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LETTERATURA: I MAESTRI: Un linguaggio che accade

21 Marzo 2017

di Angelo Guglielmi
[da ‚ÄúQuindici‚ÄĚ, numero 13, novembre 1968]

Gaetano Testa, ¬ę Cinque ¬Ľ, Feltrinelli, 1968, pa ¬≠gine 312, L. 2.500.

Di Testa conoscevamo il breve romanzo Societ√† per azioni; quel libro √® confluito in questo nuovo volume e ne costituisce la prima parte. Le altre due parti sono Otto luglio 1960 e Help. Si tratta di tre romanzi brevi tra loro autonomi e pur tra loro collegati, e non tanto perch√© ritroviamo in ciascuno di essi gli stessi personaggi (che anzi cambiano nel passare dall’uno all’altro ad ecce ¬≠zione di una figura femminile, Anna, comune a tutti e tre, e di Gaetano o Ali, che √® il perso ¬≠naggio del narratore) quanto perch√© presentano una evidente identit√† di temi (sic) e unit√† di luogo. Cinque appare come una arduissima co ¬≠struzione intellettuale, ergentesi in uno spazio geo ¬≠graficamente ben individuabile (la Sicilia, anzi Palermo degli anni ’60) e alla cui edificazione ha concorso, per intero, l’apporto di materiali pro ¬≠venienti da cave locali tuttavia lavorati e maci ¬≠nati ora attraverso la farneticazione intellettuale, ora attraverso la prospettiva del sogno, ora at ¬≠traverso le improvvisazioni della percezione, in ¬≠somma attraverso il ricorso a ogni possibile pro ¬≠cedimento di mistificazione e di disconoscimento.

Cosi caratteristica di questa costruzione √® di essere da una parte altamente intellettuale, astrat ¬≠ta, profondamente artificiale e inventata e dalla altra strettamente collegata e riferita a un con ¬≠testo storico-sociale con rigore circoscritto e defi ¬≠nito. Si tratta di una costruzione terribilmente ardua i cui elementi caratterizzanti appaiono con ¬≠traddittori o comunque esposti a un equilibrio difficile. Giacch√© la spinta astratta porta con s√© il pericolo di una mitizzazione della realt√† e quin ¬≠di in fondo di una evasione da essa mentre il progetto di un riferimento sempre inseguito con un oggetto di realt√† implica il pericolo di un inquinamento dell’immaginazione astratta, di un pericoloso ingorgamento delle fonti da cui quella immaginazione prorompe. Questi pericoli come so ¬≠no evitati dal Testa? Anzi, intanto: sono evitati? e come? Alla prima domanda dobbiamo rispon ¬≠dere: in sostanza s√¨, anche se con una fatica cos√¨ dolorosa e intensa che finisce per prolun ¬≠garsi nel lettore il quale difficilmente si √® tro ¬≠vato e potr√† trovarsi di fronte a un libro pi√Ļ duro, pi√Ļ illeggibile, pi√Ļ scostante. Dunque in sostanza s√¨, anche se con incertezze abissali giac ¬≠ch√© nella tensione di evitare i pericoli cui si accennava e di imboccare la strada giusta, della invenzione intesa non come distrazione ma come corsa in avanti e oltre, dell’allucinazione che √® scoperta e anche giudizio, Testa si comporta come chi, trattenuto per i piedi e con le mani insa ¬≠ponate, debba afferrare una biglia che qualcuno si preoccupa dall’altra parte di sottrargli, cosic ¬≠ch√© la biglia non appena viene afferrata subito viene riperduta attraverso un’inestinguibile serie di gesti e movimenti, che si pongono per lo pi√Ļ come tentativi mancati, come penosa dispersione di energia.

Attenti, questo che stiamo dicendo non vuole essere un giudizio ma una rilevazione fenomeno- logica. Forse senza proprio volerlo abbiamo finito per descrivere il congegno del libro di Testa e per scoprire le coordinate strutturali su cui va regolando il suo percorso. E qui diventa urgente un discorso sul linguaggio di Cinque, sulla tecnica narrativa che ad esso presiede, discorso nel cui ambito troveremo la risposta al secondo quesito, cioè come Testa riesce a costruire una scrittura perfettamente libera e interamente risolta in ter ­mini linguistici e pur tuttavia ricca di riferi ­menti, richiami e rimandi a contesti di evidente pertinenza extralinguistica.

Testa √® un uomo del Sud, da cima a fondo. Con ci√≤ si vuole dire che √® sempre terribilmente complice e partecipe delle proprie esperienze emo ¬≠tive, intellettuali, sentimentali: anzi √® una cosa sola con esse; esse sono la sua carne, il suo sangue; da esse manca di difesa alcuna. Non c’√® distanza tra lui e le sue proprie esperienze, tra la mente e le sue idee, tra il suo cuore e i suoi sentimenti, tra il suo corpo e lo spazio in cui esso opera e si muove. L’uomo del Sud non ha il senso della realt√†; √® esso stesso realt√†.

Testa √® la Sicilia, √® Palermo, √® questa citt√† tra le citt√† italiane la pi√Ļ esposta alla corruzione, allo sfruttamento monopolistico, alla oppressione di vecchi miti e credenze. Testa √® la sua in ¬≠fanzia difficile, √® la sua educazione sbagliata, √® le sue sofferenze inutili, √® i suoi amori mai risolti, √® la sua vita fallita. Testa √® ci√≤ che √® costretto ad essere e dunque ci√≤ nei cui confronti √® s√¨ terribilmente complice ma anche profonda ¬≠mente estraneo. L’incapacit√† di prendere spazio e distanza rispetto a se stesso, al contesto delle sue esperienze e del suo essere lo induce ad una soluzione estrema. La realt√† che √®, come fosse una palla di vetro, se la lascia scivolare di mano o se volete la scaraventa a terra dove urtando, e senza fare nemmeno tanto rumore, si disintegra e frantuma. E ci√≤ fa non per rabbia, non per odio (a meno che per esso non si voglia intendere un fuoco interno, un’alta tensione intel ¬≠lettuale che in Testa √® sempre smodatamente presente) n√© per prender coscienza (come si usa dire) ma perch√© √® il solo modo di dare un senso a quello che √®, a inventarlo a una diversa ma ¬≠niera di essere reale, ad una diversa misura di realt√†, situantesi al di l√† degli schemi interpre ¬≠tativi (dunque riduttivi) di un qualsiasi approach ideologico, in uno spazio perfettamente utopistico dove possa costruirsi come assoluta libert√†, come insofferenza, come impazienza, come immagina ¬≠zione.

Alla base di questa operazione del Testa vi √® una interessante scelta linguistica. Il linguag ¬≠gio di Cinque non riferisce n√© rende conto ma accade e come tutto ci√≤ che accade non finisce mai di accadere e cio√® si costituisce, dissolve e rigenera continuamente, dando avvio a un proces ¬≠so che non si consuma nei limiti dello spazio della pagina ma continua a vivere fuori nella mente (nell’attenzione) del lettore. Peraltro dire che il linguaggio di Testa √® un accadimento non significa dire che √® un evento miracolistico, un gesto provvidenziale che suscita e distrugge, giac ¬≠ch√© esso avviene e si compie per intero dentro una realt√† ben determinata cio√® presentantesi (come si √® gi√† visto) con connotati sociali, geo ¬≠grafici e di costume ben netti e riconoscibili. Di ¬≠cendo che il linguaggio di Cinque accade nella realt√†, che cosa si intende dire? Si vuole dire che non serve a descriverla, a registrarla, a pen ¬≠sarla, a discuterla in vista di un proposito di approfondimento e di conoscenza; ma serve a rein ¬≠ventarla a se stessa, a rieducarla all’uso della immaginazione, a reinsegnarle la disponibilit√† al non senso. Il linguaggio si pone cos√¨ come un atto rivoluzionario la cui azione sulla realt√† con ¬≠siste nel farla esplodere e mandarla in mille pezzi e frantumi. Di qui l’insofferenza e la furia del lettore di fronte al libro di Testa, che √® una raccolta di una infinit√† di cocci piccoli e grossi la cui importanza e significato √® precedente al loro attuale stato di cocci e si situa in quell’atto di deflagrazione da cui hanno tratto origine.

Paradossalmente si pu√≤ dire che l’interesse dei romanzi di Testa √® tutto prima di essere pratica- mente scritti, per poi venire meno proprio nel momento in cui sono scritti. Di qui quel suo es ¬≠sere poligrafo che √® l’unico modo di continua- mente riconquistarsi al momento precedente alla scrittura, momento che evidentemente non pu√≤ es ¬≠sere valorizzato che attraverso il reiterarsi della scrittura, cio√® non tenendo alcun atto di scrittura per s√© compiuto e finale. Con ci√≤ insieme al poligrafismo si spiega anche il suo contrario cio√® la decisione cui Testa sarebbe giunto (decisione naturalmente simbolica il cui senso cio√® √® altrove rispetto a quello denunciato) di non scrivere pi√Ļ e solo, da ora in poi, di dedicarsi a parlare. E di qui anche l’estrema durezza di Cinque, che contiene molto di pi√Ļ della sua capacit√† di capienza, la sensazione che sfoltito guadagnereb ¬≠be, ci√≤ che non √® vero come non √® vero che un cucchiaio di zucchero √® pi√Ļ dolce di una punta di zucchero.

Certamente Cinque √® traboccante fino a spa ¬≠zientirti con quel suo imperterrito rovesciarti ad ¬≠dosso schegge su schegge senza che tu riesca a introdurvi un po’ d’ordine, anzi tutte le volte che ci provi (e la tentazione a provarci, nonostante che tu sappia benissimo che si tratta di una operazione arbitraria, √® invincibile) il fallimento √® sempre pi√Ļ amaro. Ti capita come di fronte a un vaso che cadendo si √® rotto: le schegge volano lontano e si disperdono; ogni sforzo di reperimento √® frustrato: un frammento magari lo trovi l’indomani nel posto pi√Ļ impensato, ma ¬≠gari nel piatto di minestra che stai mangiando, o dieci giorni dopo nel taschino della giacca dove conservi l’orologio. Le schegge camminano, acqui ¬≠stano una vita propria, non hanno pi√Ļ nulla a che fare col contesto da cui provengono e mar ¬≠ciano verso avventure altre e diverse. Cos√¨ si pu√≤ dire che Testa, con Cinque, ha approntato un meccanismo di rigenerazione del reale, una specie di enorme macina capace di tutto inghiot ¬≠tire. che ruota ininterrottamente, con passo esa ¬≠geratamente lento, impegnandoti ad una pazienza di attenzione di cui non sempre sei a livello. Vi ricordate le lavatrici elettriche di un tempo? Cos√¨ poco pratiche, cos√¨ ingombranti che dopo qualche giorno le mettevi da parte, come spesso succede con le cose il cui uso costa fatica. Ecco, il mec ¬≠canismo messo a punto da Testa ha queste stesse caratteristiche di scarsa manegevolezza e quasi di impraticabilit√†, con questa differenza, tutta ¬≠via, che ogni sforzo di perfezionamento e di am ¬≠modernamento del meccanismo non pu√≤ portare che a un ulteriore aggravamento delle sue difficol ¬≠t√† di uso.

Dunque l’illeggibilit√† del romanzo di Testa funziona come prova a favore della giustezza so ¬≠stanziale della direzione in cui √® costruito, con ¬≠trassegnata dall’approdo verso una particolare forma di realismo le cui caratteristiche non sono pi√Ļ l’obiettivit√†, la compiutezza logica, la linea ¬≠rit√†, l’armonia formale, ma la libert√† dei mecca ¬≠nismi formativi, la struttura negativa (cio√® il sottrarsi ad ogni criterio di sviluppo ordinato), il valore di protesta (cio√® la pratica del non risultato). Cinque √® un’operazione costruita perch√® 1 conti non tornino, e rinviino continuamente a un riporto che peraltro mai si precisa, e sempre si sposta, rendendoti impossibile la presa. Certo che, per un libro di questo genere, si pu√≤ pure avanzare l’ipotesi che si ponga fuori della lette ¬≠ratura: tuttavia, se ci√≤ √® vero, lo √® nel pi√Ļ am ¬≠pio contesto in cui √® la letteratura che tende, e non da oggi, a uscire dal libro, e intravvede la propria sopravvivenza nella possibilit√† di abban ¬≠donare le forme pi√Ļ consuete in cui fin qui si √® presentata (articolata) l’espressione letteraria.

 


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Bart