[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]
[senza data, 1910?]
Caro Prezzolini,
non so da che parte incominciare per scriverti!1 Mi hai stordito, confuso, mortificato e commosso insieme. Il mio animo lo hai colto, questo sì, e non puoi immaginare come io sia felice di sentirmi così leggere dentro da un amico come te. Ma certo anche hai attribuito a me un valore storico (diciamo così) spro porzionato al poco che ho fatto. Il qual poco, poi, (credi che non voglia ricambiare ora con queste pa role la tua affettuosa lode) è in tanta parte dovuto a te e a La Voce.
Io, è vero, ho avuto sempre una grande soggezione verso La Voce: seguivo il tuo lavoro di risvegliatore con ammirazione mista a un senso di incapacità a partecipare attivamente al vostro agile, snodato, viva cissimo pensiero. Mi sentivo lento, torpido al con fronto.
Ma voi accendevate (voi? tu!) una fiamma di volontà. La Voce, Salvemini, Zanotti-Bianco ecco i tre maestri di vita che ho avuto dopo i maestri più antichi, Croce e Gentile. Tra tutti, La Voce (cioè tu) è venuta nel momento giusto, quando io iniziavo i miei Nuovi Do veri; è venuta a darmi coraggio e, soprattutto, esempio.
Tu mi hai mostrato il bene che si può fare an dando, come Socrate, buon cane Iacone, in caccia di uomini. Ma quanti ne hai trovati tu di giovani, e quanti pochi io! Intendo, di quelli che « rimangono ». Mi pare perciò che tu mi regali qualche cosa di te stesso, e vorrei postillare in più d’un punto il tuo articolo con un « questo non sono io, ma Prezzolini ». Un abbraccio a te e un affettuoso saluto alla tua Dolores. Tutti vi ricordiamo.
G. Lombardo-Radice
(Trovami mecenati!) PS. Ricevesti il manoscritto di Qualche perché? Lo accetti?
1La lettera di ringraziamento si riferisce ad un articolo mio sul L.R. che pubblicai non ricordo dove, ma che si può ancora leggere raccolto nel volume mio Amici, 1922, pag. 61 e segg.