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Tornare alle buone abitudini

20 Aprile 2010

Nell’articolo precedente dal titolo “Solo se Fini accetta”, toccavo di sfuggita la figura della terza carica dello Stato, ossia il presidente della Camera, accennando ai vizi che la gestione Fini vi ha apportato.

L’art. 63, anche se non esplicitamente, fa intendere che il presidente della Camera e quello del Senato, a prescindere da chi siano stati votati, non ricoprono cariche di parte, bensì cariche istituzionali, tanto è vero   che ci sono più casi in cui tale veste appare messa in risalto.

Il primo è contemplato dallo stesso art. 63 al suo seconda comma, che recita:
“Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati”.

Il secondo dal comma due dell’art. 85:
“Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.”

Il terzo dal comma secondo dell’art. 86:
“In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.”

Il quarto dal primo comma   dello stesso art. 86:
“Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato”.

Che la figura dei due presidenti abbia sempre avuto in passato un connotato non di parte ma sopra le parti è dimostrato dalla consuetudine – smarrita negli ultimi tempi – secondo la quale chi ne veniva investito si sospendeva dal partito per tutta la durata del mandato.

Non solo, ma c’è stato un lungo periodo in cui la maggioranza che esprimeva il governo consegnava la presidenza di una delle due Camere all’opposizione.

È per tutte queste ragioni che giudico il comportamento tenuto da Fini in questi ultimi tempi anomalo e contrario ai suoi doveri istituzionali.

Sono sicuro, altresì, che un esame delle norme suddette assegnato ai costituzionalisti darebbe come risposta che Fini sta svolgendo in modo, diciamolo con un eufemismo, irregolare la sua funzione.

Ancora di più quando, giovedì prenderà parte alla riunione del direttivo del Pdl che ha ad oggetto una discussione sulla linea politica del partito. Si badi, che Fini partecipi o meno, a me, dal mero punto di vista politico, interessa poco; è lo strappo, secondo me di rango costituzionale, che mi preoccupa.

Non sta al sottoscritto suggerire come conciliare l’esigenza di Fini di dare un suo contributo al partito che ha cofondato con il rispetto delle sue funzioni istituzionali a cui è tenuto.
A me sembra opportuno rilevare che, se non vado errato, è la prima volta che si registra un comportamento di questo tipo con tale forza e con tale spregiudicatezza, e ciò potrebbe costituire un precedente molto pericoloso.

Nell’articolo di ieri, inoltre, sul mio blog (qui, commento n. 3), lo scrittore Giulio Mozzi mi scrive, in garbata polemica con il mio assunto:

“Hai ragione, Bart. Tutti coloro che ricoprono cariche istituzionali – il capo del governo, ad esempio – non dovrebbero partecipare alle riunioni direttive dei partiti.”

La carica di presidente del Consiglio, pur essendo istituzionale (ossia, anche il presidente del Consiglio, ad esempio all’estero, rappresenta la Nazione), è espressione di una parte politica, tanto è vero che Berlusconi può essere contemporaneamente presidente del Consiglio e presidente del Pdl.

Non solo, ma se mutano le maggioranze, il presidente del Consiglio rassegna il proprio mandato e per tornare ad essere presidente del Consiglio deve ottenere di nuovo la fiducia del Parlamento, se non addirittura, come vuole la legge 270, quella degli elettori

Ma solo lui, secondo un’interpretazione stretta e diffusa dell’attuale Costituzione che legittima i ribaltoni, deve riottenere la fiducia e non invece i presidenti delle due Camere, poiché una volta eletti, questi ultimi rappresentano l’intero parlamento, a prescindere dal tipo di maggioranza che, nel corso della legislatura, sostiene il governo.

Ribadisco, dunque, che considero inconsueto, pericoloso e censurabile, rispetto alla storia del nostro Parlamento, il modo con il quale Fini sta assolvendo al suo incarico di presidente della Camera e sarei stato felice se l’opposizione lo avesse doverosamente rimarcato. Ma l’opposizione, interessata all’opera destabilizzatrice di Fini, preferisce lasciar correre, salvo riprendere in futuro l’argomento se ne dovesse trarre vantaggio.  

Che si ritorni, dunque, al più presto alla buona consuetudine del passato secondo la quale le prime tre cariche dello Stato debbono sempre restare al di sopra delle parti e rappresentare: il capo dello Stato l’intera Nazione e i due presidenti delle Camere l’intero Parlamento.

Giovedì avremo la direzione del Pdl, alla quale ormai è certo parteciperà anche Fini che interverrà nella discussione. Rinnovo la speranza che dalla direzione esca un documento nel quale sia scritto a chiare lettere che una volta che una decisione è stata presa, sia pure a maggioranza, dal partito, tutta la dirigenza deve farla propria e difenderla.

Altrimenti, come ha detto Cicchitto ieri sera a Porta a Porta, gli elettori scambieranno il Pdl per il Circo Barnum.

Articoli correlati

“I finiani pronti alla tregua armata. “Staremo nel Pdl da separati in casa”‘ di Carmelo Lopapa. Qui. Da cui estraggo:
“Nascita della minoranza organizzata, come va predicando da giorni Adolfo Urso, tra gli altri. “In questo modo lo facciamo impazzire – si sono ripetuti i fedelissimi alludendo al premier – Chiediamo la direzione ogni mese. Su ogni problema possiamo frastagliare il partito, come avvenuto ieri con la legge sulla caccia. Ci possiamo mettere di traverso su tutto. E Berlusconi non è in condizione di reggere una guerra di posizione”.”

“E nasce un Correntone ex An contro Gianfranco” di Amedeo La Mattina. Qui.

“Fini non molla”. Qui.

“Niente divorzio nel Pdl. Fini ora punta a creare una nuova “corrente”‘ di Lucia Bigozzi. Qui.


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8 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 20 Aprile 2010 @ 11:25

    Dal Legno

    Dall’ascolto di Porta a Porta di iersera ho riportato una sgradevolissima impressione: Ronchi, in tutto il suo sproloquio non è riuscito altro che a evidenzuiare come Fini e i suoi sodali siano afflitti da una specie di mania di persecuzione; troppe volte ha ripetuto che Fini vuol essere preso sul serio nelle sue esternazioni e non “deriso
    Nussuno “deride” Fini, anzi moltissimi lo criticano proprio perché, prendendolo sul serio, trovano i suoi interventi utili forse nella sostanza, ma oltremodo dannosi nella forma e nei tempi.

  2. Commento by Mario Di Monaco — 20 Aprile 2010 @ 13:31

    L’atteggiamento dei finiani di questi ultimi tempi, mi fa pensare anche ad uno stato di ansia indotto da una perdita di fiducia in se stessi e dalla preoccupazione di non godere più della considerazione e della stima dei propri elettori.
    Indubbiamente, la loro confluenza in un partito guidato da un leader carismatico come Berlusconi non ha giovato al loro senso di autostima e alle loro ambizioni.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Aprile 2010 @ 13:38

    Leggete lo stralcio che ho riportato tra gli articoli correlati, per capire quale sia l’intenzione vera dei finiani. Una cosa orribile.

  4. Commento by Carlo Capone — 20 Aprile 2010 @ 18:04

    Questa abitudinaccia del presidente del consiglio che conserva la leadership del proprio  partito,  incidendo profondamente sulla sua linea,   non ha precedenti. Nella  prima repubblica i segretari politici della  DC rifiutavano l’incarico di formare un nuovo  governo  perché ciò avrebbe significato  l’abbandono della guida del partito. Insomma, anche se non scritto da nessuna parte,  la dialettica democratica  in seno al partito  e  il gioco del potere imponevano  che fosse così, per   calcolo e  elementare  decenza ( e all’epoca a quella decenza, checché se ne dica, ci tenevano eccome).

    Perfino Craxi, che in materia di autoritarismo  dentro e fuori ill PSI  non scherzava,    appena designato  PdC  nell’83  ebbe il buon gusto  di nominare Martelli segretario supplente. Forse l’unico a tenere per sè le due cariche fu il De Mita dell’87. A febbraio 88 il CAF lo fece doppiamente fuori.

    Se Fini piange  il suo avversario non ride.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Aprile 2010 @ 18:42

    Sarebbe una buona abitudine anche quella, Carlo. Ma sta di fatto che il presidente del Consiglio è di parte e non viola un bel niente.

    Ma i presidenti delle due Camere, al momento che accettano l’incarico non sono più di parte e non possono fare poltica di parte. Non ci piove, e la differenza è enorme.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 20 Aprile 2010 @ 18:57

    Da L’Opinione

  7. Commento by Ambra Biagioni — 20 Aprile 2010 @ 19:04

    Come tu dimostri, i Presidenti delle due Camere del Parlamento non dovrebbero fare politica partitica attiva.

    Per questo ho aperto una discussione sul forum del Legno Storto con il titolo mutuato da un’affermazione dell’ex Presidente della Repubblica O.L.Scalfaro:

    Io non ci sto

    Roma – Battesimo in sala Tatarella per la corrente finiana nel Pdl.

    Da cittadina libera non accetto che il Presidente della Camera si serva di una sala del Parlamento per fare azione politica.
    Il Parlamento deve servire solo per presentare, discutere ed emanare leggi o per avvenimenti istituzionali.
    Fini si è già preso troppe libertà e se vuol fare politica di partito scelga una sede personale, magari casa sua come fa il Premier e non si permetta di servirsi di sedi pubbliche e istituzionali; lo potrà fare solo se andrà al Quirinale dove è riconosciuta la sede di residenza del Predidente della Repubblica ed anche in quel caso dovrà farlo senza alcuna ufficialità.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Aprile 2010 @ 20:10

    Visto,   Ambra. Giusta osservazione, la tua.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart