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LETTERATURA: I MAESTRI: Taccuino notturno: Nuova Babele

12 Novembre 2016

di Ennio Flaiano
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, marted√¨ 15 aprile 1969]

Il ristorante era pieno tra l’altro di bei giovani vestiti con abiti di varie epoche, seri e pensosi. Colpivano come le illustrazioni di un’antologia di poeti, ognuno era la rara fo ¬≠tografia del Poeta da giovane. C’era un Byron, un Rupert Brooke, diversi Lamartine, un Silvio Pellico; appena sbiaditi, con l’alone malinconico della prossima fama sui volti. C’era ¬≠no anche poeti minori e moto ¬≠ciclisti cattivi. Le ragazze ai tavoli, compagne o mogli da pochi giorni, apparivano al lo ¬≠ro confronto pi√Ļ modeste. Sta succedendo come negli anima ¬≠li, le femmine hanno meno richiami sessuali dei maschi, meno penne colorate, un por ¬≠tamento pi√Ļ dimesso. Alcune avevano gli abiti delle nonne, delle zie, ricami e merletti balcanici un po’ nefasti. Ka ¬≠therine Mansfield, Virginia Woolf, Ada Negri, varie fon ¬≠datrici di sette teosofiche. Ma c’erano anche ragazze del ci ¬≠nema, in pantaloni, stivali ade ¬≠renti, grandi collane, ogni tan ¬≠to una piuma di struzzo, le pelliccette arruffate dei pulcini colti dalla pioggia, gli occhi circondati di bistro e fissi ad un punto qualsiasi della piaz ¬≠za, oltre i vetri appannati dal calore, verso il Pincio e le automobili. La conversazione ebbe un calo. ¬ę Non si pu√≤ credere a Humphrey Bogart, a Che Guevara e a Bonnie and Clyde contemporaneamente ¬Ľ, stava dicendo al tavolo accan ¬≠to la ragazza col cappello da prete. ¬ę Parliamo allora di tea ¬≠tro ¬Ľ, disse il pi√Ļ giovane dei suoi compagni, ironico. E lei; ¬ę Parliamone, gli attori miglio ¬≠ri quest’anno erano a Praga ¬Ľ. L’altro giovane, distratto, spez ¬≠zava un grissino. ¬ę Assoluta ¬≠mente ¬Ľ, disse. Il cameriere arriv√≤ in quel punto e con l’aria dei personaggi minori che sbagliano i tempi doman ¬≠d√≤: ¬ę Allora, abbiamo deciso per il secondo? ¬Ľ.

*

Andava tutte le sere al ci ­nema: così nella vita ricordava solo le azioni, dimenticava le descrizioni e non immaginava le conseguenze.

*

Voi scambiate la vostra noia per indignazione morale. Vo ¬≠lete rompere il vasellame non perch√© avete deciso di farne a meno, ma solo perch√© ades ¬≠so siete sazi. La libert√† vi fa orrore, ora che nessuno ve la toglie. Anelate alla vita sem ¬≠plice e gregaria delle formi ¬≠che, vi occorre un capo da adorare. Ne avrete due a scel ¬≠ta: l’entomologo e il formi ¬≠chiere.

*

¬ę Ricapitolando, disse Nero ¬≠ne, pane e giochi di gladiatori, pi√Ļ lotterie, incoraggiare la pornografia, incrementare le persecuzioni e le confische dei beni, rendere la tassazione in ¬≠sopportabile ¬Ľ. ¬ę Questi vecchi procedimenti, osserv√≤ Stalin, sentono di letteratura. La pau ¬≠ra li rimpiazza tutti. Stabilia ¬≠mo che il tiranno pi√Ļ amato √® quello che premia e punisce senza ragione ¬Ľ. ¬ę Quanta de ¬≠licatezza, intervenne Attila, il tiranno non deve premiare, ma soltanto esercitare la vio ¬≠lenza ¬Ľ. ¬ę E’ vero, disse Torquemada, gli uomini sono cos√¨ stupidi che finiscono per con ¬≠siderare un diritto la violenza continuamente ripetuta contro di essi ¬Ľ. ¬ę Io propongo, dis ¬≠se Caligola, di mettere una ge ¬≠nerazione contro l’altra. Pro ¬≠prio lei, Nerone, indic√≤ nel matricidio una soluzione gio ¬≠vane ¬Ľ. Nerone annu√¨: ¬ę Se √® per questo, disse, anche il fra ¬≠tricidio e l’uxoricidio ¬Ľ. Inter ¬≠venne Erode: ¬ę Non sottova ¬≠lutiamo allora la strage degli innocenti ¬Ľ. Tutti risero. ¬ę La soluzione economica √® tagliare teste, riprese Robespierre, per ogni testa che si taglia altre diecimila smettono di pensare ¬Ľ. ¬ę L’esperienza mi ha insegnato, disse Hitler, che non bisogna dare spiegazioni. Il massacro non va spiegato, ma va sentito. E ricordarsi che il nostro obiettivo √® complesso: l’avvilimento, la spersonalizza ¬≠zione, le degradazione, l’imbestiamento dell’uomo. Ridotto verme lo si schiaccia: non pri ¬≠ma ¬Ľ. ¬ę Quanta filosofia ¬Ľ, sbuf ¬≠f√≤ Nerone. ¬ę Lei, disse Hitler, √® un poeta mancato ¬Ľ. ¬ę E lei un acquerellista! ¬Ľ, ribatt√© Ne ¬≠rone. Ci furono zittii. Passa ¬≠rono a parlare dei loro distur ¬≠bi digestivi. ¬ę E’ vero, chiese Stalin, che lei, Robespierre, soffriva di feroce stitichezza? ¬Ľ. ¬ę Non me ne parli, rispose Ro ¬≠bespierre, √® storicamente pro ¬≠vato ¬Ľ. ¬ę E’ incredibile, disse Caino, anch’io ¬Ľ. Tutti ride ¬≠vano e annuivano, ma poich√© stava arrivando il sorvegliante si rituffarono di colpo nella pece.

*

Non sono convinto che que ¬≠sta tendenza al linciaggio mo ¬≠rale discriminato, questa ri ¬≠cerca affannosa di un qualsia ¬≠si colpevole per marcarlo d’in ¬≠famia al pi√Ļ lieve sospetto, per espellerlo dalla societ√†, ogni volta che un odioso fatto di cronaca viene a colpirci, sia mosso soltanto da un senso di orrore, da un bisogno di giu ¬≠stizia. Non sono ben certo che gli animatori del linciaggio, i pi√Ļ furiosi e zelanti, non covi ¬≠no nel profondo un dubbio. Freud ci ha insegnato che la nostra indignazione per una azione riprovevole degli altri √® anche in proporzione diret ¬≠ta alla nostra segreta inclina ¬≠zione per quella stessa azione che tanto riproviamo. Chi ha bisogno di urgente giustizia si sente a volte inconsciamente colpevole e vuol punire anche se stesso. I ladri vengono di preferenza linciati dai ladri, gli assassini dagli assassini, i peccatori volevano lapidare la peccatrice. Non si dar√† mai il caso che i lussuriosi linceran ¬≠no una spia e gli avari un tra ¬≠ditore. Controllate la vostra indignazione, essa vi rivela sempre la ragione per cui un po’ vi detestate.

*

A Babele, dopo che i lavori della torre furono interrotti per la nota confusione delle lingue, e forse anche prima, fiorirono gli studi di semantica e di semiologia. Le scuole si moltiplicavano, si tenevano continue conferenze e simpo ¬≠si, che alimentarono profondi dissidi. Non si viveva che per la parola. La parola, disse uno storico di quei tempi, venne assalita e espugnata come la Bastiglia. E la trovarono vuota. E poich√© aumentava an ¬≠che il numero dei conferen ¬≠zieri, che venivano dalle pi√Ļ lontane contrade, fu necessa ¬≠rio fare alberghi e parcheggi sotterranei per le vetture. Infatti, non si circolava pi√Ļ. Il denaro gi√† stanziato per la torre fu stornato nella costru ¬≠zione di strutture turistiche Ma purtroppo non si riusciva a raggiungere un accordo nem ¬≠meno sul significato dei segni pi√Ļ elementari, sicch√© per mol ¬≠ti visitatori entrata poteva si ¬≠gnificare anche uscita, ed √® facile immaginarsi gli imbotti ¬≠gliamenti inestricabili che si creavano all’ufficio informazio ¬≠ni, che gli stessi impiegati non sapevano che cosa fosse, o scambiavano per la loro abi ¬≠tazione. La confusione si alimentava col continuo apporto di nuove interpretazioni, e fin√¨ in lotte furiose e disordinate; in breve, nella violenza usata come linguaggio. Ma se non si riusciva a mettersi d’accor ¬≠do sulle parole come volete che si accordassero sugli atti di violenza? Che non sono mai identificabili come tali se non da chi li subisce, e non sempre? Un pugno e uno schiaffo, una palla nel petto o una pedata sono s√¨ diffe ¬≠renti forme dello stesso lin ¬≠guaggio; ma la pi√Ļ micidiale non √® necessariamente la pi√Ļ giusta. E per questo che da allora tutte le guerre si rive ¬≠lano per dei malintesi, e colui che perde dice che non l’a ¬≠vrebbe mai immaginato e co ¬≠lui che vince ha delle crisi.

Per tornare alla torre, l’in ¬≠terruzione dei lavori provoc√≤ anche disoccupazione e dis ¬≠sesti economici, che si riflessero sul turismo. Tecnici e impresari, incapaci di comuni ¬≠care, si buttarono gi√Ļ dalla torre, ma nemmeno questa epidemia di suicidi serv√¨ a chiarire le responsabilit√†. Per alcuni si trattava di espiazione, per altri di protesta, per altri di semplice disgrazia. Venne ¬≠ro fondati vari enti, uno al ¬≠l’insaputa dell’altro, per la li ¬≠quidazione o la continuazione della torre; la quale invece fu distrutta lentamente nei secoli da un centinaio di terremoti, insieme a tutte le altre costru ¬≠zioni. I filologi, (ma si pu√≤ dire anche filologhi), invece si salvarono.

 


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Bart