundam Lichenum in Insulis Philippinensibus ab M. Ramos, G. E dono etc. annis 1918-1926 lectorum e Aliquot Lichenes oceanici in Cook insulis (Tonga, Rarotonga, Tongatabu, Eua) collecti. Chi sa che un giorno non sia lo stesso Scheiwiller a volerlo salvare dalla dispersione e dalla dimenticanza.

Noi li conserviamo, come ogni al ­tra sua « minuzia », per mandato ami ­chevole dello stesso autore: ci ricorda ­no gli itinerari dei viaggi, delle escur ­sioni, delle scorribande, delle passeg ­giate, delle soste di Sbarbaro, ma co ­me rappresi e rattorti nel gioco mera ­viglioso di filigrane arborescenti o di cavernosi labirinti policromi. Di tutte quelle incisive e allettanti indicazioni, che formavano come il cartellino se ­gnaletico degli innumerevoli campio ­ni, non è rimasta che l’ubicazione e la data del ritrovamento, praesertim in Liguria, con qualche amorosa punta in Etruria, prope oppidum Monteliscai o in Villa Solaia, nel contado di Siena, o a Vallombrosa, loco Saltino.

Carpito il bottino e riposto in larghi fogli che le proteggevano e lo serbava ­no ai suoi occhi come un tributo all’« inventario del mondo », l’erbario non tardava a trasformarsi per Sbar ­baro in un’accolta di ricordi: » di pas ­seggiate fatte, di luoghi dove fui una volta: evocazione di terre che non ri ­vedrò, di incontri, di visi ». Il suo li ­bro â— assicurò â— più cordiale e ario ­so, chi avesse potuto leggervi come a lui, poeta, era concesso, e come a noi non riesce, approssimativamente, che attraverso la magia delle sue parole.

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