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LETTERATURA: I MAESTRI: Qualche presagio e ricordi molti

6 Luglio 2012

di Riccardo Bacchelli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 8 aprile 1969]

La capitale del Kenya, Nai ¬≠robi, √® nata da un largo e sontuoso impianto urbanistico di parchi e giardini privati e pubblici, favorito dalla vasti ¬≠t√† dei terreni disponibili e dal ¬≠la lussuriante fecondit√† flo ¬≠reale ed arborea degli altipia ¬≠ni dell’Africa Orientale.

Freschi e folti come in In ¬≠ghilterra, i prati in citt√†, i pa ¬≠scoli in campagna, hanno va ¬≠stit√† sconfinate, tutte africane; coltivazioni come quella degli eleganti alberelli del caff√® e del cotone, dei freschi arbusti del t√®, dei folti bananeti e dei frutteti varii, sono floride e nu ¬≠merose, dovunque lo consen ¬≠te il paese di originaria for ¬≠mazione vulcanica eruttiva ed esplosiva, che alterna vaste plaghe steppose pi√Ļ o meno desertiche ed ampie estensio ¬≠ni ubertose, a pascolo e a col ¬≠tura, fittamente popolate.

Tanto pi√Ļ sconcertante, e sulle prime non riconoscibi ¬≠le, √® la sensazione, dominan ¬≠te, della assenza di case e di edifizi in muratura: √® come leggere una pi√Ļ complessa as ¬≠senza, della storia, in un’im ¬≠pressione che si fa pi√Ļ specifi ¬≠ca e pi√Ļ paradossale nel fatto che essa vien prodotta, pi√Ļ che dai luoghi inabitati e in ¬≠colti, da quelli popolosi e col ¬≠tivati.

E’ che l’africano nativo, ori ¬≠ginario, come non conobbe, dai primordi a tempi recenti, l’arte della scrittura, cos√¨ non pratic√≤ quella della muratu ¬≠ra: non mise mai pietra su pietra, n√© fiss√≤ in monumen ¬≠ti durevoli i fuggitivi ricordi di uomini e d’eventi.

Appena usciti da Nairobi, s’incontra il genere di costru ¬≠zione prediletta dai nazionali: la capanna di struttura e ma ¬≠teria vegetale, creata da una predilezione naturale e natu ¬≠ristica, tradizionale ed istin ¬≠tiva, che non desidera, anzi rifiuta come una servit√Ļ, la stabilit√† dei materiali e delle costruzioni durature.

Mi si dice che proprio la popolazione prossima alla cit ¬≠t√†, fino ad anni recenti, pre ¬≠feriva generalmente la vita del nucleo famigliare unico, in ca ¬≠panne solitarie, isolate. Indot ¬≠ta da pi√Ļ motivi, anche belli ¬≠ci, a raccogliersi in villaggi, ora ci vive pacificamente, ma non gradisce che il viaggiato ¬≠re vi porti la sua turistica curiosit√†. Questa ritrosia, non priva di una sua fierezza, √® apprezzabile, e dice qualcosa di meglio e di pi√Ļ, al viag ¬≠giatore che scorge tali villag ¬≠gi dalla strada maestra senza fermarcisi, di quanto gli di ¬≠rebbero a entrarvi con la sua futile curiosit√†.

Le strade maestre appaio ¬≠no disegnate a varcar le gran ¬≠di distanze pi√Ļ che a collega ¬≠re abitati stabili preesistenti; seguono, le maggiori, la linea lunga delle piste carovaniere; le minori, l’andare erratico del sentiero pedonale.

Un tratto della grande stra ¬≠da fra il Kenya e l’Uganda, da Nairobi a Kampala, fu co ¬≠struito da italiani prigionieri di guerra nella campagna del ¬≠l’Africa Orientale Italiana del ’40 e ’41, trasferiti dall’Etio ¬≠pia al Kenya. E’ il tratto in cui la strada scende verso quel ¬≠l’avvallamento di continentali dimensioni chiamato ¬ę Great Rift Valley ¬Ľ; e ci si vede la mano, il taglio, il fare, l’ar ¬≠chitettura stradale nostrana; e fra due delle sue svolte pano ¬≠ramicamente stupende sul fon ¬≠do e sui margini della immen ¬≠sa frattura geologica, quei compatrioti provati da dura guerra disperata e dalla sempre penosa prigionia, scelse ¬≠ro una piega del terreno di ¬≠screta, amena di un senso di idillico raccoglimento apparta ¬≠to, per erigervi una chiesetta e un suo minuscolo campanile. E’ come la firma del loro lavoro, in un affettuoso pen ¬≠siero alla patria lontana in tempi di sventura, e di devo ¬≠zione religiosa. E tanto come costruzione, quanto come me ¬≠moria e pensiero, in un paese nel quale la natura √® tanto pre ¬≠ponderante sulla storia, la chiesetta degli italiani spicca in ogni senso, e commuove e d√† a pensare, sull’orlo della ¬ę Rift Valley ¬Ľ, grandioso fe ¬≠nomeno di natura.

*

Verso l’alta montagna che ha dato il suo nome al Kenya, carit√† di patria e di religione e di umanit√† ha raccolto nel sacrario di Nyeri, chiesa-ossario, le salme dei defunti negli anni di quella prigionia. Dur√≤ pi√Ļ anni, ed essi sono molti, bench√© fosse, a quanto ho sentito, una prigionia non ves ¬≠satoria e relativamente con ¬≠fortevole. Ma √® che la prigio ¬≠nia √® di per s√© una condi ¬≠zione di profondo disagio, in un insorgere e insistere di in ¬≠quietudini e impazienze e smanie che diventano anche ossessive e morbose in una sorta di ammalato languor di noia, di disperazione, d’insof ¬≠ferenza, e d’inedia morale e fisica, non che d’insonnia tor ¬≠mentosa. Se non √® vera malattia, per√≤ dispone alle malattie: come ho detto, sono, quei morti in prigionia, in nu ¬≠mero rilevante.

E in rilevante numero, fra le iscrizioni mortuarie sui loculi dell’ossario, ricorre la qualifica di ¬ę ignoto ¬Ľ. E’ toccante a leggersi, patetica, per ¬≠ch√© l’immaginazione corre ai paesi, alle famiglie, alle attese, mesi ed anni, ansiose e vane, finalmente concluse nella squallida notizia: ¬ę disperso ¬Ľ; oppure nel silenzio d’ogni no ¬≠tizia. ¬ę Ignoto ¬Ľ, sembra come dire dimenticato da tutti, sen ¬≠za nessuno al mondo.

Il santuario √® custodito e officiato dai Padri della vicina missione della Consolata, fio ¬≠rente e ubertosa in ogni sen ¬≠so, tanto spirituale che prati ¬≠co, del suo magistero eccle ¬≠siastico e scolastico e sanita ¬≠rio e agricolo, con un ospe ¬≠dale servito da medici e in ¬≠servienti laici di missionaria vocazione, con una florida co ¬≠lonia agricola, con un mona ¬≠stero di monache: sicch√© c’√® pienezza di vita religiosa s√¨ attiva che contemplativa. Un Padre, da pi√Ļ di trent’anni in Africa, discorrendo degli indigeni, dice che anche ¬ę pa ¬≠gani ¬Ľ e prima che convertiti, non concepiscono che si pos ¬≠sa offendere il Creatore e Ret ¬≠tore di tutte le cose, e igno ¬≠rano la bestemmia. L’accento e il volto, nel dirlo, esprimo ¬≠no ci√≤ che significa servire il Signore in letizia.

Nel santuario, con gli altri defunti in prigionia, √® sepolto Amedeo di Savoia Duca d’Ao ¬≠sta, Vicer√© dell’Africa Orien ¬≠tale Italiana fino alla battaglia dell’Amba Alagi e alla resa con l’onore delle armi per lui e per i suoi valorosi soldati, il 18 maggio del ’41, ultima giornata di una guerra senza speranza. La tomba, fra que ¬≠gli umili loculi modesta, col suo ritratto in fotografia mi ricorda d’averlo conosciuto. Se non √®, ma non credo che sia, un inganno della mente, in un ringorgo della memoria, mi riporta in Carso, altri tempi, sul Lago di Doberd√≤, prima ¬≠vera del ’17, giovane io, clas ¬≠se del ’91, giovanissimo lui, del ’98, come dice la lapide. Un animoso e allegro ufficia ¬≠le d’artiglieria da campagna, che portava con elegante age ¬≠volezza la sua qualit√† di principe: e io ero l√¨ a prepa ¬≠rare la postazione di una bat ¬≠teria di grosso calibro, che se fosse stata collocata in quella posizione avanzata, dava a prevedere che non vi avreb ¬≠bero avuto lunga vita i miei e gli attigui suoi pezzi. Ma la guerra e il mondo avevano a quei tempi la nostra et√†.

*

Nairobi, nella sua variet√† edilizia e di genti africane e asiatiche ed europee, di colo ¬≠re e bianche, di vesti e costu ¬≠mi diversi, basta mezz’ora su un mercato o sulla strada per cavarne l’immagine viva del ¬≠la comunit√† di stirpi e di col ¬≠ture in cui il mondo odierno fa presagire quello di doma ¬≠ni. Ed ecco che in un giardi ¬≠no pubblico, assai modesto e negletto, dove un pubblico di frequentatori proletari siede in circoli sull’erba dei prati, in ¬≠tento a giuocare e veder giuocare a carte, scopro, anch’essa trascurata, una modesta statua di marmo bianco, che indossa e regge abiti e insegne regie e imperiali; e d’altronde vi ravviso il piglio del capo e le fattezze di Vittoria Regina e Imperatrice: di quella che vi ¬≠vente imperson√≤, si pu√≤ dire, il simbolo dell’egemonia mon ¬≠diale, non che britannica, eu ¬≠ropea, e di ci√≤ che Kipling chiamava missione dell’uomo bianco, non senza enfasi.

Una statuetta pi√Ļ ignorata che tollerata, pi√Ļ dimentica ¬≠ta che trascurata: e la storia che abbiamo vissuta dai gior ¬≠ni che Vittoria regnava, e non che Britannia, Europa, gover ¬≠navano mare e terra, mi si fa in mente decrepita: ha l’et√† delle cose che si son viste finire, tante che sgomentano.


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2 Comments

  1. Commento by rolando — 12 Novembre 2012 @ 13:52

    sarebbe mio desiderio visitare il loculo ove riposa mio padre, deceduto il 26.09.1942 grazie.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Novembre 2012 @ 14:58

    Le auguro di potercisi recare.

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