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LETTERATURA: I MAESTRI: Un Montale poco indulgente sul romanzo di Giuliano Gramigna, “Marcel ritrovato”

15 Marzo 2009

¬†[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 13 febbraio 1969] ¬†

In un racconto di Hawthorne che anticipa di un secolo e si lascia addietro quanto di meglio Pirandello riuscì ad escogitare, un per ­sonaggio, Wakefield, marito esemplare di una donna che non gli ha dato il con ­forto o lo sconforto di qual ­che figlio, scompare im ­provvisamente. Poche e inutili sono le ricerche. Wa ­kefield però non è lontano.
Ha affittato una camera proprio dirimpetto alla sua precedente abitazione e di l√¨ per ben vent’anni studia ogni gesto della consorte e i diversi stadi e sviluppi ‘com ¬≠portamentali’ della di lei vedovanza. Fino a che non si decide a fare ritorno. Bussa all’uscio, lei gli apre, gli dice tranquillamente: ¬ę Sei qui? ¬Ľ e senza ulteriori spiegazioni la loro vita riprende tranquillamente. I motivi della strana assenza di Wakefield non sono spie ¬≠gati. E questo √® il terno al lotto di Hawthorne.
Invece nell’ultimo libro di Giuliano Gramigna, Marcel ritrovato (ed. Rizzoli, pp. 256. lire 2200), il personag ¬≠gio che porta il proustiano nome di Marcel, marito di una Roberta precedente ¬≠mente ¬† ¬† amata ¬† ¬† da Bruno (personaggio che dice ¬ę io ¬Ľ ma spesso diventa ¬ę lui ¬Ľ e si identifica persino con l’au ¬≠tore del libro) dopo alcuni anni di felice matrimonio scompare col pretesto di un viaggio d’affari. Quel che si sa √® che prima della spa ¬≠rizione alloggiava al ¬ę Geor ¬≠ges V ¬Ľ di Parigi. A questo punto il personaggio Bruno, dopo un breve colloquio con Roberta, felicemente o in ¬≠felicemente ritrovata, parte per Parigi e inizia o meg ¬≠lio si illude di iniziare le sue ricerche.
Quasi inutile rilevare che nel libro, almeno come da ¬≠to iniziale, Marcel √® l’uomo riuscito, l’eroe positivo che dice di s√¨ alla vita ed eccel ¬≠le in tutto, negli affari e nell’amore; mentre Bruno, intellettuale fallito, autore di un romanzo che nessu ¬≠no conosce e impiegato in una ditta di pubblicit√†, amante di una ragazza d’affitto, se non proprio ¬ęsquil ¬≠lo ¬Ľ, √® esattamente il suo ro ¬≠vescio. Ma, come era preve ¬≠dibile, il rovescio si trasfor ¬≠ma, quasi col metodo seria ¬≠le, nel suo retrogrado. Quel che viene fuori √® che Mar ¬≠cello si √® dato alla d√©bauch√©, frequenta omosessuali e non se la sente di tornare a quel ¬≠la vita borghese in cui era stato un trionfatore, invi ¬≠diato da tutti e pi√Ļ che mai da Bruno. Queste le motiva ¬≠zioni, che forse era meglio nascondere al lettore. Ora Bruno dovr√† convincere il riluttante Marcel a fare ri ¬≠torno a Milano; e infatti ci riesce, ma non se la sente di assistere alla tragica ed anche comica rentr√©e. Sce ¬≠glie un compromesso: im ¬≠barca Marcel in treno, gli paga il biglietto, gli presta dei soldi ma non lo accom ¬≠pagna nel viaggio. Il risul ¬≠tato √® che Marcel prima di giungere al confine italiano rscende dal treno e si rende ormai definitivamente irre ¬≠peribile.
Ed ora che cosa avrebbe fatto il romanziere Bruno Gramigna se avesse avuto la tempra, per esempio, di un Charles Morgan? La so ¬≠luzione non poteva essere che una: Bruno avrebbe congedato la squillo e si sa ¬≠rebbe unito pi√Ļ o meno le ¬≠galmente con la ritrovata Roberta anche se questa attende un figlio. Dopo tut ¬≠to esiste l’istituto della mor ¬≠te presunta, seppure a scoppio molto ritardato. Ma in ¬≠vece non accade nulla. La madre di Roberta e tutta la Milano ¬ę bene ¬Ľ insorge contro il povero Bruno, fal ¬≠lito anche come esploratore e pescatore di anime perdu ¬≠te: ma costui per fortuna, √® talmente occupato dai suoi monologhi interiori e dai suoi colloqui con un padre riscoperto e riamato post mortem che pu√≤ fare a me ¬≠no dell’approvazione del suo entourage. Tutto torna co ¬≠me ¬† ¬† prima, ¬† ¬† non sapremo mai se Roberta vorr√† o potr√† consolarsi. Non sappiamo nemmeno se a lei farebbe piacere un secondo matrimonio dopo il fallimento del primo.
 

*

Trascurando una interes ¬≠sante figura, quella dell’abb√© Casanova, anch’egli scom ¬≠parso per morte naturale, ho riassunto sommariamen ¬≠te il canovaccio di un libro che contiene l’ipotesi di un romanzo ma non vuole es ¬≠sere un romanzo e forse neppure un antiromanzo. Se dovessimo leggerlo secon ¬≠do l’ottica tradizionale, pi√Ļ o meno naturalistica, √® cer ¬≠to che un solo personaggio, quello di Roberta (che oc ¬≠cupa circa due pagine del volume) √® la sola persona che qui appare veramente e totalmente credibile. Senonch√© il romanzo in quanto tale, qui bisogna discerparlo da una fitta vegetazione di commenti, chiose, postil ¬≠le, talvolta in epigrafe, pi√Ļ spesso a pi√® di pagina. In tale sottobosco di schede psicologiche religiose e spes ¬≠so addirittura cliniche l’autore, indicato come a., non solo si dissocia da quanto sta raccontando ma chiede di essere accettato come la figura-chiave del ¬≠l’intera narrazione. E’ chia ¬≠ro allora che l’interesse si sposta non tanto sul rap ¬≠porto a.-Bruno quanto su quello Gramigna-a., col ri ¬≠sultato largamente prevedi ¬≠bile e previsto anche dal ¬≠l’autore che il libro va ricer ¬≠cato dove con un po’ di pa ¬≠zienza si riesce a trovarlo, cio√® fuori del libro, attorno al libro ed anche nel libro stesso, nei larghi spazi in cui l’osmosi tra a. e Bruno fa le sue prove migliori. Qui il ve ¬≠ro autore, ossia lo stesso Gramigna, riesce veramen ¬≠te a sconfiggere non solo il suo Bruno e il suo Marcel ma anche il suo intruso e intrudente a.. Alludo alle molte pagine in cui rivive il milanese corso Garibaldi che sembra essere l’epicen ¬≠tro sentimentale dello scrit ¬≠tore; e a quelle su Parigi, una citt√† particolarmente cara a un devoto di Proust quale Gramigna si rivela quasi ad ogni pagina.
Giuliano Gramigna, √® tempo di dirlo a chi ancora non lo conosce, ha una for ¬≠mazione letteraria straordi ¬≠nariamente ricca e com ¬≠plessa ed √® dotato di uno spirito critico invidiabile. E’ dunque naturale che il suo libro (il suo terzo roman ¬≠zo se non erro) sia un’ope ¬≠ra mistilingue dove accan ¬≠to alla lingua dotta si af ¬≠faccia il meneghino, il neo ¬≠logismo di origine monda ¬≠no-culturale e innumerevoli citazioni di autori non fa ¬≠cilmente identificabili. Non √® la lingua d’uso la sua, ma la lingua pensata da un uomo colto, afflitto da una nevrosi che lo aiuta (e lo impedisce) a/di vivere. Pu√≤ esistere una lingua, pensata ma non ancora al livello del linguaggio? I lin ¬≠guisti lo negano con buone ragioni ma √® evidente che il pensiero contiene lin ¬≠guaggi ancora informulati eppure esistenti (le parole, i nomi che giungono sulla ¬ę punta della lingua ¬Ľ e poi tornano indietro). Tra il pensato e il parlato poi non c’√® un automatico rapporto di causa a effetto. Pu√≤ es ¬≠servi uno stadio di semilinguaggio in cui cultura e istinto, idioletto e lingua standard appresa a scuola e dai libri si confondano in modo indistinguibile. Queste sono le ragioni che sconsigliano la lettura matter of fact di un libro certamente non facile ad affrontarsi perch√© l’autore fa ogni sfor ¬≠zo per mescolare le sue car ¬≠te. E perch√©, si dir√†, fa tanti sforzi?
La risposta non √® facile. Giuliano Gramigna non de ¬≠v’essere molto lontano dai cinquant’anni. Troppo gio ¬≠vane ¬† ¬† per ¬† essere vecchio, troppo anziano per trovarsi a suo agio tra i giovani pro ¬≠vocatori di una nuova let ¬≠teratura che vorrebbe sorgere in fretta, come il tem ¬≠po esige, e si rivela invece lentissima. Il suo handicap √® dunque di natura ana ¬≠grafica. Pu√≤ darsi ch’egli si avveda di questa sfasatura; ma avrebbe torto se considerasse insormontabi ¬≠le lo svantaggio. Aver por ¬≠tato a termine un libro che si fa leggere, sia pure con qualche fatica, e si fa persino ammirare in tante par ¬≠ti non √® impresa di poco conto. ¬† Che ¬† il ¬† pregiudizio antinaturalistico gli sia, insieme, remora ed eccitante √® osservazione scontata, ed egli non si stanca d’informarcene. Sicch√© non ci resta che leggere il suo terzo libro ¬† ¬† (anche umanamente cos√¨ ricco) ed attendere con fiducia il quarto, se verr√† (e non importa se sia previsto presto o tardi). Una figura come quella della sua Rober ¬≠ta, appena intravista eppure cos√¨ viva e vera tra tan ¬≠ta gente che nuota nella sua naturale falsit√† come i pesci nell’acqua non si dimentica facilmente. Magari ce ne fossero molte. Ma questa doveva scegliere tra un uomo mediocre e un pazzo, e naturalmente ha scelto il pazzo. Se il terzo non era dato, forse ha scelto la via migliore: in ogni caso quella che poteva portare a un taglio netto.

Eugenio Montale


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart