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LETTERATURA: I MAESTRI: Marlraux. Non sapeva che fosse così alto

4 Agosto 2016

di Piero Sanavio
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 37, gioved√¨ 14 settembre 1967]

Parigi, settembre

Aria di tragedia (finta? Allora un bel colpo pubblicitario), nei locali del- ! editore parigino Gallimard: un gior ¬≠nale della sera ha pubblicato in anteprima alcuni stralci delle segretissi ¬≠me e molto attese Antim√©moires di Andr√© Malraux, lo scrittore rivoluzio ¬≠nario degli Anni Trenta, dal 1958 mi ¬≠nistro di Stato. Il libro non uscir√† che tra quattro settimane: sar√† la clamorosa ¬ę rentr√©e ¬Ľ dell’autore della Condition Humaine, dopo un silenzio di ben dieci anni. La sua ultima opera, La ¬†M√©tamorphose des Dieux, apparve infatti nell’ormai lontano 1957.

¬ę Non √® onesto ¬Ľ, ha dichiarato l’editore. ¬ę Forse faremo causa al giornale ¬Ľ. Pi√Ļ pacata la reazione di Mal ¬≠raux, espressa indirettamente, via por ¬≠tavoce: ¬ę E’ stata una grossa sorpre ¬≠sa ma non si pu√≤ far nulla. Secondo la legge, si pu√≤ citare da un’opera un massimo d’undici righe. Il giornale non ha citato di pi√Ļ ¬Ľ. Il direttore del giornale, dal canto suo: ¬ę E’ un colpo giornalistico, ecco tutto: una storia giornalistica. L’editore sarebbe paz ¬≠zo, a far causa. La pubblicazione in anteprima, d’altra parte, non nuoce ¬≠r√† certo alla vendita del libro. Sar√† il contrario ¬Ľ.

Il libro consta di seicentotrentatr√© pagine. E’ la prima parte d’un’opera in quattro volumi, di cui alcune se ¬≠zioni non appariranno che alla morte dello scrittore. I due primi lettori pa ¬≠re siano stati De Gaulle stesso, e il ministro Pompidou. Da tempo, gli edi ¬≠tori stranieri davano la caccia del ma ¬≠noscritto. Sembra che il libro sia stato venduto, negli Stati Uniti, per una cifra di circa 200.000.000 di lire.

Antimemorie √Ę‚ÄĒ dopo le memorie della prima moglie, Clara Malraux, apparse nel corso di quest’anno, e il cui lancio fu legato alla sua relazio ¬≠ne, prima manu, di ci√≤ che avvenne mezzo secolo fa (quasi), in Indocina, quando il futuro scrittore, allora un giovanotto’ poco pi√Ļ che ventenne, fu accusato di furto d’alcune statue reli ¬≠giose. Clara era con lui. Perch√©, co ¬≠munque, antimemorie? La spiegazio ¬≠ne la d√† lui stesso: ¬ę Ci√≤ che si trove ¬≠r√† in questo libro √® quanto √® soprav ¬≠vissuto… Gli dei si riposano dalla tra ¬≠gedia nella commedia: il legame tra l’Iliade e l‘Odissea, tra Macbeth e il Sogno d’una Notte di Mezza Estate, √® lo stesso che esiste tra il tragico e il fantastico-leggendario. Lo spirito umano inventa i suoi gatti con gli sti ¬≠vali e i suoi cocchieri fatati che si mutano in zucche all’aurora, poich√© l’apparenza non soddisfa mai, n√© chi √® religioso n√© chi √® ateo. Chiamo que ¬≠sto libro Antim√©moires perch√© esso ri ¬≠sponde a una domanda che i libri di memorie di solito neppure pongono, o se la pongono la lasciano insoddi ¬≠sfatta. Anche, perch√©, qui, si trova, spesso legata al tragico, una’presenza innegabile seppure sfuggente √Ę‚ÄĒ pari alla presenza del gatto che scivola nel ¬≠l’ombra: quella del farfelu (balzano, estroso, strambo), di cui, senza saper ¬≠lo, ho resuscitato il nome ¬Ľ.

Forse, parlando del farfelu, Mal ¬≠raux ha per√≤ qualcosa di molto pi√Ļ preciso, in mente, che le interpreta ¬≠zioni offerte dal dizionario. Pensa magari al ¬ę matto ¬Ľ, questo temuto veggente delle tradizioni medievali e rinascimentali, Sibilla popolare, con ¬≠temporaneamente diabolico e divino?

Il legame tra le Antim√©moires e l’opera narrativa dello scrittore, pare essere un romanzo incompleto, una specie di saga familiare, posta nel d√©cor dell’Alsazia-Lorena. In Fran ¬≠cia, apparve nel 1948. Pi√Ļ volte Mal ¬≠raux accenn√≤ in passato all’importan ¬≠za di questo libro, dal titolo roman ¬≠tico, Les Noyers de l’Altenburg. Nel ¬≠le Antim√©moires, ne parla adesso co ¬≠me di una esperienza premonitrice: ¬ę … Di fronte all’ignoto, certi nostri sogni hanno alle volte altrettanto si ¬≠gnificato che i nostri ricordi. In tal modo, riprendo qui certi fatti che gi√† altrove avevo trasformato in finzione narrativa. Spesso stretti ai ricordi, es ¬≠si sono anche legati, in maniere mi ¬≠steriose e inquietanti, al mio futuro. Ci√≤ che segue √® una trasposizione dai Noyers de l’Altenburg, un inizio di romanzo di cui la Gestapo distrusse troppe pagine perch√© io mi rimetta a scriverlo com’era. Inizialmente, si chiamava La Lutte avec l’Ange. [Il riferimento √® alla Bibbia, all’episodio di Giacobbe]… Il suicidio di cui vi si parla √® quello di mio padre; il personaggio che nel libro √® presenta ¬≠to come suo nonno, in realt√† √® il mio, seppure trasfigurato dalla mitologia fa ¬≠miliare. […] I personaggi del libro si chiamano Berger. Lo scelsi perch√© √® un nome che pu√≤ essere al tempo stesso francese e tedesco, a seconda di come lo si pronuncia. Per due anni fu il mio. Durante la Resistenza, de ¬≠gli amici se ne servirono per parla ¬≠re di me, e mi rest√≤ ¬Ľ.

Durante l’ultima guerra, Malraux fu fatto prigioniero dai tedeschi. Riusc√¨ a evadere, organizzando con succes ¬≠so, in diversi punti del Paese, l’azio ¬≠ne clandestina contro i nazisti. Arre ¬≠stato nuovamente, nel 1944, fu libe ¬≠rato dagli Alleati. In seguito, parteci ¬≠p√≤ alla campagna del 1944-1945, nell’Est della Francia, contro le ultime resistenze tedesche, a capo della bri ¬≠gata ¬ę Alsace-Lorraine ¬Ľ.

¬ę Gli alsaziani ¬Ľ, scrive nelle Anti ¬≠memorie, ¬ę mi chiesero di comandare la loro brigata. Ho combattuto in Al ¬≠sazia qualche giorno dopo la morte della mia seconda moglie, avvenuta in una clinica di Brive, nell’avenue Al ¬≠sace-Lorraine. Lasciamo perdere. Ci sono molte strade con questo nome, in Francia ¬Ľ.

E’ legittimo, per questo, parlare, co ¬≠me gi√† fa qualcuno, dei Noyers come del primo vero capitolo delle Anti ¬≠memorie, iniziate al largo dell’isola di Creta nel 1965 e che (secondo le indiscrezioni) cominciano con ricordi del 1940? La risposta la dar√† solo la pubblicazione del libro. Pare sicuro, comunque, che il tema centrale di ta ¬≠li ricordi sia quello della sovrapposi ¬≠zione √Ę‚ÄĒ passato e presente insieme, con il passato che giudica il presente, pi√Ļ le premonizioni che in Europa e in Asia assalirono lo scrittore durante la sua particolarmente avventurosa esistenza. In questo senso, si pu√≤ al ¬≠lora affermare che le Antimemorie offrono il necessario tessuto connetti ¬≠vo delle diverse opere che compon ¬≠gono il contributo di Malraux alla narrativa e alla psicologia dell’arte.

Il viaggio in Oriente

Nove libri: La Tentation de l’Occident; Les Conqu√©rants; La Vote Royale; La Condition Humaine; l’Espoir, sulla guerra di Spagna, dove il perso ¬≠naggio dell’aviatore repubblicano, Sca ¬≠li, pare sia stato ispirato dalle avven ¬≠ture di Nicola Chiaramonte; Les Noyers; e poi Les Voix du Silence, Le Mus√©e Imaginaire, La M√©tamophose des Dieux. Arte, attivit√† poli ¬≠tica, erotismo, crudelt√†, il tutto attra ¬≠verso la scrittura: altrettante forme di ricerca. Di che cosa? A vent’anni, Mal ¬≠raux s’era illuso di poter ritrovare il regno fatato, perduto, della regina di Saba.

L’opera nacque durante un viaggio in Oriente, intrapreso per consiglio dei medici √Ę‚ÄĒ ragioni di salute √Ę‚ÄĒ cui s’aggiunse qualche attivit√† politica: ufficiale, questa volta. Fu nel corso di questo viaggio, infatti, che Malraux consegn√≤ una lettera del generale De Gaulle ai capi della Cina comunista, Liu Shao-sci e Mao Tse-tung.

¬ę … Riprendo per ordine dei medi ¬≠ci questa lunga penetrazione, e guar ¬≠do gli sconvolgimenti che hanno riem ¬≠pito la mia vita sanguinosa e vana, come hanno sconvolto l’Asia, prima di trovare, al di l√† dell’Oceano, To ¬≠kio, dove spedii la Venere di Milo,

Kyoto, irriconoscibile, Nara quasi in ¬≠tatta, malgrado il suo tempio incen ¬≠diato √Ę‚ÄĒ citt√† ritrovate dopo un gior ¬≠no d’aereo √Ę‚ÄĒ e la Cina che non ho pi√Ļ rivista. ‚ÄĚFino all’orizzonte, l’Oceano ghiacciato, laccato, senza solchi…‚ÄĚ. Trovo davanti al mare la prima frase del mio primo romanzo, e, sulla nave, il quadro dove s’incollano i telegram ¬≠mi, dove quarant’anni fa ne lessi uno che annunciava il ritorno dell’Asia dentro la Storia: “Lo sciopero genera ¬≠le √® stato decretato a Canton… ¬Ľ.

Il primo incontro con De Gaulle

Allora, quarant’anni fa, arrivava in Asia per partecipare a una missione archeologica (1923-1925), che doveva terminare con la creazione √Ę‚ÄĒ da par ¬≠te di Malraux √Ę‚ÄĒ d’un movimento ri ¬≠voluzionario. In Cina prese parte alla rivoluzione (quella di Ciang Kai-scek) e fu presente alla guerra civile, a Can ¬≠ton e a Sciangai. Pi√Ļ tardi, combat ¬≠t√© nella guerra di Spagna, dove fu fe ¬≠rito. Simpatizzante comunista, abban ¬≠donava il partito a causa del patto di non aggressione tra la Russia e la Germania. Dopo l’ultima guerra, dove ¬≠va entrare nei ranghi dei pi√Ļ entusia ¬≠sti seguaci di De Gaulle. Tra il 1945 e il 1946, fu ministro dell’informazione nel gabinetto d’Unione Nazionale, poi seguendo il generale quando costui lasciava l’arena politica. Ritorn√≤ al ¬≠l’azione con il ritorno al potere di De Gaulle, nel maggio 1958.

Spiegano, le Antim√©moires, le ragio ¬≠ni ideologiche, o magari le motivazio ¬≠ni psicologiche, che portarono Mal ¬≠raux ad assumere posizioni tanto con ¬≠trastanti? Lo si spera. Sarebbe l’oc ¬≠casione per rispondere ai suoi nemi ¬≠ci, che spesso l’hanno accusato d’av ¬≠venturismo politico, talvolta d’oppor ¬≠tunismo. Ma quanto √® trapelato, non si pu√≤ dedurre che un’ammirazione sconfinata per certi uomini di potere o, forse, pi√Ļ che per essi, per il po ¬≠tere in s√© e le sue implicazioni. D’An ¬≠nunzio l’avrebbe capito: di sicuro.

Nelle pagine dove parla del genera ¬≠le De Gaulle, comunque, l’ammirazio ¬≠ne tocca soprattutto l’uomo. Lo incon ¬≠tr√≤ nel 1945, su richiesta del futuro capo di Stato. ¬ę… Ero stupito. Non tanto: ma ho una certa tendenza a giu ¬≠dicarmi inutile… Fui fatto entrare quando suonava l’ora: due grandi car ¬≠te geografiche, da stato maggiore, da ¬≠vano alla stanza austera un’atmosfera di lavoro. Mi fece segno di sedermi a destra della sua scrivania. Avevo un ricordo preciso del suo volto: circa il 1943, il capo dei gruppi franchi della Resistenza, Ravanel, m’aveva mostra ¬≠to una foto di lui che gli era stata lanciata con il paracadute. Era a mez ¬≠zo busto. Allora, non sapevamo nep ¬≠pure che il generale √® molto alto… Il Cinegiornale m’aveva familiarizzato con il suo aspetto, con il ritmo delle sue parole, che assomiglia al ritmo dei suoi discorsi. Ma al cine lo vede ¬≠vo mentre parlava. Adesso, incontravo un uomo che faceva domande, e per me la sua forza aveva anzitutto la for ¬≠ma dei suoi silenzi ¬Ľ.

¬ę Non che mi sottoponesse a un in ¬≠terrogatorio. Ama molto la courtoisie de l’esprit. Si trattava piuttosto d’una distanza interiore, che non ho incon ¬≠trato, pi√Ļ tardi, che in Mao Tse-tung. Portava ancora l’uniforme. La distan ¬≠za dei generali de Lattre e Ledere, quest’ultimo comand√≤ il battaglione francese che arriv√≤ a Parigi il 25 agosto 1944, liberando la capitale qual ¬≠che giorno dopo che, con una banda di irregolari, Hemingway aveva “li ¬≠berato‚ÄĚ le cantine del Ritz, a place Vend√≠¬≥me, non apparteneva all’uomo, in essi, ma al loro destino. M’ero chie ¬≠sto molte volte, di fronte a questo o quel soldato, ‚ÄĚCome sar√†, in civile?‚ÄĚ. De Lattre avrebbe potuto essere un ambasciatore, o un cardinale: il ge ¬≠nerale De Gaulle, al contrario, anche in civile, restava il generale De Gaulle ¬Ľ.

La prima carica politica di Malraux, risultato di questo colloquio, fu di ministro delegato alla Presidenza del Consiglio (alle Informazioni arriverà poco dopo). Fu come ministro dele ­gato che fu spedito dal governo in India, a incontrarsi con Nehru.

¬ę … L’et√† non aveva tanto invecchiato il suo viso: pareva avergliene da ¬≠to un altro, come capita a molti uo ¬≠mini, che hanno assomigliato alla ma ¬≠dre, e in vecchiaia assomigliano al padre. E nella sua voce, nel suo at ¬≠teggiamento, sotto l’intellettuale pa ¬≠trizio, appariva (riappariva?) l’imma ¬≠gine composta di calma e d’amenit√†, che da adolescente doveva avere avu ¬≠to del gentleman. Assomigliava pi√Ļ a Stalin che a Roosevelt: ma per lui, bench√© tentasse di negarselo, il generale De Gaulle doveva assomigliare pi√Ļ a Mussolini che a Hitler. E tutta ¬≠via, troppo intelligente e bene infor ¬≠mato per credere che il generale fos ¬≠se un capo fascista, o che “potesse pre ¬≠sto cadere in mano al gruppo di Soustelle‚ÄĚ seguiva ci√≤ che capitava in Francia con molta attenzione. Non era intervenuto n√© durante la guerra in Indocina, n√© a proposito dell’Algeria: era convinto che l’indipendenza na ¬≠zionale i popoli se la debbono con ¬≠quistare senza aiuti stranieri. Non prendeva molto sul serio la IV Re ¬≠pubblica… ¬Ľ.

L’incontro con Mao, nel 1065, pare averlo impressionato molto di pi√Ļ. Certo, per lui, Nehru non era forse ancora l’Asia ma un’estensione del ¬≠l’Inghilterra. Mao, al contrario, pare ¬≠va incarnare tutto un continente – questa cultura da poco ¬ę rientrata nella Storia ¬Ľ.

Al diavolo la politica

¬ę … Il frontone del Palazzo del Po ¬≠polo poggia su grosse colonne egizie, dai capitelli in forma di loto dipinti di rosso. Un corridoio di cento metri e pi√Ļ. In fondo, in controluce, imma ¬≠gino in una sala, una ventina di per ¬≠sone. No, non si tratta che d’un grup ¬≠po, pare tagliato in due perch√© i pre ¬≠senti si tengono a distanza dietro il personaggio centrale, probabilmente Mao Tse-tung. Entrando nella sala di ¬≠stinguo i visi. Vado verso Liu Shao-sci, poich√© la mia lettera √® indirizzata al Presidente della Repubblica. Nessu ¬≠no si muove ¬Ľ.

¬ę Signor Presidente. Ho l’onore di rimetterle questa lettera del Presi ¬≠dente della Repubblica francese, nel ¬≠la quale il generale De Gaulle m’in ¬≠carica d’essere il suo interprete pres ¬≠so il Presidente Mao Tse-tung e lei stesso. Poi cito la frase che si rife ¬≠risce a Mao rivolgendomi verso di lui, e me lo trovai davanti nel momento stesso in cui l’interprete finisce di tra ¬≠durre le mie parole. Mao m’accoglie in un modo cordiale e stranamente familiare, come se stesse per dire: ‚ÄĚAl diavolo la politica!‚ÄĚ… Vedo Mao controsole: un viso rotondo, liscio, gio ¬≠vanile, come quello di Ciang Kai-scek. La celebre verruca sul mento pare un segno buddista. Ha una serenit√† tanto pi√Ļ inattesa in quanto passa per un uomo violento. Accanto a lui, il volto cavallino del Presidente della Repubblica. Dietro a loro, un’infermie ¬≠ra vestita di bianco ¬Ľ.

¬ę Quando i poveri son decisi a com ¬≠battere ¬Ľ, dice Mao, ¬ę giungono sem ¬≠pre a vincere i ricchi. Guardi la Ri ¬≠voluzione francese ¬Ľ. […]

¬ę Prendo congedo. Mi tende una ma ¬≠no quasi femminile, dalle palme rosa, quasi fossero rimaste a lungo immer ¬≠se nell’acqua bollente. A mia sorpre ¬≠sa, mi riaccompagna. La traduttrice √® tra di noi, l’infermiera segue dietro. I nostri compagni ci precedono, l’am ¬≠basciatore di Francia, il Presidente Liu, che non dice una parola… Mao cammina a passetti, rigido come se neppure piegasse le ginocchia, pi√Ļ im ¬≠peratore di bronzo che mai, nella sua uniforme scura che spicca sulle uni ¬≠formi del seguito, chiare o bianche. Ha l’equilibrio incerto della statua del Commendatore del Don Giovanni cam ¬≠mina come una figura leggendaria, uscita da qualche tomba imperiale ¬Ľ.

Ritrovata l’Asia dopo trent’anni

¬ę Non alza mai la voce. E per√≤, quando parla del partito comunista russo la sua ostilit√† √® altrettanto ma ¬≠nifesta che quella di Ci√Ļ En-lai, quan ¬≠do parla degli Stati Uniti. Ma a Loyang e nelle strade di Pechino, i bam ¬≠bini, che ci credevano russi (i russi sono i soli bianchi che mai abbiano visto), ci sorridevano ¬Ľ.

¬ę Dice Mao: Ci√≤ che s’intende con il termine banale di revisionista √® la morte della rivoluzione. Le ho detto che la rivoluzione √® anche un senti ¬≠mento. Se vogliamo farne ci√≤ che ne hanno fatto i russi √Ę‚ÄĒ trasformarla in un sentimento del passato √Ę‚ÄĒ tutto ca ¬≠dr√† in frantumi. La nostra rivoluzio ¬≠ne non pu√≤ limitarsi a essere la consolidazione d’una vittoria ¬Ľ.

Chiss√† qual √® il rapporto √Ę‚ÄĒ umano: beninteso √Ę‚ÄĒ tra il rappresentan ¬≠te della Cina e l’intellettuale occiden ¬≠tale, dai capelli che gli cadono sul vi ¬≠so, l’eterna sigaretta Craven A tra √¨e labbra, i tratti inspessiti dagli anni, il viso sconvolto da tic nervosi? Tra il Buddha immoto e questo cavalie ¬≠re dannunziano, inguaribilmente ro ¬≠mantico, prodotto d’una fin-de-si√®cle imparata da Nietzsche, nutritosi al pi√Ļ nobili e ai pi√Ļ vieti simboli della morta Europa? Nessuna √Ę‚ÄĒ ideologi ¬≠camente, per lo meno. A livello vi ¬≠scerale, un amore sconfinato per l’Asia, che, per√≤, per Mao √® certo (anzitut ¬≠to?) una realt√† geografica e politica, e per l’occidentale un sogno a met√† erotico, da Narciso, e a met√† pregno dei profumi densi dell’esotismo.

¬ę Come l’Asia, ritrovata dopo tren ¬≠t’anni, dialogava con quella d’un tem ¬≠po, cos√¨ dialogano i miei ricordi so ¬≠pravissuti. Forse, della mia vita, non ricordo che i suoi dialoghi. Ma in que ¬≠sta notte polare, al di sopra delle ac ¬≠que primordiali, simili alle acque del ¬≠l’india, dove ancora riposa un dio- bambino, il dialogo che mi sembra pi√Ļ vero non lo conosco che per averlo udito. Non √® legato direttamente alla mia vita, seppure… Se lo trovo come giudice segreto di tanta memoria, in questa lunga notte, √® perch√© il dialo ¬≠go tra l’essere umano e il supplizio √® pi√Ļ profondo che quello tra l’esse ¬≠re umano e la morte ¬Ľ.

Che significa tutto questo √Ę‚ÄĒ che la lotta √® pi√Ļ importante della fine? O √®, piuttosto, un patetico tentativo per giustificare una lunga ricerca la qua ¬≠le, d’improvviso, s √© rivelata senza sco ¬≠po? Forse √® a questa domanda che le Antimemorie cercano di dar risposta. Ma non si pu√≤ mai tornare indietro.

 


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