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Fini e il caso Santoro

22 Maggio 2010

Se c’è un uomo politico che dovrebbe fare un approfondito esame su ciò che rappresenta il caso Santoro, sarebbe proprio l’irrequieto presidente della Camera. Il quale non la finisce di agitarsi e di distinguersi dal governo. Sembra che una qualche logorroica disfunzione organica lo abbia travolto, ahimè, e di parlare non possa più fare a meno.  

Dice tante sciocchezze, ovviamente, ma non è questo il punto, anche se si richiederebbe alla terza carica dello Stato di pensare e poi di parlare.  

Ma il parlare ad ogni piè sospinto di Berlusconi (è ancora in giro Fini a spese nostre: non gli passa per la testa di dover anche lui risparmiare), oltre che mostrare una marcatura ad uomo che limita ogni altro orizzonte, ha una motivazione psicologica abbastanza inquietante. Si gareggia con chi si invidia. Se l’invidiato dice quadri, l’invidioso dice picche, a prescindere da ogni assunto logico. Solo per ripicca.
Questo è il caso di Fini.  

Il quale, in questo gioco troppo impegnativo per lui, sta sconfinando in una terra desolata, della cui pericolosità nemmeno riesce a rendersi conto.  

La testa gli dice che se Berlusconi ha carisma – come gli riconoscono tutti – lui ha un carisma ancora più elevato. Di una qualità extra. Cosicché si è messo a scimmiottarlo.  
La sua ambizione è tale che prima o poi scoppierà come la rana di La Fontaine.  

Oggi gli è offerta la possibilità di aprire gli occhi. Gli si presenta davanti, come monito, il caso Santoro. Gli italiani hanno potuto vedere che cosa è successo a Michele Santoro. Arricchitosi con le sue trasmissioni, divenuto multimilionario di euro, accreditatosi come la gallina dalle uova d’oro (e per la Rai lo è stato) credeva di essere immortale.  

Invece, nel momento in cui il Pd ha deciso di mollarlo (si legga anche qui), la gallina dalle uova d’oro potrà, sì, portarsi a casa un sacco di soldi, ma li dovrà considerare come una buonuscita generosamente concessa dal Pd perché si tolga di torno.  

Dovrà lavorare molto Santoro per mantenersi il suo pubblico. Non so se riuscirà. Tutti coloro che hanno perduto il proprio sponsor politico, sono finiti nel dimenticatoio, o al massimo riescono a fare qualche comparsata in tv. Successe al bravo Funari, successe a Pippo Baudo, è successo a Mentana. Succederà a Maria Luisa Busi.  

Non si parli poi se lo sponsor è il funambolico Pd, capace di dire oggi tutto il contrario di ieri. Un esempio? “La sinistra odiava le intercettazioni telefoniche”, scrive Filippo Facci, qui, con tanto di dati. Ed oggi il Pd fa le barricate contro un disegno di legge che vuole disciplinarle, visto che hanno tracimato oltre ogni immaginazione, trascinando nel fango persone innocenti.  

Saviano oggi scrive: “Quello che mi sento di dire è che governo, magistratura e stampa, in questa vicenda, dovrebbero trovare un terreno comune di discussione, perché di questo si tratta, di riappropriarsi di un codice deontologico che renda inutile il varo di leggi che limitino la libertà di stampa, di espressione e di ricerca delle informazioni. Non è limitando la libertà di stampa e minacciando l’arresto dei giornalisti che si arriva a creare una regola condivisa.”  

Riappropriarsi di un codice deontologico. Lo scrivevo anch’io qualche giorno fa. Ma se nessuno se ne riappropria perché non vuole farlo, si deve continuare ad andare avanti in questo modo?  

La legge arriva sempre laddove l’uomo torna ad essere selvaggio. Laddove grazie alla propria forza non ha più il rispetto del prossimo e lo travolge.
La legge è obbligata a proteggere la società nel suo complesso, e soprattutto a proteggere i più deboli.  

La libertà è sempre limitata. Guai se fosse senza limiti. Torneremmo all’età della pietra. E il suo limite, è risaputo, è posto laddove comincia la libertà degli altri.  

Torniamo a Fini.
Se Fini non si ferma, rischia di fare la fine di Santoro. Gli abbracci e gli evviva della sinistra li ha e li avrà finché alla sinistra Fini farà comodo come cavallo di Troia dentro il Pdl. Si legga, a titolo esemplificativo, l’articolo di Paolo Flores D’Arcais, qui. Che altro non è che una lusinga, un suggerimento al presidente della Camera a compiere prossime mosse. L’articolo appare come una specie di telecomando azionato affinché Fini si muova nella direzione indicata. Oggi Fini alla sinistra serve. La sinistra lo tiene stretto al guinzaglio. Nel momento in cui, però, non servirà più, anche Fini sarà abbandonato. Proprio come Santoro.  

Se davvero nella sua testa frulla l’idea di prendersi il posto di Berlusconi o di sedersi al Quirinale, se lo scordi. Nessuno scommette su di lui. Figuriamoci la sinistra! È un cavallo perdente. Il terzo posto era il massimo a cui poteva aspirare. Lo ha ottenuto. Si accontenti, e ringrazi Berlusconi, altrimenti nemmeno lì sarebbe arrivato.  

Se insiste nella corsa rischia di schiantare a terra all’improvviso, come succede ai cavalli, compresi quelli di Troia.

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“Il Pd scarica Santoro e la Busi emigra al Tg3” di E. P. Qui.


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7 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Fini e il caso Santoro — 22 Maggio 2010 @ 15:52

    […] Articolo completo fonte: Bartolomeo Di Monaco » Fini e il caso Santoro […]

  2. Commento by Felice Muolo — 22 Maggio 2010 @ 19:08

    Oggi Sant’oro.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Maggio 2010 @ 22:48

    Ciao, Felice!

  4. Commento by Giulio Mozzi — 23 Maggio 2010 @ 11:03

    Bart, ormai mi succede sempre più spesso: non capisco di cosa parlino i tuoi articoli.

    Questo articolo, ad esempio, di che cosa parla?

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Maggio 2010 @ 11:26

    Giulio, Fini è lusingato dalle sinistre, che al momento buono lo butteranno a mare. Come è successo a Santoro.

  6. Commento by Giulio Mozzi — 23 Maggio 2010 @ 13:05

    Bart, non mi risulta che Fini dia retta alle “lusinghe delle sinistre”. Tant’è che in ogni occasione ribadisce la sua fedeltà all’attuale governo e al partito del quale è cofondatore. Certo: dichiara, su alcune questioni, idee un po’ diverse dall’attuale capo del governo e presidente del partito:   ma a me pare solo un buon sistema, un gioco di sponda per evitare che governo e partito perdano consenso presso gli editori moderati – quelli, per spiegarsi, ai quali non piace il sistematico discredito delle istituzioni messo in atto da vari esponenti del governo e del partito.   Il gioco è tutto interno al centrodestra (dove Fini sta ora al centro, e il presidente del partito all’estrema destra). Le “sinistre” non c’entrano niente. (E, tra parentesi, l’articolo di D’Arcais che tu citi non è una “lusinga” a Fini, ma appunto uno svelamento di questo gioco di sponda: “La faccia feroce dell’onorevole Fini, però, non era evidentemente una scelta di vita, ma più probabilmente una iscena’ per le televisioni”, ecc.).

    Non so se Santoro sia stato “buttato a mare” dalle “sinistre”. Tu citi un articolo di un oscuro deputato piemontese del Pd (uno che ha scelto, per avere visibilità, di fare il bastian contrario a priori: come si vede leggendo il suo blog) pubblicato da Il Foglio, e cioè da   un quotidiano che ha tutto l’interesse a far passare l’idea che il Pd “butti a mare” Santoro. Forse sarebbe il caso, per capire che cosa pensa il Pd della faccenda, di citare dichiarazioni dei suoi capi.

    Peraltro, se fosse vera l’analisi che di questa storia fa Marcello Veneziani ne Il Giornale (qui), le “sinistre” avrebbero fatto benissimo a “buttare a mare” Mikail Santorov. :-)

     

     

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Maggio 2010 @ 13:39

    Il gioco di Fini, Giulio, si chiarirà meglio più avanti. Può essere che stia facendo un qualche ripensamento, visto che, secondo me, alle prossime elezioni, rischierebbe di raccogliere pochi voti.

    Santoro non l’ho mai considerato un personaggio vicino ai lavoratori. Ne ho scritto più volte. Tira ai soldi, come tanti altri.
    Leggo che anche lui ci sta ripensando.

    Situazione comunque molto ingarbugliata. Ma i nodi dovranno sciogliersi.

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