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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Croce #9/29

26 Novembre 2008

[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]

24   maggio   1909

Cariss. Prezzolini,  

come le lettere producono spesso un’impressione di ¬≠versa affatto da quella che chi le scrive ha nell’animo! Ma io non mi sarei mai sognato di disapprovare ci√≤ che Lei fa e di essere scontento della Voce. Anzi, ammiro l’opera sua e della Voce sono contentissimo, e vi trovo sempre cose eccellenti (eccellenti, per esempio, due articoli sul Marzocco, con gli inclusi riuscitis ¬≠simi ritratti). Credetti per altro mio dovere di racco ¬≠glierle e comunicarle anche le impressioni sfavorevoli; e ci√≤ come soglio con me stesso, per consultarmi con me stesso. Insisto su questo punto, perch√© mi potrebbe, in seguito, capitare di doverle scrivere osservazioni come quelle, e mi dorrebbe che Lei le interpretasse come segno di scontento e di disapprovazione quando invece sono soltanto manifestazione di sollecitudine per una cosa che va bene e che mi piace. Io sono convintis ¬≠simo che l’opposizione, fatta alla Voce, nasce dalle sue virt√Ļ e non dai suoi difetti; ma da qualche piccolo di ¬≠fetto si prende poi pretesto per fare strepito; e ci√≤, se si pu√≤, bisogna evitare che avvenga. Tutti (poeti, lette ¬≠rati, filosofi, scienziati, ecc.) sono abituati ad essere giudicati; i giornalisti soltanto non sono mai giudi ¬≠cati. Chi domandi loro conto di come hanno speso cinque, dieci, venti anni della loro vita? Chi rivede le serie dei loro articoli? E la Voce ha fatto questo: inde irae, e, insieme con l’ira, la meraviglia del caso, e il bisogno di strane spiegazioni per giustificare il proprio malumore.
Le ho mandato altre bozze della Logica. Se vorr√† estrarre qualche altro brano, faccia pure. √ą impossi ¬≠bile che il volume sia pronto prima del 10 o 15 giugno.
Saluti affettuosi dal

suo

B. Croce

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(già pubblicata insieme con le lettere Prezzolini РAmendola)

Napoli, 8 luglio 1911

Caro Prezzolini,

il mio parere √® semplicissimo. Nessuna novit√†: voi dovete restare direttore: l’Amendola deve sentire l’op ¬≠portunit√† di non separarsi da voi in questo momento; o proprio vuol farlo, farlo tacitamente, cessando dimeno per ora dal collaborare, ma senza annunzi e dichiarazioni. Importa che la Voce non parli pi√Ļ n√© dei suoi fini n√© delle sue vicende. Alle future aggressioni si risponder√† come si creder√†: con le sfide, con le percosse, con le querele, ecc; in qualsiasi modo, ma senza neppure darne notizia sul giornale, come cosa che non deve interessare i lettori e che non ha peso nelle alte questioni che il vostro giornale tratta. La vera risposta sar√† la vita stessa del giornale, l’opera che andr√† compiendo. Pensate a coloro che svolgeranno la collezione della ¬† Voce fra un decennio. Essi s’interesseranno alle notizie che vi troveranno raccolte e ai dibattiti d’idee: ¬† ¬† saranno indifferenti o annoiati da tutta l’aneddotica delle persone, delle baruffe ecc.
Con ¬† questo pubblico ideale innanzi ¬† agli ¬† occhi ¬† avrete ¬† ¬† il ¬† ¬† criterio ¬† ¬† nettissimo ¬† ¬† di ¬† ¬† discernere ¬† ¬† ci√≤ ¬† ¬† che ¬† ¬† dovete tacere. ¬† √ą superfluo che io vi ripeta che per me la Voce siete voi, e senza di voi tutto andrebbe a male, con soddisfazione maligna degli avversari; con danno della ¬† vita ¬† italiana. ¬† ¬† Certo, ¬† voi ¬† ¬† dovete ¬† correggervi ¬† di alcune tendenze, di una qualche violenza o intemperanza o troppo immediata e personale effusione. ¬† (Da che pulpito! direte, ma un male che, appunto, ho studiato su me stesso.) Ma le correzioncelle da introdurre in un manoscritto non importano che si debba stracciare il manoscritto o abbandonare il lavoro. Sfrondate la Voce delle contingenze, e tutto andr√† bene. Fate leggere anche all’Amendola questa lettera, e pregatelo anche da parte mia di non far novit√† in questo momento, e di non indurre il pubblico a occuparsi ancora delle persone e dei loro dissensi. Gi√†, io, nelle lettere e negli articoli scritti per voi, non ho potuto digerire le frasi: ¬ę Quantunque non sempre approvi… ¬Ľ ¬ę Malgrado i dissensi, ecc. ¬Ľ. Che diamine! Sono cose codeste che si sottintendono. Noi non siamo del tutto d’accordo con noi stessi del giorno prima o del giorno d’oggi; e abbiamo bisogno di dichiarare che non coincidiamo in tutti i punti con un altro essere? Quelle dichiarazioni mostrano le preoccupazioni personali. Uscire dalle preoccupazioni personali, e oc ¬≠cuparsi delle cose, e tirare allegramente innanzi, ecco ci√≤ che bisogna fare. Una stretta di mano dall’

aff.mo B. Croce

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Raiano, 23 settembre 1911

Mio caro Prezzolini,

mi duole di vedervi ancora tormentato e scontento di voi. Ma non dovete scoraggiarvi e non dovete cadere nell’eccesso opposto a quello ora comune, che √® la pre ¬≠sunzione: sta bene che misuriate le difficolt√† e che vi rammarichiate per gli errori di giudizio che avete po ¬≠tuto commettere: ma guardatevi dalla troppa umilt√†. Il demonio, dice la Chiesa, prende tutte le forme per impedire che si faccia il bene. Voi siete dei pochissimi tra i giovani che abbiano inteso e sentito che il dovere consiste nell’operosit√† civile. Ma laddove io mi sono ristretto nel campo della scienza e della coltura, dove √® pi√Ļ agevole scorgere le vie da percorrere, voi avete affrontato le tempeste della vita pratica, dove non solo gli ostacoli sono maggiori, ma maggiori le incer ¬≠tezze subiettive. A poco per volta acquisterete sicu ¬≠rezza, abbandonerete certi tentativi, concentrerete i vostri sforzi in alcuni punti particolari; e rinascer√† in voi la fiducia e la gioia del fare. Insomma, ci vuol pazienza. Ero rimasto incerto se stampare o no quel mio articolo sui programmi e la fede. Mi pareva che quella predica metodica avrebbe suscitato una sorta di sdegno, e che mi si sarebbe potuto dire: tu disserti sui programmi, perch√© non hai un programma. Ma il mio programma, almeno per ora, consiste appunto nel chiarire le idee direttive. √ą insufficiente, ma √® qualche cosa. Ho tra le mie carte alcuni altri scritterelli dello stesso genere; e uno ne uscir√† nella Critica di novem ¬≠bre col titolo: ¬ę L’aristocrazia e i giovani ¬Ľ. Ve ne mander√≤ le bozze, invece di mandarle al Giornale d’Italia. Non importa che per una volta lo stesso arti ¬≠colo esca nella Critica e nella Voce: non si tratta di un articolo letterario o scientifico, ma di un Antagra Bisleri, che pu√≤ comparire negli annunzi di parecchi giornali, perch√© i gottosi non leggono tutti uno stesso giornale. Se non verrete a Napoli nell’inverno o nella primavera, far√≤ certamente io una corsa a Firenze. Io ho avuto il dispiacere, in questi ultimi tempi, di ve ¬≠dere parecchi giovani, nei quali avevo riposto speranze, sviarsi e dissiparsi. E non si tratta di uno sviamento intellettuale, molto meno si tratta di un distacco dalle mie idee, come essi dicono (mi distacco ogni giorno anch’io dalle mie idee, e cio√® le elaboro); si tratta di vera e propria fiacchezza morale, di egoismo, di edonismo, di atomismo e questo mi affligge. Mi affligge, ma non eccessivamente; sia perch√© spero che qualcuno di essi si ripiglier√†, e sia perch√© altri, nei quali meno speravo, mi hanno dato una sorpresa in senso inverso. Abbiatemi con affettuosi saluti,

vostro

B.   Croce

 

Sarò a Napoli il 30.

L’articolo del C. ¬ę Fede e Programmi ¬Ľ apparve nella Critica del 20 settembre 1911.
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Napoli, 28 marzo 1913

Mio caro Prezzolini,

√® un’ottima notizia che mi date annunziandomi il vostro proposito di tornare agli studii, e specie alla storia. Voi sapete che ho sempre creduto che quella sia la vostra vera strada.
Io sto lavorando a cose svariatissime per riposarmi di un breve ma intenso lavoro che ho scritto sulla storia della storiografìa. Ne farò un numero unico della Critica che uscirà nel maggio.
Ci√≤ che mi dite di Papini e di Soffici non mi per ¬≠suade. In primo luogo, credo che sia da artista impotente prendersela con chi fa mestiere diverso dal loro, e non ha mai depresso l’arte, anzi l’ha celebrata, difen ¬≠dendone la perpetuit√†. In secondo luogo, se nel Sof ¬≠fici c’√® alcunch√© di monellesco che mi diverte, nelle frasi del Papini sento invece odio e livore, che mo ¬≠strano animo basso. In terzo luogo, vi dichiaro che non ho letto l’Uomo finito; ma conosco tutte le cose prece ¬≠denti del Papini e non vi ho trovato linfa artistica. Sono chiacchiere, gonfiature, vanit√†, ciarlatanerie: vel ¬≠leit√† di far da genio a buon mercato e per l’ammira ¬≠zione dei gonzi. E qui il mio ¬ę buon senso ¬Ľ non m’inganna. Quanto alle pitture del Soffici, il Gargiulo, che ho sempre stimato per la sua sottile conoscenza delle arti figurative, mi diceva l’altro giorno che √® il zero dei zeri tra i futuristi. Il che conferma il mio sospetto circa la sua impotenza d’artista. Ma auguro che non sia cos√¨, perch√© il Soffici mi √® simpatico, e la sua vena di scrittore mi piace, perch√© c’√® della schiet ¬≠tezza e dell’originalit√†.
Quanto agli ingegni che io ho volto alla critica, diciamolo tra di noi, ma non vi pare che sia un gran merito mio di avere risparmiato all’Italia liriche e drammi del Borgese, poemetti e novelle del Cecchi, e altrettali frutti da me soffocati in germe?
Venite a Napoli, perché chiacchiereremo e rideremo per qualche   ora. Saluti affettuosi dal

vostro

B.     Croce

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Napoli, 16 ottobre 1914  

Cariss. Prezzolini,

io intendo bene ci√≤ che si agita nel vostro animo, perch√© gli stessi sentimenti sono nell’animo mio e di ogni buon italiano. Ma io dico che non bisogna per ¬≠dere la testa. Per ora, la neutralit√† ci giova, senza dire che √® doverosa, verso le nostre vecchie alleate (e forse √® doverosa ai termini stessi del trattato da noi firmato). E il momento d√¨ entrare in guerra non √® giunto: non solo non siamo preparati materialmente, ma non c’√® quella coscienza di necessit√†, di urgenza, di fatalit√†, che rende possibile la guerra. Prepariamoci dunque in tutti i modi, e a tempo opportuno potremo appoggiare con la forza le nostre richieste. Ma appunto perch√© io considero la situazione dall’esclusivo punto di vista dell’interesse italiano, mi domando che cosa ci co ¬≠stringe (poich√© non √® ancora giunto il momento di entrare in guerra) ad impegnarci sentimentalmente con la Triplice Intesa? Prepariamoci, ripeto, e stiamo a vedere come si metteranno le cose, per risolverci nel senso pi√Ļ utile a noi e agli interessi ideali che rappre ¬≠sentiamo o che dobbiamo rappresentare. Io ora sono per la neutralit√† dei sentimenti.
Quanto al governo, esso è il risultato delle condi ­zioni del paese: è il meglio che il paese ha saputo produrre. Rassegnamoci dunque ad aver fiducia in esso, perché non si può fare altrimenti. Come non è al momento della battaglia che si può domandare di cambiare il generale, così non è nel momento del peri ­colo che si può domandare un nuovo e ideale governo.
Scusate la fretta con cui vi scrivo, e cercate d’indo ¬≠vinare il mio pensiero attraverso le parole affrettate e imprecise. ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†

Vostro aff.

B. Croce

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7 dicembre 1914

Mio caro Prezzolini,

vi scrivo a Firenze, poiché non mi avete dato il vostro indirizzo di Roma. E vi mando un rigo pel Pintor, bibliotecario del Senato.
Caro Prezzolini, che l’Italia debba tenersi pronta, che debba garantire i suoi interessi nazionali e quelli so ¬≠pranazionali, che difficilmente potr√† tenersi neutrale fino alla fine, sono cose sulle quali credo che ogni italiano di buon senso sia d’accordo con tutti gli altri suoi simili. Ma io credo mio dovere di frenare a tutta forza le impazienze. Qualunque cosa accadr√† (e se si dichiarer√† la guerra, anche oggi, cesser√≤ subito da ogni opposizione), sono persuaso che a questo modo avr√≤ contribuito, sia pure in grado minimo, al bene del nostro paese.
Tra i fautori della guerra immediata e per la Tri ¬≠plice sono, senza dubbio, anche uomini rispettabilis ¬≠simi dai quali io dissento. Ma c’√® soprattutto la vecchia compagnia drammatica che gi√† conosco. Vado difen ¬≠dendo il Mussolini contro coloro che lo stimano per ¬≠sona abietta e venduta; ma non potrei difendere il suo cervello. Certe conversioni avranno bens√¨ la subita ¬≠neit√† di quella che colp√¨ l’apostolo delle genti sulla via di Damasco, ma non permettono come quella di far l’apostolo delle genti. Comandano l’umilt√†, il pudore, il silenzio. Cos√¨ nel caso dello Herv√©, cos√¨ in quello del Mussolini.
Saluti affettuosi.

Vostro

B.     croce

 

Verrò in Roma il 17 a sera, e mi tratterrò il 18 pel consiglio degli Archivi. Sicché se in quel tempo sarete a Roma mi troverete certamente il 18, verso le ore 15, nella biblioteca del Senato.


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9 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Novembre 2008 @ 21:12

    Interessantissima documentazione! Si avverte un Croce molto umano, sensibile, anche capace di porsi in discussione. I consigli che tende a dare, sono sempre porti con una cortesia ed una delicatezza straordinarie, che ci fanno conoscere non solo la capacità di interpretare certe situazioni e gli umori contingenti, ma anche la raffinata conoscenza di canoni, situazioni, effetti tipici della comunicazione, nonché una particolare forma di acuta psicologia, in grado di fornire aspetti, coinvolgimenti e risvolti di rilievo.
    Elegantissima, sostenuta, ricca la forma con cui son scritte le lettere
    Ottimo, Bartolomeo!
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Novembre 2008 @ 21:28

    Sono contento dell’apprezzamento che dai a queste mie ricerche. Non ancora finite, peraltro. Ci vorr√† ancora qualche anno. Se la salute mi aiuter√†, la rivista rimarr√† aperta almeno fino a quando non avr√≤ finito. Desidero mettere a disposizione di tutti una parte almeno di quanto √® servito alla mia formazione. Grazie, Gian Gabriele.

  3. Commento by marino — 26 Novembre 2008 @ 22:48

    Ci fu una polemica, se non sbaglio proprio nel ’14. in pratica Croce attacc√≠¬≥, sulla Voce, Giovanni Boine, che della
    Voce era collaboratore. L’articolo mi pare fosse Amori tra le nuvole, o qualcosa del genere. Boine replic√≠¬≥ con Amori con onest√°, pi√≠¬ļ o meno. Croce allora era inattaccabile, e i colpi
    che seguirono, pubblicati sempre da Prezzolini sulla
    Voce, uscivano in modo che Boine non potesse replicare nello stesso numero. Questo Boine la considerí³ una vera vigliaccata e a Prezzolini non la perdoní³ mai.
    Anche l’umanit√° del Croce, Gian Gabriele, ne esce ridimensionata.

  4. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 26 Novembre 2008 @ 23:16

    Hai ragione, Marino. Anche i grandi cadono, a volte, in piccolezze, a dimostrazione che umanamente si pu√≤ anche sbagliare. E, in questo senso, siamo tutti uguali: “grandi” e “piccoli”. Forse ci fa sentire pi√Ļ vicini a certi personaggi straordinari. Ma nelle lettere pubblicate apprezzavo l’atteggiamento di Croce, che appariva molto “discreto” anche nelle critiche. Poi…
    Gian Gabriele

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Novembre 2008 @ 23:49

    Ho già pubblicato qui:
    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=1260
    una bella lettera di Boine a Prezzolini, da cui si possono capire le differenze tra lo stesso Boine (religioso e mistico) e Croce (e Prezzolini).

    Il 24 dicembre pubblicher√≤ due lettere di Boine, una diretta a Missiroli e l’altra di nuovo a Prezzolini.

    In rete ho trovato questo saggio su Boine: http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/5536/5536p.pdf che ha la seguente nota 17:
    “Come ignorare del resto la stessa forma epistolare delle sue trattazioni estetiche, L’estetica
    dell’ignoto, (¬ęLa Voce ¬Ľ, IV, 9, 29 febbraio 1912, p. 766) lettera-saggio in risposta alle ¬ęparecchie
    lettere-critiche ¬Ľ ricevute alla comparsa di Un ignoto (¬ęLa Voce ¬Ľ, IV, 6, 8 febbraio 1912, pp. 750-
    752), e gli Amori con l’onest√† (¬ęLa Voce ¬Ľ, IV, 15, 11 aprile 1912, pp. 793-794) replica ai beffardi
    Amori con le nuvole crociani
    (¬ęLa Voce ¬Ľ, IV, 14, 4 aprile 1912, p. 789 ); (ora tutte in L’esperienza
    religiosa e altri scritti di filosofia e letteratura, cit., pp. 139-173).”

  6. Commento by marino — 27 Novembre 2008 @ 12:10

    Sono d’accordo Gian Gabriele.

    Bart, la lettera da te pubblicata risale ai primi tempi dell’amicizia tra B. e P. Fu Casati a metterli in contatto,
    e per qualche anno il sodalizio funzioní³. Bisogna dire che P. fu sempre molto paziente. B. diventava offensivo. Poi le loro strade si divisero. B. combatteva la sua guerra dal suo letto e morí­ nel 17. P. in quel tempo combatteva al fronte. Il testo che ho visto pubblicherai il 24 dicembre appartiene a un libro famoso che avrei dovuto mandarti e magari ti darí³ personalmente quando avrí³ il piacere di rivederti.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Novembre 2008 @ 13:18

    Quel libro sarà un buon pretesto, Marino, perché possiamo rivederci quanto prima.

    A conferma di quanto hai scritto, riporto per i nostri lettori due premesse di Prezzolini alle lettere di Boine.

    La prima riguarda la lettera che si trova qui già pubblicata il 9 giugno 2008 https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=1260:

    “Per gli studi sulle eresie medioevali che aveva fatto all’universit√† di Milano, nella facolt√† di lettere, e per la sua anima religiosa, egli si trovava entro La Voce un poco nella posizione di Amendola, sostenitore di un idealismo non hegeliano ma cristiano. I suoi interessi erano vasti, come si vide da articoli dedicati alla crisi degli olivi in Liguria o dal progetto di un libro sul Decentramento in Italia. Curioso, ma il pi√Ļ grande successo editoriale del Boine fu il suo libretto Discorsi militari, ossia un piano e ragionevole commento al Codice militare, che potemmo stampare a migliaia di copie, perch√© organizzazioni patriottiche di quel tempo lo diffusero nelle caserme e nei campi dove si preparavano i soldati della guerra del 1915-1918. Forse uno dei libri pi√Ļ originali e senza retorica di quel tempo ansioso e retorico, venne fuori dalla penna di uno studioso di problemi religiosi, che non aveva fatto il soldato e che giaceva fra letto e lettuccio in attesa della morte.
    Una grossa lacuna della corrispondenza √® il silenzio del Boine sul proprio modo di scrivere, e particolarmente su quella sua infatuazione per lo stile ripetitivo di P√©guy. Alcuni altri collaboratori de La Voce, che pur gli erano amici, come Amendola e Soffici, un bel giorno mi mandaron una lettera in cui ne facevan la parodia, troppo ovvia per venir qui riprodotta, ma che conservo come un dei tanti documenti delle nostre interne polemiche, che tenevan poi viva La Voce e ci facevan stare sempre attenti all’esame acuto dei nostri compagni.
    Di molte che ricevetti scelgo alcune lettere che illuminano due dei momenti pi√Ļ vivi della nostra relazione. Le prime, di quando avevam da poco fatto conoscenza per via della comune amicizia con Alessandro Casati, e le altre, che si troveranno pi√Ļ avanti, di quando le nostre relazioni passarono un momento di maretta per via di una polemica. Il resto delle lettere non √® veramente importante. In gran parte √® occupato dalla ricerca di denaro da parte del Boine, che era povero, ammalato e nervoso. Per tante simili ragioni, il Boine non era un uomo facile. La sua vita, oltre che minata dalla tubercolosi, dovette anche esser disordinata. Poche volte gli fui vicino. La maggior parte del tempo in cui collabor√≤ alla Voce io stavo a Firenze e lui a Porto Maurizio. Soltanto lettere ci tenevano uniti. L’ultima lettera che riporter√≤ √® tristissima e diretta non a me, che mi trovavo sotto le armi, ma al gerente della Voce.”

    La seconda riguarda la lettera che pubblicherò il 24 dicembre
    scritta da Boine e diretta a Missiroli:

    “Nelle strettoie dei suoi bisogni, il povero Boine si attaccava ad ogni speranza di guadagno, anche a quella dei giornali, e andava a cercare quei pochi dove aveva amici. Cecchi, risulta dalle lettere che ho, fu un di quelli che pi√Ļ si occup√≤ di adagiare i bisogni e lo stile di Boine, talora interminabile e sempre dilagante, in un vaso non adatto, cio√® nel giornalismo quotidiano. Da questa lettera appare che Missiroli non volle pubblicar un articolo di lui nel Resto del Carlino, dove per√≤ altri di lui ne pubblic√≤, probabilmente facendo forza al suo spirito di direttore che conosceva il suo pubblico e lo precedeva, ma non poteva oltrepassarlo di troppo, per timore di vederlo smarrito, e di perderlo. Per conto mio, debbo dir che ebbi molto coraggio pubblicando alcuni autori, come Boine o Longhi, che ai lettori di quel tempo suscitavan la pi√Ļ terribile delle ostilit√†, che non nasce dai sentimenti urtati, ma dalla incomprensione. Nel conteggio, modesto di totale, che faccio di me, lo metto al mio attivo. L’imbecillit√† e l’ignoranza son pi√Ļ difficili da vincere dell’errore. Se c’√® errore.”

  8. Commento by marino — 27 Novembre 2008 @ 21:22

    Il mecenate di Boine fu Alessandro Casati, gli passava una mesata che a Boine non bastava perché diceva in una lettera
    all’economo della libreria e casa editrive della Voce, lamentandosi appunto per un mancato pagamento: mangio pi√≠¬ļ medicine che pane. Alessandro Casati ha “mantenuto ” B. anche quando era ufficiale al fronte e la moglie o la madre, di Casati, disponevano che la mesata arrivasse a B.
    I Casati di Arcore per intenderci, la villa di un altro B. era di una nipote del Casati di cui sopra mi pare.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 28 Novembre 2008 @ 11:27

    Belle, Marino, queste tue puntualizzazioni. Grazie.

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