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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Perché vanno via?

20 Aprile 2010

di Cesare Angelini
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 13 ottobre 1969]

In questo Manzoni √® sempre possibile un supplemento di indagine. ¬† Per esempio, perch√© nell’epilogo del romanzo Renzo e Lucia partono dal paese nativo dopo che la provvidenza √Ę‚ÄĒ la regista dell’opera √Ę‚ÄĒ ha lavorato in cielo e in terra ad accomodare ogni cosa per farveli ritor ¬≠nare a godere quella da un pezzo sospirata pace che si direbbe interamente goduta solo l√¨, al paese; dove, ha detto uno di loro, ¬ę nessuno avrebbe spinto al di l√† dei suoi monti neppure un desi ¬≠derio fuggitivo, se una forza perversa non li avesse sbal ¬≠zati lontano ¬Ľ.

E ora che la forza perver ¬≠sa si √® placata con la morte di don Rodrigo, ed essi vi sono tornati sani e salvi e finalmente sposi, ¬ę gli voltano le spalle ¬Ľ e se ne vanno via con una decisione che arriva pressoch√© improvvisa.

Veramente, nel corso dei dolorosi accidenti, non man ¬≠cano accenni all’idea di la ¬≠sciare il paese e andare a metter su casa altrove. Ma sapete che poco peso hanno quelle proposte e quei propo ¬≠siti fatti nell’esasperazione di una persecuzione dalla quale non sanno come salvarsi.

*

Se gi√† nel capitolo 3 ¬į, a Renzo furibondo contro don Rodrigo (¬ę Questa √® l’ultima che fa quell’assassino ¬Ľ) Lu ¬≠cia dice tutta spaventata: ¬ę Renzo, voi avete un me ¬≠stiere e io so lavorare; an ¬≠diamo tanto lontano che colui non senta pi√Ļ parlare di noi ¬Ľ, √® per offrire un altro e diver ¬≠so spazio ai pensieri di Ren ¬≠zo e distoglierlo dal fare uno sproposito. Nel capitolo 6 ¬į gli sposi rimasti promessi cer ¬≠cano insieme con Agnese un modo di indurre don Abbon ¬≠dio a maritarli, magari chiappandolo all’improvviso; per ¬≠ch√©, dice Renzo, ¬ę maritati che fossimo… tutto il mondo √® paese, e, a due passi da qui, sul bergamasco, chi lavo ¬≠ra la seta √® ricevuto a braccia aperte. Sapete quante vol ¬≠te mio cugino Bortolo m’ha fatto sollecitare di andar l√† a star con lui, che farei fortu ¬≠na, come l’ha fatta lui ¬Ľ. Come dire: non potendo pi√Ļ vi ¬≠vere tranquilli qui, andiamo a stare dove ci √® offerto un la ¬≠voro e un asilo sicuro.

Il vagheggiamento di anda ¬≠re sul bergamasco, per Renzo si fa subito urgente necessit√† dopo i fatti di Milano quan ¬≠do √® costretto a scappare in quella direzione per mettersi in salvo dalle manette e dai birri. E, giunto sull’altra riva dell’Adda, in terra di San Mar ¬≠co, gi√† immagina le accoglien ¬≠ze del cugino e il guadagno che far√† lavorando con lui. Insomma, fa i suoi piani: ¬ę Si fa scrivere alle due donne che vengano qui… Vengono quel ¬≠le due donne, e si mette su casa. Curati, ce n’√® per tutto ¬Ľ.

Ma la soluzione che Renzo vagheggia, √® proprio quella di chi ha perso ogni speranza di tornare al paese (¬ę Sta l√¨, ma ¬≠ledetto paese! ¬Ľ), tanto pi√Ļ ora che la forza perversa lo perseguita anche col mandato di cattura che l’ha colpito.

Pi√Ļ tardi, nel capitolo 33 ¬į, al cugino da cui si congeda solo per fare una scappata al paese e avere notizie di Lucia dopo la peste, promette di tornare da lui a lavorare, quando ¬ę verr√†, accompagna ¬≠to, a stabilirsi nel paese adottivo ¬Ľ. Sono sempre le proposte d’un pover’uomo, rassegnato a una sorte che non muta. Non diversamente va inteso il partito dell’impietosa vendita ¬ę di quel poco che hanno al sole ¬Ľ accennato nel capitolo 37 ¬į. ¬ę Renzo aveva gi√† preso il partito di disfarsi d’ogni cosa, a qualunque prez ¬≠zo, e di impiegare nella nuo ¬≠va patria quel tanto che ne potrebbe ricavare ¬Ľ.

Accenni alla nuova patria, al paese adottivo, ce n’√® pi√Ļ di uno; ma nessuno ci per ¬≠suade che quella sia proprio la sua volont√†, e non piut ¬≠tosto l’inclemente volont√† del ¬≠le cose: le lacrimae rerum.

Perci√≤, ci arrivan di sor ¬≠presa, nel capitolo 38 ¬į, le pa ¬≠role di Renzo alle donne dopo un suo deludente incontro col sempre incerto don Abbondio: ¬ę Vedo che vuol essere una lungagnata. E’ meglio fare ad ¬≠dirittura come dice lui: andar a maritarci dove andiamo a stare ¬Ľ. Renzo sa, √® certo, che don Rodrigo, ¬ę il grande in ¬≠ciampo ¬Ľ, √® morto; tuttavia √® fin troppo chiaro che ora √® venuto a patti con l’idea di andarsene.

Ne gode don Abbondio che, prima alla ¬ę buona vedova ¬Ľ poi al nuovo marchese suc ¬≠cessore di don Rodrigo, √® lieto di raccontare che ¬ę que ¬≠sti giovani e qui la nostra Agnese hanno gi√† intenzione di spatriarsi, e io non saprei cosa dire; la patria √® dove si sta bene ¬Ľ.

*

Con buona pace di don Abbondio, Renzo e Lucia pos ¬≠sono star bene anche nella loro patria, al loro paese, ora che la forza perversa √® inte ¬≠ramente placata con la scom ¬≠parsa di don Rodrigo e con l’assolutoria del bando; ora che ogni cosa √® accomodata in loro favore, e lui stesso, don Abbondio, tra poco non aven ¬≠do pi√Ļ alcun dubbio (¬ę Ah √® morto dunque! √® proprio an ¬≠dato! ¬Ľ) si offrir√† di sposarli (¬ę ho la consolazione di ma ¬≠ritarvi io ¬Ľ); e il marchese li ospiter√† nel suo palazzo per il pranzo di nozze e li servir√† a tavola; da parere, insom ¬≠ma, che il paese sia diventato tutta roba loro. Anche lo sta ¬≠to economico di Renzo, tutto sommato, √® quello di un pic ¬≠colo benestante: la casetta, la vigna di nove o dieci perti ¬≠che; pi√Ļ la casa di Lucia, e il campicello. Aggiungete il suo mestiere di filatore di seta, che √® un capitale spe ¬≠cialmente ora che la peste ha fatto tanti vuoti in paese e i rimasti vivi si possono con ¬≠tare.

Per tutto questo, la deci ¬≠sione di Renzo ci giunge di sorpresa. Non risulta nemme ¬≠no che ci sia stato dibattito tra loro, n√© che si sia sentito il parere di Agnese, sempre pronta a darlo per ogni cir ¬≠costanza importante. Bench√©, a dir vero, un accenno vien fuori pure all’improvviso quando l’autore dice che ¬ę gi√† da qualche tempo erano av ¬≠vezzi tutt’e tre a riguardar come loro il paese dove an ¬≠davano. Renzo l’aveva fatto entrare in grazia alle donne, raccontando le agevolezze che ci trovavano gli operai, e cen ¬≠to cose della bella vita che si faceva l√† ¬Ľ.

Un cedimento dunque alla tentazione del benessere? Ci rincrescerebbe pensarli così improvvisamente imborghesiti, cioè impoveriti di quella vita semplice per la quale li ab ­biamo amati fin qui.

Cos√¨ la loro partenza ci la ¬≠scia sempre pi√Ļ perplessi; sia perch√© pare annullare tutta l’azione della Provvidenza in loro favore, sia perch√© va contro la logica interna del romanzo, secondo la quale il ritorno al paese √® il vero pre ¬≠mio per quanto hanno patito; mentre il partire √® un altro castigo, un castigo nuovo, sa ¬≠pendo anche che partono sen ¬≠za nessuna garanzia di sicu ¬≠rezza e, giunti al nuovo paese, per urti e disgusti pi√Ļ d’uno, devon presto lasciarlo per un altro.

*

Ma, dice l’autore, ¬ę non si pens√≤ che a far fagotti e a mettersi in viaggio. Casa Tramaglino per la nuova pa ¬≠tria! ¬Ľ. Troppa euforia in que ¬≠sto momento di addio, e le parole suonano un poco im ¬≠pietose. N√© meno disinvolte sono l’altre che seguono: ¬ę Chi domandasse se ci fu dolore in distaccarsi dal paese nati ¬≠vo, da quelle montagne, ci fu di sicuro. Bisogna dire che non fosse molto forte, perch√© avrebbero potuto risparmiar ¬≠selo stando a casa loro ¬Ľ.

Le amare vicende che han ¬≠no via via alimentato nei let ¬≠tori un sentimento di comu ¬≠nione con quella terra, lo avrebbero viceversa affievoli ¬≠to nei nostri personaggi concresciuti con quelle stesse zol ¬≠le, ognuna delle quali ha, per loro, una voce. E la partenza par svuotare della sua umana commozione un altro Addio rimasto nel cuore di tutti; l’addio a quei monti, a quelle acque, a quel paese, a quella chiesa, a quella casa.

Ci chiedevamo perch√© par ¬≠tono… Non √® facile trovare una risposta. Ed √® proprio il non poterla trovare che mor ¬≠tifica l’epilogo del romanzo: con quei segni di stanchezza che i lettori vi notano, con quel senso di liquidazione troppo frettolosa; quasi un rallentarsi dell’impegno senti ¬≠mentale dell’autore per il suo racconto e per i personaggi.

 


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8 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Perch√© vanno via? — 20 Aprile 2010 @ 11:45

    […] Approfondimento fonte: ¬† Bartolomeo Di Monaco ¬Ľ LETTERATURA: I MAESTRI: Perch√© vanno via? […]

  2. Commento by Carlo Capone — 20 Aprile 2010 @ 23:08

    Siamo realisti, mica fanno una cosa sbagliata? ma avete visto come √® ridotto il paese natio dopo la peste? casolari abbandonati, campi deserti, poca gente per strada, alcuni impazziti (il fratello di Tonio: “A chi la tocca la tocca”),. Verrebbe da dire che l’idillio si √® interrotto, che il velo dell’innocenza sia stato squarciato dagli ¬† orribili fatti accaduti. A chi non verrebbe la tentazione di cambiare aria? e poi: il disegno della provvidenza √® compiuto, i sinceri d’animo hanno vinto, i ¬†falsi, i malvagi, i codardi (salvo uno, ma i ¬†raccomandati ¬† ¬†esistono ¬† ¬†anche ¬† ¬†tra i personaggi…) tutti morti o sconfitti, qualcuno di essi addirittura convertito, ¬†insomma in questo persino eccessivo trionfo del bene ¬†il realismo manzoniano resta intatto. ¬†Il paradiso √® perduto per sempre.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Aprile 2010 @ 23:16

    Conoscevi, Carlo, Cesare Angelini? Da giovane lo leggevo con avidità. Era un sacerdote, grande studioso del Manzoni.

  4. Commento by Carlo Capone — 21 Aprile 2010 @ 11:02

    Non ¬†lo conoscevo ma l’articolo mi ha colpito parecchio. L’addio al paese era un aspetto che non ricordavo pi√Ļ. L’osservazione di Angelini √® indubbiamente acuta.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Aprile 2010 @ 11:11

    Troverai altre cose di lui. Avrai notato il suo stile, lucido, pulito, invidiabile.

  6. Commento by Carlo Capone — 21 Aprile 2010 @ 14:24

    Ottimo, Bart, sono un fervente manzoniano ( ma non da strapazzo, come affermava  Carducci in Davanti San Guido :-)), lo  sono diventato ben oltre  gli anni del Liceo.

     

    Stesse considerazioni per Carducci, da noi maturandi del 69 detestato: retorico, declamatorio (” il poeta √® un grande artiere…) , cantore dell’Italia umbertina. Poi succede che la mente lavori, , esamini nuovi punti di vista, pur non avendo ¬† razionalizzato. ¬†Un giorno ti ritrovi fra le mani ¬†un’antologia, ¬†vai d’istinto alle pagine carducciane ¬†e lo scopri ¬†torbido ¬† precursore del 900. ¬†Ad esempio c’√® la chiusa di Alla stazione una mattina di autunno, in cui, messi da parte ¬†gli oh e ah , mostra il fondo di un ¬†animo ¬†incerto e oscuro (Meglio a chi ‘l senso smarr√¨ de l’essere,/meglio quest’ombra, questa caligine/ io voglio io voglio adagiarmi / in un tedio che duri infinito.).

    Lo stesso smarrimento dinanzi alla morte che si riscontra in MORS NELL’EPIDEMIA DIFTERICA

    Quando a le nostre case la diva severa discende,
    da lungi il rombo de la volante s’ode,

    e l’ombra de l’ala che gelida gelida avanza
    diffonde intorno lugubre silenzio.

    Sotto la veniente ripiegano gli uomini il capo,
    ma i sen feminei rompono in aneliti.

    Tale de gli alti boschi, se luglio il turbine addensa,
    non corre un fremito per le virenti cime:

    immobili quasi per brivido gli alberi stanno,
    e solo il rivo roco s’ode gemere.

    Entra ella, e passa, e tocca; e senza pur volgersi atterra
    gli arbusti lieti di lor rame giovani;

    miete le bionde spiche, strappa anche i grappoli verdi,
    coglie le spose pie, le verginette vaghe

    ed i fanciulli: rosei tra l’ala nera ei le braccia
    al sole a i giuochi tendono e sorridono.

    Ahi tristi case dove tu innanzi a’ v√≠¬≥lti de’ padri,
    pallida muta diva, spegni le vite nuove!

    Ivi non pi√Ļ le stanze sonanti di risi e di festa
    o di bisbigli, come nidi d’augelli a maggio:

    ivi non pi√Ļ il rumore de gli anni lieti crescenti,
    non de gli amor le cure, non d’imeneo le danze:

    invecchian ivi ne l’ombra i superstiti, al rombo
    del tuo ritorno teso l’orecchio, o dea.

    [ 27 giugno 1875 – 19 giugno 1877 ].

  7. Commento by Carlo Capone — 21 Aprile 2010 @ 14:27

    Bart, scusami per il pasticcio nel post 6. Poich√© devo scappare per un appuntamento urgente, se leggi prima che io rientri e soprattutto hai tempo, potresti ‘raddrizzarmi’ il post qui sopra? l’editor si era un po’ imbizzarrito

     

    perdona ancora e saluti

     

    Carlo

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Aprile 2010 @ 14:58

    Fatto.

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Bart