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LETTERATURA: I MAESTRI: Tempo innocente

4 Maggio 2017

di Tommaso Landolfi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 23 luglio 1970]

Non vorrei riuscire troppo oscuro; ma delle volte è gio ­coforza discostarsi dai facili schemi, ove si voglia appro ­dare a una qualunque defini ­zione del proprio argomento.

Il mio quesito di oggi è: può darsi un tempo astratto o, dirò così, puro? Si è ten ­tati di pensare, intendo, che il tempo non possa operare se non su una serie di eventi, mancandogli in caso contrario la materia, il contenuto, il pre ­testo. In verità su cosa si eserciterebbe esso, quando non vi fosse nulla da deflorare, da uccidere a grado a grado? Sembrerebbe inoltre (se poi non è la stessa) che un tem ­po senza visibile oggetto o frutto fosse egualmente mala ­gevole da concepire, e che an ­zi dovesse addirittura arre ­starsi.

Eppure a ci√≤ vorrebbero op ¬≠porsi le singolari esperienze di un amico. Al quale, aven ¬≠do bell’e veduto che tra enun ¬≠ciazioni, definizioni ed inter ¬≠pretazioni mi rigiro male, sti ¬≠mo opportuno cedere la pa ¬≠rola e la responsabilit√† di tutto.

*

Mi aveva ripetutamente scritto, l’amico, che lui non faceva nulla. E, si pu√≤ ca ¬≠pire, io non ci avevo creduto: come si fa a non fare nulla? Ma quando mi decisi e lo andai a trovare, constatai che davvero non faceva nulla. Pa ¬≠re buffo, a dirlo, e tuttavia la faccenda stava esattamente in questi termini…

– Ma insomma! Nulla: e come si fa a non fare nul ¬≠la? √Ę‚ÄĒ andavo ripetendo √Ę‚ÄĒ. Qualcosa farai pure, e sia pure d’indifferente.

– Oh beh, certo: d’indif ¬≠ferente, tutto quello che vuoi. Per esempio mangio, bevo, dormo, leggo il giornale, ogni due giorni mi faccio la bar ¬≠ba, eccetera… Dobbiamo in ¬≠tenderci, carissimo: il mio ¬ę nulla ¬Ľ si riferisce al tempo che gli altri dedicano, consa ¬≠crano, votano al lavoro.

– E tu? Voglio dire, men ¬≠tre tu…?

– Ecco, quelle otto orette che fanno sudare gli altri, io le consacro a passare il tempo.

РBravo, e in che manie ­ra? Spiegati senza tanti giochini.

РMa, passare il tempo: così, semplicemente e senza secondi fini.

– Cos’√®, un nuovo scher ¬≠zo? E se mai, quale sarebbe il modo di procedere?

– Beh, non escludo che ci sia pi√Ļ d’un metodo. Il mio, a buon conto, √® quello della sveglia.

РNome astratto o con ­creto?

РConcretissimo: una co ­mune sveglia da poche lire, purché fornita del quadrantino dei secondi.

– Va’ avanti: e allora che succede, cosa fai?

РProprio niente, ma aspet ­ta che finisca: occorrono an ­cora un tavolino, o una se ­dia, e una comoda poltrona.

РCioè, tu starai semidi ­steso sulla poltrona e avrai davanti a te la sveglia?

– Appunto.

– E adesso?

– Adesso! Sai tu, mio gio ¬≠vane amico (il bizzarro uo ¬≠mo mi chiamava cos√¨, sebbe ¬≠ne io fossi pi√Ļ vecchio di lui), sai tu che vasto mondo figuri il quadrante d’una sveglia? Vasto e riposante, nel senso che non tende, che non la pretende, a soluzioni n√© a con ¬≠clusioni di sorta… Tu lo con ¬≠templi, e vi vedi rappresen ¬≠tati mille eventi, tutti i pos ¬≠sibili eventi, ma allo stadio appena di eventualit√†, privi dunque della loro carica ag ¬≠gressiva, ossessiva; e del re ¬≠sto sommamente improbabili anche come tali, giacch√© non ignori (daccapo un tu reto ¬≠rico, beninteso) che il tuo personale tempo √® vuoto, vuo ¬≠to fino in fondo. Per cui ci√≤ che in ultima analisi rimane √® un’alta dilettazione dell’animo.

– S√¨ s√¨, va bene, capisco all’incirca, o facciamo le vi ¬≠ste. Ma, per la terza volta, in pratica come procedi? Di ¬≠co, non ti limiterai a contem ¬≠plare il quadrante?

– E invece s√¨, proprio co ¬≠si: non mi serve altro; e i minuti, e le ore filano via con passo di felpa, o (se preferi ¬≠sci) s’involano con ali soffici e silenziose.

– Non ricominciare. Io vo ¬≠glio sapere…

РVedi, carissimo, tu hai il poco invidiabile talento di rendere necessaria la specifi ­cazione del sottinteso.

– Oh, va’ al Diavolo.

– Io seguo coll’occhio il moto delle sfere… e coll’orec ¬≠chio la relativa musica, po ¬≠tresti aggiungere, e saresti nel vero; ma qui pel momento si tratta solo di lancette. Lo seguo, e mi diverto a propor ¬≠re loro dei traguardi, delle mete fittizie.

– Prova, da bravo, a fare un esempio.

– Decreto, ad esempio, che la sfera o lancetta dei minuti primi precipiti come a con ¬≠vegno d’amore verso l’infimo 6 (un inferno, senza dubbio), per poi man mano rielevarsi alle sottili aure del 12-paradiso… Oppure stabilisco par ¬≠tizioni di comodo: siano, che so, unit√† di conteggio le ventine di secondi, s√¨ da compire in numero perfetto il minuto primo… O ancora introduco criteri geometrici, valutando l’ampiezza degli angoli descrit ¬≠ti dalle sfere e misurando l’avanzata del tempo, mettia ¬≠mo, in angoli retti… Eccetera eccetera, ch√© questa sorta di osservazione o speculazione, come ammette i pi√Ļ svariati sistemi analitici, cos√¨ pu√≤ be ¬≠neficiare di combinazioni pres ¬≠soch√© infinite. E intanto am ¬≠miro le sottili, le misteriose corrispondenze delle sfere nel ¬≠la loro fuga concordemente discorde, nella loro pazza cor ¬≠sa verso… oh, verso che cosa mai? Corsa, a buon conto, ogni volta ferreamente ricon ¬≠dotta alla sua origine; s√¨ che da ultimo non vi sia pi√Ļ prin ¬≠cipio n√© fine a quel… come lo chiamate voialtri?

– Chi noialtri?

– Beh, voi uomini di pen ¬≠na, o i vostri poeti. Ecco: a quell’¬ęerrore ¬Ľ. Ma, tralascian ¬≠do le implicazioni morali (che non mancherebbero) e ripren ¬≠dendo il discorso… Amico! tanto vale io ti confessi che la mia scelta d’una parola am ¬≠bigua come ¬ę sfera ¬Ľ e le mie stesse precauzioni di poc’anzi son solo piccole vilt√†. Non queste sfere, bens√¨ quelle, quel ¬≠le rotanti maestosamente nel ¬≠lo spazio, io contemplo attraverso il mio quadrante. Il moto delle sfere, l’armonia delle sfere, la musica delle sfere: s√¨, in tali antichi ter ¬≠mini √® pienamente restituito il mio sentimento. Il mio qua ¬≠drante, giovane amico, √® in verit√† un quadrante siderale, universale!

– Eh adagio, ridiscendimi sulla terra e cerca di parlare un po’ pi√Ļ da cristiano: donde ti verrebbero in particolare, secondo te, codesti grandiosi sentimenti, codesta ebriet√† o pienezza?

– Ma se te l’ho gi√† det ¬≠to: da ci√≤ che al tempo in ¬≠vestigato io non chiedo nulla e nulla me ne aspetto. Il mio rapporto con esso √® puro, √® innocente: tanto, che il tem ¬≠po medesimo, il quale usa trarre seco ogni specie di scia ¬≠gure, ne √® forzato a innocenza.

РNon è molto chiaro.

– Ma come! Giusto per spicciolare (e perdendoci il meglio) questa mia idea: st√Ļdiati, e guarda se ti riesce, di passare il tempo senza nuo ¬≠cere a qualcuno o a qualcosa, non fosse che a un concetto di te stesso per avventura ac ¬≠creditato. Laddove il mio tem ¬≠po, o il mio modo di passare il tempo, a nessuno e a nien ¬≠te nuoce, nessuno e niente le ¬≠de. Il modo comune (sempre di passare il tempo) √® proter ¬≠vo, indiscreto, tirannico, non d√† quartiere, rinsalda l’ordito delle insofferenze, delle ani ¬≠mosit√†, e soprattutto reclama con ansia ed angoscia acca ¬≠dimenti… vani, rispetto alla salute dell’anima nostra: il mio modo, lascia almeno im ¬≠pregiudicata ogni cosa e, di pi√Ļ non potendo, evade e sfu ¬≠ma verso una superiore bel ¬≠lezza, ancorch√© egualmente postulata.

*

Ma qui o poco dopo mi scappò la pazienza:

РFèrmati in nome di Dio: tu in sostanza sei un pazzo.

РGià, forse.

РE inoltre ci siamo note ­volmente discostati dal primo proposito.

РGià.

РPerché, eravamo partiti da una sveglia posata su un tavolino davanti alla tua pol ­trona?

РEh sì.

РUna sveglia da poche li ­re che ciascuno può comprare in un magazzino popolare?

РGià.

РEbbene, cosa hai da ag ­giungere?

– Da aggiungere?… Vatte ¬≠ne ormai: ho da fare, piut ¬≠tosto.

– Da fare!

РSì, la mia sveglia mi attende. Ho da passare il tempo.


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Bart