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LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Marin #16/29

14 Giugno 2009

[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]  

Grado, 15 giugno 1914    

Caro Prezzolini!

Senta, mi perdoni, ma bisogna che Le mandi asso ­lutamente un bacio. E sa perché?  Per il Suo articolo: « La risposta degli estetizzanti ». Come m’ha fatto bene! Sono due anni capisce, che all’università di Vienna faccio la resistenza passiva per non lasciarmi castrare, son due anni che mangio bile e che infurio e che mi ribello, son due anni che di tanto in tanto piango di rabbia e di non so che. Mi sento soffocare; aria, aria, e niente aria. A Firenze son rose e fiori caro amico (me lo permette vero?), ma a Vienna, a Vienna bi ­sognerebbe provare! Che bene m’ha fatto il Suo arti ­colo! Bisognerebbe vedere lì, come sono ottusi, come son bestie, come l’Università sia la negazione assoluta dello « spirito ». Lo chiamano Schwefel quella brutta genia di castroni, lo spirito. Quando hanno rimpinzato un uomo di grammatica storica fino a renderlo imbecille, allora essi hanno formato un uomo, un in ­telletto, un’anima. I nostri esami, la nostra coltura d’italiano! Non occorre aver letto Dante, ma il Vossler sì, nessun autore, ma la letteratura del Rossi a me ­moria, ecco tutto. E poi grammatica storica fino alla nausea. Non occorre saper italiano né parlare né scri ­vere. L’importante è la grammatica storica. Allora si è wissenschaftlich geschult. Dio mandi loro un acci ­dente. E di qua la miseria di tutta questa povera gioventù accademica.
Pensi che hanno il coraggio di far lavorare un po ­vero ragazzo un anno o più sul verbo poieo in fine di verso, oppure sul nome delle isole e così via.
Temi di clausura tedeschi: per esempio normalisieren d’un testo d’un dialetto del 1500 mettiamo, nella parlata del 1400 o viceversa. Le tesi d’italiano poi sono una disperazione. Autori moderni non ne vogliono, i grandi, c’è troppo materiale, ed ecco l’au ­tore piccino e cretino che fa le spese.
Fuoco alle università, per debito d’onestà! Esse usur ­pano una fama, un’aureola che non meritano. Sono fabbriche di diplomati, che dopo gli studi sono ca ­strati, e più scimuniti di prima.
E quei professori facchini, che non hanno una sola parola grande da dirci, una sola verità da rivelarci, una sola fiamma da far ardere, che alla nostra fame rispondono col darci dei mattoni, bruciamoli assieme alle loro edizioni critiche.
Mi scusi se mi prendo la libertà di prenderla per sfogatoio, ma son due anni capisce, e non ne potevo proprio più; il suo articolo mi aprì tutte le valvole.
Grazie, grazie, grazie, so che non sono solo, che non è la mia poltroneria solamente che mi fa vedere così; è qualcosa altro, e già l’avevo indovinato: in mezzo ai tanti miei compagni bastardi, io sono un latino puro, e sono della nuova generazione.
Evviva, non sono solo!

MARIN

L’articolo al quale fa allusione al principio apparve il 13 giugno 1914 […]


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Bart