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LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Soffici #27/29

22 Maggio 2010

[da: Il tempo della Voce‚ÄĚ, Longanesi & C. √Ę‚ā¨‚Äú Vallecchi, 1960]

[senza data, ma 1908]
Carissimo Prezzolini,

Papini mi ha parlato di tutta la tua tristezza e della desolazione e scoramento che traspirano dalla tua lettera. Avendo visto coi miei occhi in che malinconiche circostanze ti trovi capisco anche troppo la tua ra ¬≠gione; ma ti prego con infinita simpatia a farti co ¬≠raggio e a sperare. Se la signora non sta meglio non c’√® per√≤ nulla di grave come tu stesso riconosci e tutto passer√†. Qui ci sono tre persone che pensano a voi con grandissimo amore e che sperano di vedervi nuova ¬≠mente felici e te sereno e pieno di coraggio e di fiducia.

La sola cosa di cui tu sia capace √® d’essere un grande uomo e non devi mai pensare alla possibilit√† di fer ¬≠marti a mezza strada per qualunque ragione. Un uomo come te deve esser sicuro del suo destino. Nulla arriver√† di disastroso nella tua vita poich√© tu devi essere: e sei necessario al cammino del mondo. Na ¬≠poleone diceva che sapeva di non poter esser ucciso finch√© non avesse fatto quel che doveva fare. Appena guarita completamente la signora io ti consiglierei di venir qui dove il tempo √® meraviglioso e l’aria piena di grandi incitamenti. Io non sono come forse sai un uomo energico n√© difficilmente scoraggiabile eppure qui spero le pi√Ļ grandi cose. Vieni fra noi e cos√¨ po ¬≠tremo scaldarci a vicenda e correre verso il nostro destino trascinando con noi i deboli e i malinconici fannulloni. Non senti quanta simpatia √® intorno a te e come la tua opera cammina fra l’amore dei migliori. Coraggio. Lascia la stufa spenta e vieni a Milano pre ¬≠sto dove Treves aspetta nuovi libri. Saluta la signora e augurale da parte mia una bella salute che non tarder√† molto a venire colla primavera. Ti abbraccio.

Poggio a Calano, 13 notte [1908]

Carissimo Prezzolini,

c’√® una cosa che ammiro soprattutto in te ed √® la franchezza e conoscendoti franco non m’√® mai passato per la testa che tu mi iscrivessi fra i collaboratori della Voce volendo che non ci scrivessi. Se non ti ho scritto n√© mi son fatto vivo da un pezzo, quando venni a Firenze tu eri a Milano, √® unicamente perch√© non avevo fatto ancora nulla che potesse andar bene per il tuo giornale. Ho bens√¨ lavorato, e molto, ma sono cose assolutamente liriche o di pura immaginazione e quindi da non proporsi. Ieri tuttavia mandai a Papini una schermaglia su Anatole France; ma temo che non ti debba piacere per una ragione o per un’altra. Io l’ho scritta per il mio piacere e se non facesse al caso tuo puoi strapparla senza misericordia. Se invece quel genere di commenti non ti disturbasse potrei far ¬≠tene uno anche su B. d’Aurevilly, ecc. Scrivimi a que ¬≠sto proposito. Quando fui a Firenze presi poi tutte le note necessarie per i miei articoli sui pittori fran ¬≠cesi e appena mi sentir√≤ in vena lavorer√≤ per te. Del resto ci vedremo.

In quanto al prendere o rendere gli articoli ti prego di agir con piena libert√†; e ti ringrazio poi di aver lasciato un po’ pi√Ļ libero anche me sul genere, perch√© veramente se mi si mettono troppe condizioni √® im ¬≠possibile di far qualcosa con gusto. Sicch√© grazie di tutto e di aver pensato a me, cos√¨.

Saluta la tua signora.

Paris, 30 marzo 1910

Carissimo,

insieme alla tua cartolina ho ricevuto una lettera di Papini ancora pi√Ļ grave dell’altra di cui ti parlai, gli avevo scritto di dirmi tutto, di confidarsi con me, di contare su me in qualunque caso ecc., gli avevo offerto con molta affezione di mettermi tutto a sua disposizione: egli mi ha risposto che la sua crisi √® di un carattere affatto personale, che desidera restar solo e che non vuoi vedere nessuno e neanche me. √ą dunque una rottura sebbene non completa e forse momentanea. Io, non avendo fatto nulla che possa averlo offeso, mi spiego male la faccenda, ma son costretto a pigliar la cosa come si presenta. Ci√≤ non vuol dire che la mia lettera non mi abbia fatto un grandissimo dispia ¬≠cere. √ą vero che in vita mia ne ho sopportate di tutti i colori, ma questa di sentire che un amico com’√® ¬ęlato lui per me, si allontana cos√¨, mi affligge terri ¬≠bilmente e mi mette addosso una malinconia nera come di sfacelo e mi fa pensare con tristezza all’av ¬≠venire e alla vita che si presenta sempre pi√Ļ cupa e nuda di gioia e di pace. Non che mi scoraggi: altre avventure si accumulano sulla testa di tutti noi e io specialmente mi sento sempre pi√Ļ incalzato dal de ¬≠stino. Potrei dire come Verlaine

Mon √≠¬Ęme pour d’affreux naufrages appareille.

Ma non fa nulla. Forse tutto finirà per lo meglio. Se vedi Papini e puoi parlargli digli che se può met ­tere le cose sur un altro piede farà bene, e che per me nulla è cambiato né cambierà mai.

Intanto parliamo dei nostri affari. La mia missione √® dunque finita. Stamani stesso sono stato da Pottier e la spedizione di tutti i quadri che ho potuto avere sar√† fatta stasera; di modo che verso il 10 aprile, e piuttosto prima che dopo, riceverai tutto. Gli ho do ¬≠mandato un prospetto delle spese e te l’accludo. Come vedrai non vi son segnate se non le spese di trasporto (andata) e quelle di assicurazione dei quadri di Vollard. Per il trasporto (ritorno) penseremo noi, ma avremo un forte risparmio perch√© potremo inviare tutto alla piccola velocit√†. In quanto alle spese di assicurazione degli Henreau, √® successo una cosa. Pottier mi ha domandato a loro nome se siamo noi che le paghiamo: gli ho detto che non avremo nessuna difficolt√† (si tratta di sole 29 lire) ma che il sig. Henreau giovane s’era offerto spontaneamente di pagare e che perci√≤ crederei di offenderlo pigliando su di noi tale spesa. Non capisco! tanto pi√Ļ che pare sia lo stesso Henreau (giovane) che ha fatto una tale do ¬≠manda. Dovendo vederlo fra qualche giorno parler√≤ con lui.

L’altra sera fui da Picasso; gli domandai qualcosa ed egli mi disse che volentieri mi avrebbe dato un quadro o due, ma che per il momento non ha nulla nello studio. Siamo rimasti intesi che mi dar√†, possibilmente, qualche opera che porter√≤ alla buona, con me in treno. Ci puoi dunque contare quasi di certo.

Ieri sera vidi Van Bever, il segretario del Mercure ed ottenni il cambio della rivista: comincia dunque a fargli il servizio regolare. Ti dissi, credo, che le lito ­grafie di Renoir e Cézanne non potrò averle che al momento della mia partenza di qui. Rosso, che vidi ieri, mi promise di far la spedizione in tempo debito.

Stamani ho ricevuto un biglietto di Casati il quale mi domanda un appuntamento per domattina. Vedo con terrore avvicinarsi il momento di dovere ricomin ¬≠ciare la corsa attraverso il mondo dell’impressionismo, ma per Casati far√≤ volentieri anche questa corv√©e. Son contento che in questo momento di tristezza un uomo come lui sia accanto a me, e di sentirmi un po’ rassicurato.

Non ho avuto ancora il tempo di andare da Rolland e da Bergson, ma ora che son libero dagli affari, potr√≤ andarci. Ho di gi√† parlato a Vollard, il quale √® ora in campagna, per ottenere il permesso di portar da lui Bergson. Sarei felice se il mio soggiorno qui oltre al fruttare una bellissima esposizione a Firenze fruttasse anche un bel libro d’estetica al mondo.

Io partir√≤ di qui verso l’otto o il nove di aprile e sar√≤ dunque a Firenze un giorno o due dopo l’ar ¬≠rivo dei quadri. Tu intanto fai preparar tutto (le cornici per le fotografie di Sforni, il riflettore, ecc.) di modo che io non abbia altro da fare che occu ¬≠parmi del collocamento delle opere, per non perder tempo. Prepara anche la prefazione e che sia spassio ¬≠nata e accorta: bisogna dir tutto senza averne l’aria. Se stampi un altro annunzio ricordati di aggiungere il nome di Toulouse-Lautrec agli altri.

Ieri mattina andai a far visita a Rousseau e gli or ¬≠dinai un quadretto!!! √ą il colmo! Ma perch√© ragio ¬≠nare? Le sue cose mi piacciono e poich√© √® un buon uomo, un povero uomo d’un’ingenuit√† da bambino e d’una bont√† inverosimile, son contentissimo di far con poca spesa un piacere a lui e a me stesso. Vedrai: si tratta di una natura morta di cui gli ho fornito gli elementi! Non so ancora che diavolo di quadro uscir√† dalle sue mani; in ogni caso sar√† meglio di quanto possa fare un artista italiano contemporaneo. E sans blague! Mi far√≤ dare anche una o due fotografie che, se vorrai, pubblicheremo insieme all’articoletto che far√≤ su lui.

Comincio gi√† a desiderare ¬ę il bel cielo d’Italia ¬Ľ. Sento che costaggi√Ļ la primavera deve essere in pompa magna. M’immagino delle cateratte di sole su delle valanghe di fiori, delle farfalle di tutti i colori, degli uccelli in delirio, dei chiari di luna da far perder la testa anche alla canaglia come E… tutto quello in ¬≠somma che ci vuole per farmi desiderare di arrivar cost√¨ il pi√Ļ presto possibile. So benissimo che potrebbe anche piovere e che certamente nulla si presenter√† sotto un aspetto troppo roseo: ma non importa. La speranza √® la salsa piccante della vita e aiuta a ingol ¬≠lare senza troppo disgusto parecchi bocconi amari. Dunque speriamo.

Mi pare di aver ancora qualcosa d’importante da dirti e di dimenticare; ma non so di che cosa si tratti. In ogni caso ti scriver√≤ una cartolina. Prepara il ter ¬≠reno per il successo della mostra. Arrivederci presto. Saluta tanto tanto la signora Dolores e Papini, se lo vedi, Jahier e Amendola.

Tuo

Ardengo Soffici

La missione di cui parla Soffici era quella di com ­pletare la scelta e spedizione da Parigi dei quadri degli impressionisti e delle sculture di Medardo Rosso destinati a figurare nella Esposizione di Firenze. Gli Henreau eran una famiglia di italianizzanti assai colti, fini e signori che avevan acquistato molte opere degli im ­pressionisti. Sforni fu un ricco signore di Firenze che ci aiutò a fare le spese della Esposizione.

Paris, 10 aprile 1910

Carissimo,

per un periodo risentito in difesa del nostro amico tu mi butti addosso varie pagine, logiche e serie che mi fanno piacere, e non ridere; ma anche capire che tu mi hai frainteso. Insomma, e per parlar chiaro, tu credi che io volessi alludere con le mie poche pa ¬≠role a Slataper. Non √® cos√¨. Slataper √® fra coloro che dubitano a torto e, secondo me, senza averne il diritto, della potenza e della sincerit√† di Papini. E la sua let ¬≠tera che conosci, mi pare, non mi fece nessun piacere, cercando di provarmi la sua stima per me a detrimento di Papini. Ma io volevo parlare di altre persone. Vo ¬≠levo, per esempio, parlare di Croce che a Roma disse che P[apini] era ormai un uomo finito, di altri, tutti crociani, come Cecchi ecc., i quali dopo il la del maestro, hanno preso vigore e non lasciano un’occa ¬≠sione per esprimere la loro sfiducia, di mille altri che senza aver vissuto n√© capito precisamente cosa voglio ¬≠no, sbraitano a destra e a sinistra, e dicono bestialit√† e banalit√† e rovesciano sulla testa di chi soffre e peri ¬≠cola il vaso notturno della loro stupidit√†. Quelli poi che pisciano sugli stivali o sulle scarpette dell’amico sono per me quei giornalistucoli del Cimento e della Difesa, che sentendosi appoggiati dalla platea rischiano il loro spruzzo e aspettano l’applauso. Questa la gente complottante, e impiegai la parola complotto non trovando l√¨ per l√¨ nulla di meglio.

In quanto a quello che mi dici non mi quadra, sebbene pieno di buon senso e di ponderatezza. Tu parli del dovere o della necessit√† per l’uomo artistico di risolvere o sanare i dissidi interni: io credo che solo dal dissidio e nel dissidio nasce l’opera d’arte passionata e umana. Comporre un dissidio, non si pu√≤ che lavorando, o chiudendo gli occhi sui problemi pi√Ļ gravi dello spirito ansioso di conoscere e penetrare i misteri dell’essere. Ma c’√® una cosa sulla quale sono in disaccordo con tutti, ed √® il credere che uno sia obbligato a produrre, a produrre per far mostra di vivere. Non credo poi che si possa sempre presentare come delle cambiali in iscadenza a qualcuno che in ¬≠somma non ne ha firmate. E qui non son d’accordo nemmeno con Papini il quale per il fatto stesso di giustificare il suo modo di agire accetta questa concezione bestiale del dovere di uno scrittore. Per me poi la vita di chi lavora √® un tutto e non pu√≤ esser giudi ¬≠cata nei suoi resultati e nelle sue crisi, giorno per giorno o anno per anno. Spero poi sempre quando vedo i segni del tormento interno. Quello che mi spa ¬≠venta √® la morte. Domando quindi della generosit√† e del credito indefinito specialmente da parte degli amici. Se si pu√≤ rispondere all’aspettativa tanto me ¬≠glio, se no vuol dire che gli altri aspettavano da noi quello che non volevamo dare.

Queste alla svelta le mie obbiezioni alla tua, caris ¬≠sima dopo tutto, e in questo Casati col quale parlai l’altro giorno di queste cose, √® d’accordo con me. Il tuo modo d’intendere la vita √® troppo utilitario (nel senso superiore): tu e quelli che ti seguono vi fer ¬≠mate troppo ai fatti apparenti, contate troppo sui re ¬≠sultati e nella vostra fretta di giudicare, mi parete ingiusti e temerari. Lasciate correre, lasciate fare: La legge, diceva Laforgue, si sviluppa al disopra di noi e lo spirito soffia dove vuole. Perch√© non domandarsi, in complesso, se un amico pu√≤ o no esser capace di fare qualcosa e amarlo e stimarlo in conseguenza? Io stimo Papini e quand’anche per venti anni non facesse che delle sciocchezze spererei sempre in lui e non gli romperei le scatole col domandargli, esplicitamente o in silenzio, un conto stretto dei suoi fatti interni. Non so se mi spiego; ma ho furia. Capisco, tutti non sono obbligati a stimare e ad aver fiducia in uno che non fa quello ch’essi credono debba fare, ma d’altra parte chi ha il diritto di giudicare uno che non s’√® ancora fermato, e chi ha mai promesso qualcosa? Io se fossi nel caso di Papini mi fregherei di tutte le opi ¬≠nioni. Farei il mio comodo, ingollerei le mie pene in silenzio e quando mi si seccasse troppo direi a tutti che mi lasciassero tranquillo e andassero al diavolo. Non credo alla filosofia, non credo agli uomini, non credo in nulla, ebbene? lasciatemi almeno vivere finch√© credo alla vita. Lavorare, creare, agire son delle cose bellissime e certamente per della gente come noi, le pi√Ļ importanti, anzi le sole importanti, ma non √® vero che non si abbia il diritto di lavorare, creare ecc., come si vuole, quando si vuole e magari negando che sia necessario farlo. Ma parliamo d’altro. La prefa ¬≠zione va bene quantunque forse troppo calma. Il cata ¬≠logo bisogna modificarlo, ma lo faremo insieme. Rosso ha mandato molte pi√Ļ opere di quelle segnate, e bi ¬≠sogna correggerne i titoli. Rosso √® partito per Troyes: ritorner√† domani e partiremo subito insieme per Fi ¬≠renze. A Firenze bisogner√† occuparsi di ottenere la vidimazione delle sue opere alla dogana per poi po ¬≠terle riportare in Francia senza pagar dazi che sareb ¬≠bero fortissimi. Informati.

√ą vero che il ritardo secca, ma credi che non era possibile fare pi√Ļ presto di cos√¨.
Grazie per avere scritto un articolo cos√¨ bello come I fiorentini. Non son per√≤ d’accordo con te quando parli dei grandi. Il gran Fiorentino √® enorme. Ne ho parlato con Bergson. Ti dir√≤.

Di’ alla signora Dolores che sono gi√† stato al Bon March√© e spero di averla contentata. Salutala. Ho fu ¬≠ria, terribilmente.

Tuo cordialmente

Ardengo Soffici

Poggio, 2 febbraio 1912

Carissimo Giuliano,

ricevo ora la tua lettera e ti risponder√≤ brevemente perch√© da due o tre giorni non mi sento bene di salute e ancor meno bene di spirito. E prima di tutto ti dir√≤ che il mio malumore de l’altro giorno non era causato dal fiasco della rivista, ma da fatti intimi e personali dei quali √® inutile che ti parli, ma che sono in fondo la causa del mio malessere attuale. Le ragioni di Papini mi quadrano, e non mi quadrano; in ogni modo quello che √® avvenuto non mi ha sorpreso oltre mi ¬≠sura e per dirti la verit√† non mi ha neanche tanto afflitto. Come fatto in se stesso. Come indizio di stato d’animo dell’ambiente in cui viviamo, √® un’altra cosa. Ma lasciamo andare tutto ci√≤. La rivista, se mi parr√† la far√≤ lo stesso pi√Ļ qua anche se dovessi trovarmi pi√Ļ solo di quel che non mi senta da un pezzetto.

In quanto al Lemmonio, cosa vuoi che ti dica dopo quel che ti dissi a voce a Firenze? Io, caro Giuliano, sono talmente disgustato in generale di tutto ci√≤ che mi vien fatto e perci√≤ tanto umile e remissivo che son prontissimo a dar ragione a chiunque ne dice male. Cos√¨ do ragione anche a te in tutto e per tutto. E a te pi√Ļ che a qualunque altro perch√© so che non parli se non per il mio bene. Nella mia intenzione il Lemmonio doveva essere una cosa assai vasta: parten ¬≠do dalle cose pi√Ļ piccole e insignificanti, mi proponevo di allargar sempre pi√Ļ l’obiettivo fino ad abbracciare tutta la vita, apparente, del nostro momento storico, specialmente per ci√≤ che riguarda la Toscana. Alle obbiezioni che mi fai circa la mancanza d’anima potrei risponderti che per ora era impossibile far sentir l’ani ¬≠ma giacch√© la gente che √® in ballo sono secondo me dei semplici bruti di cui non si pu√≤ che punire le porcherie e far vedere il pittoresco. Pi√Ļ tardi ci sa ¬≠rebbe stata anche l’anima, a Firenze, da D’Annuncio ecc. Ma dal momento che il libro non arriva a far capir questo vuol dire che √® fallito, come tante altre cose, ahim√®! e che la colpa √® da cercarsi soltanto nella mia insufficiente forza artistica.

Ti dir√≤ francamente che tutto ci√≤ che mi dici circa la mia mala interpretazione dell’Italia presente e an ¬≠che quel che biasimi nell’attitudine del mio spirito non mi avrebbero colpito molto se tu avessi ricono ¬≠sciuto che almeno artisticamente parlando il mio qua ¬≠derno era meglio che mediocre. Malgrado il mio quasi sciovinismo presente, e sebbene il libro sia stato scritto due anni fa, la mia opinione sull’Italia e sugli italiani non √® molto cambiata. Per i modernisti, per i nazionalisti, per gli artisti, per i critici, ecc., italiani ho ancora un grandissimo disprezzo e quantunque si possa pensare che, dacch√© il mio libro non √® un capolavoro, non avrei il diritto d’esser cos√¨ tagliente nei miei giudizi, penso che non potr√≤ correggermi mai e che mi stimer√≤ sempre in diritto di giudicare gli altri, se non me stesso.

Circa alla mia solitudine, che fare? √ą vero che io non mi sento legato spiritualmente agli uomini; non so se per colpa mia o degli uomini. Non √® per√≤ vero che io mi credo il solo intelligente, geniale, ecc. Vorrei forse credermi tale, ma la verit√† √® forse il contrario, spesso, almeno. Se fra me e te ci fosse un solo punto di contatto nel modo di concepire (o di non conce ¬≠pire) l’universo e la vita, potrei forse tentare di spiegarti il mio stato di spirito; ma poich√© su ci√≤ non potremo intenderci mai, ci rinunzio e mi ristringo a disilluderti sulla crisi a lieto fine verso la quale tende a spingermi la tua lettera. Di tali crisi, io ne ho subite pi√Ļ d’una; pi√Ļ d’una volta ho fatto il mio esame di coscienza: ho durato degli anni a domandarmi se ero sul ¬≠la buona o sulla cattiva strada, se quel che facevo vale ¬≠va veramente la pena d’esser fatto, se infine ero un uomo di spirito o un quasi imbecille come moltissimi altri. Ora sono arrivato a una specie di fatalismo e la ¬≠scio che lo spirito faccia di me quel che vuole e che √® necessario. Lavoro: ¬† e quando la cosa √® fatta mi dico che buona o cattiva √® tutto ci√≤ che potevo fare e che non c’√® pi√Ļ rimedio. Cos√¨ per il Lemmonio. √ą stato scritto: ¬† ¬† te lo lessi, ¬† in gran parte, ¬† tu mi dicesti che poteva andare, lo finii, l’abbiamo fatto uscire. Ebbene! sono pronto a sopportare tutte le conseguenze di questa imprudenza o impudenza. In seguito vedremo se si dovr√† fare il secondo, il terzo e il quarto volume. Se s√¨, lo far√≤, se no, no. Dacch√© son nato fino a oggi tutto mi √® fallito nel mondo. Affari, opere, amicizie, amori, tutto. Mi sono abituato a una sorta di lazzaronismo morale e spirituale e persino all’idea che questo non √® privo di bellezza e magari che √® uno stato di grazia come ¬† (per gli altri) ¬† tanti altri.

Un giorno forse mi ravvedrò; comincerò ad amare gli uomini e la loro vita, a lavorare per loro, a fare chi sa quali cose umanitarie: per ora, e specialmente in questi giorni, non posso che guardare tutto e me stesso con noia e disgusto.

Ma io non voglio, caro Giuliano, lasciarti senza farti intravedere una parte buona e umana di me stesso. Sappi dunque che la tua lettera √® stata per me un vero regalo, mi ha fatto un piacere virile e puro e se il libro non mi avesse fruttato che questa let ¬≠tera, ultima testimonianza della nobilt√† del tuo ani ¬≠mo e della tua reale amicizia per me, sarebbe gi√† abbastanza. Se tutti quelli che conosco fossero della tua razza, forse avrei un’opinione differente della no ¬≠stra patria, e pi√Ļ speranze. Ma…
Ricordati   di lavorare per la mia pronta partenza. Scrivi   a Ambrosini, fai la nota   dei libri.
Saluta Dolores.

Io ti ringrazio con tutto il cuore di avermi scritto, di avermi scritto in quel modo e di avermi reso la tua amicizia.

Ti abbraccio. Tuo

Ardengo

Scusa il disordine di questa mia, ma non sto bene. Se verrai qui mi farai un piacere grandissimo.

A. S.

Poggio, 15 agosto 1914

Carissimo,

ti scrissi in quel modo perch√© sapendoti ¬ę uomo sociale ¬Ľ mi pareva che il tuo posto dovesse essere non all’ombra dei boschetti e in riva ai ruscelli, ma dove si sta preparando un’Europa e forse un mondo nuovo. Il periodo che traversiamo √® cos√¨ grave che veramente ogni forza sia di braccia o di cervello deve entrare in giuoco. Ognuno deve prendere la sua po ¬≠sizione come fanno appunto i milioni d’uomini che sono nei campi di battaglia.

Io l’ho presa e scrissi in questo senso a Papini il quale venne apposta a Firenze dove decidemmo di far uscire Lacerba in edizione ridotta a 8 pagine e tutta politica. Avevamo l’intenzione di fare una battaglia apertissima e violentissima: il codice ce lo vieta. Fa ¬≠remo del nostro meglio.

Durante il mio soggiorno a Firenze leggemmo il tuo articolo del Carlino, e ne riportammo tanto io che Papini un’impressione di grande tristezza. Quel modo sillogistico e mediano di considerare le cose ci afflisse terribilmente. L’Italia non ha secondo noi che un dovere, questo: unirsi con tutte le sue forze all’Europa civile rappresentata dalla Francia, l’Inghilterra, la Russia (si anche la Russia) per schiacciare e soffocare una volta per sempre il bruto tedesco austriaco, quei due schifosi popoli che hanno sempre rappresentato la barbarie, l’imbecillit√† e la bruttezza. La neutralit√† dell’Italia deve durare quanto occorre per prepararsi ad agire, ed agire vuoi dire dichiarare la guerra al ¬≠l’Austria appena sia possibile e strapparle Trento, Trie ¬≠ste, l’Istria e Vallona. √ą il nostro programma ed √® per fortuna anche quello del Governo a quanto pare. Si sta mobilizzando e tutto √® pronto. Verso il 15 settem ¬≠bre saremo in ballo. Del resto se il Governo facesse il vigliacco come gli consigliano i preti e pochi altri se ne pentirebbe. Ma non lo far√† e noi saremo con ¬≠tentissimi di avergli fatto capire che non deve farlo. Ti scrivo in fretta. Scusami. Saluta tanto Dolores. Bacia Sandrino. Tanti saluti cordiali. Gli affari vanno terribilmente. E va bene…

Poggio, 18 maggio 1915

Carissimo   Giuliano,

a Firenze, Papini mi disse che tu avresti desiderato di vederci a Roma nei grandi giorni passati. La mia intenzione era di venire e ne parlammo seriamente, ma mancavano i quattrini. Senza questa circostanza, io, almeno, sarei venuto anche prima del tuo invito. Ma non fa nulla. Tutto √® andato gloriosamente ed io mi sento assolutamente felice di dover riconoscere che l’Italia, la nostra Italia, vive e vive bene. Salandra e Sonnino sono veramente grandi e se i generali che ci condurranno alla guerra saranno della loro forza, vinceremo e vinceremo bene. Spero nella grandezza e nobilt√† dell’Italia ormai e da questa speranza traggo gi√† una grande forza per agire e creare.

A Firenze le cose sono andate pure benissimo. √ą stata anche questa una sorpresa. L’Italia fetida di Giolitti √® dunque morta davvero? Bisogner√† sotterrarla e bruciare poi i cenci pestilenziali. Dopo la guerra sar√† l’ora della disinfezione.
E ora cose pratiche. Ho chiesto a Carmignano i documenti che sai. Li avrò fra qualche giorno.

Vorrei che facessimo insieme la domanda.1 Appena avrò tutto pronto ti manderò a Roma ogni cosa con la domanda firmata. Fammi il piacere di mandarmi il testo della tua domanda che copierò e le formalità da compiersi. Attento, perché sai che in certe cose sono un ragazzo.
Non ho potuto vedere Dolores in questi giorni, ma credo che stia bene e il Toto pure.

Ti   abbraccio forte.

Viva l’Italia!

Ardendo  Soffici

1Si     tratta   della   domanda     di     volontario     in     guerra.


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Bart